Riforme, strada a senso unico
di Paolo Bassi
Il ministro Umberto Bossi, nel tradizionale incontro televisivo del martedì sera, condotto su TelePadania da Gigi Moncalvo, è tornato ad affrontare i temi più attuali del panorama politico: dalla recente approvazione in via definitiva della legge sull’immigrazione, alla devolution che sta proseguendo il suo iter parlamentare; passando per la questione dei seggi vacanti in parlamento, ai progetti del governo sulle grandi infrastrutture; dai rapporti con gli alleati della Cdl, alla famiglia e all’Europa.
Giro di vite per i clandestini, il Senato approva, e la sinistra scatena una campagna mediatica contro la nuova legge.
«La reazione della sinistra era di gran lunga preventivabile. Del resto, la relazione che lega i progressisti ai grandi interessi, non è un mistero. I primi hanno consentito ai secondi, attraverso il sistema delle frontiere aperte, l’arrivo di migliaia di persone che hanno fatto crollare il costo della manodopera, con buona pace dei diritti dei lavoratori. Il tutto, sperando di ricevere come contropartita, l’estensione del diritto di voto agli extracomunitari. Noi abbiamo scardinato questo progetto, perché abbiamo bene chiaro in testa quanto sia importante il futuro dei nostri figli. Un futuro, che non può essere sacrificato sull’altare della competitività a tutti i costi».
Gli ideologi delle “frontiere aperte a tutti” sono stati puniti dai cittadini.
«Questi signori, oltre ai voti, probabilmente, volevano mettere in crisi il sistema occidentale. Senza un filtro efficace alle frontiere, l’Europa e l’Occidente, che sono piccoli rispetto al mondo intero, non sarebbero in grado di difendere le proprie radici e il proprio modello di vita, sprofondando inevitabilmente in una poltiglia multirazziale. La gente però ha capito il pericolo e ha detto no a questo modello, dando forza alla nostra legge. Adesso si tratta di far rispettare a tutti la nuova normativa, anche a quegli imprenditori che fino ad oggi hanno sfruttato l’immigrazione clandestina facendo i loro interessi. Questa è la volontà popolare e in democrazia sono i cittadini a decidere, anche se alcuni poteri, pensano che sia meglio chiudere a loro la bocca».
Sulla stampa di sinistra si arriva ad invitare la gente al non rispetto della legge, suggerendo persino ai clandestini le scappatoie per eluderla.
«Se vogliamo, la situazione è persino più grave. Certe prese di posizione nel mondo di sinistra lascerebbero intendere la volontà di reagire con violenza di fronte a questo cambiamento. Ma non mi preoccupo più di tanto, perché questo affannoso tentativo di fermare il cambiamento è contro la volontà della gente. E il popolo ha le mani ben più pesanti dei figli di papà che si divertono in quelle “enclave” sinistrorse come i centri sociali, che non si capisce se siano più vicine alla democrazia o al terrorismo. Naturalmente, l’augurio è che a prevalere sia sempre il buon senso e che le parole forti pronunciate o scritte in questi giorni, siano state suggerite solo dall’amarezza di aver perso una battaglia politica».
Il vice-presidente della Convenzione Ue, Giuliano Amato, il quale in passato si era espresso affermando che “le elité sono più legittimate a governare, rispetto alle persone elette dal popolo”, è tornato a far parlare di sé sostenendo che in Europa, “se uno Stato membro non rispetta un provvedimento, dovrebbe essere automaticamente espulso dall’Unione”.
«Il discorso di Amato sulle elité, non è nuovo. È la logica della sinistra, basti ricordare cosa succedeva in Unione sovietica, dove pochi dirigenti di partito decidevano della vita di milioni di persone. È una logica viva ancora oggi, che si scontra contro i popoli che esistono, che vogliono contare e che non sono disposti a rinunciare alla loro libertà. Io comunque non prenderei troppo sul serio quello che dice Amato, perché penso che la sua idea di super Stato europeo non vincerà, la gente non accetterebbe mai una cosa del genere».
Il parlamento ha risolto il problema dei seggi vacanti, congelandoli e quindi non assegnandoli più. La decisione è passata grazie ai voti dell’Udc che, in dissenso con il resto della Cdl, ha votato con l’Ulivo.
«Se i seggi fossero stati assegnati, sarebbero finiti tutti alla Cdl, ma non ai centristi. Questo è stato il problema a parer mio. Se si fosse deciso di far eleggere anche quei 12 deputati, sarebbero cambiati i rapporti di forza all’interno del parlamento e della coalizione. Il peso che la Democrazia Cristiana oggi ha al Senato, ad esempio, sarebbe diminuito. Certo la maggioranza si è spaccata su questa decisione. Non è la prima volta che il Cdu è in disaccordo con il resto della Cdl, basti ricordare quello che successo durante la discussione della legge sull’immigrazione. È normale che all’interno di una coalizione ci siano sensibilità differenti, penso che la gente sia in grado di capire da sola quando le differenze siano limitate solo a questo o quando ci sia altro... ».
Alcuni centristi della maggioranza però, si sono detti contrari anche a due provvedimenti ai quali la Lega tiene in maniera particolare: devolution e legge sulla prostituzione.
«Si tratta solo di chiacchiere, la devoluzione è parte essenziale dell’accordo di governo sottoscritto da tutte le componenti della Cdl. Se non ci fosse la devoluzione, il governo salterebbe, tutti questi signori se ne tornerebbero a casa, e difficilmente riuscirebbero a sedersi nuovamente in parlamento. Sono affermazioni che creano solo confusione, amplificate da certi quotidiani che non aspettano altro per soffiare sul fuoco. La sinistra non è federalista, ma un timido tentativo di riforma lo ha fatto, varando la modifica del titolo V della Costituzione. Un cambiamento scarso, caotico e non certo sufficiente per essere considerato federalismo, perché non attribuisce abbastanza competenze esclusive alle Regioni e soprattutto non risolve il problema di quelle concorrenti che andrebbe affrontato attraverso un Senato federalista che sia legato al territorio. Di buono in quella legge però, c’è l’8° comma dell’articolo 117 che concede la possibilità di far nascere il coordinamento delle Regioni. Oggi quindi dobbiamo varare una riforma effettiva che conceda ampi poteri esclusivi alle Regioni. Poi bisogna intervenire sulla Corte costituzionale in maniera che anche il territorio possa eleggere i suoi rappresentanti all’interno dell’organo deputato a risolvere le controversie fra Stato e Regioni. Infine dobbiamo dare vita al Senato federale, al coordinamento delle Regioni e introdurre un sistema presidenzialista o semi-presidenzialista, magari come quello francese. Questi sono i passaggi da percorre per avere un vero federalismo. Lo Stato si deve preoccupare di darci una buona moneta e delle buone strade, a tutto il resto penserà il territorio».
I tempi dell’agenda di governo sono chiari e devono essere rispettati.
«La legge sulla devolution è al vaglio della commissione Affari Istituzionali del Senato e prima della pausa estiva deve essere licenziata da questo organismo, in maniera da poter arrivare in aula già per i primi giorni di settembre in coincidenza con la ripresa dei lavori parlamentari. Sono stati presentati migliaia di emendamenti con un chiaro intento ostruzionistico, ma il testo è blindato e non subirà ulteriori ritardi». Il governo ha posto la prima pietra su diverse grandi infrastrutture che saranno il volano per lo sviluppo del Paese. Berlusconi ha dato il via ai lavori per la realizzazione del più grande ponte ferroviario del mondo vicino a Piacenza. Il premier, parlando dalla zone dove sorgerà questa immensa via di comunicazione, ha portato agli operai i suoi “saluti padani”.
«Trovandosi in una zona al centro della Padania, non poteva dire altro. Avrei fatto la stessa cosa anch’io se mi fossi trovato in Sicilia. Non darei un significato politico a queste parole. Semmai, ha detto una cosa che il sistema continua a voler negare: la Padania esiste. Esiste da mille anni, nonostante ci siano persone come Enzo Biagi che fanno il possibile per far credere il contrario».
Le tesi di Biagi, per quanto sbagliate, sono riuscite raggiungere il grande pubblico soprattutto grazie al mezzo televisivo. Ma la tv dovrebbe essere anche, e soprattutto, altro.
«Se pur lentamente, anche nella televisione stanno emergendo i valori. Però, bisogna stare attenti. Non possiamo dire che vogliamo fare le battaglie contro la pedofilia e poi consentire che in tv vengano trasmesse immagini pornografiche o pseudo tali. Anche in questo ambito serviva un cambiamento. Cambiamento che è già iniziato, come conseguenza di quello politico. Cambiano gli uomini, cambiano le forze politiche e quindi anche le teste che stanno dietro alle televisioni. Bisogna uscire dalle enfatizzazioni della violenza e dei messaggi deviati, come quello di dipingere la famiglia sempre e solo come un contesto distruttivo, facendo leva su alcuni tristi fatti di cronaca. Dietro a questa scelta c’è stata senza dubbio una volontà politica da parte di chi ha interesse a distruggere certe cose. Certo, nella difesa della famiglia chi ci ha preceduto non ha fatto nulla. La sinistra nei cinque anni in cui è stata nella stanza dei bottoni non ha mosso un dito. Ci voleva la Lega al governo e il Sindacato Padano per far partire il grande progetto degli asili nido nelle fabbriche. E da qui si è partita la “macchina” per una serie di provvedimenti a tutela della cellula base della nostra società».
A difesa della società, non bisogna dimenticare anche l’importante provvedimento studiato per togliere la prostituzione dalle strade, che presto inizierà il suo iter parlamentare.
«Si sta aspettano solo la definizione del testo da parte del governo. Nella proposta base che ho elaborato, si vuole vietare la prostituzione in luogo pubblico (o aperto al pubblico) e consentirla solo in luoghi privati. Il provvedimento curerà molti aspetti, sui quali c’è ancora dibattito: se sia meglio pensare a ipotesi di cooperative fra prostitute, o ad “eros center” sul modello di quelli realizzati in altre città europee. Poi ci sono le questioni sanitarie, sulle quali non possiamo far finta di niente. E come questi, molti altri aspetti, compresi quelli fiscali. Io la considero una legge ancora aperta, salvo l’assunto di partenza condiviso in pieno dallo stesso Berlusconi: via le prostitute dalle strade».
Il 15 settembre il ritorno a Venezia. Un raduno, quest’anno più grande che mai. Ma già a partire da questa settimana, tutti i parlamentari e gli esponenti del Carroccio torneranno in piazza: segretario e ministri per primi.
«La Lega ha un problema che forse altri non hanno. Noi abbiamo migliaia di sedi, siamo in costante contatto con la gente. Mantenere in piedi una macchina di questo tipo, impone che io e i miei parlamentari si sia sempre in viaggio per visitare tutte le nostre sezioni sul territorio. Uno sforzo incredibile. Non a caso una abbiamo deciso che il 50 per cento dei direttivi di tutte le nostre sedi, sia composto da militanti con meno di 35 anni. Sono convinto che un movimento politico debba sempre tenersi “fresco”. I giovani avranno anche qualcosa di meno in quanto a capacità tecnica, ma senza dubbio portano la sana, benefica, irruenza che serve per condurre certe faticose battaglie».




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