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  1. #11
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    [color=dark blue]Nucara incontra i repubblicani della Puglia e della Basilicata/Esame delle prospettive elettorali in vista delle elezioni europee del 2004

    "L'Edera ha ripreso il suo cammino"

    Presso la sede regionale del Pri di Bari si sono riuniti gli amici della Puglia e della Basilicata con il segretario nazionale.

    Ha introdotto i lavori il segretario regionale della Puglia Gerolamo Pugliese che ha compiuto una disamina delle condizioni del PRI di quella regione, sostenendo che rispetto a qualche anno fa le condizioni sono molto migliorate.

    Egli ha affermato che il Pri sarà certamente presente alle elezioni provinciali e comunali di Bari e alle elezioni provinciali di Brindisi, oltre che in tutti i comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti.

    Per quanto riguarda Lecce e Taranto si sta lavorando alacremente e ci sono buone speranze per presentare le liste dell'Edera anche in queste province.

    Pugliese ha sostenuto che naturalmente saremo presenti con il nostro simbolo anche alle consultazioni per l'Europa ed a maggior ragione bisogna battersi per presentare il maggior numero possibile di liste con l'Edera nelle elezioni per il rinnovo dei consigli provinciali e comunali.

    Da oggi fino a tutta la campagna elettorale nella sede del PRI si svolgeranno incontri per mettere a punto le liste e trovare occasioni di dibattito politico e di organizzazione del consenso elettorale.

    Corrado Saponaro, consigliere nazionale del partito nel suo intervento ha detto che votare per il Pri non è difficile perché da sempre nella sua attività di politico e di militante non ha mai sentito alcuno di essersi pentito di aver votato Pri. Anch'egli ha confermato l'impegno per Brindisi oltre che per Lecce.

    Renato Cittadini, responsabile regionale della Basilicata, ha sostenuto che pur provenendo da un'esperienza, con ruoli significativi, di sinistra ha trovato nel Pri un partito, forse l'unico, in cui i dirigenti nazionali parlano direttamente con gli iscritti.

    Egli si è dilungato nell'illustrazione della riorganizzazione del Pri in Basilicata che ha portato all'apertura di 15 sezioni nella sola provincia di Potenza più altre 4 che sono in corso di approvazione.

    Cittadini si è soffermato anche sul diverso approccio che si ha nella ricerca del consenso a Matera e a Potenza. In quest'ultima città il PRI era quasi sconosciuto.

    E' intervenuto poi l'amico Semeraro che recentemente ha aderito al Pri.

    La sua adesione è dovuta alla lettura della Voce Repubblicana.

    Sempre attraverso la Voce ha convinto altri amici di Martina Franca (TA) ad abbonarsi al nostro giornale e ad aderire al Pri.

    Altri interventi sono stati quelli di Parisi (Trani) che si è dichiarato felice di aver riscoperto l'orgoglio repubblicano dopo anni di stasi.

    L'ultimo intervento quello dell'amico Leporale (Cassano delle Murge), più volte sindaco, che si è a lungo soffermato sul sistema elettorale auspicando un ritorno al proporzionale.

    Ha chiuso i lavori Francesco Nucara che si è dichiarato soddisfatto per la sentita partecipazione di numerosi amici vecchi e nuovi e della presenza di giovani ricercatori dell'Università di Lecce.

    Sul solco di quanto aveva espresso nel recente Consiglio Nazionale Nucara ha ribadito la convinzione che a legislazione vigente il PRI sarà in Europa con un proprio rappresentante e ha invitato tutti gli amici a produrre il massimo sforzo possibile.

    Nucara ha ricordato come dal Congresso di Bari era partita la svolta che ha consentito la sopravvivenza del Pri e da Bari si riparte per irrobustire la fragile struttura del partito.

    Nucara ha sottolineato come, pur con tutti i distinguo - specie a livello locale -, nel centrodestra il Pri trova l'ascolto che non aveva mai trovato nel centrosinistra sottolineando il ruolo avuto da Antonio Del Pennino nella correzione di alcune manchevolezze riscontrate nel progetto di riforma costituzionale preparato dai cosiddetti "saggi".

    Nucara ha concluso, tra gli applausi, affermando che nel firmamento della politica italiana è riapparsa una stella: la stella polare del pensiero laico colorata di verde e dalle sembianze di un'Edera.

    Erano presenti all'incontro, oltre gli amici intervenuti, anche Nicola Colangelo per Bisceglie, Mauro Spaccavento per Molfetta, Nicola Marcovecchio per Canosa, Guglielmo Leporale per Cassano delle Murge, Longo, Palumbo e Parisi per Trani, Cataldo Bevilacqua per Corato, Paolo Ciliberti per Castellana, Francesco Castro per Bitonto, Giuseppe Calabrese per Carbonara, Michele Vatinno per Modugno, Lorusso per Bari-Japigia, Vittorio Capriati Bari -Borgo antico, Antonio Piccolo per Bari -Enziteto, Guido Sanna per Noicattaro, Francesco Albergo per Bari - Ceglie del Campo, Semeraro per Martina Franca.

    v. r.
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    tratto dal sito web del

  2. #12
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  3. #13
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    Predefinito tratto dal sito web: http://www.pri.it

    Le reazioni dei lucani contro il deposito "unico" delle scorie radioattive/L'analisi degli aspetti tecnici e la proposta del segretario regionale del Pri Renato Cittadini

    Da Scanzano una spinta per il "Progetto Basilicata"

    La forza della lotta dei lucani, contro l'individuazione dell'unico sito nazionale per lo stoccaggio delle scorie radioattive delle centrali nucleari dismesse, può rappresentare un'occasione di risveglio e di apertura alla partecipazione democratica delle popolazioni coinvolte.

    In riferimento al "Caso Scanzano", è opportuno rilevare come si stia cadendo nel paradosso, facendo leva sulla sola questione sentimentale - psicologica, ed omettendo di entrare nel merito della questione per osservare le varie sfaccettature che la stessa presenta.

    Vanno dissolti i dubbi e le perplessità attraverso un attento esame del caso, simulando un processo di approfondimento che faccia emergere tutti i retroscena della questione.

    A partire da un'analisi del profilo politico-programmatorio nazionale, si deve procedere con l'esame del profilo tecnico - scientifico che inerisce il progetto "Deposito delle scorie", e infine, ma non ultimo approfondimento come importanza, affrontare anche la questione sotto il profilo socio-psicologico (quindi interesse delle popolazioni direttamente coinvolte).

    Fatta questa breve premessa, è essenziale precisare che:

    1) Non si può pensare che le scelte di un governo nazionale non tengano conto del generale interesse di una nazione. Di conseguenza, deve ritenersi sempre alta l'attenzione che il governo può riservare ad una popolazione, e quindi al particolare evento, allorché siano poste in gioco specifiche esigenze di un territorio, la qual cosa vale ad oggi per Scanzano.

    Ma, noi lucani, abbiamo contestualmente la forza di essere osservatori critici, se il caso lo richiede (ed il caso lo richiede), in ordine agli indirizzi ed alle azioni di sviluppo socio - economico che per tale area della costa ionica il governo regionale ha proposto ? Forse sono essi i porti? Forse sono essi i grandi complessi o villaggi turistici? Forse è l'agricoltura intensiva tipica dell'area, di pregio un tempo, e che oggi per esigenze di mercato ricorre ai pesticidi e ad altre sostanze nocive, benché non visibili? Ovvero, è la cementificazione sfrenata che nel breve, sulla scorta delle emergenze evidenziate con studi di elevato livello scientifico, porteranno alla totale desertificazione dell'area (nei prossimi 50-70 anni si potrebbe perdere il 50 - 60 % dell'attuale superficie destinata all'agricoltura intensiva in quell'area, fenomeno di desertificazione dovuto ad una serie di eventi naturali - tra cui l'arretramento della costa - ma dove la mano dell'uomo fornisce un ulteriore e negativo contributo; ed è da considerare che al momento non vi sono progetti pronti o possibilità di interventi garanti almeno di un rallentamento del processo, o fenomeno evidenziato).

    E' tutto questo ciò che vogliamo sottoporre all'attenzione del governo nazionale in contrapposizione alla realizzazione del sito nucleare? Un programma regionale che ben rappresenta un processo di involuzione piuttosto che di sviluppo, non fornendo affatto garanzia sul futuro dell'area e della sua popolazione. Siamo allora nelle condizioni reali di elaborare una proposta alternativa al Governo che parta dall'assunzione di una coscienza per uno sviluppo eco-compatibile?

    2) Si ritiene, nello specifico, che dal punto di vista tecnico non vi siano dubbi sulle garanzie di sicurezza del progetto sia in merito all'ubicazione che ai rischi sulla popolazione. D'altronde, la presenza di centrali nucleari a ridosso della nostra penisola ci induce a riflettere sul grado di pericolosità delle scorie che nel caso di Scanzano si riduce notevolmente, trattandosi di scorie di centrali italiane dimesse.

    3) L'impatto che tali scelte comporta sulle popolazioni maggiormente toccate è logico e giustificato, considerando che nessuno vorrebbe avere sul proprio uscio i rifiuti delle altre case.

    Ma quale è stato l'impegno e l'attenzione posta dal governo regionale della Basilicata nella gestione del territorio sino alla vigilia del "caso Scanzano"?

    Si ritiene di dover evidenziare la massima disattenzione nell'esaminare il programma SATA - Fiat allorché si propose l'inceneritore "la Fenice" di Melfi; nonché l'elettrodotto Santa Sofia - Matera che tocca sempre la stessa area; non ultima la disattenzione, anzi la delega all'allora governo di centro - sinistra, in ordine al rilascio delle autorizzazioni all'ENI - AGIP per le ricerche e le perforazioni petrolifere in Val d'Agri e nella Val Camastra.

    O ancora, non possiamo dimenticare la TRISAIA di Rotondella, dove c'è presenza di nucleare in superficie.

    Questo complesso di cose di per sé ha già disegnato "Il quadro" di uno scenario drammatico e dannoso sotto tutti i profili per la Basilicata e per la sua popolazione, senza comunque suscitare nelle stesse la benché minima suggestione (effetto psicologico di massa).

    Il torpore sociale e civile, di estrema convenienza nella logica politica della maggioranza governativa lucana, ha regnato indisturbato sino all'evento Scanzano.

    Il positivo risvolto di questa vicenda consiste nel rilevare che una massa di cittadini lucani si sensibilizza rispetto a scelte ritenute inopportune, se rapportate alla logica di sviluppo e di conservazione concepita dagli stessi, ma comunque concetti sempre paurosamente assenti nei contenuti della programmazione regionale.

    A ciò si contrappone la cinica logica dei governanti locali. Essi si stanno distinguendo per una "gestione populistica" del caso Scanzano, puntando con ciò a due obiettivi:

    - evitare che le popolazioni crescano e divengano una "cittadinanza attiva";

    - organizzare il tutto nella direzione "elettoralistica", o di parte, contro un governo nazionale, a copertura delle proprie logiche politiche- affaristiche.

    La rappresentanza del PRI della Basilicata sostiene che il governo nazionale debba tener presente, in questa fase, i bisogni e le esigenze dei cittadini lucani in rivolta, sempre che la logica dello sviluppo dell'intera area del metapontino rientri nei canoni propri dello sviluppo sostenibile e compatibile, quella politica, cioè, che tenga in considerazione le vocazioni delle diverse realtà territoriali, ossia la storia, la cultura, l'economia di ciascuna comunità e legarle insieme attraverso una programmazione concertata e finalizzata al raggiungimento di tali obiettivi.

    Il Partito Repubblicano regionale propone di condurre questo movimento spontaneo di protesta popolare direttamente presso il Governo alla cui attenzione porre un vero e proprio progetto che vuole denominare "Progetto Basilicata" in cui far leva sui concetti di sviluppo sostenibile e durevole, isolando quelle forze politiche che da sempre hanno strumentalizzato le popolazioni del Sud e la sua esasperazione.

    Renato Cittadini
    Segretario regionale Pri
    della Basilicata

  4. #14
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    Predefinito ... riceviamo da Paolo Carotenuto ...

    Grande clamore sta suscitando la protesta di una intera regione, la Basilicata, contro la decisione assunta dal Governo di insediare a Scanzano Jonico il sito di stoccaggio e messa in sicurezza delle scorie nucleari.

    La creazione del deposito nazionale di scorie nucleari trova la sua ragione d’essere nella necessità di razionalizzarne lo stoccaggio e, soprattutto, di eliminare i rischi derivanti dal pericolo attentati. I nuovi scenari internazionali, infatti, hanno trasformato i depositi di scorie nucleari in luoghi ad alta pericolosità e sul territorio nazionale ne sono distribuiti un cospicuo numero. Ovvio il tentativo di concentrarli e controllarli. Non affrontare il problema costituirebbe una sottovalutazione grave e l’assunzione di una grossa responsabilità. Nel nostro Paese siamo molto bravi a piangere e recriminare quando gli eventi nefasti si manifestano - la frase “una tragedia che poteva essere evitata” è ormai nel nostro dna - ma sistematicamente si ostacola chi cerca di prevenire pericoli e rischi.

    Del resto è esattamente quel che sta accadendo in questi giorni al Governo, con una serie di personaggi politici e movimenti ambientalisti che si sono inseriti prepotentemente nel dibattito con la consueta demagogia che li contraddistingue facendo solo confusione e disinformazione.

    Si badi bene, la protesta degli abitanti di Scanzano e dintorni è comprensibile e per certi aspetti condivisibile, ma le loro ragioni vanno soppesate in un contesto nazionale analizzando le problematiche dello smaltimento dei rifiuti e l’impatto che avrà sul territorio il collocamento delle scorie in un sito di grosse proporzioni creato ad hoc. Non hanno, invece, alcun senso e fondamento le parole di quanti, vittime del solito delirio ecologista come Alfonso Pecoraro Scanio, ne hanno approfittato per lanciare i propri anatemi contro l’energia nucleare appellandosi alla necessità di sfruttare fonti energetiche alternative come l’energia eolica e l’idrogeno. A parte il fatto che queste affermazioni sono altamente discutibili nel merito, si può notare che questi personaggi non perdono l’occasione per cavalcare l’onda della protesta con divagazioni sul tema che sono volte a incrementare solo la propria sovraesposizione mediatica.

    I rifiuti, per quanto ci possa o meno piacere, esistono e i pericoli ad essi connessi anche. Il fisico Tullio Regge, premio Einstein per la Fisica e docente al Politecnico di Torino, sostiene che «attualmente i residui atomici presenti in Italia sono nella situazione di maggiore insicurezza. Ciò nonostante finché non si verificato il problema del deposito nessuno prima se ne è preoccupato. E questo catastrofismo è lo stesso che da anni pervade le coscienze politiche provocando solo enormi danni». Per lo stesso professor Regge Scanzano Jonico rappresenta uno dei migliori luoghi dove costruire il nostro “cimitero nucleare” perché lì c’è una doppia protezione: la prima è di salgemma, il che significa che l’acqua non è mai arrivata, e la seconda è l’argilla. Ed a 700 metri di profondità quelle sostanze sarebbero difficilmente attaccabili».

    Tuttavia non possiamo ignorare l’altra faccia della medaglia che vede un governo che per l’ennesima volta si fa trovare impreparato sul piano della comunicazione e della modalità con la quale si è pervenuti alla selezione. Una scelta d’imperio che ha scatenato i catastrofisti pronti ad amplificare il disagio di una popolazione che oggettivamente non può non provare sentimenti di profonda preoccupazione per la prospettiva che gli si pone dinanzi. Un governo che evidenzia una certa superficialità sia nella realizzazione della scelta sia nella retromarcia che ha azionato. E non ci fa una gran figura perché le possibilità sono due: la riconsiderazione della scelta di Scanzano è dovuta alla protesta popolare e questo ci mostrerebbe un esecutivo incapace di assumere decisioni difficili ma inevitabili; il ripensamento è dettato dalle caratteristiche geologiche del territorio, evidenziando, peggio ancora, l’approssimazione con la quale si è arrivati all’investitura. Scanzano, tra l’altro, si trova in una zona a rischio sismico e questo non aiuta noi cittadini ignoranti a fidarci di una scelta che necessiterebbe di una maggiore professionalità e ponderazione.

    Paolo Carotenuto

  5. #15
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    Predefinito tratto dal sito web: http://www.pri.it

    Scanzano/La psicosi italiana nei confronti del nucleare

    di Giovanni Postorino

    Abbiamo pubblicato nei giorni scorsi la proposta del segretario del Pri della Basilicata, Renato Cittadini, che esaminava le reazioni alla decisione di identificare un sito "unico" per le scorie nucleari a Scanzano Jonico e avanzava una proposta. La vicenda è diventata ormai un fatto nazionale e il Governo sta discutendo, nel Consiglio dei Ministri di oggi, sulle possibili soluzioni, tra cui l'identificazione di nuovi siti diffusi su tutto il territorio nazionale.
    Pubblichiamo l'intervento di un esponente della Fgr Giovanni Postorino che, proiettando la vicenda in un'ottica più ampia, contribuisce a chiarirne molti aspetti.

    Ammettiamo per un momento di poter tornare indietro di alcuni giorni, quando ancora la polemica non era scoppiata nelle forme e nei modi ai quali stiamo assistendo da ormai due settimane.

    In Italia c'erano (e ci sono ancora) numerose decine di depositi di materiale radioattivo le cui condizioni di sicurezza non erano (e non sono) adeguate. La comunità scientifica ed Enti come l'APAT o l'ENEA concordavano (e concordano ancora oggi) nel ritenere urgente l'entrata in vigore di norme che risolvessero l'improcrastinabile problema delle scorie.

    Il Governo ha emanato, quindi, un decreto legge recante "Disposizioni per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi".

    Ammettiamo a questo punto che l'individuazione del luogo (compiuta "in relazione alle caratteristiche geomorfologiche del terreno", così recita l'articolo 1) contenuta nel decreto governativo non fosse avvenuta per il comune di Scanzano Jonico, bensì per uno qualsiasi degli altri comuni italiani. La reazione attraverso manifestazioni, cortei, dichiarazioni, veementi proteste, scioperi, serrate, blocchi stradali, ecc., ad opera di uomini politici, ambientalisti, sindacalisti, imprenditori, scolaresche e di tutta la cittadinanza, sarebbe stata differente da quella che in questi giorni si sta allargando anche alla Campania, alla Puglia e alla Calabria? Credo proprio di no. Il copione sarebbe stato identico a Chivasso come a Bagheria, a Belluno come a Latina. E questo a causa delle emozioni che si scatenano quando si parla di nucleare.

    La verità è che in Italia termini come energia nucleare, centrali, radioattività, scorie, sono tabù perché richiamano alla memoria popolare esclusivamente Chernobyl o Hiroshima. Le posizioni prese in questi giorni dalla cittadinanza lucana sono, nella maggior parte dei casi, frutto di un mix di pregiudizio, paura, falsa informazione, ignoranza scientifica e demagogia. L'angoscia per il nucleare sta portando la gente ad affermare con convinzione l'inadeguatezza del proprio territorio e a chiedere il ritiro del decreto, adducendo però argomentazioni che per nulla scaturiscono da analisi scientifiche approfondite.

    Il Governo, da parte sua, ritiene quello della località lucana, il sito nazionale ideale per la raccolta dei rifiuti nucleari. Ma, d'altro canto, tenta un'impacciata retromarcia prospettando emendamenti volti ad individuare altre località, insinuando però in questo modo il tremendo dubbio che forse non sono state compiute tutte le rilevazioni tecniche del caso. Che senso avrebbe, ci si può legittimamente chiedere, prospettare modifiche al decreto se quel sito è l'ideale? Motivi, per caso, di consenso elettorale? Speriamo di no. Certo, bisogna avere coraggio nel sostenere scelte impopolari ma necessarie. Ecco perché le norme in questa circostanza non devono avere il sapore della politica, bensì ispirarsi soltanto ai risultati delle rilevazioni tecnico-scientifiche. In questo modo il politico avrà dimostrato forte determinazione nel perseguimento dell'interesse comune, e sarà al riparo dal malcontento popolare.

    Forse allora conviene a tutti riaprire la discussione con argomentazioni più opportune, sensibilizzando e informando correttamente l'opinione pubblica su quella che è effettivamente l'attuale situazione (il Centro Enea di Trisaia, per esempio, dovrebbe destare molte più allarme rispetto al deposito che si vuole installare).

    L'interramento delle scorie radioattive in un unico sito, ben sorvegliato e monitorato di continuo, potrà soddisfare in modo più adeguato le esigenze di tutela dell'ambiente e di protezione della vita dell'uomo, nonché por fine alla precaria e pericolosa situazione che viviamo oggi.

    Valgano per tutte alcune considerazioni.

    Il fatto che un gran numero di materiale radioattivo sia sparpagliato su tutto il nostro territorio senza la vigilanza opportuna non è solo causa di rischi per l'ambiente. Infatti, se dovesse impossessarsene qualche gruppo terroristico altissima è la probabilità che se ne possano servire per confezionare "bombe sporche" (come denunciano gli esperti in studi militari e strategici tra cui Carlo Jean). Chi si schianta deliberatamente con un aereo contro un grattacielo, chi irrompe con dei camion dentro una caserma di soldati facendosi esplodere, chi imbottito di tritolo sale su un autobus in pieno giorno, potrebbe mai avere la minima riluttanza nell'abbinare un chilo di esplosivo ad un quantitativo, anche minimo, di materiale radioattivo?

    Vi è poi il problema dei rifiuti di origine medica che vengono prodotti quotidianamente raggiungendo un ammontare di diverse tonnellate l'anno. Questi rifiuti radioattivi medicali sono affidati in custodia ad ospedali e cliniche private, mentre forse sarebbe più opportuno che venissero inviati ad un unico centro di raccolta e stoccaggio in modo da poter essere sorvegliati in condizioni di massima sicurezza possibile.

    Non si può dire, al momento, se il sito si farà, né tanto meno dove sarà ubicato. Sta di fatto che permane nella popolazione italiana un problema psicologico molto radicato nei confronti del nucleare. Alla classe politica e agli esponenti del mondo scientifico spetta il compito di estirpare questa psicosi attraverso argomentazioni comprensibili supportate da dati tecnici. Il nucleare non vuol dire leucemia, cancro, mutazione genetica, armi, morte, bensì benessere: bisogna solo saperlo gestire.

    Che il sito per il materiale radioattivo debba farsi a Scanzano ovvero nel territorio di un altro comune non può essere decisione politica. L'indicazione deve scaturire da intensi test condotti per accertare l'idoneità del sottosuolo che deve accogliere le scorie. Solo così si risponderà a numerosi interrogativi, dissolvendo dubbi e vincendo paure. A questo punto risulteranno ingiustificate ulteriori forme di pretesta, condotte dagli abitanti della Basilicata o da quelli di qualsiasi altra regione.

    Se non si vuole rinunciare ad esami medici come la risonanza magnetica nucleare e se si vuole essere coerenti con certe (sciagurate) scelte compiute in un non lontano passato e se, correttamente, riteniamo del tutto immorale dare ad altri i rifiuti che noi produciamo, le scorie sono il prezzo da pagare: un prezzo che possiamo tranquillamente affrontare solo se ci faremo guidare dalla razionalità e dal buonsenso.

    Insomma, se c'è il rischio che qualcosa di terribile accada cerchiamo almeno di ridurlo al minimo.

  6. #16
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    Predefinito tratto da IL MANIFESTO 1 dicembre 2003

    RADIOTRESCIENZA

    SCORIE NUCLEARI

    su RADIO 3 alle ore 11,00 domani 2 dicembre 2003

    Scanzano, una paesino del meridione in riva al mare. Seimila abitanti che vivono di agricoltura e turismo. Per alcuni il luogo ideale per seppellire scorie nucleari, senza consultare la cittadinanza. Quali dilemmi etici comportano tali situazioni? Come è possibile gestire democraticamente situazioni di rischio? Ne parlano con il conduttore Pietro Greco: Maurizio Viroli, docente di Teoria politica all'università di Princeton e Gianfranco Bologna, segretario generale del Wwf Italia e docente in Gestione delle risorse naturali all'università di Camerino.

  7. #17
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    Predefinito tratto dal sito web: http://www.pri.it

    Scorie: aspettando le proteste che verranno

    di Giovanni Postorino

    Non poteva avere una conclusione diversa la vicenda del decreto legge sulle scorie radioattive. Il Consiglio dei Ministri di giovedì scorso ha approvato un emendamento con il quale si elimina il riferimento a Scanzano Jonico e si prevede la costituzione di una Commissione di esperti che entro un anno dovrà individuare il sito adatto allo stoccaggio delle scorie.

    Questa soluzione potrebbe apparire assolutamente ragionevole: un commissario coadiuvato da 14 esperti, attraverso esami e test approfonditi, hanno il compito di individuare la zona dove raccogliere ed interrare tutto il materiale radioattivo che produciamo in Italia.

    Ai nostri occhi, però, il problema resta in tutta la sua drammaticità: questa vicenda è nata male ed è stata gestita peggio. Alla fine i rifiuti radioattivi rimangono, nei circa 150 depositi, in condizioni di sicurezza non adeguate.

    Nel precedente intervento chiedevo che a guidarci fossero la razionalità e il buonsenso, mentre oggi constato che entrambe queste doti, che, insieme al coraggio politico, a quanto pare, non possiamo pretenderle da nessuno, sono le principali sconfitte della vicenda. In verità, ci sono più vinti che vincitori.

    Ne esce sconfitto il Governo, suo malgrado, per diversi motivi. Per prima cosa non è riuscito a far comprendere alla popolazione, né della Basilicata né del resto d'Italia, l'importanza della costruzione di un unico sito sotterraneo per lo stoccaggio delle scorie radioattive: un difetto di comunicazione gravissimo che paga a caro prezzo. Straordinario poi che non sia riuscito a farlo capire neanche ad illustri esponenti della stessa maggioranza. Che i membri dell'opposizione contestino il provvedimento non sorprende: è un coacervo di gnostici poco propensi al dialogo in particolare su queste materie.

    All'indomani della modifica al decreto possiamo solo porci degli interrogativi che, senza alcuno spirito polemico, vogliono essere semplicemente di critica costruttiva. Che senso ha indicare prima un luogo, ritenendolo addirittura "ideale", se poi ne spuntano degli altri? Se poi forse non è così "ideale", tanto da dover nominare una Commissione ad hoc per l'individuazione? Perché non ci si è affidati da subito ad una Commissione di scienziati e di tecnici? Ma soprattutto: perché non si è condotta per tempo una campagna di informazione e sensibilizzazione degli abitanti delle aree sottoposte ad indagine? Come si è potuta far nascere l'idea sbagliata (mi auguro) che sia stata scelta la Basilicata in quanto terra del Sud, povera e sacrificabile? Da un punto di vista costituzionale, poi, perché emanare un decreto legge, che secondo la lettera dell'articolo 77 della Costituzione deve essere adottato in casi straordinari di necessità ed urgenza, se poi la produzione degli effetti dello stesso è rinviata alla decisione di una Commissione di esperti, che avverrà tra un anno, con buona pace per il requisito dell'urgenza? Non si è pensato che anche fra un anno avremo le stesse forme di protesta, e chissà dove? E poi, se non sarà Scanzano, la credibilità dei tecnici che hanno contribuito alla prima indicazione crollerà proprio in virtù di quella scelta iniziale. La gente penserà che anche quella seconda scelta sarà sbagliata. Non ci si rende conto che in questo modo si è creato un pericoloso precedente? Si penserà che con alcune settimane di protesta, interrompendo servizi pubblici, la viabilità in particolare, esponendo bandiere e cartelloni, facendo esibire la banda del Paese, portando in processione i Santi patroni, con il beneplacito di amministratori locali e sacerdoti, circondati a loro volta da una variegata folla di scolaresche e pensionati, si riuscirà a piegare una sacrosanta scelta del Governo nazionale, che riflette una necessità comune non più procrastinabile.

    Il Governo e, soprattutto, la Commissione hanno un anno per correggere il tiro e non far nascere altri interrogativi come questi. Ma perché succeda ciò, si dovrà lavorare senza tralasciare alcun dettaglio ed agire nella più assoluta trasparenza, per evitare qualsiasi sospetto. Se una zona sarà individuata, lo dovrà essere esclusivamente in base alle caratteristiche geologiche del terreno: la politica non deve intervenire in alcun modo e nessun politico, locale o nazionale, potrà condurre una credibile azione di protesta.

    Ma non illudiamoci: fra dodici mesi avremo un'altra sollevazione popolare in un'altra città del nostro Paese, o ancora una volta a Scanzano? Sicuramente sì. Si farà mai il sito unico per le scorie radioattive? Probabilmente no, mai.

    Comunque, a mio avviso, neanche voi, cari amici lucani, potete ritenervi vittoriosi. È una classica vittoria di Pirro, quella che festeggiate oggi, che può nascondere una sconfitta definitiva qualora anche la Commissione indicasse ancora una volta Scanzano. E tutto questo perché le argomentazioni che avete addotto per evitare che nel vostro sottosuolo vengano depositate, in assoluta sicurezza, le scorie radioattive (che anche voi producete ogni giorno) non sono argomentazioni credibili. Voi avete agito mossi da stati d'animo, dalla paura e, scusatemi, dall'ignoranza. Siete stati strumentalizzati dagli amanti del pericoloso status quo, che ora chiedono, addirittura, il ritiro definitivo del decreto. Nessuno vi ha spiegato ciò che in una situazione di calma avreste sicuramente compreso, ma che, visto come si sono svolti i fatti, non potevate di certo accettare.

    Cari ambientalisti, anche voi non potete ritenervi soddisfatti. Ma quali battaglie conducete in Italia se poi si scopre, grazie a queste settimane di polemica, il modo con cui vengono conservate le scorie radioattive nel nostro Paese? Certa gente, invece di tuonare su quanto sono pericolosi i rifiuti nucleari per l'ambiente e per l'uomo, cosa che sappiamo perfettamente, dovrebbe interrogarsi sul modo migliore per ridurre al minimo il rischio di qualsiasi tipo di contaminazione. Le scorie ci sono. Bisogna provvedere al problema della loro raccolta e del loro stoccaggio in condizioni di massima sicurezza. L'interramento a novecento metri di profondità in una miniera di salgemma può essere una soluzione? Forse è meglio darle ad altri Stati, magari poveri? O le lasciamo così, sparpagliate e senza controllo? Ma non è nell'interesse anche degli ecologisti più integralisti la realizzazione di un sito unico nazionale? Mi sfuggono, oggettivamente, i motivi di contrasto verso questa soluzione, che oltretutto sta per essere adottata anche da altri Paesi (tra cui gli Usa, che hanno di certo molto più materiale da smaltire rispetto a noi).

    Credo di poter dire che, se la Commissione di esperti dovesse indicare il sottosuolo del mio paese come idoneo ad accogliere le scorie, ebbene io non parteciperò ad alcuna forma di protesta (che già, non mi illudo, vedo alimentarsi). E non lo farò proprio perché sono un ignorante in materia e non mi resta che fidarmi dei dati tecnici e scientifici forniti dagli esperti, per il benessere di tutti.

    Questo invito provocatorio a seguire le sole indicazioni scientifiche deve valere sia per i politici che per tutti i cittadini, perché gli interessi nazionali di tutela ambientale e di sicurezza per la vita dell'uomo sono prevalenti su qualsiasi fobia o integralismo.

  8. #18
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    I repubblicani lucani a Congresso

    Sabato 20 dicembre alle ore 15 a Potenza, presso l'Istituto Principe di Piemonte si celebra il Congresso Regionale del Partito Repubblicano Italiano. Forza politica ricostituitasi in Basilicata già da due anni per dare voce e rappresentanza ai tanti cittadini che si ispirano ai valori laici e liberali e che credono che la politica possa trovare la sua più alta espressione nel metodo riformista.

    A darne l'annuncio il segretario regionale, Renato Cittadini. Il PRI – spiega – ha deciso di convocare il congresso per adeguare il partito, la sua azione politica e programmatica, l'organizzazione e la qualità dei gruppi dirigenti, alla fase attuale della politica regionale anche in vista della competizione elettorale della prossima primavera.

    Il Partito Repubblicano si riorganizza sul territorio per contribuire accanto agli alleati della Casa delle Libertà alla costruzione di un "Progetto Basilicata" alternativo al modello proposto dal centrosinistra, sul quale far convergere le forze moderate e di rinnovamento. Un progetto - sottolinea Cittadini- che mira all'unificazione sociale ed economica della Regione a differenza di quanto fin qui prodotto dall'attuale governo regionale.

    Il ruolo giocato dal Partito Repubblicano Italiano all'interno della coalizione di centro destra è quello di aggregare le forze laiche presenti in Basilicata attirando i tanti liberaldemocratici che hanno votato centrosinistra per una esigenza riformista, ed ora sono in forte disagio per le scelte politiche operate che non hanno portato nessuno sviluppo e nessuna innovazione, bensì un consociativismo mai visto nella nostra Regione.

    Per sostenere l'azione dei repubblicani lucani, prenderà parte ai lavori il Segretario Nazionale del Partito dell'Edera nonché Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Ambiente On. Francesco Nucara che si farà portavoce delle istanze del PRI di Basilicata presso il Governo Nazionale.

  9. #19

  10. #20
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Basilicata/Elezioni Regionali 3-4 Aprile

    Lista "Federazione di Centro" collegata al candidato presidente Cosimo Latronico (CdL)

    Potenza

    Cittadini Renato (Pri)
    De Vita Giuseppe
    Rosa Salsano Gerardo
    Brancaccio Michele (Pri)
    Calitri Vincenzo
    D'andrea Antonio
    Di Muro Michele
    Lapolla Rocco
    Lucente Gerardo Donato
    Mancone Francesco
    Mancusi Domenico (Pri)
    Pascale Giuseppe
    Pisano Nicola
    Rosa Annamaria
    Rosa Donato
    Trotta Vincenzo

 

 
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