Mi sembra giusto postare questa intervista di Davide,giusto per smentire le accuse di "apparteneza politica" che vengono rivolte al mitico Cantautore!
Saluti Padani
Dal "Corriere di Como" online del 01/08/2002.
«Non sono leghista. E non ho bandiere» Davide Van De Sfroos rifiuta ogni etichetta dopo il concerto su Rai Due
È arrabbiato e deluso nel giorno del suo trionfo mediatico. «A 37 anni non devo chiedere scusa del mio successo, perché non faccio comizi ma canto la mia terra». Davide "Van De Sfroos" Bernasconi, musicista comasco famoso ormai in tutta Italia per le sue ballate folk in dialetto tremezzino, rifiuta l'etichetta di "leghista". Anzi ogni etichetta. Nel nome della libertà di espressione. «Mi sento italiano, il Tricolore è l'unica bandiera che rispetto. Ma rifuggo da ogni altro vessillo. E soprattutto da polemiche che mi assediano come tenaglie. La mia utopia? Vedere tutte le bandiere riunite sotto il mio palcoscenico».
Ieri sera Rai Due ha proposto in seconda serata uno speciale di un'ora sul suo live al Lido di Menaggio del 16 giugno. «Sono stufo - dice sdegnato - L'evento è stato letto da qualcuno come un nuovo esperimento di tv federalista, ma io rigetto ogni lettura strumentale, quale che sia lo schieramento di provenienza».
«È incredibile - prosegue - leggere nei miei testi contaminazioni propagandistiche. Ho frequentato palchi a 360 gradi, cioè di tutti i tipi. Dai centri sociali alle Feste dell'Unità. Soprattutto, ho sempre cercato di cantare in dialetto senza "slogan". Ed è grottesco vivere un giorno di gloria come ieri, che ripaga decenni di fatiche, con un senso di colpa. Non mi sono mai prestato, nemmeno nelle canzoni che più hanno successo presso le platee leghiste, a queste strumentalizzazioni. Piuttosto, ho creato un'isola in cui tutti possono riconoscersi. Perciò vado tanto a Radio Padania (della Lega), quanto a Radio Popolare (emittente di sinistra), a dire le stesse cose. Spiego le mie canzoni e il loro mondo, e basta. Semmai, mi sento anarchico, ma nel senso che amo più di tutto la libertà senza simboli. Compreso quello dell'anarchia. Non m'importa quindi vivere un giorno da leone, sugli altari della tivù, e poi cento da pecora. Mi importa vivere da uomo in mezzo ad altri uomini, liberi ed uguali. Per questo andrò, il 22 agosto, a Rimini, al Meeting per l'Amicizia tra i Popoli di Comunione e Liberazione. Lo faccio volentieri, i ciellini sono giovani in gamba, che s'interrogano. E la mia spiritualità, lo riconosco, è anch'essa in costante tempesta. Andrò anche da loro, perché no? E ovunque vi sia libertà di espressione. Ma per questo non posso impedire l'entusiasmo dei leghisti, o di altri, per la mia musica. Voglio impedire, questo sì, ogni classificazione».
«Non sono un politico - ripete - Ma un cantastorie. Il mio pubblico sa chi sono e che ho sempre dedicato le mie canzoni a un mondo di diversi, di perdenti, di indifesi. Ne ho cantato le gesta con la lingua della quotidianità, quella della mia terra e dei vecchi con cui sono cresciuto e nelle cui memorie mi riconosco, come artista e come uomo».
Ed è inutile, quindi, definirlo come si è scritto e detto in questi giorni il "Bruce Springsteen padano" o il "Bob Dylan del lago di Como" se poi, prosegue il cantautore, «si sventolano i complimenti come bandiere». E fa, De Sfroos, il caso di altri artisti e filosofi, da Karl Marx a Friedrich Nietzsche, da Ezra Pound a Louis-Ferdinand Céline, il cui pensiero è stato indebitamente «strumentalizzato» a fini politici.
«Nel concerto trasmesso ieri su Rai Due da Menaggio, invece - aggiunge - il pubblico era di tutti i colori. Non c'erano bandiere, altrimenti sarebbero state tolte. C'era solo qualcuno con la maglia del Como».
Del resto, tra i progetti immediati di Davide c'è un tour al Sud: «Punto a sfondare anche in Calabria e in Puglia - conclude il cantautore laghée - e lo faccio con entusiasmo, perché sono attento alle contaminazioni culturali. Infatti con me sul palco ci sono cori sardi, pellerossa e aztechi nativi, figli di sciamani».
Tra i prossimi impegni, un'incisione live che raccoglierà i suoi maggiori successi.
Lorenzo Morandotti




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