L’istituzionale D’Alema “gela” i girotondini
di Giulio Ferrari
dama non è la Bastiglia: Massimo D’Alema ha gettato secchiate d’acqua fredda sul manipolo di girotondini dai bollenti spiriti protagonisti della gazzarra inscenata davanti al Senato. Ai contestatori della legittima suspicione, responsabili di invettive e isterismi contro parlamentari ed esponenti dell’esecutivo, il leader diessino ha spiegato che «noi siamo una forza democratica, non siamo giacobini o “tricoteues” (le donnette rivoluzionarie che sferruzzavano ai piedi della ghigliottina nella Parigi di Robespierre, ndr). Noi non ci battiamo contro le istituzioni». Un tentativo fuori tempo massimo di salvare il “volto umano” e democratico dell’Ulivo, pregiudicato da una contestazione in perfetto stile giottino. «Capisco la rabbia - ha aggiunto D’Alema -, ma non approvo la parola d’ordine contro il Senato: noi siamo qui, e dobbiamo spiegarlo anche alle persone che sono in piazza, per difendere il Senato, non per attaccarlo». Una linea ampiamente disattesa dai contestatori, al punto che diversi parlamentari sono stati costretti a passare attraverso autentiche “forche caudine”. «La diretta televisiva - ha protestato Domenico Contestabile - andava concessa anche per far vedere agli italiani quell’osceno assedio al Senato della repubblica, quando è stata minacciata la libertà di questa assemblea da parte dei manifestanti». E Francesco Cossiga è arrivato a chiedere la rimozione del prefetto e del questore di Roma «per non aver saputo o voluto garantire la sovranità fisica della sede del Senato e il dignitoso accesso dei senatori» nella due giorni di contestazioni. «Personalmente - ha rivelato il presidente emerito della repubblica - durante la buffonata del girotondo mi sono rifiutato di accedere al Senato attraverso sottopassaggi invece che per l’ingresso principale, perchè non l’ho trovato dignitoso. Mentre la mia capacissima scorta di protezione mi ha vietato di tentare di forzare l’accesso, per il conflitto che ne sarebbe potuto scoppiare con l’urlante servizio d’ordine del ricco regista Moretti». Arricchitosi, rivela Michele Anselmi su Il Foglio, anche grazie ai soldi dell’odiato Berlusconi che, nel ’94, finanziò con la sua Reteitalia il film Bianca che sancì il successo del regista girotondino.




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