Ma quanto è bello questo liberismo in salsa reaganiana d' oltreoceano.
E' tanto bello che alcuni estimatori vorrebbero importarlo anche da noi. I sigg. Fazio e Tremonti, tanto per non far nomi.
Non ci sono sindacati che rompono le scatole, la libertà di licenziare è massima e, se proprio qualcosa va storto, i top executives sono quelli a saperlo per primi e hanno quindi tutto il tempo per uscirne fuori vendendo le loro stock options il giorno prima del crollo del titolo a Wall street.
Lasciando in braghe di tela i soliti noti: i piccoli azionisti. Il "parco buoi" insomma.
I recenti casi Enron e WorldCom insegnano.
Quello è il liberismo che manda in visibilio i nostri "uomini del fare". Ora, poi, che è stato opportunamente depenalizzato il falso in bilancio, costoro farebbero carte false per imporre quel modello anche in Italia.
E le stanno provando tutte per riuscirci. Mentre chi è contrario, come la Cgil, viene tacciato di conservatorismo, di opporsi alle necessarie "riforme".
Insomma a sperimentare il liberismo tremontiano dovrebbero essere le solite categorie di lavoratori dipendenti che, non avendo votato per il partito del fiscalista milanese, non lo hanno manco chiesto.
Perché l' abile Tremonti non inietta piuttosto una dose da cavallo di liberismo selvaggio tra categorie di lavoratori, quali i famacisti ed i notai, che hanno votato per lui e certo sono ansiosi di godere delle gioie che un sano liberismo senza freni apporterebbe alle loro professioni?
Gianni Guelfi




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