Un atto di grande importanza in un’Europa sempre più occupata
di Massimiliano Ferrari
La riconquista dell’isolotto di Perejil da parte della Spagna, che ha spedito le sue navi e i suoi corpi speciali per ributtare in mare un pugno di invasori marocchini, potrà sembrare un piccolo episodio del tutto insignificante, viste le dimensioni dello scoglio conteso, ma per quest'Europa impotente e supina, ormai semioccupata dalle quinte colonne dell'estremismo musulmano, si tratta di un gesto dall'importanza simbolica enorme: ai soprusi non si risponde con i compromessi e le mediazioni che tanto piacciono al signor Prodi e ai burocrati di Bruxelles, ma con la spada. La stessa spada che nel corso dei secoli da Poitiers a Las Navas, da Lepanto a Vienna si è incrociata con le sciabole dei califfi e dei sultani e ha sempre ricacciato, in extremis, l'islamico invasore.
Commentatori sciocchi scrivono che Madrid dovrebbe cedere al Marocco il controllo delle enclave di Ceuta e Melilla e con essi il controllo di una sponda dello stretto di Gibilterra. Costoro, disinformati e disinformanti, forse non ricordano che proprio da Ceuta, partirono nel 700 le truppe maomettane del califfo Abd ar Raman che, attraversato lo stretto, conquistarono e islamizzarono la Spagna nel giro di 30 anni, occuparono una vasta parte della Francia e furono fermati solo a Poitiers, alle porte di Parigi, da Franchi e Longobardi guidati da Carlo Martello.
Da lì partì la riconquista cristiana (la gloriosa “reconquista” spagnola) che portò poi alla battaglia di Las Navas del 1212 e alla completa cacciata dell’occupante arabo dall'ultimo bastione di Granada nel 1492.
Cose lontane si dirà, sì ma cose che ciclicamente si ripetono perché se nel 1683 una lega di austriaci, polacchi, russi, veneti e lombardi capitanati dal principe Eugenio non avesse liberato Vienna assediata dai Turchi, l’impero islamico ottomano non si sarebbe limitato all’occupazione di Romania, Grecia, Ungheria e Serbia, ma sarebbe agevolmente arrivato a Milano e poi a Roma, radendo al suolo dopo Costantinopoli (capitale del cristianesimo d’oriente) anche Roma sede del papato.
Oggi le cose non sono tanto cambiate perché i turchi dopo aver sterminato armeni e greci occupano tutta l’Anatolia e una parte importante dell'isola di Cipro, insidiano la Grecia e si sono abilmente infiltrati in Kosovo e in Bosnia (per non parlare di Berlino, seconda città turca dopo Istanbul). Marocchini e nordafricani, sprovvisti di eserciti possenti, si sono invece limitati all’invio di silenti quinte colonne che hanno formato in Europa enormi comunità-colonie pronte ad esplodere a comando (vedi le cicliche “ribellioni” nelle periferie francesi) e pochi giorni fa, con l'occupazione di Perejil, un primo allarmante segnale militare è giunto.
Il problema a questo punto è l’Europa: l’Europa che a Bruxelles è ancora schiava delle sinistre e che non solo non reagisce ma parla, anzi straparla di entrata della Turchia nella Ue e rifiuta provvedimenti duri contro quei paesi come il Marocco che si sono specializzati nel traffico dei clandestini dall’Africa all'Europa.
Ora però, finalmente, da Madrid che ha un governo di destra che non ha paura di fare la destra e non è zavorrato da tentennanti democristiani, parte la riscossa. La bandiera di Spagna che torna a sventolare tra la colonne d'Ercole, è un segno di forza, risveglio e speranza: verso una seconda Reconquista.




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