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  1. #81
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    Originally posted by Don Vituperi


    Se devi dire fesserie è meglio che butti il PC.

    1) I confini attuali comprenderebbero anche una parte della prov. di Bologna (Dozza e Imola) e una parte della prov. di Pesaro.

    2) Sui confini storici, ripeto che ci sono diverse mappe come risulta da un libro pubblicato di recente (magari in altra occasione fornirò titolo ed autore)

    3) L'ultima mappa della Romagna l'ha stilata quel fenomeno di Speroni nel 94 quando era ministro per le riforme ed allora comprendeva anche Roma (si, proprio così: aveva scoperto lo Stato Pontificio)

    4) per quanto si può dire delle simpatie, se è per quello ve n'è ancor meno fra Ravennati e Forlivesi e ci sarebbe da ridere, nel caso di una regione Romagna, sapere quale sarà la capitale.
    E poi io ho scritto: FONDAMENTALMENTE. Questo significa che un'eventuale regione Romagna, se sorgesse, aggregherebbe quelle tre provincie e non comporterebbe (purtroppo) la revisione dei confini delle provincie di Bologna e di Pesaro.

  2. #82
    ora ltd poi lti
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    Originally posted by ZENA


    Conosco molti emiliani, e a quanto mi sembra non vi è molta stima fra costoro e i romagnoli. Questi ultimi chiesero di far aggiungere il termine Romagna al nome Emilia in quanto ritengono di avere una propria identità culturale specifica.Sui confini non credo ci siano grosse diatribe: la Romagna inizia dopo Bologna, e comprende fondamentalmente le provincie di Rimini, Ravenna, Forlì....
    Conosco anch'io molti romagnoli e si va daccordo. Quanto ai confini, non mi sento meno a casa là come qua.
    Se poi mi parli di confini "mentali", ognuno può scegliersi quelli che crede.

    ciao

  3. #83
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    Originally posted by lsu


    Conosco anch'io molti romagnoli e si va daccordo. Quanto ai confini, non mi sento meno a casa là come qua.
    Se poi mi parli di confini "mentali", ognuno può scegliersi quelli che crede.

    ciao
    Concorderai con me che campanilismo e identità sono argomenti leggermente diversi dai rapporti personali. Ricordo una canzoncina da stadio che le tifoserie emiliane cantan sempre a quelle romagnole sulle note di "Romagna mia".... Per rispetto verso i romagnoli non la riporto, ma potete immaginarvela....

  4. #84
    ora ltd poi lti
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    Originally posted by ZENA


    Concorderai con me che campanilismo e identità sono argomenti leggermente diversi dai rapporti personali. Ricordo una canzoncina da stadio che le tifoserie emiliane cantan sempre a quelle romagnole sulle note di "Romagna mia".... Per rispetto verso i romagnoli non la riporto, ma potete immaginarvela....
    Sì, sul campanilismo ho molti ricordi di storielle che vedono protagonisti anche paesini microscopici del ferrarese, fra loro vicinissimi. Ma posso anche dirti che sento molto più estranei gli ultras spallini (tifosi della squadra di calcio di Ferrara; io abito in centro) che non, ad es., alcune persone di Pr, Mo, Pc o Ra, Fo, Rimini che conosco. E quelli che non conosco non mi sembrano "alieni".

    lsu

  5. #85
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    Originally posted by lsu


    Sì, sul campanilismo ho molti ricordi di storielle che vedono protagonisti anche paesini microscopici del ferrarese, fra loro vicinissimi. Ma posso anche dirti che sento molto più estranei gli ultras spallini (tifosi della squadra di calcio di Ferrara; io abito in centro) che non, ad es., alcune persone di Pr, Mo, Pc o Ra, Fo, Rimini che conosco. E quelli che non conosco non mi sembrano "alieni".

    lsu
    Non è un problema di U.F.O.... Lo stadio è praticamente l'ultimo luogo di aggregazione sociale rimasto, o comunque l'ultimo luogo dove è possibile sventolare le insegne cittadine e "identificarsi" in maniera forte e perentoria.... Che poi i rapporti personali siano "altri" da questi ambiti è fuori discussione... Il problema è capire se esiste una realtà Romagna geograficamente e culturalmente distinta da una realtà Emilia, tale da indurre alla creazione di due regioni diverse.... Io non vedo controindicazioni in merito alla duplicazione dei centri decisionali, e credo che questa idea sia popolare almeno per chi ha a cuore la tutela delle identità e le giuste corrispondenze fra territorio ed esercizio del potere.... In ogni caso è una scelta che spetta agli emiliani e/o ai romagnoli, e a quanto ne so esistono movimenti e correnti d'opinione (non solo la Lega) favorevoli a una tale soluzione...

  6. #86
    ora ltd poi lti
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    Non è un problema di U.F.O.... Lo stadio è praticamente l'ultimo luogo di aggregazione sociale rimasto, o comunque l'ultimo luogo dove è possibile sventolare le insegne cittadine e "identificarsi" in maniera forte e perentoria.... Che poi i rapporti personali siano "altri" da questi ambiti è fuori discussione... Il problema è capire se esiste una realtà Romagna geograficamente e culturalmente distinta da una realtà Emilia, tale da indurre alla creazione di due regioni diverse.... Io non vedo controindicazioni in merito alla duplicazione dei centri decisionali, e credo che questa idea sia popolare almeno per chi ha a cuore la tutela delle identità e le giuste corrispondenze fra territorio ed esercizio del potere.... In ogni caso è una scelta che spetta agli emiliani e/o ai romagnoli, e a quanto ne so esistono movimenti e correnti d'opinione (non solo la Lega) favorevoli a una tale soluzione...
    Per quanto mi riguarda, potremmo anche fare d'ogni UIU (unità immobiliare urbana) uno Stato a sè.
    Il problema però è quello dei costi: il tutto conviene ai cittadini? Costerebbe uguale o di più? E che benefici avrebbero che non possono ottenere già adesso? E quello che potrebbero avere, non può esser loro fornito dalle Amm.ni Prov.li?
    E dimmi magari che ci fa Ferrara in Emilia, visto che la Via Emilia qui non passa. Ma non dire che siamo romagnoli o addirittura veneti...

  7. #87
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    Per quanto mi riguarda, potremmo anche fare d'ogni UIU (unità immobiliare urbana) uno Stato a sè.
    Il problema però è quello dei costi: il tutto conviene ai cittadini? Costerebbe uguale o di più? E che benefici avrebbero che non possono ottenere già adesso? E quello che potrebbero avere, non può esser loro fornito dalle Amm.ni Prov.li?
    E dimmi magari che ci fa Ferrara in Emilia, visto che la Via Emilia qui non passa. Ma non dire che siamo romagnoli o addirittura veneti...
    Fossero tutti qui i costi.... I problemi di carattere finanziario sono ben altri.....E poi seguendo il tuo ragionamento tanto varrebbe delegare tutti i poteri all'Europa, o magari a una Federazione cosmica intergalattica...In realtà è importante che chi esercita il potere sia quanto più radicato nel territorio, vicino ai cittadini e che soprattutto ne condivida l'identità,i problemi e le aspirazioni....Seguendo il tuo ragionamento i luoghi di esercizio del potere sono completamente relativizzabili, e questo è inaccettabile...Come è inaccettabile pensare che un potere uniforme sia più conveniente di una pluralità di centri decisionali solo perchè costa meno (teoria tutta da verificare)....I comuni,fatta eccezione per le grandi città e in genere i capoluoghi di provincia, non potrebbero essere Stati a loro stessi, perchè è evidente che uno Stato moderno per erogare servizi da primo mondo deve avere una minima consistenza demografica... Altrimenti si che i costi salgono alle stelle... Quanto alle provincie, potrebbero, credo, essere tranquillamente considerate soggetti della devolution al posto delle regioni, perchè sarebbero in grado di dotarsi e mantener poli sanitari e strutture scolastiche diversificate. Ma purtroppo sono enti "teorici" e bistrattati.

  8. #88
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    Non è un problema di U.F.O.... Lo stadio è praticamente l'ultimo luogo di aggregazione sociale rimasto

    così vi farebbe comodo, devono pur pagarvi il biglietto.

  9. #89
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    Allora credo che possiamo buttarlo insieme il PC, perchè se è vero che Imola è romagnola, è anche vero che è dopo Bologna guardando verso l'adriatico.Così come ho detto io. Prova a dare del romagnolo a un bolognese e sentiamo cosa risponde... E' chiaro poi che fra campanili vicini ci si guardi in cagnesco, nonostante l'appartenenza a una stessa regione.... E' la riproposizione in piccolo delle antipatie fra nord e sud... In Emilia è celebre la rivalità fra parmigiani e reggiani, ma entrambi si definiscono emiliani a tutti gli effetti...... Secondo il mio punto di vista il capoluogo di una futura regione romagnola (non così lontana da venire) potrebbe essere Ravenna per l'importanza storica,ma in ogni caso si tratta di problemi che verranno districati all'interno di un tessuto culturalmente omogeneo... Se poi mi invento il fatto che la dicitura Romagna è successiva alla costituzione della regione Emilia, ed è stata voluta esplicitamente dai romagnoli desiderosi di non uniformarsi supinamente a un territorio che non li rappresentava, ti chiedo di smentirmi....


    Facciamo un po’ d’ordine.

    La Romagna, nella prima età imperiale, era compresa nella “regio VIII”, più o meno coincidente con l’Emilia attuale. Solo con Diocleziano sarebbe stata divisa, per ragioni amministrative, in “Aemilia” (il territorio occidentale) e “Flaminia” (il territorio orientale). Di Romània, e poi Romandìola, si cominciò a parlare molto più tardi, dopo che Roma aveva perso il suo primato e l’Italia era piombata nel lungo intermezzo barbarico, per identificare quel lembo di terra che per ultimo, nel nord, era stato fedele all’imperatore di Costantinopoli. Procopio chiamava “Romani” gli abitanti dei territori bizantini ad occidente dell’Adriatico.
    Furono i Longobardi , però, a definire il nucleo esarcale , il cui capoluogo essi avrebbero espugnato nel 751, come Romània; coi Franchi il termine sarebbe divenuto “ufficiale”.
    Bisogna a questo punto fare attenzione. Se per i Barbari Romània aveva un significato eminentemente territoriale, per gli eredi dell’Urbe esso tendeva ad acquisire un preciso connotato ideologico e civile. Dove erano i “Romani”, lì era la loro grande civiltà, indipendentemente dalle contaminazioni etniche e dai confini naturali.

    Quindi, non gli Rmiliani, ma i Romani prima, i Longobardi e i Franchi poi definirono la Romagna.

    I confini: Il problema dei confini della Romagna è antico, e apparentemente insolubile. La regione ha limiti certi ad Est, il Mare, e a sud , l’Appennino; molto più discutibili appaiono quello settentrionale e, soprattutto, quello occidentale. Solo nel 1984 l’ingeniere forlimpopolese Emilio Rosetti stabilizza il quadro della Romagna propriamente detta, (le attuali province di Ra, Fc e Rn, più il circondario di Imola e il Montefeltro).
    Ma perché questa linea di confine è rimasta ballerina così a lungo?
    Punto primo. Perché si pone un confine? Per distinguersi, è ovvio,. Dunque il confine è parte dell’identità.
    Punto secondo. Chi traccia il confine? Soggetti diversi. Anzitutto i poteri reali: Stati, principati, repubbliche. I territori assoggettati ad una struttura di potere sono sempre amministrati e organizzati gerarchicamente. Sotto questo profilo, la Romagna non ha mai conosciuto una coincidenza fra “spazio politico istituzionale” e “spazio regionale”: nel senso che i funzionari bizantini, il Papa, Napoleone e lo Stato unitario non si sono preoccupati di ritagliare il profilo di un’entità amministrativa sulla base di una preesistente emtità tipicamente romagnola. In altri termini, posto che sia esistito un “popolo” romagnolo, esso non ha mai fatto un’autentica e consapevole esperienza amministrativa comune, ma non ha mai neppure espresso –fatto salvo l’ultimo cinquantennio del XX secolo e da parte di esigue minoranze- una domanda di istituzione nella quale la regione potesse rispecchiarsi.
    RIMEDIO

    Un lupo disse a Giove:- Quarche pecora
    dice che rubbo troppo, ce vò un freno
    per impedì che inventino 'ste chiacchiere.
    E Giove j'arispose:- Rubba meno.

    (Trilussa)

  10. #90
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    Facciamo un po’ d’ordine.

    La Romagna, nella prima età imperiale, era compresa nella “regio VIII”, più o meno coincidente con l’Emilia attuale. Solo con Diocleziano sarebbe stata divisa, per ragioni amministrative, in “Aemilia” (il territorio occidentale) e “Flaminia” (il territorio orientale). Di Romània, e poi Romandìola, si cominciò a parlare molto più tardi, dopo che Roma aveva perso il suo primato e l’Italia era piombata nel lungo intermezzo barbarico, per identificare quel lembo di terra che per ultimo, nel nord, era stato fedele all’imperatore di Costantinopoli. Procopio chiamava “Romani” gli abitanti dei territori bizantini ad occidente dell’Adriatico.
    Furono i Longobardi , però, a definire il nucleo esarcale , il cui capoluogo essi avrebbero espugnato nel 751, come Romània; coi Franchi il termine sarebbe divenuto “ufficiale”.
    Bisogna a questo punto fare attenzione. Se per i Barbari Romània aveva un significato eminentemente territoriale, per gli eredi dell’Urbe esso tendeva ad acquisire un preciso connotato ideologico e civile. Dove erano i “Romani”, lì era la loro grande civiltà, indipendentemente dalle contaminazioni etniche e dai confini naturali.

    Quindi, non gli Rmiliani, ma i Romani prima, i Longobardi e i Franchi poi definirono la Romagna.

    I confini: Il problema dei confini della Romagna è antico, e apparentemente insolubile. La regione ha limiti certi ad Est, il Mare, e a sud , l’Appennino; molto più discutibili appaiono quello settentrionale e, soprattutto, quello occidentale. Solo nel 1984 l’ingeniere forlimpopolese Emilio Rosetti stabilizza il quadro della Romagna propriamente detta, (le attuali province di Ra, Fc e Rn, più il circondario di Imola e il Montefeltro).
    Ma perché questa linea di confine è rimasta ballerina così a lungo?
    Punto primo. Perché si pone un confine? Per distinguersi, è ovvio,. Dunque il confine è parte dell’identità.
    Punto secondo. Chi traccia il confine? Soggetti diversi. Anzitutto i poteri reali: Stati, principati, repubbliche. I territori assoggettati ad una struttura di potere sono sempre amministrati e organizzati gerarchicamente. Sotto questo profilo, la Romagna non ha mai conosciuto una coincidenza fra “spazio politico istituzionale” e “spazio regionale”: nel senso che i funzionari bizantini, il Papa, Napoleone e lo Stato unitario non si sono preoccupati di ritagliare il profilo di un’entità amministrativa sulla base di una preesistente emtità tipicamente romagnola. In altri termini, posto che sia esistito un “popolo” romagnolo, esso non ha mai fatto un’autentica e consapevole esperienza amministrativa comune, ma non ha mai neppure espresso –fatto salvo l’ultimo cinquantennio del XX secolo e da parte di esigue minoranze- una domanda di istituzione nella quale la regione potesse rispecchiarsi.
    Bene. Quindi? Poichè nessuno si è mai preoccupato di ritagliare il profilo di un'entità amministrativa nonostante al termine Emilia si sia voluto aggiungere quello di Romagna, a significare che la regione era in realtà l'unione di due territori storicamente e culturalmente ben distinti, significa forse che per sempre la Romagna dovrà esser priva di un suo profilo istituzionale che restituisca l'esercizio del potere alle comunità in essa presenti? Tu chiami minoranze quelle che si battono per una richiesta di autonomia, io sono invece convinto che questa battaglia sia abbastanza popolare, nonostante sia identificata come battaglia leghista. La sapevi la storia di quel marito che per far dispetto alla moglie si taglia le balle? Ecco, la vicenda della Romagna secondo me assume tinte simili. Non capisco la tua sufficienza nell'affrontare un tema di libertà che restituisca DIGNITA' ISTITUZIONALE alla tua terra, come se fosse indifferente DOVE il potere viene esercitato, DA CHI, in ordine a QUALI OBIETTIVI, nel rispetto di QUALE IDENTITA'. Ti esprimi come se tutto fosse relativizzabile, con la flemma o il lineare cinismo di una senilità rassegnata.Ti compiaci che l'orgoglio di appartenenza alla Romagna, miglior garanzia di un "ethos" politico e di rispetto verso il territorio sia minoritario. Eppure è una semplice questione di buon senso. Le comunità politiche sono tali nel riconoscimento di comune radici e interdipenze fra individui, si difendono attraverso strumenti istituzionali che perseguano gli interessi esclusivi del territorio e siano megafoni con cui comunicare con altri livelli di organizzazione politica, traggono linfa vitale dalla propria simbologia, pretendono di essere autonome perchè non vogliono che il proprio destino sia in mano ad altri, seppur in maniera compartecipata (soprattutto non lo vogliono le minoranze,e i romagnoli sono minoranza rispetto agli emiliani).
    Davvero faccio fatica a comprendere il perchè di tanto auto-lesionismo...

 

 
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