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Discussione: pensamentu

  1. #1
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    Predefinito pensamentu

    Salute.

    Prendiamo la condizione del mare in inverno: a chi non pare di scorgervi , tra onda e onda, il riflesso silenzioso di un ricordo….una gioia, un dolore magari….
    Parole, musiche che ci riportano a giorni lontani….a speranze estinte, a ingenuità perdute..

    Così, per qualche strano gioco di neuroni, allorquando ci si palesa innanzi una condizione di sofferenza generalizzata, ineluttabilmente ci ritroviamo a piangere l’ingenuità perduta dell’Uomo.

    Prendiamo un piccolo Popolo come il nostro; relativamente piccolo….
    Ma relativamente a cosa?
    E’ un classico che nella civiltà dell’immagine e della potenza, tutto assuma un “valore” codificato….
    Ma un valore è tale in questa società in quanto “misura”, e “misura” in quanto prodotto di un parametro…
    Una civiltà la nostra dove la “potenza” è tutto….quella dei mercati…quella delle nostre macchine…quella delle palestre dove sfoghiamo le nostre –inconsapevoli- angosce esistenziali…la potenza degli aerei….delle bombe…degli “istituti di credito”…belli i tempi in cui gli usurai li chiamavano usurai….
    Nella nostra civiltà dell’immagine tutto esiste nella misura in cui corrisponde alle griglie interpretative della “comunicazione codificata”….
    Tutto esiste e merita di esistere se è “potente”…quindi, per i molti, reale….

    Chi di voi non si è sentito dire frasi del tipo….”siete un branco di pazzi”….. “sognatori, vi rovinerete la vita e basta”…..
    “La Sardegna indipendente? Ma è una follia! Moriremmo di fame!!”
    …troppo piccoli….
    Troppo piccoli dinnanzi a noi stessi…tanto da non assumere nemmeno una “fisicità”…
    In un mondo dove tutto è “potenza”….questo nostro Popolo, sempre più piccolo diventa….

    Piccolo?
    ….piccolo…

    Ma, a me, malato della malattia gitana del sogno….
    sovviene una domanda…quanto nelle grandi città di questo continente, inquinate di luci indiscrete….a guardare il cielo di notte…con difficoltà si scorgono i “piccoli” bagliori di “piccole” stelle…
    Già….”piccole”….
    In verità in un mondo, questo, dove ben poco si guarda verso l’alto, verso il cielo….non lo fanno ormai che pochi naviganti….chi ci pensa più…
    Nella verità silenziosa degli spazi siderali, ognuna di quelle stelle –“piccole”, non lo dimentichiamo!- racchiude un universo di mondi….un universo di mondi….



    Che cosa allora è “piccolo”?

    Cosa c’è di più spaventoso per la mosca di un ragno?
    Che cosa è un ragno per un uomo?


    La relatività scostante dei parametri valutativi umani è fisiologica a quella corsa senz’ali che gli scienziati chiamano “evoluzione”….progresso….qualcuno la chiamava semplicemente “ricerca”….

    In un mondo ossessionato dall’incubo atroce di una “perfezione potente”…in un incubo dipinto di terrificanti forme antropologiche definite in laboratorio….o in uno studio di qualche ricerca di mercato….in questo mondo pare che noi tutti abbiamo dimenticato che ogni lembo di terra in cui risieda il fuoco antico di una gente, ebbene quello è di per se stesso un mondo….
    Non si può valutare tridimensionalmente un mondo…un mondo è di più….
    Un mondo è spazio, profondità, altezza…..ma è anche “tempo”…. è il sogno sognato ad occhi aperti da chi respira e piange i suoi stessi sogni….
    Un mondo pesa come l’amore ed è grande come il rimpianto….
    Chi può pesare l’amore? Chi può misurare il rimpianto?

    Siamo un Popolo dunque: siamo unici ed irripetibili, come ogni persona che cammini per questa vita….
    Eppure vi è qualcosa di universale nel nostro essere: la vita stessa che ci anima e che pretendiamo per noi, pretendendola contemporaneamente per tutti….

    Nella nostra ribellione c’è la stessa lucidità di un mare in inverno, la stessa razionalità di un’ora o di un minuto…o di un’eternità….
    Nella nostra ribellione c’è quello che più conta: il rifiuto della “misura”, del “numero” e del “peso”…quando si parla della Vita…

    Il nostro “piccolo” Popolo è dunque “piccolo” come lo può essere l’eterno, o un vento, o un sole….
    E nel nostro essere quello che siamo, siamo specchio di una realtà molteplice, riflessa a sua volta in mille prismi….e mille immagini a loro volta scisse in rivoli di puntini e colori….
    E’ così facile codificare l’immagine?

    Niente è più grande di ciò che ha vita.

    Non abbiate paura di sfidare quelle ombre….non sono mulini a vento…non dategli retta…..sono giganti! Ve lo giuro!


    Un saluto piccolo, piccolo come una stella lontana……piccolo come un universo, un tempo, un figlio….piccolo come il nostro Popolo….e come il nostro Popolo..senza fine….

    !Como bastat!

    un Don Chichotte

  2. #2
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    Predefinito dedicato a coloro che pensano di essere migliori di altri...o anche solo "più furbi"

    L'impero del silenzio

    Nel paese di Xi'an,un giorno, un bambino chiese a suo nonno:
    "Cosa è il potere?"

    -"è credere che solo negando un'altra vita si viva."

    -"Perchè gli uomini vogliono il potere?"

    -"Perchè ignorano la vita che è in loro stessi."

    -"Perchè gli uomini uccidono per il potere?"

    -"Perchè non hanno il coraggio di trovarsi soli al cospetto
    delle proprie paure, laddove il silenzio li avvolgerebbe come
    un sudario."

    -"Cosa c'entra il silenzio?"

    -"Un fiume, il silenzio,
    scorre perennemente
    su se stesso."

    -"Non ho capito molto nonno".

    -"Pensa all'imperatore Qin Shi Huang; lui si è fatto
    costruire un possente esercito di terracotta affinchè gli
    fosse fedele anche nella tomba, anche nella morte;"

    -"Si! è vero! e allora?"

    -"Grande era il potere del celeste imperatore Qin Shi Huang ;
    e grande e possente il suo esercito di soldati e cavalli di
    terracotta a guardia della sua tomba....ma, dimmi: quando lo
    hai visto tra la terra degli scavi e le rovine del tempo, cosa
    hai sentito?"

    Il bimbo guardò pensoso il nonno per qualche istante....

    -"....silenzio....."

    Nil Sè Nà Là

  3. #3
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    Predefinito Hebron

    Custa poesía est dedicàda a unu pipiù ki appu bìdu una ‘olta sola pro pacos minùtos in Hebron….issu m’at solu natu in inglesu: “salude, su nomene meu este Mohamed”…fizzu de una gherra ispiedada, aiat in sos ojos una luche; una luche ki in domo mea appu bidu in meta pacos omines "mànnos"….una luche su nomene de sa cale este “Dignitade”.

    Finztas a cando depimus esser tzerakos de nois matessi….
    Su male ki nois namus «"imperialismu " no naskit dae sas cannas de sos fusiles….pria galu benit dae aintru a sa matessi umanitade.
    Finztas a cando....

    "Hebron"

    In Hebron
    sa vida este comente s’àbba
    s’aggarbàt a calesisiat istégliu
    calesisiat fòlma,
    calesisiat aprentu;

    Ma s’àbba de s’ ómine est’unu mare
    e unu mare no si podet càbere,
    no si podet tancare,
    màncu galu lu si podet custrínghere.
    In Hebron
    s’ arrísu de unu pipíu intr’a sas moderínas
    est’un’ iscàla de luche
    in un’ alénu ‘e brúere
    de una mòlte bichína.

    *********************

    A Hebron
    la vita è come l'acqua,
    si adatta a qualsiasi contenitore,
    qualsiasi forma,
    qualsiasi costrizione;

    Ma l'acqua dell'uomo è un mare
    e un mare non si può contenere,
    non si può chiudere,
    tanto meno si può costringere.
    A Hebron
    il sorriso di un bambino tra le macerie
    è una scala di luce
    nel soffio di polvere
    di una morte vicina.

    (fogu r.)

 

 

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