I santuari di Este e dintorni
Mi permetto di riportare una studio sui santuari del Veneto ed
in particolare di Este, dove con molta probabilità c'era un oacolo
chi avesse materiele sarei grato se lo esponesse grazie a presto
La statuina orante, logos del nostro sito
La statuina orante che è il logos del nostro sito è stata trovata nel santuario di Caldevigo, uno dei santuari di Este in provincia di Padova, posto a settentrione della città. Fra tutto il materiale votivo rinvenuto come lamine raffiguranti guerrieri o veri e propri ex voto raffiguranti parti anatomiche da guarire o immagini femminili riccamente adbigliate, a restituire il quadro della gioventù atestina (Ateste era l’antico nome della città di Este passato anche alla civiltà che attorno ad essa si sviluppò)che si avvia alle cerimonie di iniziazione, quella dell’assunzione delle armi per i maschi, e forse quella del matrimonio ( ma anche la cosiddetta prostituzione sacra, usuale per tutto il mediterraneo in quei secoli).
Questo santuario si fa risalire dalla fine del VI fino al IV secolo a.C. e fra il numeroso materiale spicca per bellezza e pregio la statuine denominata la “dea di Calderigo” che in realtà era una donna finemente vestita che era in atteggiamento orante con le braccia aperte.
"... I santuari sono prima di tutto un lotto di terreno che la comunità assegna al dio perché vi abiti..."
GIOVANNI COLONNA, 1985
Il santuario settentrionale _Caldevigo (fine VI-IV sec. a.c.)
I materiali votivi, raccolti tra la fine dell'800 e i primi del '900, erano franati alle pendici del Colle del Principe da un pianoro soprastante, in uno scenario boschivo e appartato. Spiccano le lamine raffiguranti guerrieri e immagini femminili riccamente abbigliate, a restituire il quadro della gioventù atestina che si avvia alle cerimonie di iniziazione, quella dell' assunzione delle armi per i maschi, forse quella del matrimoo nio per le fanciulle;
numerosi gli scudi miniaturistici e gli astucci in lamina, adatti a contenere amuleti. Famosa la statuina che riproduce una devota in costume da parata, più conosciuta come la "dea di Caldevigo" .
Il santuario sud-orientale di Reitia
(VII sec. a.c. - II sec. d.c.)
È il principale centro cultuale atestino, frequentato i
ininterrottamente per nove secoli, scoperto e indagato tra il 1880 e il 1890 e tra il 1987 e il 1990. La grande quantità di votivi contrasta con la scarna documentazione circa l'assetto del santuario che sorgeva su un terrazzamento presso la riva dell' antico Adige ed era forse delimitato da un possente muro di trachite; vi sono state riconosciute una fila di ben otto
roghi sacrificali e tracce di percorsi stradali. Il popolo dei devoti è rappresentato dalle numerosissime lamine e bronzetti che raffigurano non solo singoli offerenti, ma processioni collettive e sfilate di guerrieri a piedi e a cavallo. Peculiarità del santuario è l'insegnamento della scrittura documentato dai modelli in bronzo di tavolette scrittorie e dagli stili (visibili nella IV sala del museo), che recano la dedica a Pora Reitia, divinità femminile dalle numerose prerogative, tra le quali quella sanante, rispecchiata dall' attributo Sainate-.
I santuari occidentali a Morlungo e Casale
(111-11 sec. a.c.; inizi VI sec. a.c.-epoca romana)
Entrambi i luoghi di culto sono ipotizzabili dal carattere voti
vo dei ritrovamenti, ma ne rimane incerta l'esatta ubicazione. A Morlungo il rinvenimento di un esiguo gruppo di bronzi raffiguranti organi sessuali suggerisce l'esistenza di un culto per una divinità generatrice. Più significativa la situazione di Casale, in riferimento al kantharos iscritto (ritrovato in occasione degli scavi per lo scolo di _zzo) con dedica a una coppia di gemelli divini, rinnovata poi nel santuario di epoca romana, consacrato ai Dioscuri.
Il santuario di San Pietro Montagnon (PD)
(VII sec. a.c.-III sec. a.c.)
Il santuario, situato in corrispondenza dell' odierna Montegrotto al confine tra il territorio di Este e quello di Padova, è
_collegato alla presenza di acque ritenute terapeutiche. A questa ritualità legata all' acqua sono da ricondurre le migliaia di tazze e tazzine scavate tra la fine dell'800 e i primi del '900 nel fango di un bacino lacustre sepolto; pochi, ma pregevoli i bronzetti di cavallini, mentre le lamine non furono raccolte a causa del pessimo stato di conservazione. Un'iscrizione mutila attesta la dedica ad una divinità maschile. Le fonti storiche romane collocano presso lafons Aponi anche il culto dell'oracolo di Gerione.
Il santuario di Vicenza (V-III sec. a.c.)
Nel cuore dell'attuale centro storico, nel 1959 fu recuperato fortunosamente un gruppo di lamine votive deposte in prossimità di un muro in blocchi di pietra. Per molti versi confrontabili con quelle di Este, le lamine raffigurano processioni di donne, guerrieri e teorie di personaggi di diversa qualifica come atleti, sacerdoti, dignitari. Un legame specifico con il santuario atestino di Reitia è indicato da un modello di tavoletta alfabetica in lamina di bronzo.
Il santuario di Altino (VE) (VI sec. a.c.-Il d.c.)
Si tratta del santuario di più recente rinvenimento: lo scavo infatti è ancora in corso. Sta emergendo una strutturazione monumentale dell' area sacra, situata al limite sud-orientale della città, ai margini della laguna settentrionale. La sua collocazione topografica si collega alla vocaZIOne commerciale dello scalo adriatico di Altino, confermata dall'ampia gamma di votivi di importazione dall' area greca, centro-italica ed etrusco-padana.
Le iscrizioni dedicano le offerte a una divinità maschile il cui nome si riferisce all' antico nome della città: Altno-.
Il museo festeggia il centenario della sua apertura (6 luglio 1902) con una mostra che si addentra nella sfera del sacro: il tema prende lo spunto da un recente scavo in località Meggiaro che ha portato in luce a Este un nuovo luogo di culto preromano.
Da questa scoperta che rivela forme di ritualità inaspettate si avvia un lungo itinerario che percorre idealmente i confini della città) e procede verso altri santuari del Veneto antico: a Este) dal santuario orientale di Meggiaro al più famoso santuario di Reitia a sud-est) a quello di Caldevigo a nord) e ai luoghi di culto posti nel comparto occidentale a Morlungo e a Casa le; nel Veneto) da quello termale di San Pietro Montagnon) a quello urbano di Vicenza e a quello emporico di Altino) con primizie importantI; in alcuni casi preziose.
r: esposizione) nel rivolgersi al suggestivo universo degli ex voto) vuole privilegiare rinvenimenti ineditI; sia" dai nuovi che dai vecchi scavi con particolare riguardo per le lamine bronzee che sottolineano più efficacemente analogie e dIfferenze tra l'area sacra di Meggiaro e i santuari di Este già noti. Analogo è il richiamo ad altri tre santuari veneti) pur dIfferenti tra loro per caratteristiche rituali e per 'vocazione politica.
La nuova scoperta. n santuario orientale a Meggiaro (fine VI-In sec. a.C.)
Nell' ambito dell' area sacra, scavata nel 1999, le strutture, orientate in modo regolare, lasciano immaginare le diverse funzioni rituali a cui erano destinate: a ovest si trovavano una massicciata in scaglia ed un pozzo, al centro un sacello delimitato da cippi di trachite, la cui interpretazione rimane enigmatica; attorno ad esso si svolgevano le cerimonie riflesse dalle offerte votive, per lo più manufatti di bronzo riferibili alla simbologia dell'iniziazione maschile, connessa al passaggio dei giovani nel ruolo di armati; il vasellame in ceramica riconduce ai banchetti che dovevano seguire 1'accensione dei fuochi sugli altari e i sacrifici animali, consacrati ad una divinità dal nome maschile: Heno---to-.
Tracce del discorso tenuto dalla dottoressa responsabile del Museo di Este
Montirone, ancora oggi è calda, Monte Grotto, ancora oggi è calda. La sopravvivenza di Padova è di tutto il Veneto, l’ombelicus. Sotto lance votive ritrovate nella fonte calda di Montirone luogo sacro per eccellenza.
In questo santuario venne Tiberio prima di andare a combattere contro i pannoni. Euganei con culti eguali a quelli dei siculi , nel santuario di Montirone il culto era accentrato nella palude calda e sulfurea, legato anche a Pelasgi enetoi troiani (veneti)- A Santa Giustina è sepolto il corpo di Antenore- Catone dice che i veneti (enei)sono di origine troiana. Sofocle dice che i antenorici veneti (enetao vendi) moltre altre popolazion stanziate in Europ. Secondo Erodoto eneti il lirici non dall’illiria ma dall’area balcanica. Inedia sita in macedonia.Cesare 2, 8 tribù celtica distretto del Modian attuale grandi navigatori.
Venetus vuol dire celeste.
Albalunga tribù di origine veneta, anche in Catalogna.
Veneti in Europa”campi di urne”—Fatture celtiche scesci dalla via dell’ambra e sfociano sulla pianura veneta.
Celti ambrones (specializzati nel commercio dell’ambra). Fino alla Liguria detti Ambrones.
Il mito di Antenore fu introdotto dalla Padova carrarese. I veneti vengono da popolazioni celtiche dal Baltico.
L’apporto etrusco è stato fondamentale per l’alfabeto e la lingua.
Grazie silvia, con l'occasione riporto
Con l'occasione riporto un passo stupendo, in tema, di un grande studioso di religioni.
L'autobus che si ferma a Eleusi...
Nessun avvenimento storico può meglio indicare la fine 'ufficiale' del paganesimo se non l'incendio del santuario di Eleusi, attuato nel 396 da Alarico, il re dei Goti; e d'altro lato, nessun altro esempio può meglio indicare i misteriosi processi di nascondimento e di continuità della religiosità pagana. Nel V secolo lo storico Eunapio, anch'egli iniziato ai Misteri Eleusini, riferisce la profezia dell'ultimo ierofante legittimo: in presenza di Eunapio, lo ierofante predice che il suo successore sarà illegittimo e sacrilego; non sarà neppure cittadino ateniese e, ancor peggio, sarà uno che, " consacrato ad altri dèi ", sarà legato al suo giuramento " di presiedere esclusivamente alle loro cerimonie ". A causa di tale profanazione il santuario verrà distrutto e il culto delle Due Dee scomparirà per sempre.
In effetti, continua Eunapio, divenne poi ierofante un alto iniziato ai Misteri di Mithra (dove rivestiva il ruolo di Pater); questi fu l'ultimo ierofante di Eleusi, perché poco tempo dopo giunsero, attraverso il passo delle Termopili, i Goti di Alarico, seguiti da " uomini in nero " (i monaci cristiani), e il più antico e importante centro religioso d'Europa fu definitivamente distrutto.
Tuttavia, se a Eleusi scomparve il rituale iniziatico, non per questo Demetra abbandonò il luogo della sua teofania più drammatica; è vero che, nel resto della Grecia, san Demetrio ne aveva preso il posto, divenendo il patrono dell'agricoltura, ma a Eleusi si parlava - e si parla ancora - di santa Demetra, santa sconosciuta altrove e mai canonizzata. Fino all'inizio del XIX secolo, i contadini del villaggio coprivano ritualmente di fiori una statua della dea, perché essa assicurava la fertilità dei campi, ma, nonostante la resistenza armata degli abitanti, la statua fu rimossa nel 1820 da E. D. Clarke e offerta all'Università di Cambridge. Sempre a Eleusi, nel 1860, un sacerdote raccontò all'archeologo F. Lenormand la storia di santa Demetra: era una vecchia di Atene, cui un 'Turco' aveva rapito la figlia, che fu tuttavia poi liberata da un prode pallikar; e nel 1928 Mylonas sentì raccontare questa stessa storia da una nonagenaria di Eleusi.
L'episodio più toccante della mitologia cristiana di Demetra avvenne all'inizio del febbraio 1940 e fu ampiamente riferito e discusso dalla stampa ateniese: a una fermata dell'autobus Atene-Corinto salì una vecchia, " magra e rinsecchita, ma con grandi occhi molto vivaci "; poiché non aveva denaro per pagare il biglietto, il controllore la fece scendere alla stazione seguente - quella di Eleusi, appunto. Ma il conducente non riuscì più a mettere in moto l'autobus e, alla fine, i viaggiatori decisero di fare una colletta per pagare il biglietto della vecchia. Questa risalì sull'autobus, che ora potè ripartire. Allora la vecchia disse: " Avreste dovuto farlo subito, ma siete degli egoisti; e già che sono qui, vi voglio dire ancora una cosa: sarete castigati per il modo in cui vivete; vi saranno tolte persino l'erba, e l'acqua! ". " Non aveva ancora finito la sua minaccia " continua l'autore dell'articolo pubblicato sull'" Hestia ", " ed era scomparsa ... Nessuno l'aveva vista scendere. E si andò a riguardare il blocchetto dei biglietti per convincersi che era veramente stato staccato un biglietto ".
Riportiamo, a mo' di conclusione, la cauta osservazione di Charles Picard: " Credo che, dinanzi a questo aneddoto, gli ellenisti non potranno fare a meno di ritornare con la memoria a certi passi del celebre Inno omerico, dove la madre di Kore, tramutatasi in vecchia nel palazzo del re eleusino Celeo, profetizzava anche in quell'occasione e - rimproverando agli uomini la loro empità - annunciava, in un impeto di collera, terribili catastrofi in tutta la regione " .
Mircea Eliade , Storia delle Credenze e delle idee religiose, Sansoni, 1990