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Discussione: Da "L'Unità"......

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    Albanesi protestano sotto Palazzo Chigi: «Noi, gli immigrati più discriminati»
    di Chiara Ceneroni

    Erano arrivati per piangere i loro morti, quelli caduti in mare nella notte tra domenica e lunedì, dopo che il gommone che li stava portando in Italia si è scontrato con una delle motovedette della Guardia di Finanza che da quattro anni pattugliano la costa albanese. Ma la questura di Roma non ha permesso ad un gruppo di albanesi coordinati dalla Lega immigrati 'Iliria' di riunirsi sotto Palazzo Chigi. Niente bandiere da srotolare, niente altoparlanti con cui gridare il loro dolore, e per giunta il rischio di essere identificati.

    Erano solo poche decine, giunti davanti la sede del governo per un sit-in di protesta, assolutamente pacifico, contro “l’odissea dei morti in mare e l’invasione militare italiana in Albania”, ma hanno dovuto rinunciare. “Non siete autorizzati perché alla Questura non è arrivata alcuna comunicazione da parte vostra”, gli ha intimato un funzionario di Polizia. Eppure il presidente della Lega immigrati albanesi 'Iliria', promotrice della protesta insieme all’associazione Besa, sostiene di aver inviato il giorno prima alla questura un fax con riportato la data e il luogo scelti per la manifestazione.

    Ma non è successo solo questo. Mentre si sta ancora discutendo sul fax “scomparso”, da un rappresentante delle forze dell’ordine infastidito parte un ordine inaspettato: “Procedete all’identificazione!”. Eppure nessuno aveva cominciato a manifestare, le bandiere erano ancora ripiegate e il megafono (l'unico a disposizione), rigorosamente spento. "Un ricatto gravissimo", denuncia Dino Frisullo, giornalista ed esponente del Social Forum, che riesce a dissuadere i poliziotti dall’eseguire l’ordine. "Una condanna per manifestazione non autorizzata basterebbe infatti ad inibire le procedure di regolarizzazione o di rinnovo del permesso di soggiorno".

    Alla fine il compromesso viene raggiunto: la manifestazione sarà posticipata a mercoledì, alle 17,00. Torneranno di nuovo qui gli albanesi, e probabilmente ancora più numerosi, visto che di pomeriggio molti smettono di lavorare, per denunciare a viva voce la discriminazione di cui si sentono vittime. “Chiediamo anche noi di entrare col semplice passaporto, come è consentito ad immigrati di altre nazionalità, ad esempio polacchi o rumeni”, dicono i manifestanti. “Questo eviterebbe il proliferare del mercato abusivo dei visti contraffatti o il ricorso a mezzi estremi, come i gommoni. Insomma, ci sarebbero molti meno morti e si toglierebbe mercato alle organizzazioni criminali, che speculano sulla povera gente”, spiega il presidente di Iliria, Vladimir Kosturi.

    E poi denunciano tutte le discriminazioni documentate di cui è vittima chi tenta di entrare o è entrato regolarmente: dalle resistenze ingiustificate dei consolati italiani in Albania a rilasciare i visti d’ingresso, ai ritardi della burocrazia italiana nel rinnovare i permessi di soggiorno, una volta che si è già in Italia, fino ad arrivare ai respingimenti forzati di persone che hanno regolare permesso di soggiorno o il cedolino della sanatoria del ’98, perché magari manca qualcosa di irrilevante nella pratica. "Qualsiasi scusa è buona, insomma, per il rimpatrio degli albanesi" aggiungono sconsolati.

    “Gli accordi schiavisti firmati tra il governo italiano e quello albanese prevedono il rimpatrio immediato e senza identificazione degli immigrati albanesi sprovvisti di permesso di soggiorno, senza passare per i centri di permanenza”. In questo modo, spiegano, “non abbiamo la possibilità di dimostrare che magari abbiamo già un lavoro, né possiamo chiedere asilo politico. Ci guardano in faccia, e ci rispediscono a casa.” In sostanza, conclude Kosturi, “gli albanesi pagano sulla propria pelle il fatto che l’Italia abbia posto come condizione dei suoi aiuti all’Albania il blocco dei flussi migratori”.

    Cosa succederà ora con la Bossi-Fini? “La situazione già critica non farà che peggiorare”, dicono con preoccupazione gli albanesi. “La Guardia di Finanza è già passata dal controllo delle acque territoriali italiane a quello delle acque internazionali, fino ad arrivare al pattugliamento delle acque territoriali albanesi. Ora, con la Bossi-Fini, i militari italiani arriveranno a controllare le nostre case, impedendoci perfino di uscire”. Ma, aggiungono, “ci dispiace anche per gli italiani, questa legge razzista non gli fa certo onore”.


    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    Ospite

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    Incredibile parlano loro che sono i peggiori

 

 

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