Un equivoco su art. 18, CGIL e conflitto
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Negli ultimi giorni sento ripetere spesso la tesi che la CGIL avrebbe fatto
ormai una scelta strategica abbandonando definitivamente la cd.
"concertazione" (che i studiosi di industrial relations hanno sempre
chiamato "neocorporatism") ponendosi per di più come un'opposizione politica
alternativa . Sul manifesto di oggi, 11/7 anche Rossana Rossanda sostiene
che:
"L'intelligenza della Cgil, che a Genova era mancata, è stata di capire che
l'attacco che il governo le muoveva era la forma più immediata di quel
disegno di sottomettere la politica all'economia, che va ben oltre
l'abbattimento delle rivendicazioni sindacali, rimodella l'intera società."
Con tutto il rispetto per la CGIL ecc., bisogna notare che l'art. 18 non è
(solo) una questione di diritti dei lavoratori, che su quelli i sindacati
sono sempre stati disponibili a trattare e concertare di tutto e di più, ma
è soprattutto una questione di pura e semplice sopravvivenza *del sindacato*
in quanto tale, ed è perciò che la sua cancellazione comporta un'opposizione
sindacale così dura. Per comprendere la questione basta guardare alla
distribuzione degli iscritti al sindacato secondo le dimensioni delle
imprese: si vede che la % di iscritti dipende dalle dimensioni di impresa,
cioè questi sono molto più frequenti nelle grandi imprese e nel settore
pubblico, cioè tra gli occupati coperti dall'art.18, mentre sono scarsi o
del tutto assenti nelle imprese più piccole. Logico no? Chi si iscriverebbe
al sindacato senza la protezione dell'art.18?
Ma allora sorge una domanda: perchè sono state accettate dai sindacati tutte
le forme di occupazione "atipica" (interinale, co.co.co., ecc.) che
comportano lo stesso inconveniente? (provate a scovare qualche "atipico" che
provi a valersi della sua iscrizione al sindacato nei confronti
dell'azienda). Che cosa si aspettavano ne conseguisse i sindacati? (o cosa
ne hanno guadagnato)? Nulla (nella migliore delle ipotesi); forse il fatto
che molte di queste nuove forme di occupazione sono state legalizzate da
governi "amici" di centrosinistra -contro cui sarebbe stato molto più
difficile opporsi- contribuisce a dare una risposta. Il che contribuisce ad
alimentare il conflitto entro la sinistra, dove le divisioni resteranno e
aumenteranno finchè non si prenderà una posizione chiara sui diritti
sociali, dei lavoratori e non




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