(RadioRadicale.it) - Mentre i militari preparano i piani d'attacco, a Washington si comincia a costruire il possibile volto di un Iraq senza Saddam Hussein. L'amministrazione Bush ha chiamato a raccolta per la prima volta i sette principali gruppi dell'opposizione irachena, per capire quale sia il loro livello di coesione e per valutare insieme le opzioni possibili per rimuovere il rais di Baghdad.
Gli incontri avvengono tra segnali contrastanti sulle mosse che gli Stati Uniti potrebbero compiere contro l'avversario storico iracheno. Il capo del consiglio per le politiche di difesa del Pentagono, Richard Perle, in un'intervista al britannico 'Daily Telegraph' si e' detto convinto che il presidente George W.Bush agira' da solo, se non avra' l'appoggio degli alleati.
E la massima autorita' militare del Pentagono, il generale Richard Myers, capo degli Stati Maggiori, ha avvertito che anche se riprendessero le ispezioni dell'Onu in Iraq, potrebbero non essere una garanzia sufficiente che Saddam non nasconde armi di distruzione di massa.
Ma dalle fila della maggioranza si e' levata la prima voce di rilievo contro i progetti di Bush. Il leader repubblicano alla Camera, il deputato texano Dick Armey, ha detto che non ci sono abbastanza ragioni per gli Usa per attaccare. ''Senza una reale provocazione da parte di Saddam, non avremo mai il sostegno necessario dalle altre nazioni'', ha messo in guardia Armey.
Dal ranch texano di Crawford, dove trascorre le vacanze, Bush ha replicato con un gelido silenzio. Il presidente e il suo staff sono sembrati molto piu' interessati a seguire gli sviluppi degli incontri nella capitale dei delegati di sei gruppi d'opposizione iracheni.
Gli esuli di Baghdad, che hanno in gran parte i loro uffici in Gran Bretagna - dove lo scorso luglio hanno tenuto una serie di riunioni per studiare strategie anti-Saddam e delineare l'Iraq del futuro - sono stati snobbati per lungo tempo da Washington e il generale in pensione Anthony Zinni, l'inviato speciale degli Usa in Medio Oriente, una volta li ha bollati come ''quei tizi con i vestiti di seta e i Rolex d'oro che vivono a Londra''.
Ma adesso l'amministrazione Bush li ha riuniti con un messaggio ben preciso: mettete da parte le divisioni ed organizzatevi, perche' occorre un'alternativa valida a Saddam Hussein. ''C'e' una legge votata durante l'amministrazione Clinton e ancora in vigore - ha ricordato il capo del Pentagono, Donald Rumsfeld - che ha stabilito come obiettivo politico americano la rimozione del regime di Baghdad: gli incontri avvengono in quest'ottica''.
Oltre alla principale coalizione dell'opposizione, l'Iraqi National Congress (Inc), guidato da Ahmed Chalabi (il piu' carismatico dei leader anti-Saddam), a Washington sono presenti delegati di altre sei formazioni minori, tre delle quali legate ai curdi.
''Se gli Stati Uniti decideranno un'azione militare - ha detto un portavoce dell'Inc, Sharif Ali Bin al Hussein, discendente della dinastia monarchica hascemita rovesciata nel 1958 - potranno ribaltare il regime di Saddam Hussein con facilita'. Non crediamo che dovranno affrontare gravi difficolta' militari''.
Gli oppositori del regime hanno avuto i primi incontri al Dipartimento di Stato, con il vice di Colin Powell, Marc Grossman e con il sottosegretario alla Difesa Douglas Feith. Ma il momento centrale della loro visita sara' domani, quando si collegheranno in videoconferenza con il vicepresidente Dick Cheney. E' un altro segnale dell'attenzione che gli Usa rivolgono alla coalizione: era dal 2000 che un vicepresidente, in quel caso Al Gore, non accettava di parlare con i nemici di Saddam.
***RRAA




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