E’ in lite con Saccà, d. g. della Rai. Risentiremo cantare Bella ciao? Faranno il processo al Beato Saccà dopo aver presentato ricorso alla Corte dell’Aia?
Ma dategli spago, fatelo sentire amato, un impiegato della menzogna in prima serata ci vuole in tutti i regimi, ci vuole in Rai e in Mediaset. Questo modesto conduttore televisivo merita di essere confermato. Con una sola clausola: che sia accompagnato da qualcun altro, un bravo o una brava giornalista di sinistra, centro o di destra; da qualcuno che gli ricordi ogni tanto non le regole della professione, che si possono anche dimenticare, ma le più elementari norme della decenza etica, che non si possono dimenticare.
Qui Michele Santoro, che ci ha raccontato una delle storie più angosciose del nostro tempo, la guerra tra israeliani e palestinesi, come tutti sappiamo. Abbiamo da lui appreso che i soldati di Tsahal mirano alla testa dei bambini che giocano a pallone, e tirano senza pietà, e abbiamo da lui saputo che Betlemme sarebbe stata presa per fame. Pazienza se erano menzogne, pazienza se i guerriglieri della Basilica della Natività avevano una buona e rifornita cambusa. Un conduttore televisivo si fa degno del nome di giornalista nel momento in cui eccelle nell’incidente tipico del suo mestiere, dire balle e spargere un po’ d’infamia, che poi fa anche spettacolo e tira su un bel 20 per cento.
Uno così ci vuole. Ma accompagnato.
Qui Santoro
saluti




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