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Discussione: !Arriba Espana!

  1. #21
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    la Terra, quarta via, presso l'Unione Nazionale per la Giustizia Sociale - Fronte Cristiano. NO AL NAZISMO DISUMANO; NO AL FASCISMO LIBERTICIDA; NO AL CAPITALISMO SFRUTTATORE; NO AL COMUNISMO ATEO.
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    Breve storia del movimento nazionalsindacalista spagnolo durante la transizione, dalla morte del “Caudillo”, Francisco Franco, il 20 novembre 1975, fino alla vittoria elettorale del P.S.O.E. del 1982. Brani scelti e tradotti da Fernando dall'opera originale: El movimiento nacionalsindicalista durante la transicion. Una aproximacion. Rafael Ibanez Hernandez. Universidad de Verano de la Fundacion José Antonio. 4 Agosto 1997 Castilnovo (Segovia)


    1. Precisazioni necessarie. Il processo di trasformazione politica del franchismo iniziò con la morte di Francisco Franco, il 20 Novembre 1975, fu sostenuto dai settori liberali avanzati e soprattutto dagli uomini con idee socialdemocratiche, che scelsero la rottura con la sinistra radicale e l'ultrasinistra, dotandosi di un programma riformista. Con la promulgazione dell'attuale Costituzione, del Dicembre del 1978, si posero le basi per la fine della transizione, che avvenne proprio con la vittoria elettorale del P.S.O.E. nelle elezioni politiche del 1982 e la conseguente presa del potere. Una abbondante bibliografia si è sviluppata in questi ultimi tempi, sulla figura del Re, sul Partito Socialista, sulla trascendenza dell'Unione Democratica di Centro, solo sulla Falange è calata una cortina di silenzio. Colpa di quest'ultima, indubbiamente, e di coloro che l' hanno guidata negli anni del franchismo. Le opportunità della Falange sono state molte. Ha passato il suo tempo, sotto Franco, a sognare la rivoluzione nazionalsindacalista, alla morte di quest'ultimo, altre forze si sono fatte avanti a reclamare il loro posto nella storia della Spagna moderna, occupando lo spazio che la Falange aveva, con noncuranza, lasciato libero. Apparirebbe, quindi, inevitabile credere che la storia della Falange si sia irrimediabilmente chiusa con la morte del “Caudillo”, però la bandiera rossonera della Falange ha incontrato sempre qualcuno che la facesse sventolare anche di fronte alle avversità, magari sbagliando o con idee poco chiare, comunque, una storia della Falange, è arrivata fino ai giorni nostri (n.d.s. 1997) anche se gli storici le hanno prestato pochissima attenzione. La Falange originale scomparì con il Decreto di Unificazione del l937, la successiva conversione del partito unico nel Movimento Nazionale impedì a chiunque di utilizzare il nome della Falange per identificare un qualsiasi gruppo politico attivo e concreto.

  2. #22
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    2. Le componenti del movimento nazionalsindacalista. Il movimento nazionalsindacalista, occorre ricordare, non fu quel blocco unico che alcuni amano presentare. Le differenti origini dei militanti, la varietà ideale dei Fondatori e l'evoluzione successiva del loro pensiero, l'apparizione della rivista “La Conquista dello Stato” e la sua definitiva chiusura nella tragica primavera del 1936, la creazione del Comitato Rivoluzionario Castigliano di Attuazione Ispanica (J.C.A.H.), il Comitato Rivoluzionario di Offensiva Nazional Sindacalista (J.O.N.S.), il Movimento Spagnolo Sindacalista (M.E.S.) trasformatosi successivamente nella Falange Spagnola, l'ingresso dei monarchici reazionari, la fusione della Falange Spagnola con la JONS costituendo la Falange Spagnola delle JONS, guidata da José Antonio Primo de Rivera e Ramiro Ledesma Ramos, l'esclusione e l'abbandono di quest'ultimo, sono fattori che contribuirono a definire il movimento nazionalsindacalista spagnolo come un’area ricca di pluralità di origini e di pensieri. Come conseguenza dell'unificazione imposta da Francisco Franco il movimento nazionalsindacalista si divise in diversi settori che per utilità li possiamo riunire in tre gruppi fondamentali. Il primo è quello dei “Falangisti collaborazionisti” i quali si inserirono in tutte le strutture del regime e accettarono il ruolo meramente coreografico stabilito da Franco per loro, chinando il capo al successo delle personalità cattoliche, tecnocratiche e di altra specie che furono sempre preferite a loro. Il secondo gruppo è quello dei “Falangisti critici” che sognavano, dentro il Movimento Nazionale, l'attuazione dei postulati dottrinali dei fondatori della Falange. Questi erano inseriti, soprattutto, nei movimenti giovanili e nelle associazioni minori e misconosciute dal movimento politico ufficiale. Abbiamo, infine, il gruppo dei “Falangisti alternativi”, più legati al mito "hedillista", i quali agirono nella clandestinità o nelle pieghe della società, tra il legale e l'illegale, perché il Movimento Nazionale non riusciva a recuperarli. Alcuni personaggi sia del falangismo critico che di quello alternativo subirono persecuzioni da parte del regime. Bisogna pur dire che, per un certo periodo, dei militari della cerchia dei generali Juan Yague Blanco e Agustin Munoz Grande con i loro giovani ufficiali, cresciuti tra le fila del Fronte della Gioventù, si approssimarono alle idee del falangismo critico ma, col passar del tempo, per effetto dello spirito di corpo tutto ritornò nella normalità. La “Falange collaborazionista” era guidata da Raimundo FernandezCuesta, la “Falange alternativa” divenne, successivamente, dopo Franco, la Falange Spagnola delle JONS (Autentica) e quella “critica” divenne la Falange Spagnola Indipendente (F.E.I.). Quest'ultima risentì di una certa involuzione quando, con la morte del generale Franco, gli ex combattenti, militanti tra le fila della Falange critica, si strinsero attorno alle istituzioni franchiste in vista del prevedibile attacco da parte dei settori liberaldemocratici e di sinistra. “I 40 anni di pace garantiti da Franco alla Spagna, la sua vittoria, convinsero questi ex combattenti a ritornare ad essere dei soldati, soldati agli ordini del generale Francisco Franco”. Questa presa di posizione creò, non pochi problemi al movimento nazionalsindacalista che, proprio in quel momento, bisognava di tutto il consenso disponibile per affrontare le sfide della transizione al regime.

  3. #23
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    3. I precedenti della transizione. Molti autori fanno iniziare la transizione proprio dal momento preciso della morte del “Caudillo” nelle prime ore del 20 novembre 1975 (39° anniversario della fucilazione di José Antonio Primo de Rivera) ma già nel 1972, José Antonio Giron de Velasco, pronunciò un discorso a Valladolid davanti a 5.000 ex combattenti, riuniti per festeggiare la Prima Bandiera di Castiglia, col quale auspicava, all'interno del Movimento Nazionale, la nascita di una pluralità di posizioni organizzate. Fu la volta, nel 1974, di Carlos Aria Navarro, come Presidente del Governo, succeduto all'ammiraglio Carrero Blanco, ucciso dai separatisti dell'E.T.A. nel dicembre del 1973. Il 12 Febbraio del 1974 Navarro proclamò, in un suo discorso, davanti alle Cortes la necessità di aprire all'associazionismo politico. Sia il Segretario Generale del Movimento Nazionale, José Utrera Molina, che Giron de Velasco, timidamente aperturista ma sempre all'interno del movimento, accusarono pubblicamente il Governo di volere: “che gli spagnoli perdano la fede in Franco e nella Rivoluzione Nazionale”. Navarro dovette rivedere le sue posizioni, ma oramai la breccia era aperta. Dopo poco tempo, così come auspicato da Giron de Velasco, all'interno del Movimento apparvero le prime associazioni politiche e subito iniziò la corsa per accaparrarsi il nome della Falange Spagnola delle JONS. Il “Caudillo”, secondo la testimonianza di Raimundo Fernandez-Cuesta, era disposto però a concedere il nome solo all'associazione che avesse avuto tra le sue fila Josè Antonio Giron de Velasco, il falangista con più ascendenza sul vecchio generale. Così altre associazioni, promosse e guidate da storici falangisti come Manuel Valdes Larranaga, primo Capo Nazione del SEU (l'associazione falangista degli studenti universitari di Spagna), o come Agustín Aznar Gerner, Josè Maria Gutierrez del Castillo e Eugenio Lostau, furono impedite di fregiarsi dello storico nome. Si costituirono, molte di loro, col nome di Fronte Nazionale Spagnolo.

  4. #24
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    4. L'inizio della transizione. Adolfo Suarez, morto Franco, presentò alle Cortes un progetto di legge, chiamato: “Legge del Diritto di Associazionismo Politico” che incontrò un solo voto sfavorevole contro 91. Raimundo Fernandez-Cuesta presentò innumerevoli emendamenti al progetto di legge, anche se considerava le istituzioni franchiste perfettibili, il capo della Falange collaborazionista credeva, non a torto, che la possibilità di ricreare i partiti politici fosse l'inizio della fine della sua Falange e del franchismo. Fu un periodo molto confuso, le altre organizzazioni falangiste non vedevano di cattivo occhio il progetto di legge e, comunque, cercavano di adattarsi alla nuova situazione, il travaso continuo di uomini e sigle da una parte e l'altra del falangismo fu incessante. Il primo lustro degli anni settanta fu caratterizzato soprattutto dall'iniziativa dei "Circoli José Antonio", che già nel 1970 crearono la Giunta Promotrice della Falange Spagnola della JONS (F.E. de las J.O.N.S.), pensando di poter mettere le mani in avanti per appropriarsi del nome della Falange storica. Gli incidenti di Alicante, avvenuti nel 1970, quando la polizia franchista proibì, circondando la città, la commemorazione dell'anniversario della fucilazione di José Antonio da parte della Falange non ufficiale, servirono ad attrarre numerosi ex militanti, anche della prima ora, che erano rimasti nel silenzio, nelle fila della Giunta Promotrice della FE delle JONS. Nel 1972, Diego Marquez, nuovo presidente della G.P. della F.E. delle JONS, cambiò nome alla sua organizzazione, chiamandola "Concentrazione Nazionale della Falange Spagnola". Quest'ultima organizzazione fu definitivamente chiusa quando a Toledo, in occasione della riunione della Concentrazione, fu impedito a Manuel Valdes Larranaga di parlare, questo era il Segretario Generale del Movimento Nazionale (il partito unico franchista), con l'occasione il regime sospese temporaneamente, anche, i Circoli José Antonio. D'altra parte esistevano da sempre dei gruppi falangisti che si richiamavano al dottrinarismo nazionalsindacalista puro ed avevano come punto di riferimento ideale Manuel Hedilla Larrey, il II°Capo della “F.E. de las J.O.N.S.”, imprigionato da Franco per 10 anni, fino al 1946, per aver costituito la Falange Spagnola Autentica come risposta alla forzata unificazione. Questi falangisti “alternativi” oltre che "autentici", avevano creato diverse organizzazioni, come l'Alleanza dei Sindacalisti, l'Organizzazione del Raduno Nazional Sindacalista (O.R.N.S.), la Giunta di Agitazione Nazional Sindacalista (J.A.N.S.), il Fronte Nazionale dei Lavoratori (F.N.T.), il Fronte degli Studenti Sindacalisti (F.E.S.). Negli anni sessanta, addirittura, avevano creato il Fronte Sindacalista Rivoluzionario (F.S.R.), nel quale si vide la presenza di Narciso Perales e dello stesso Manuel Hedilla Larrey. Poi fu la volta del Fronte Nazionale di Alleanza Libera (F.N.A.L.) diretto da Patricio Gonzales de Canales. Più tardi da entrambe le organizzazioni (F.S.R. e F.N.A.L.) nacque la Falange Spagnola delle JONS (Autentica). Il F.E.S., nel frattempo, aveva trovato delle valide guide in Sigfredo Hillers de Luque e Ceferino Maestu. Per molti anni il F.E.S. fu l'unica voce valida del falangismo nelle università, oramai abbandonate dal S.E.U. (la prima organizzazione falangista degli studenti universitari). Il F.E.S. riuscì a creare altre due organizzazioni, ad esso collaterali, l'Unione dei Lavoratori Sindacalisti (U.T.S.) e la Gioventù Falangista (J.F.), queste trovarono una certa copertura legale attraverso i Circoli Ruiz de Alda e l'Associazione Giovanile Ottobre. Nonostante l’indiscutibile sviluppo organizzativo, la preoccupazione principale dei dirigenti era quella di osservare, pedissequamente e dogmaticamente, la dottrina originale falangista e mantenere la sua purezza di stile. Fatto che impedì la riunificazione, delle varie correnti falangiste, sotto le bandiere delle organizzazioni create dal F.E.S. La voglia di sottolineare le differenze fu sempre maggiore del desiderio d’unità, tanto da impedire qualsiasi tentativo concreto di unificazione, in vista delle nuove sfide che la temporalità del franchismo faceva intravedere come prossime. Uno dei pochi tentativi riusciti fu quello del Club Don Hilarion, costituitosi per iniziativa del F.E.S., che vide tra le sue fila tanto i falangisti hedellisti del FSR e del FNAL quanto i falangisti collaborazionisti di Raimundo Fernandez-Cuesta. L'esperienza durò poco per la comune intransigenza di entrambe le fazioni che non mancarono di scontrarsi anche fisicamente, lasciando sul terreno, ogni volta, numerosi feriti. I Circoli José Antonio, dopo aver riconquistato la libertà, comunicarono di aver intenzione di richiedere la legalizzazione della loro associazione “Falange Spagnola”. Frattanto i diversi incontri, tra Raiumundo Fernandez-Cuesta ed i rappresentanti del F.E.S. per cercare di ricomporre le divergenze, pur non producendo risultati di rilievo immediati, furono la base per la sigla, successiva, del cosiddetto “Patto di Matute”, del 28 Giugno 1976, cosi chiamato perché la riunione avvenne nei locali dell'antica organizzazione degli studenti universitari (S.E.U.) situati nell'omonima piazza madrilena. Questo patto, che doveva far ben sperare a molti, venne sottoscritto dalle associazioni giovanili: "Alba nuova" e "Ottobre", così come dai "Giovani falangisti” e dalla "Gioventù falangista"; dall'Associazione dei Vecchi Membri del SEU; dai circoli “José Antonio”, “Ruiz de Alda” e “4 Marzo”; dai Raggruppamenti della Bandiera Rosso-Nera e Nazionale della Fratellanza della Bandiera della Falange (n.d.t. nome quasi impossibile); dal Fronte degli Studenti Sindacalisti; dal Fronte Nazionale Spagnolo di Raimundo Femandez-Cuesta. Si autoesclusero, in pratica, solo i falangisti di fede hedellista. Col Patto di Matute ci si proponeva dì acquisire definitivaente e legalizzare la denominazione “Falange Spagnola delle JONS” ed aprire il processo costituente per dotare, tutti gli spagnoli fedeli alle dottrine joseantoniane, di un partito organizzato ed attivo. Lo storico nome, infine, con manifesta abilità governativa, fu concesso al Fronte Nazionale Spagnolo di Raimundo Fernandez-Cuesta, che lo iscrisse al Pubblico Registro delle Associazioni Politiche il I° ottobre 1976, proprio nel 40° anniversario dell'innalzamento di Francisco Franco a Capo dello Stato Spagnolo (n.d.t. quello che aveva, nel '36, già conquistato). Raimundo Fernandez-Cuesta, da questo momento, non comportandosi più come uno dei tanti firmatari del Patto di Matute, pretese l'integrazione piena di tutti gli altri gruppi ed organizzazioni nella nuova “Falange Spagnola delle JONS”. Nello stesso tempo cercava di mantenere buoni rapporti con altre associazioni politiche, sorte all'interno del Movimento Nazionale, di chiaro stampo conservatore. Le proteste, per questi atteggiamenti “double face” furono tali e tanti che non si poté celebrare serenamente il 29 ottobre, anniversario della fondazione della F.E. de las JONS (quella, per intenderci di José, Antonio Primo de Rivera e di Ramiro Ledesma Ramos), ciò che avvenne in quell'occasione fu l'inizio della frantumazione. C'erano, radunati e mescolati, falangisti storici e neo-nazisti come Blas Pinar e Gonzalo Fernadez de la Mora. Un'asettica e distaccata allusione a Franco da parte del primo oratore, Sigfrido Hillers de Luque, provocò un alterco gigantesco che seppellì d'un botto tutte le speranze nate con la firma del Patto di Matute. Per favorire ancor più la confusione, le autorità governative presero l’abitudine di concedere l'uso, seppur le opportune varianti, dello storico nome della “Falange” ai diversi gruppi politici che avevano avanzato la richiesta ufficiale. Così, il F.E.S. e le sue organizzazioni satelliti, crearono la “Falange Spagnola Indipendente”, sempre più caratterizzandola per il dogmatismo dottrinale ed ideologico, paralizzandone l'attività per molti anni. I Circoli José Antonio fondarono, il 14 novembre 1976, il Partito Nazionale Sindacalista, ma non si integrarono mai nella nuova situazione politica. Solo la Falange Spagnola delle JONS (Autentica) si trovava in una situazione di relativo privilegio, sotto la sua bandiera accorsero gli uomini del F.N.A.L., quelli della J.O.F. (Giunta di Opposizione Falangista) e quelli del F.S.U. (Fronte Sindacalista Unificato). Cominciarono ad operare come se fossero gli unici continuatori della storica Falange, naturalmente di tradizione hedellista. Pedro Conde Soladana, era il presidente della giunta nazionale già dal maggio del 1976, nominato, a seguito della celebrazione del congresso nazionale fu considerato da tutti i suoi come il IV° Capo Nazionale della storica Falange, dopo José Antonio, Manuel Hedilla e Narciso Perales. Mentre il processo di trasformazione politica proseguiva il suo corso e la "Legge di Riforma Politica" apriva le porte ai partiti, i falangisti, quelli "collaborazionisti", i “critici” e gli "alternativi”, si dividevano, incredibilmente, sempre di più. La Falange Spagnola delle JONS di Fernandez-Cuesta continuava la sua battaglia contraria alla legge di riforma e proponeva il voto negativo nel referendum convocato per il 15 dicembre 1976; la Falange Spagnola delle JONS (Autentica), senza rappresentanti nelle Cortes ma con maggior presenza nelle piazze, proponeva il boicottaggio del referendum perché lo considerava un mero plebiscito, allineandosi, in questo modo, alle posizioni delle principali forze di sinistra del Paese. Le elezioni politiche celebrate nel giugno del 1977 concorsero a chiarire le varie posizioni falangiste. Costituirono, un cartello elettorale comune, varie forze, tra queste c'era persino il partito della Riforma Sociale Spagnola (R.S.E.), partito di strana ed apparente ideologia socialdemocratica (guidato da Manuel Cantarero del Castillo), originariamente costituito dalle Associazioni dei Vecchi Membri del Fronte della Gioventú, che non mancò di confluire però nella conservatrice Alleanza Popolare. C'erano i Circoli Josè Antonio con la loro Falange Spagnola Indipendente, Fernandez-Cuesta e la sua Falange Spagnola delle JONS, i monarchici carlisti e Forza Nuova di Blas Pinar. Con l'appoggio della Confederazione degli ex-combattenti il “cartello” riuscì a racimolare sessantasettemila voti in tutta la Spagna. La Falange Spagnola delle JONS (Autentica) che si presentò da sola, invece, ottenne quasi cinquantamila voti.

  5. #25
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    5. Il periodo dello sviluppo costituzionalista. Da questo preciso momento per la Falange Spagnola delle JONS (Autentica) cominciarono i guai. I confusi ed arrabattati sforzi per radicalizzare il suo discorso politico di sinistra, un certo massimalismo dottrinale, le continue crisi tra i dirigenti dei diversi livelli, contribuirono a creare un ambiente per nulla propizio alla sua crescita esponenziale. Nonostante che, di fatto, avesse la leadership del nazionalsindacalismo spagnolo. Il Terzo Congresso Nazionale di questa organizzazione sancì definitivamente la rottura tra i vari leaders. La corrente riunita attorno a Miguel Hedilla, che poteva contare su un 20% dei congressisti, fondò la Falange Spagnola Autentica (F.E.A.) ed elesse come Capo Nazionale Ana Maria Femandez Llarnazares. Josè Luis Puertolas, fu l’ultimo Capo Nazionale della F.E.A., con lui si estinse naturalmente. Pedro Conde Soladama rimase alla direzione della Falange Spagnola delle JONS (Autentica) fino alla metà del 1979, quando venne sostituito da Jesus Esteban. Solo un mese dopo Esteban venne sostituito dall'aragonese José Manuel Bardaji. La Falange che si autoproclamò "di sinistra, rivoluzionaria e per l'autogestione" fallì nei suoi propositi, però ebbe la nobiltà di riconoscerlo dandosi per estinta nella riunione del 23 dicembre 1979. I militanti di questa organizzazione si ritirarono nei "propri quartieri d'inverno". Il settore falangista, indubbiamente, più beneficiato da questa situazione fu la Falange Spagnola delle JONS guidata da Raimundo Fernandez-Cuesta che riuscì ad inglobare altri settori falangisti firmatari del Patto di Matute. La Falange di Femandez-Cuesta fu una organizzazione politica facilmente ascrivibile ai settori dell'estrema destra spagnola. La sua attività politica, spesso, era quella di seguire le iniziative di Forza Nuova o di concordare con le posizioni più retrive dei settori del disciolto Movimento Nazionale. L'altra attività politica in cui eccelleva per l'impegno, impiegando quasi tutte le scarse energie era quella di effettuare le celebrazioni previste dal calendario falangista e soprattutto di portare, nella notte tra il 19 ed il 20 novembre, dalla Cittadella Universitaria di Madrid alla Valle dei Caduti della Guerra Civile, due corone; una per Jose' Antonio e l'altra per Francisco Franco. Fortunatamente per iniziativa dei giovani universitari valenziani, risorse, nel 1977, il S.E.U., l'antica organizzazione degli studenti universitari falangisti. Cominciarono ad entrare nelle fila falangiste dei giovani che non avevano vissuto né la repubblica, né la Guerra, né il Movimento Nazionale, e che a poco a poco dimostrarono di essere capaci di pensare con la propria testa, disposti al cambiamento ed a lottare per questo. Si aprì una fase di espansione del partito per tutto il territorio nazionale. I nuovi dirigenti riuscirono a scavalcare persino i falangisti "autentici" nelle rivendicazioni nazionalsindacaliste. Entrarono nella Falange molte persone, le quali erano attratte dall’aria nuova che si respirava ma che erano state bloccate dall'avversione che provavano per Raimundo Fernandez-Cuesta. Quest'ultimo dimostrò tutta la vacuità delle proprie idee politiche in occasione delle elezioni generali del 1979. La Falange Spagnola delle JONS si alleò con Forza Nuova, contando anche sulla collaborazione dei Circoli Jose Antonio, Femandez-Cuesta era il n. 2 nella lista per Madrid. Fu eletto solo Blas Pinar, confermando la sua leadership sulla estrema destra spagnola. I Circoli José Antonio furono stritolati dall'esperienza elettorale ed optarono per integrarsi completamente nella F.E. delle JONS in data 28 aprile 1979. Diego Marquez e Manuel Valdes ottenero, assieme, la Vice Segreteria Nazionale. Altri militanti non convinti dell'operazione, con a capo Antonio Jareno, si unirono a dei gruppuscoli marginali formando il Movimento Falangista di Spagna (M.F.E.). Il tentativo di golpe del 23 febbraio 1981 fu una autentica sorpresa per la Falange, la cui capacità politica era talmente ridotta da non riuscire a prevedere ciò che si stava profilando all'orizzonte, nonostante le numerose anticipazioni apparse sulla stampa nazionale. La politica generale della Falange, comunque, rimaneva sempre la solita, e cioè quella dei falangisti "collaborazionisti" ossequiosi verso il “franchismo”. I “franchisti”cercarono di conquistare il partito nella sua interezza, ed i loro tentativi non mancarono di far sollevare voci di protesta, anche se timide. Con le elezioni generali del 1982 si arrivò, finalmente, alla svolta, preparata dai giovani, ma inutilmente cercata nella Falange di Fernandez-Cuesta e dei notabili franchisti. Forza Nuova ed il suo leader Blas Pinar non vollero più allearsi con la Falange e questa fu costretta a presentarsi da sola. Con la tradizionale scarsità di fondi, che la caratterizzava, la Falange cercò di far fronte alla nuova prova elettorale, aveva l'opportunità di presentarsi sui mass media nazionali, opportunità che sprecò senza rimedio. Cosa avesse potuto dire all'elettore il manifesto elettorale che ritraeva Raimundo Femandez-Cuesta abbracciato a Francisco Franco, assieme, in occasione di un Congresso nello Stadio di Madrid nel 1953? Eppure questi manifesti furono affissi a migliaia in tutta la Spagna, sprecando risorse e tempo. Alla fine ci fu l'incredibile colpo di coda dell'ormai superato, in tutti i sensi, Femandez-Cuesta. A pochi giorni della chiusura della campagna elettorale dopo che i militanti, in tutta la Spagna, avevano fatto il loro possibile per confrontarsi con l'elettorato, il Capo della Falange ritirò tutte le candidature falangiste per non sottrarre voti alle altre forze antimarxiste con più probabilità di vittoria, per cercare d’arginare la vittoria elettorale del P.S.O.E. che sembrava inevitabile. I militanti falangisti interpretarono questa decisione del loro Capo come l'ennesimo favore alle forze conservatrici. Finalmente, per fortuna, Raimundo Fernandez-Cuesta si ritirò, nei primi giorni dei 1983, dalla politica attiva, rinunciando alle sue alte cariche nella Falange. Diego Marquez lo sostituì, dopo aver sconfitto altri tre candidati: Antonio Gibello (free-lance), Manuel Valdes (per la continuità), Dionisio Martin Sanz (il candidato ufficiale). Dopo il trionfo elettorale del P.S.O.E., nelle elezioni politiche del 28 febbraio 1982, si era chiuso ufficialmente il periodo di transizione dal franchismo. Iniziava l'era del cambiamento. La Falange ne avrebbe approfittato?

  6. #26
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    6. Le opportunità del cambiamento. Il nuovo Capo della Falange, Diego Marquez Horrillo, fu salutato da tutti i falangisti, anche da quelli appartenenti ai settori più reazionari con molto rispetto. Ci si aspettava, coralmente, molto da lui. In effetti Diego Marquez iniziò, anche se timidamente, una certa riorganizzazione interna nella storica Falange. Cercò, anche, di recuperare alla Falange tutte le sue pubblicazioni che erano finite in mano al regime franchista. Fece pubblicare una nuova rivista dal titolo: "Risorgano ... i valori ispanici". Il risultato però, fu deludente, le pubblicazioni falangiste non furono restituite, la nuova rivista sembrò essere una copia di quella degli ex combattenti: “L’Alcazar”, dato che veniva stampata dalla stessa tipografia. Le cose cominciarono, a poco a poco, a cambiare. La rivista assunse un altro tono ed un altro aspetto ma le relazioni tra “L’Alcazar” e la F.E.-J.O.N.S. peggiorarono. La rottura definitiva tra gli ex combattenti e la F.E.-J.O.N.S. avvenne quando un nuova partito, la Giunta Spagnola di Integrazione (J.E.I.), apparve sulla scena politica con l'intenzione di occupare lo spazio lasciato vuoto dalla scomparsa Forza Nuova. La Giunta Spagnola d’ Integrazione aveva l'intenzione di adattare al 1984 la dottrina del fondatore della Falange, José Antonio Primo de Rivera. La Falange Spagnola delle JONS pubblicamente dichiarò, nonostante tutto il rispetto che si doveva alla nuova formazione politica ed agli uomini che la componevano, che solo ad essa ed agli uomini sottoposti alla sua disciplina dì partito spettava l'onore e l'onere di attualizzare la dottrina del fondatore della Falange. Queste affermazioni e le conseguenti prese di posizione ribadite nella VII° Assemblea Generale del gennaio 1985 furono travisate dalla rivista degli ex combattenti “L'Alcazar”, diretta da Antonio Izquierdo. La risposta all'articolo de “L’Alcazar” fu pubblicata sulla rivista della falange “Risorgano ... i valori ispanici”, quando fu letta dagli uomini de “L'Alcazar” questi pretesero l'immediata smentita delle affermazioni colà contenute. La tipografia degli ex combattenti non fu più disponibile a stampare la rivista della Falange e così quest'ultima fu costretta a ricercare una nuova tipografia ed a interrompere i rapporti con gli ex combattenti. Questa fu la classica goccia che fece traboccare il vaso, anche perché i disaccordi veri e propri si fanno risalire a mesi prima. La Falange Spagnola delle JONS partecipò nel 1983 alla tradizionale commemorazione del 20 novembre, portando, assieme alle altre forze dell'estrema destra le due corone di fiori (per Josè Antonio e per Franco) nella Valle dei Caduti, non senza rimostranze e proteste da parte dei settori giovanili della Falange. Nel novembre del 1984 la Falange non fu più disponibile a ripetere la commemorazione comune, ma non solo, intendeva portare la tradizionale corona solo a José Antonio Primo de Rivera. Successe un putiferio. Ventiquattro consiglieri nazionali, capeggiati dal solito Raimundo Fernandez-Cuesta, scrissero su “L’Alcazar” un violento articolo contro Diego Marqez invitandolo, perentoriamente, a mutare atteggiamento altrimenti minacciavano le dimissioni in massa. Diego Marquez, appoggiato dai settori più attivi della Falange, seppe far fronte agli attacchi dei falangisti collaborazionisti, ed accettò senza batter ciglio le dimissioni. Questo fu il primo atto di vero cambiamento. L'altra occasione, per portate la Falange sui binari ad essa propri e svincolarla dalla destra conservatrice e reazionaria, fu quella del referendum per l'ingresso della Spagna nella NATO. I settori di destra e di centro, della Falange, erano favorevoli all'ingresso della Spagna nella NATO, vincolandolo a confuse rivendicazioni nazionaliste. In occasione dell'Assemblea Nazionale, convocata per decidere sulla posizione da prendere, i settori favorevoli presentarono un documento comune che sembrava avere la maggioranza dei componenti l'Assemblea. Diego Marquez ed i settori giovanili, componenti la Giunta Nazionale della Falange, presentarono risolutamente un documento opposto col quale si invitava a votare contro l'ingresso della Spagna nella NATO. Alla fine del lungo dibattito interno fu quest'ultima mozione a prevalere. In conseguenza di ciò certi settori minoritari del movimento nazionalsindacalista decisero di integrarsi nella Falange, come l'Unità Falangista Montanesa favorendo lo sviluppo della Falange in una regione difficile come era la Cantabria. Il Movimento Falangista di Spagna (M.F.E.) decise di integrarsi nella Falange dopo l'incontro dei due dirigenti, DiegoMarquez e Sigfredo Hillers, nella facoltà di Diritto dell'Università Complutense di Madrid. Sigfredo Hillers invitò i suoi ad aderire alla Falange anche se non dissolse, formalmente, l'altra sua organizzazione falangista, la F.E.I. (Falange Spagnola Indipendente). Questi, comunque, furono gli unici successi della nuova politica di Diego Marquez. Il recupero della piena identità, della Falange Spagnola delle JONS richiedeva uno sforzo collettivo e giornaliero che non si realizzò col sufficiente vigore. Anzi, i responsabili locali dell'organizzazione si comportavano come tanti piccoli commissari dai pieni poteri. In Galizia si continuava imperturbabilmente a commemorare Francisco Franco ed il regime del 18 Luglio, senza nessuna reazione da parte dei dirigenti centrali. Per il calato impegno degli uomini appartenenti ai settori più radicalmente nazionalsindacalisti insoddisfatti della lentezza del tanto promesso cambiamento, gli uomini della falange collaborazionista tendevano a recuperare, col tempo, il terreno perduto. L'insuccesso del Primo Congresso Ideologico, tappa considerata esistenzialmente fondamentale da Diego Marquez, contribuì ad incrinare la sua immagine se non proprio la sua autorità. L'inaugurazione di questo Primo Congresso Ideologico avvenne nella spianata della Basilica della Santa Croce nella Valle dei Caduti, la partecipazione dei militanti non fu tanto ampia come si sperava, oltre a ciò in quella fredda mattinata di ottobre (del 1988) piovve in abbondanza quanto un diluvio. Il responsabile organizzativo del “Primo Congresso Ideologico”, Fernandez Olivares, si dimise.

  7. #27
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    Predefinito PER CHI VUOL APPROFONDIRE:

    7. Il finale di una tappa. Quello che accadde nel movimento nazionalsindacalista dopo la chiusura di quel Congresso Ideologico, in realtà è ciò che succede anche oggi. La rassegna temporale che abbiamo esaminato risulta essere molto complessa e non è possibile trovare colpevolezze assolute né esimere da responsabilità nessuno. Probabilmente, i più innocenti furono i falangisti di base, che hanno dovuto sopportare in tutti questi anni un proverbiale disorientamento. In tutti i casi, nonostante le diverse rinunce, errori plateali, ripiegamenti e rettificazioni ideologiche, il movimento nazionalsindacalista è sopravvissuto in un mare di difficoltà, questo, da solo è già un piccolo trionfo che può proiettarsi nel futuro. A partire dal 2 luglio del 1995, Gustavo Morales è il nuovo capo nazionale della Falange Spagnola delle JONS, termina la fase della Falange del Silenzio per cedere il passo ad una nuova fase, quella della Falange delle Piazze e delle Strade.

  8. #28
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    Ciao Fernando sono un appassionato di storia della Falange,avresti la possibilità di postare i punti programmatici degli anni '30 prima della guerra civile?
    Te ne sarei molto grato
    Saluti falangisti

  9. #29
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    Originally posted by cornelio
    Ciao Fernando sono un appassionato di storia della Falange,avresti la possibilità di postare i punti programmatici degli anni '30 prima della guerra civile?
    Te ne sarei molto grato
    Saluti falangisti

    Ciao Cornelio, lietissimo di leggerti. Finalmente un altro falangista! Sai è roba rara nella ns. penisola. I più confondono il falangismo col franchismo, commettendo un errore grossolano.
    Ti informo, ma forse già lo sai, che nel 2003 si commemorerà il centesimo anno dalla nascita di Josè Antonio Primo de Rivera. In Spagna ci stanno lavorando da tempo e cercano sia in Italia, Francia e Portogallo, gente che possa dargli una mano.
    La Falange autentica è quella che si chiama: Falange Espanola de las JONS = FE JONS; quella per intenderci di Josè Antonio, Ramiro Ledesma e Manuel Hedilla, con la bandiera rossonera e le cinque frecce aggiogate.
    Al più presto ti accontenterò postando quello che mi chiedi.
    Por la Patria, el Pan y la Justicia
    !Arriba Espana!
    Prosit

  10. #30
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    Predefinito Per Cornelio ed altri falangisti

    Ho postato alcune mie traduzioni su Ramiro Ledesma Ramos:
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=18034
    Prosit

 

 
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