Con molto interesse ho appreso che anche in Lombardia incominciano ad essere emesse ordinanze sindacali in merito alla residenza per gli stranieri. Le amministrazione locali che lo fanno dovrebbero curare meglio la comunicazione alla stampa di questi loro provvedimenti, per non essere ingiustamente accusati di razzismo e per proteggersi da attacchi ingiustificati e privi di fondamento. Infatti, sono convinto che le amministrazioni locali sanno bene che tali atti hanno solo valenza di far vedere la propria attività e impegno in un campo
delicato come quello dell’immigrazione sapendo che queste ordinanze sindacali hanno solo lo scopo di rammentare quali sono le norme applicabili e che non intendono (non potendolo fare) introdurre norme nuove dello stato civile. Infatti, è bene che la popolazione lo sappia tali provvedimenti sono semplicemente ovvi , tanto per intenderci sarebbe come se un amministratore locale emettesse un provvedimento che obbliga l’uso della patente di guida per la circolazione all’interno del proprio comune. . Inutili e ovvie perché trattasi della ripetizione di norme nazionali e in particolare della Legge 189/2002 e del D.Lgs 30/2007 che dà attuazione alla direttiva comunitaria 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Norme che già normalmente gli uffici anagrafici applicano quanto si trovano difronte la situazione di un cittadino straniero o comunitario (due cose ben distinte dal punto di vista legislativo ) richieda l’iscrizione anagrafica. Gli amministratori locali, non hanno alcun potere di modificare con atti regolamentari o ordinanze sindacali norme di legge nazionali o atti di diritto comunitario. Tali precisazioni servono essenzialmente a sgombrare il campo da
ogni interpretazione maligna e anche ad essere accorti nel comunicare o
prendere decisioni. Questa occasione ulteriore di riflessione mi permette di
rinnovare un appello a tutti i sindaci a rispondere positivamente all’
appello del ministro Maroni che «è il momento di porre l’accento sulle
politiche di massima integrazione per chi viene a lavorare onestamente nel
nostro Paese». Politiche dell’integrazione che hanno dei buoni esempi nell’
amministrazione leghista di Verona e Treviso dove i comuni hanno facilitato gli iter burocratici per la realizzazione di Chiese e centri culturali ( a totale
carico dei soggetti richiedenti) , facilitando l’iscirzione dei cittadini
comunitari nelle liste elettorali e tante cose che contribuiscono in modo
sereno e pacato a progettare una società veramente integrata. Sarebbe
opportuno che veramente oltre alla sicurezza si pensasse alla integrazione , e accanto a queste “grida” di manzoniana memoria i comuni, gli amministratori locali, e in generale tutti gli uomini di buona volontà si impegnassero veramente sul fronte dell’integrazione di questi “nuovi italiani” come correttamente li definisce il Presidente Fini, le cui parole negli ultimi mesi hanno suscitato molto scalpore ma che dimostrano invece un profondo senso pratico. Senza una vera politica che sappia inculdere coloro che sono nati in Italia sarà diffcile costruire un futuro sicuro, potremmo dire che non vi è sicurezza senza integrazione e per questo che invito tutti gli amministratori locali a impegnarsi, concretamente nel campo della inclusione seguendo le
parole del Ministro Maroni e del Presidente Fini.
Marco Baratto
Associazione Culturale Euromediterranea




Rispondi Citando