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Ambulanze davanti all'ingresso del pronto soccorso dell'ospedale Brotzu di Cagliari
Agosto ha riportato i ticket nella sanità
Una scappatoia per attutire l'impatto, ma la novità si è fatta sentire
La discrezionalità sull'urgenza al pronto soccorso ha già causato problemi tra sanitari e pazienti

di Simona Damiani

CAGLIARI. I ticket d'agosto sono scattati ieri, nelle farmacie e ai pronto soccorso. La scelta del periodo, da parte della Regione, non è stata casuale: essendo andato al governo per ridurre le tasse, il Centrodestra ha cercato di limitare l'impatto impopolare ma sardi e turisti hanno comunque iniziato a vivere sulla propria pelle l'introduzione dei nuovi balzelli.
L'assessore regionale alla Sanità, Giorgi Oppi, ha spiegato che la giunta si è vista costretta a imporre i ticket. Ma non ha potuto sbandierare l'alibi più di tanto perchè, a costringerla, è stato il governo «amico». Berlusconi e Tremonti hanno infatti ridotto i trasferimenti finanziari e hanno imposto, per la spesa farmaceutica, un tetto massimo del 13 per cento (la Sardegna è attualmente al 17 per cento): chi sgarra non solo deve coprire i buchi di bilancio con i propri fondi, ma perde anche finanziamenti futuri.
Al pronto soccorso il ticket è di 15 euro per i casi non dichiarati urgenti dai medici. Una discrezionalità (indicata nello stesso decreto Oppi) che ha causato già qualche problema tra medici e pazienti. Sono previste numerose esenzioni, ma in linea di massima nell'attuazione delle direttive - affidata alle Aziende sanitarie locali - c'è ancora un po' di confusione.
L'obiettivo del ticket al pronto soccorso non è tanto quello di reperire risorse finanziarie, ma quello di scoraggiare l'uso improprio di queste strutture: che devono essere riservate esclusivamente ai casi davvero urgenti. Secondo l'assessorato e le stesse Asl, molti pazienti aggiravano i ticket negli ambulatori specialistici rivolgendosi direttamente al pronto soccorso. Così come, in questo periodo, numerosi villeggianti preferivano non andare alla guardia medica turistica proprio per non pagare.
Ha invece un obiettivo finanziario l'introduzione del ticket sui farmaci. Anche in questo caso le esenzioni sono numerose (tutte quelle indicate nella legge nazionale). Per i farmaci monodose la tasse è di 50 centesimo a dose, negli altri casi è di 1,5 euro a confezione, per un massimo di 3 euro a ricetta.
Il ritorno dei ticket ha naturalmente provocato numerose reazioni politiche. All'imbarazzo del Centrodestra, che ha fatto di tutto per far passare sotto silenzio questa sgradita riforma, ha fatto riscontro l'attacco severo dei partiti del Centrosinistra, da quelli dell'Ulivo a Rifondazione comunista, che hanno scagliato le maggiori critiche al governo Berlusconi, accusato di non aver mantenuto le «facili promesse» elettorali sulla riduzione delle tasse: «Tutte le Regioni sono state infatti costrette a introdurre i ticket che erano stati invece abolito dal governo di Centrosinistra».
Critiche alla scelta della giunta sono arrivate anche dai sindacati. Cgil Cisl e Uil hanno chiesto sino all'ultimo a Oppi di rinunciare all'iniziativa, ma alla fine hanno preso comunque atto che le categorie più deboli (disoccupati, famiglie a basso reddito e malati cronici) sono state esentate dal pagamento della tassa.
Come il Centrosinistra, anche i sindacati hanno tuttavia sottolineato che il problema degli sprechi della sanità non si risolvono con i ticket, che sono il frutto di una politica - tra l'altro - particolarmente ingiusta perchè scarica i costi sui malati e non sul complesso dei contribuenti. E tutti hanno detto «no» alla scelta del governo di ritornare alle mutue private in sostituzione del servizio nazionale.
Contrari ai ticket, infine, si sono detti anche i medici di famiglia, i quali hanno respinto l'accusa di firmare ricette facili («gli sprechi sono spesso degli specialisti») affermato che occorre una razionalizzazione del servizio, garantendo maggiori responsabilità agli stessi medici di base.