Ciampi: "No a strappi sulla devolution"


"E' una parola inventata in Italia", dice il presidente della Repubblica che rilancia il "federalismo solidale". "Per le riforme istituzionali ci vuole dialogo e collaborazione ai vari livelli".


ROMA - Riformismo? Presidenzialismo? Dopo aver assestato un primo colpo con il messaggio alle Camere sul pluralismo dell'informazione e sulla necessità di varare una legge sull'emittenza che salvaguardi la centralità del sistema pubblico, oggi il Presidente della Repubblica attacca sulla devolution. Lo fa in terra veneta, a Verona, dove più forti sono le suggestioni separatiste, dove si chiede che il federalismo non sia solo lettera morta ma pratica amministrativa reale, vero trasferimento di poteri - anche legislativi - dal centro alla periferia.

La devolution? E' una parola italiana, dice Ciampi, facendo capire che non occorre rifarsi a modelli francesi o americani per decidere quale strada imboccare nel nostro Paese. E al Polo certamente fischiano le orecchie: non solo perchè implicitamente il Presidente della Repubblica assegna un voto positivo alla legge federalista varata dall'Ulivo e oggi contestatissima da molti settori della maggioranza (Lega in primo piano). Ma soprattutto perché il suo appare un secondo, forte richiamo in materia di riforme dopo la buriana che accompagnò nei giorni scorsi le affermazioni del premier Berlusconi sulla sua volontà di candidarsi per il Quirinale qualora si decidesse di avviare una riforma costituzionale con l'elezione diretta del Capo dello Stato. Una riforma di cui la devolution sarebbe il perno, l'asse portante.

''Stiamo facendo una straordinaria esperienza di decentramento amministrativo, di devoluzione dei poteri dello Stato alle Autorità locali, in base al principio di sussidiarietà. Fatemela chiamare devoluzione - dice Ciampi che, come è ormai consolidata tradizione, ha visitato la redazione del giornale locale l'Arena - E' una parola italiana di origine latina. Quindi non stiamo a mutuarla dalla devolution inglese. Quindi ricordiamoci che è nostra la devoluzione. Sono altri che hanno preso da noi''.

Ma la devolution, fa capire il Capo dello Stato, non la si può imporre a colpi di maggioranza, con strappi legislativi e fors'anche costituzionali. Il processo di riforma dello Stato richiede disponibilità, dialogo e - qui ritorna il tema della informazione - anche un apparato mediatico che sappia far emergere lo spirito di comunità e non alimenti i separatismi. La parola chioave torna ad essere quindi federalismo solidale, quel federalismo che sa anche tenere conto delle zone deboli del Paese e non le emargina.

"La devoluzione - prosegue il Capo dello Stato - è un processo complesso, difficile, che richiede una grande disponibilità al dialogo e alla collaborazione tra le varie sedi, i vari livelli del governo locale, indipendentemente dalle appartenenze politiche. In questa fase è più che mai importante la funzione dei media locali, giornali, televisioni, per aiutare la crescita del senso di responsabilità di tutte le autorità comunali, provinciali e regionali e per far emergere quello spirito di comunità, quella capacità di far sistema che sono necessari per il successo di questa grande trasformazione istituzionale. La forza delle tradizioni comunali, provinciali e regionali, la forza del senso di identità locale sono le necessarie fondamenta su cui costruire il nuovo Stato ispirato a un federalismo solidale''.

Ciampi dà anche ragione ad Amato sulla necessità di una consultazione fra i cittadini Ue quando la Convenzione europea avrà termionato i sui lavori e darà alla Comunità una costituzione. Ciampi, insieme, lo raccomanda ai governanti euriopei e torna ad appellarsi ai giornalisti: ''Mi raccomando, seguite e cercate di far partecipare i cittadini ai temi della Convenzione europea - dice il capo dello Stato - è fondamentale per l'Europa e per tutti noi che questa Convenzione riesca ad esprimere una proposta, un progetto sul quale poi confrontare per le decisioni finali tutti gli Stati ed i cittadini europei''.

''A conclusione di questa visita a Verona, purtroppo breve, riparto - conclude - con uno stato d'animo di fiducia nella capacità della società e dell'economia veronese di rispondere alle sfide che vengono in politica dal processo in corso di decentramento, come dall'opposto processo di unificazione europea e dalle prospettive ormai imminenti dell'allargamento dell'Unione''.

(24 LUGLIO 2002; ORE 12:00)
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Ma va a caxxxe....va, te lo meriti proprio.........



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