Che vergogna udire tutti questi minus habens leghisti dichiararsi preoccupati per il futuro delle nostre radici e della nostra cultura minacciate, a loro dire, dagli immigrati.
Gente che fino all' altro giorno non sapeva manco dove la cultura stesse di casa, che si vantava di non aver mai letto un libro, che organizzava pagliacciate alle sorgenti del Po negando d' essere italiani e blaterando di ascendenze celtiche, ora si fan paladini di Dante e Virgilio, di Leopardi e Petrarca, di Raffaello e Leonardo.
Falsi e ipocriti.
Servirebbe forse a qualcosa ricordar loro che la nostra arte, classica e del Rinascimento, è permeata di influssi greci ed ebraici, normanni ed islamici?
Che alcuni dei maggiori capolavori esistenti sul suolo italiano son testimonianza del passaggio di goti e arabi, greci e bizantini, spagnoli e tedeschi?
Che la cultura di un popolo avvizzisce e muore se le manca la linfa vitale che solo una libera circolazione delle genti e delle idee può garantire?
No, sarebbe fiato sprecato.
Perché trovano di difficile comprensione qualsiasi discorso che si elevi al di sopra di una chiacchera da pianerottolo o da bar Sport.
E il loro caudillo da operetta, il loro gauleiter da balera, il loro ducetto da Suburra, l' homunculus di Cassan Magnago insomma, dopo aver vilipeso per anni il Tricolore e sputato su tutto ciò che era italiano ora si erge a difensore delle radici e della cultura di questo Paese.
Che schifo.
Gianni Guelfi




