Il neognosticismo di Eco

La nocività sottile del pensiero di Umberto Eco non sta solo nelle caratteristiche laiche e antireligiose, come se ne è parlato recentemente sulle pagine di Studi Cattolici e sui giornali. Di peggio, se ne possono cogliere elementi che si fanno beffa degli stessi principi liberali e democratici. Nella recente polemica su Eco come novello Anticristo si è badato solo all'aspetto di divertissement giornalistico e ad una critica superficiale del suo pensiero. L'ermeneusi dei suoi testi non ha ancora svelato livelli secondari di lettura: i modi e le tecniche sottili e potenti con cui si attua non solo una dissacrazione della religione ma anche dei valori politici, laici e popolari. Non è, come vedremo, semplice profanazione di temi elevati ma circonvenzione per altri fini.

Umberto Eco si è difeso sui giornali evitando gli argomenti e riferendosi volutamente solo alla ridicola caccia giornalistica all'Anticristo. Ha accusato quindi i giornali di senzazionalismo, della cronica voracità per l'evento a tutti i costi: "l'Anticristo è la voglia di scoop", ha scritto Il Messaggero. Una difesa troppo mansueta: evidentemente il desiderio era di scomparire il più in fretta possibile, come sempre, dai dibattiti giornalistici per rintanarsi nella sua torre d'avorio. La strategia di Umberto Eco è sempre stata quella della "guerriglia semiologica", ovvero giocare e simulare all'interno del mondo della comunicazione, spesso di nascosto, con gli stessi elementi che però questa volta hanno coinvolto lui. Si è voluto costruire sulla figura di Umberto Eco quel tipo di intreccio fanta-occulto che egli stesso tante volte si è divertito ad usare. Morale: a scherzare con il "fanta-occulto" prima o poi ci si scotta.

La polemica su Umberto Eco va, per questo, ripulita dalle tinte sataniche e ricollocata, per svolgerla esaurientemente, all'interno del dibattito sull'egemonia della cultura di sinistra. È stato un grosso errore, nella polemica condotta finora dai credenti, non aver esaminato attentamente i neo-gramsciani.

Davvero la cultura di parte della intelligencija di sinistra si può considerare gnostica, in particolare quella di Umberto Eco, ma in una accezione più moderna e diversamente nefasta del termine. L'eresia gnostica, come è risaputo, riduceva la salvezza dell'uomo ad un atto di conoscenza, screditando le opere di carità e arrivando fino a disconoscere la divinità di Cristo. Poteva aspirare alla salvezza solo una casta elitaria di sapienti. Nel caso di Umberto Eco ci troviamo di fronte ad un neo-gnosticismo: non è la fede nella conoscenza come itinerario di salvezza, ma nell'arte di saper muoversi e comunicare in un mondo ridotto ad una matassa amorfa di immagini, segni e conoscenze, dove possono scampare soli superbi demiurghi che vestono i panni dell'intellettuale. Nell'epoca, che alcuni filosofi come Eco definiscono "post moderna", lo gnosticismo assume la forma di manipolazione delle conoscenze, di gioco con i meccanismi psicologici profondi della comunicazione, di riduzione del senso a simulazione, di percorsi ermetici nella selva delle umbrae, in un universo di rimandi cabalistici i cui segreti sono aperti solo a pochi iniziati.

Si vive in una temperie ecumenica e tollerante, ma la polemica degli intellettuali cattolici contro l'intelligencija "esoterica" ha un fondamento di verità. Libera la scelta del materialismo, dell'ateismo o del laicismo, ma qui si tratta di figuri che non si limitano a criticare le credenze religiose, ma le usano, le dissacrano, le circuiscono. Umberto Eco sopra tutti. Servirsi del sacro, imparentarsi senza riconoscimento, anziché criticarlo. Si giunge poi ha compiere la stessa operazione non solo con i valori culturali, ma anche con quelli politici: con i valori di Verità, Libertà, Democrazia, Stato, Tradizione.