Il Senato americano ha dato la sua definitiva approvazione, circa un mese fa, alla costruzione della più grande discarica di scorie nucleari degli Stati Uniti. La località, dopo numerosi studi, è caduta su Yucca Mountain,una zona desertica tra le montagne del Nevada a circa 90 miglia nord-ovest da Las Vegas e considerata terra sacra dalle poche centinaia di Shoshoni che ancora la abitano. La scelta di quest’area è avvenuta sulla valutazione di fattori essenzialmente geofisici quali il clima arido, e la sua “sicurezza sismica” (la probabilità di un terremoto è di una su cento milioni). I lavori dovranno essere ultimati entro il 2010, a meno che l’iter esecutivogià in atto non sia bloccato da proteste, manifestazioni e ricorsi degli ambientalisti. Il progetto di costruzione di questa grande e fantascientifica discarica di rifiuti radioattivi, risale ai primi anni ottanta, quando una legge varata appositamente diede il mandato al governo di costruire un solo e capiente deposito per risolvere l¹annoso problema dei rifiuti dell’industria nucleare. Questo progetto che naturalmente continua a suscitare nell’opinione pubblica aspri dibattiti e dure polemiche, è arrivato alla sua fase finale. Si tratta di stipare, in un unico deposito, per i prossimi 25 anni le circa 77.000 tonnellate di scorie ad alta radioattività provenienti da tutti gli Stati Uniti, (sia dalle 103 centrali nucleari civili in funzione o dismesse, sia da quelle dei centri di produzione militare del Dipartimento della difesa, 131 locazioni in 39 stati) sotto forma di barre vetrificate, per essere poi sepolte a 300 metri di profondità in una rete di tunnel sotterranei lunghi 80 Km, sotto la sommità di Yucca Mountain, per i prossimi 10.000 anni. I pericoli di questo faraonico progetto sono molteplici e tutti da tenere in considerazione.
Il primo concerne la sicurezza: il pericolo è che la radioattività impregni il terreno e che questi a sua volta contamini le falde acquifere. Il secondo riguarda il trasporto delle scorie da ogni singola centrale e impianto atomico. Le presunte 77.000 tonnellate di residui nucleari richiederanno qualche migliaio di camion e vagoni ferroviari che si dovranno muovere per raggiungere il Nevada. Il rischio d¹’incidente nei viaggi di trasporto è per quei 52 milioni di persone che vivono a un raggio di 1 Km da quelle strade o ferrovie. Infine, dopo l’11 di settembre, la paura del terrorismo resta alta e costruire un sito di tali dimensioni porrebbe problemi di rischio attentati non indifferente. Il progetto di questa enorme discarica è da considerarsi un’altra vittoria per il lobbista presidente americano Bush che fin dal febbraio di quest’anno ne aveva avallato l’iter burocratico. Per la sua amministrazione questa enorme discarica è considerata d’importanza estremamente vitale per rilanciare l’industria nucleare (dagli anni 80 ormai ogni impianto è costretto a tenere le proprie scorie all’interno dell’impianto stesso _ con misure di sicurezza costosissime). Inoltre, come riporta il quotidiano comunista il Manifesto unico giornale in Italia ad aver dato risalto a questa notizia- “ben 20 anni fa il Congresso aveva progettato la costruzione di un deposito entro il gennaio 1998, e il Dipartimento all’energia aveva firmato contratti con le aziende elettronucleari del paese in cui si impegnava a prendere le scorie in cambio del pagamento di somme pari a un decimo di cent per ogni kilowattora generato dagli impianti nucleari. Le aziende hanno iniziato a pagare (sembra che lo stato abbia così già incassato circa 17 miliardi di dollari) ma la discarica non è pronta e agibile prima del 2010. Così molte aziende (ovviamente private) elettronucleari hanno cominciato a fare causa al Dipartimento all’energia per non aver onorato il contratto.




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