LA POLEMICA
Legambiente spara a zero contro il Master Plan
Gli ecologisti contro la nuova cementificazione
l.s.
OLBIA. La Costa Smeralda ormai è all'orizzonte nella rotta di Goletta Verde. I paladini del mare pulito vi approderanno con un nuovo striscione, che dice: «No al Master Plan». Proprio quando non si fa altro che parlare di vendite da parte della Starwood, Legambiente e gli ecologisti vogliono far sentire ancora una volta la propria voce. «Il Master Plan è la rovina della Sardegna». Alberghi, villaggi turistici, ristoranti, bar, ville: un'aggressione senza precedenti, uno scempio del quale pagare caro le conseguenze. Ieri mattina, dalle acque di Siniscola, è arrivata la condanna, senza appello all'edilizia selvaggia: «Le volumetrie del nuovo progetto sono ancora una volta enormi - dice Vincenzo Tiana, presidente sardo di Legambiente -. Si tratterebbe di 2 milioni di metri cubi e anche se per il 70 per cento le costruzioni riguardano alberghi, l'impatto ambientale sarebbe devastante». L'imbarcazione ambientalista, che dal primo agosto solca le acque dell'isola, si oppone duramente da anni al Master Plan, sia a quello vecchio, sia alle nuove prospettive di cementificazione dei litorali. «Per noi è un'espressione di una tipologia di sviluppo che non si coniuga affatto col territorio, anzi lo violenta - afferma Daniele Di Stefano, portavoce di Goletta Verde -. Bisogna abbandonare l'idea di dover costruire a tutti i costi delle strutture imponenti per promuovere il turismo. Sarebbe molto più utile rivalorizzare ciò che in Sardegna già esiste. Le potenzialità che offre il territorio d'altronde sono enormi: stiamo parlando di uno dei luoghi più incantevoli e famosi al mondo per le sue ricchezze ambientali: dalla limpidezza delle acque alla varietà delle coste. Bisogna a tutti i costi trovare un compromesso tra le esigenze degli operatori turistici e il rispetto per l'ambiente».
Secondo Legambiente portare avanti un nuovo Master Plan è una via che porterebbe al suicidio. «La Sardegna è stata già massacrata da ogni genere d'intervento: dai villaggi turistici, che nulla portano nelle casse locali, ai porti fantasma che spuntano come funghi e minano l'equilibrio di bellissime spiagge - si lamenta Di Stefano -. Si assiste impotenti al deturpamento di questi veri e propri paradisi terrestri».
La ricetta di Legambiente è molto chiara: «Occorre agire in controtendenza: niente più progetti faraonici e cementificazioni dissennate che sottraggono traumaticamente al territorio le caratteristiche che lo hanno reso unico nel mondo; si punti, invece, con politiche coraggiose che mirano a uno sviluppo sostenibile e che, rispettando quei caratteri naturali e valorizzando quelle tradizioni, produca una ricchezza economica duratura, senza apportare ulteriori aggressioni alla Costa Smeralda, con speculazioni edilizie che hanno ritorno economico solo per pochi privilegiati».




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