secondo voi è ancora attuale l'ostracismo decretato contro la dinastia sabauda. E perché (storicamente)?
Il mio modesto parere è che i Savoia hanno tutto il diritto di risiedere in Italia come tutti gli altri italiani. Dopo mezzo secolo la repubblica non corre certo il rischio di insurrezioni o golpes monarchici. Inoltre "i Savoia" hanno già ampiamente espiato nell'esilio la "colpa" di non essersi opposti alle tendenze dittatoriali degli anni venti e trenta in Italia.
E qui veniamo alle questioni + propriamente storiche. Il re ebbe veramente altre alternative nell'autunno del 1922, se non quella di NON firmare lo stato d'assedio, e quindi conferire all'on. Mussolini l'incarico di Primo Ministro? Se non le ebbe la sua responsabilità riguardo alla progressiva scomparsa del sistema liberal-democratico è ridotta al minimo... Altra questione: quella della responsabilità del re sulle vicende tra luglio e settembre 1943, che videro l'Italia cambiare repentinamente di bando nella guerra, con le tragiche conseguenze che tutti conosciamo (sbando dell'esercito, massacri, resa vergognosa, cessione forzata di territori....).
Questi ed altri dilemmi storici segnano la drammatica traiettoria della vecchia dinastia piemontese sino all'esilio decretato dopo la tragica fine della IIa guerra mondiale.
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Senza i Savoia non avremmo l'Italia unita (di A. Petacco)
(da QUOTIDIANO.NET, 11/07/02 )
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Era ora! E' proprio il caso di dirlo. Era ora che il Parlamento italiano si decidesse a consentire il rientro dei Savoia in Italia. L'ostracismo che li colpiva da quasi sessant'anni era francamente indegno di un Paese moderno, civile e democratico. Se non sbaglio, salvo che per l'ex "imperatore" africano Bokassa, in questi ultimi decenni non si sono verificati casi analoghi nell'intero pianeta. Anzi è accaduto semmai il contrario: ex regnanti o discendenti di ex regnanti sono stati richiamati in patria acclamati e addirittura in alcuni casi, come è accaduto in Bulgaria, eletti al vertice dello Stato.
Certamente questo non accadrà per Vittorio Emanuele e per suo figlio Emanuele Filiberto; i due personaggi non mi sembrano proprio adatti ad assurgere ad un qualsiasi ruolo politico. Il loro rientro in patria neppure influirà sul giudizio già emesso dalla storia sulla dinastia reale di cui essi sono gli ultimi epigoni. E si tratta di un giudizio che, se non è del tutto positivo, non è neppure interamente negativo. E' infatti indiscutibile (checché ne pensino gli ultimi mazziniani che ora invocano un referendum contro il loro rientro) che senza i Savoia l'Italia non sarebbe mai diventata un paese libero e indipendente. Sono stati infatti i Savoia, agli albori del nostro Risorgimento (unica dinastia fra le tante allora regnanti nella penisola) ad ascoltare quel famoso "grido di dolore" che si levava dal popolo oppresso dagli austriaci e dai vari tiranni.
Senza i Savoia infatti l'Italia sarebbe certamente rimasta quella squallida "espressione geografica" che faceva tanto comodo al Metternich e a tutti i nemici dell'unità nazionale. I giudizi negativi sulla dinastia sabauda si riferiscono invece ad episodi assai più recenti. E partono, per essere esatti, dal 1922 quando, dopo la marcia su Roma, il regnante Vittorio Emanuele III si lasciò incantare dal fascismo e forse, più per paura che per sua volontà, si lasciò strumentalizzare giungendo ad approvare la dittatura, a firmare le ignomignose leggi razziali, ad entrare in guerra al fianco della Germania e ad avvallare tutte le decisioni prese da Mussolini che poi ci condussero alla vergogna dell'8 settembre 1943. Ma era giusto addossare le colpe e le responsabilità di un uomo, anche se era un sovrano, a suo figlio, a suo nipote e addirittura al suo pronipote? Certamente no. E il Parlamento ha fatto bene a consentire il rientro dei Savoia nel nostro Paese
Arrigo Petacco




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