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Poi, e' tipicamente moderno (anche giacobino, volendo) anche il dare un taglio classista alla nazione: non si vede perche' la nazione dovrebbe coincidere con i lavoratori (e magari non tutti, ma solo i dipendenti). E' chiaramente un abuso del concetto: ricorda la definizione del popolo in auge presso i rivoluzionari francesi, talmente ristretta da escludere i 2 ceti superiori. La tradizionale importanza riconosciuta al carattere organico della societa' impedisce alla radice di restringere il popolo ad uno solo delle sue componenti, tale che gli altri non avrebbero la dignita' di rappresentarlo pur appartenendovi. E' lo stesso meccanismo che la modernita' ha operato riguardo al concetto di uomo, per cui alla fine interi settori dell'umanita' reali non vengono riconosciuti come tali e ricacciati nella "barbarie". Un vero e proprio imperialismo semantico, questo. [/QUOTE]
D'accordo con te. Ma probabilmente Pietro intendeva la "Nazione dei lavoratori" in chiave programmatica, come "dove il potere è dei lavoratori".
Io al proposito parlerei di "repubblica dei produttori".
Attenzione pero' a non confondere imperialismo, ovvero tendenza suprematista di uno Stato nazionale in espansione, e idea di imperialita', fondata da istanze ben diverse.
Ad es l'impero proclamato dal fascismo o il III Reich stesso non furono Imperi, mentre il Sacro romano Impero o quello austro-ungarico in una certa misura si'.
Questa mi pare una sottilizzazione un pò eccessiva. Se per Impero intendiamo genericamente "supremazia di uno stato su altri o di nazione su nazioni", sinceramente il dato di fatto resta lo stesso, non muta se ad esso si danno (o meglio, il dominatore dà) le giustificazioni più svariate. O si è per la libertà e l' autodeterminazione dei singoli e delle Comunità nazionali sempre o non lo si è mai.




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) era il motto di Jim Morrison e di Moana Pozzi..

