Il nuovo vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni, si sta muovendo con cautela, diciamo un colpo un colpetto di qua e un altro di là.
Afferma che “la principale preoccupazione deve essere quella di favorire un clima di serenità fra politica e giustizia, evitando forzature”. E aggiunge, per esempio, che il Csm “deve vigilare che i magistrati non debordino, non travalichino”. Ma ha letto l’articolo di Caselli sull’Unità?
Dice, Rognoni: “Una volta che una legge è stata approvata il giudice deve solo applicarla, con scrupolo e imparzialità”. Ma le polemiche dei magistrati contro le leggi sulle rogatorie o sul falso in bilancio dopo la loro emanazione ci sono state o no?
Dice, Rognoni, che “c’è un pericolo di invasione della politica nel mondo giudiziario e viceversa”. Perciò si augura che, sulla legge Cirami “si richieda il parere del Csm”. Ma se il Ministro non chiederà quel parere, che non è obbligatorio, cosa accadrà? Un membro del Csm, Francesco Menditto di Magistratura democratica scrive sul Manifesto che se il Guardasigilli non lo chiedesse, “il consiglio può decidere, per iniziativa del comitato di presidenza o di alcuni consiglieri, di dare in ogni caso un parere sulle riforme che attengono all’ordine giudiziario e al processo penale”.
A quel punto spetterà a Rognoni decidere se consentire che il Csm si arroghi una specie di diritto a valutare le leggi senza richiesta, come s trattasse di una terza camera legislativa.
Allora valuteremo la sua “serenità”.
E quella del presidente del Csm.
saluti




Rispondi Citando
- e questi signorini parlano senza pudore, dopo queste battute da Circolo Bocciofilo Marxista-Leninista, di divisione dei poteri, di indipendenza della magistratura! Ma che vadano a Cuba...e ci restino!