Frondaioli di tutto il mondo unitevi… in girotondo! Ma non era compagni… unitevi? Non fa nulla tanto è la stessa cosa. Partendo dalla concezione antropologica che il girotondo rimanda ai costumi degli scimpanzé che il noto antropologo Kohler descrive in un vecchio libro “La mentalità delle scimmie” e allo stesso tempo dalla concezione “provincialistica” che il giuoco rappresenta, tra misticismo e lucidità si scopre che il girotondo rappresenta la passione preumana di una sinistra perduta nel niente. Tra una sacher e un salto a Capalbio abbiamo rivisto Moretti arringare i “falchi” forcaioli e frondisti della sinistra che si agitano contro il disegno di legge Cirami, continuando a brandire minacciosamente il delicato tema del processo giusto e uguale per tutti i cittadini come arma politica impropria dell'opposizione al governo Berlusconi.

I dilettanti del diritto si ostinano a non capire che da qualche tempo il legislatore avrebbe dovuto colmare il vuoto, segnalato dalla Cassazione, del legittimo sospetto sull'imparzialità del giudice come motivo sufficiente per spostare un processo dalla sua sede naturale. Nulla, nulla di nulla. Sorprende che politici di lungo corso trascurino quest’elemento, arrivando a parlare, addirittura, di “violazione della legalità”. E, poi i toni sono apocalittici. Qualcuno s’immagina Montecitorio e Palazzo Madama come i “santuari di un’inviolabile criminalità” e la procedura penale “al servizio del capitalismo piratesco”. Il fronte della fronda dimentica che è stato proprio un parlamentare della sinistra, il verde e garantista Marco Boato, a chiedere all’Ulivo di non lasciarsi ossessionare dalla “sindrome Previti” e dalla ancor più patologica “sindrome Berlusconi”.

Insomma, se nel nostro sistema processuale vi sono delle anomalie e delle storture da correggere, il Parlamento ha il dovere, oltre che il diritto, di intervenire per cancellarle. E delle garanzie, che i legislatori introdurranno, si potranno certo avvalere gli imputati Previti e Berlusconi, ma – ed è quel che più dovrebbe contare in uno Stato di diritto – esse entreranno a far parte del processo, “erga omnes”. E sarà la Cassazione, che non risulta sia la succursale di Arcore, a decidere se esiste o no l’esigenza di trasferire un processo, per legittimo sospetto; nel frattempo, lo stop del processo fa scattare la sospensione dei termini di prescrizione. E’ grave che la sinistra, dopo la parziale autocritica, seguita alla deriva giustizialista degli anni del “tintinnio delle manette” (per gli avversari politici), rifluisse sull’accettazione supina delle posizioni estremiste di alcune procure più “resistenti”, proprio nel momento nel quale tutti chiedono ed esortano a “individuare un corretto modo di mettere il mondo politico al riparo dalle iniziative, che potrebbero venire dalla magistratura, con processi di persecuzione politica”.

Al senatore Dalla Chiesa, che è arrivato a rivolgere un interrogativo offensivo per i suoi colleghi ("ma questo è il Senato, o lo studio dell’avvocato Previti?"), occorre far presente che ai cittadini non interessa tanto conoscere il destino processuale di questo o quell’imputato, eccellente o carneade, quanto piuttosto che sia assicurato a tutti un giudice equo e imparziale in un ambiente sereno. E finora non solo gli avvocati di Previti e Berlusconi, ma molti italiani legittimamente sospettano, anche sulla base di sentenze della Corte costituzionale, che nel tribunale di Milano non tiri per niente un’aria di serena imparzialità per gli imputati. Per non parlare, poi della giustizia usata, non in modo limpido e trasparente, nei confronti di esponenti di quella maggioranza, contro il qual è stato rivolto il triplice invito alla “resistenza” da parte dell’ex procuratore generale Borrelli?

E non più tardi di lunedì scorso la dottoressa Boccassini è arrivata a chiosare con pesante ironia la malattia di due imputati, Pacifico e Squillante, che avevano inviato certificati medici per giustificare la loro assenza in aula. Se il tentativo di riequilibrare i rapporti tra politica e giustizia è sempre avvenuto tra polemiche e tensioni, i toni ascoltati in questi giorni “ultimo assalto alla giustizia”, “barricate contro una gravissima lesione del diritto” e il vergognoso attacco al Presidente Pera sono francamente eccessivi. Al di là dell’esito parlamentare del disegno di legge Cirami, la prevalenza dei “falchi” e un clima di scontro frontale non potrebbero non preoccupare quanti, auspicano che sulla giustizia, si esca dai reciproci sospetti per risolvere questioni che si trascinano da troppo tempo.