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    Predefinito Una bella frase di Antonio Gramsci

    "L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica."

    Antonio Gramsci

  2. #2
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    Predefinito PRO UNU "ETHOS" REBELDE E COMUNISTA

    PENSIERI INFORMALI PER UN ETHOS INTER-NAZIONALISTA RIBELLE


    "No morirà la flor de la palabra... Podrà morir el rostro oculto de quien la nombra hoy, pero la palabra que vino desde el fondo de la historia y de la Tierra, ya no podrà ser arrancada por la soberbia del poder. Nosotros nacimos de la noche; en ella vivimos: moriremos en ella. Pero la luz serà manana para los demas: para todos, todo. Para nosotros, la alegre rebeldia. Para nosotros, nada. Nuestra lucha es por la vida, y el mal gobierno oferta muerte como futuro. Nuestra lucha es por la justizia, y el mal gobierno se llena de criminales y asesinos. Nustra lucha es por la historia, y el mal gobierno propone olvido. Nuestra lucha es por la paz, y el mal gobierno anuncia guerra y destrucion. Aquì estamos: somos la dignitad rebelde, el corazon olvidado de la patria."


    Trad: "Non morirà il fiore della parola... Potrà morire il viso nascosto di chi oggi lo nomina, ma la parola che giunge dal profondo della storia e della Terra non potrà essere sradicata dalla superbia del potere. Noi nasciamo nella notte e nella notte viviamo: moriremo nell’oscurità. Però domani ci sarà la luce per tutti gli altri: tutto, per tutti. A noi, l’allegra ribellione (rebeldià vuol dire però anche "Contumacia",ndr ). Niente per noi. La nostra lotta è per la vita, e il mal governo ci offre la morte, come futuro. La nostra lotta è per la giustizia, e il mal governo è pieno di criminali e di assassini. La nostra lotta è per la storia, e il mal governo impone di dimenticare. La nostra lotta è per la pace, e il mal governo preannuncia guerra e distruzione. Siamo qui: la dignità ribelle, il cuore dimenticato della Patria."
    SubCom Marcos, dalla 4° Dichiarazione della Selva Lacandona

    ***
    "...La parola che stiamo pronunciando non è più la nostra parola, né la stiamo pronunciando per la prima volta. La parola che oggi pronunciamo è la parola di milioni e milioni di fratelli e sorelle indigeni, è la parola dei nostri popoli, è la parola che abbiamo raccolto durante molti anni, decenni; nei nostri villaggi, nelle nostre comunità, nelle nostre montagne e vallate.
    Come popoli abbiamo pronunciato molte volte questa parola..."(Congresso Nazionale Indigeno-Chiapas)

    ***

    DAL “MANIFESTO DELLA GIOVENTU’ ERETICA DEL COMUNITARISMO E DELLA CONFEDERAZIONE POLITICA DEI CIRCOLI, ORGANIZZAZIONE NON-PARTITICA DEI SARDI”.
    Eliseo Spiga; Francesco Masala; Placido Cherchi;

    Da Quartucciu Arasolè Oschiri, gennaio 2000.
    Zonza editori.

    (…) siamo prigionieri, giovani e vecchi, conservatori e riformisti, conformisti e divergenti, di una organizzazione sociale fatta di paesi in morienza, di ghetti urbani, di città congestionate gassificate, tutti popolati da moltissima gente esclusa dalla cultura, dall’economia, dalla politica, da molta gente che ha paura crescente della possibile esclusione, e persino da gente che pur inclusa, o tale ritenendosi, è in realtà in preda a sindrome dell’assediato e a nevrosi da successo e da denaro. (…)

    (…) semus giai presoneris, giovunus i beccius, attacaus a su cunnotu i arreformadoris, ubidientes i travessus, de una organizazioni soziali aundi ddui funt biddas mori mori, acorradroxius urbanus tancaus, zittadis carraxiadas de machinas i affumentadas cun fragus perigulosos, totu prena de genti chi timit de nd’essiri bogada cantu prima, i finzas de genti, chi mancai galu aintrus, de sa cultura, de s’economia i de sa politica, o creendi de ddoi essiri, s’ammalaidat de sa timoria de su marginai allobau i de su nervosu chi castigat sos riccos i sos brafanteris. (…)

    (…) È certo che l’orizzonte dell’Occidente è il tramonto, la caduta nella notte, la consegna all’orrore e all’incubo. Che la cultura della modernità, dell’illuminismo, ovvero del pensiero in costante progresso, non fa più neppure promesse ma solo minacce, e che tra le sue coordinate non è possibile inventare nessuna soluzione accettabile ai nostri problemi.
    È certo, purtroppo, che abbiamo smarrito la via del comunitarismo, l’unica che conduce al nostro futuro. La sardità, anzi, l’abbiamo non solo nascosta perché scandalosa come un’eresia ma, proprio come un’eresia, l’abbiamo più spesso abiurata. È la via del comunitarismo, da noi percorsa per tremila e cinquecento anni, tra mille peripezie, l’abbiamo abbandonata, tradendo la nostra cultura originaria, nettamente antiurbana, per seguire le strade senza futuro della civiltà urbana. (…)

    (…) Est siguru, primamenti, ca s’Occidentighettat a su scoricadroxiu, i nci sperefundat in su iscuriori de sa notti i de sos malos bisos, de is muttadoris. Est siguru ca sa cultura de sa modernidadi, de s’illuminismu, est che a narri pensiero in costante progresso, no donat prus mancu falsas promissas ma minetat ebbìa, i ca in su strxu clturali cosa sua no s’agatant mexinas po sos males de sa Sardigna.
    Est siguru, po disgrazia, ca euscuau, po bregungia i pagu sentidu, sa cultura de sa sardidadi, i chi emus perdiu sa bia de su comunitarismu, s’unica chi tocat conca a su tempu chi at benniri. Sa sardidadi, anzis, dd’eus imbusticada poita est iscandalosa comenti a un’eresia i, in prus, comenti a un’eresia dd’eus meda bortas negada malinniamenti. Nosus e totu eus iscuminigau sa sardidadi. I sa bia de su comunitarismu, chi eus sighiu po milli i chimbechentos annos, in mesu a milli trumentus, dd’eus sbendonada, traixende sa cultura nostra de is arrexinis chi fiat craramenti contras a sa zittadi, nettamente antiurbana, po appetigai is carrelas chena futuru de sa zivilidadi urbana. (…)
    --------------------------------------------------------

    ***

    "L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica."

    Antonio Gramsci
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    ***
    “Che cos’è il sottosviluppo?
    Un nano dalla testa enorme e il torace gonfio è “sottosviluppato” in quanto le sue deboli gambe o le sue corte braccia non si armonizzano con il resto della sua anatomia; è il prodotto di un fenomeno teratologico cha ha distorto il suo sviluppo. Questo è ciò che in realtà siamo noi, blandamente detti “sottosviluppati”, a dire il vero paesi coloniali, semicoloniali o dipendenti. Siamo paesi dall’economia distorta dall’azione imperiale che ha sviluppato in modo anormale i rami industriali o agricoli necessari a complementare la sua complessa economia.”(Ernesto “Che” Guevara,Cuba eccezione storica o avanguardia della lotta anticolonialista? Aprile 1961)


    La pace è degli uomini che la desiderino con tutte le loro forze, che sono disposti a giovarsene al massimo per la felicità del loro Popolo, ma che sanno che non possono mettersi in ginocchio per conquistarla, che sanno che la pace si conquista a colpi di audacia, di coraggio, di incrollabile pertinacia, e che così si difende, e che la pace non è una condizione statica ma qualcosa di dinamico al mondo, e che quanto più forte, unito e belligerante sia un Popolo, più facilmente potrà mantenere la pace cui aspira.
    Ernesto “Che” Guevara; Discorso alla cerimonia di omaggio al generale Lìster (2Luglio 1961).

    “Non dobbiamo avvicinarci al popolo per dire: “Siamo qui. Veniamo a farti la carità della nostra presenza, a insegnarti con la nostra scienza, a dimostrarti i tuoi errori, la tua in cultura, la tua mancanza di nozioni elementari”.
    Dobbiamo andare con ansia di ricerca e con umiltà di spirito a imparare da quella grande fonte di sapienza che è il popolo.”
    (Ernesto “Che” Guevara ;19 agosto 1960)

    “….Fatto sta che non si tratta di una lotta fra un paese e un altro; si tratta di na lotta fra due ideologie e due modi di pensare diametralmente opposti. La lotta fra quanti vogliono vivere di sfruttamento, discriminando gli uomini a seconda del colore della loro pelle, della loror religione, del denaro che possano avere e coloro che cercano di far sì che tutti gli uomini siano uguali, che vi siano le stesse opportunità per tutti e, inoltre, che lottano perché tutti i popoli del mondo –ivi compreso quello nord-americano- siano liberi.”( Ernesto “Che” Guevara ; 17 maggio 1964).

    JO TA KE LORU ARTE
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

 

 

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