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Discussione: 12 - Per Umberto I

  1. #1
    Zarskoeselo
    Ospite

    Predefinito 12 - Per Umberto I

    Il 29 luglio 1990 S.M. il Re Umberto I veniva assassinato a Monza al termine di una cerimonia pubblica dedicata alla promozione delle attività sportive nella quale venivano premiati i migliori atleti della stagione che andava a concludersi.
    Umberto I fu il sovrano che seppe trasformare il ruolo della monarchia in Italia, da quella d’impronta prettamente risorgimentale di Vittorio Emanuele II, il Padre della Patria, a quella più attuale che si dovette confrontare con le nuove tensioni sociali di un popolo da poco unificato che scopriva l’inizio della industrializzazione con la realizzazione di infrastrutture essenziali tra cui una rete ferroviaria ancora in uso, una maggiore partecipazione alla politica, l’inizio dell’emigrazione di quasi 250 mila italiani/anno in cerca di migliori condizioni economiche, la nascita delle Mutue Cooperative pervicacemente sostenute dal re, ma anche cruenti interventi di repressione a cui si contrapposero una particolare attenzione verso le esigenze di popolazioni colpite da calamità naturali e i primi approcci con la Chiesa romana per ristabilire il giusto equilibrio tra uno stato laico e la tradizione cattolica di gran parte della popolazione.
    Nella recente commemorazione, svoltasi a Monza lo scorso 23 luglio, il Portavoce del Coordinamento Monarchico Italiano Cav Alberto Claut , alla presenza di una delegazione di pakistani guidata dal Presidente della "Pakistan Overseas Foundation Europe" che riunisce i 500mila emigranti residenti regolarmente in Europa il Dr Raja Aftab, aveva rilasciato la seguente dichiarazione
    “ Oggi abbiamo rinnovato il senso della presenza monarchica in Italia perché trovandoci di fronte al ricordo di un tragico assassinio non ci siamo limitati alla tradizionale commemorazione, ma abbiamo voluto contestualizzare un evento di oltre cent’anni or sono. Il regicidio per mano anarchia può essere assimilato agli eventi terroristici di questi giorni; le tensioni sociali e politiche dell’Italia del 1900 sono simili a quelle che oggi notiamo in paesi in via di sviluppo che sono quotidianamente chiamati a rapportarsi con stati maggiormente sviluppati, usi alla democrazia e certamente più ricchi finanziariamente. L’assenza di un dialogo costruttivo, il monopolio di una ricchezza invidiata poco ridistribuita e le aspirazioni di crescita possono essere le cause di atti terroristici così gravi che richiedono sforzi comuni per contrastarli. Anche i flussi migratori possono essere compresi ricordando le tribolazioni dei nostri emigranti di quel temo ed è nostro dovere, a tutela dell’individuo, creare le condizioni per una convivenza civile nel rispetto delle nostre migliori tradizioni. Noi monarchici, se oggi vogliamo contribuire alle scelte politiche attuali, possiamo, anzi dobbiamo, rinnovare il nostro modo di parlare e operare accettando il confronto su temi di attualità senza più limitarci alle rievocazioni storiche che sono certamente importanti ma vanno calate nella realtà quotidiana. Lasciamo ad altri le nostalgie di un passato remoto !”.
    Le attività del C.M.I. continuano con appuntamento a Ischia (NA) alle ore 10,00 il prossimo venerdi 29 luglio per ricordare le vittime del terremoto del 1883 con la deposizione di una corona di alloro al Monumento dedicato a Re Umberto I a Casamicciola Terme (Ischia) per proseguire poi a Napoli alle ore 18,00 con la S. Messa nella Chiesa di S. Lucia a Mare, per il trigesimo dell’Avv. Luca Carrano, già Consigliere Comunale, componente della Segreteria Nazionale dell’Istituto della Reale Casa di Savoia, dirigente di Tricolore a cui seguirà l’annuale commemorazione del vile regicidio al monumento che i napoletani dedicarono al Re Umberto I (Via Nazario Sauro).
    Anche in questa occasione ci piace ricordare che i primi interventi legislativi per quella che oggi conosciamo come “Protezione Civile” possono essere individuati tra i nuovi provvedimenti adottati nel giovane Regno d’Italia ed in particolare Il primo intervento in materia di “governo dell’emergenza” a tutela dei Cittadini e dei loro beni può essere rapportato alla Legge 30 giugno 1904 n.283 “per la difesa delle strade e degli abitanti dalle frane”; a questa, dopo altre normative, ha fatto seguito il Regio Decreto n.2389 convertito poi nella Legge 15 marzo 1928 n.883 “Disposizioni per i servizi di pronto soccorso in caso di disastri tellurici o di altra natura”.

    DI SEGUITO IL MESSAGGIO
    Inviato dal Sindaco del Comune di Casamicciola Terme

    L'Amministrazione Comunale da me rappresentata è onorata di concedere il patrocinio morale alla manifestazione che l'Associazione Internazionale Regina Elena intende tenere nel nostro Comune il giorno 29 luglio c.a. in suffragio delle vittime del terremoto, che ha tristemente reso nota la nostra cittadina.
    Assicura per il programmato evento, la presenza di una rappresentanza politica ed istituzionale, con il Gonfalone del Comune.
    Distinti saluti.

    Il Sindaco,
    Ing. Giuseppe Ferrandino

  2. #2
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    Predefinito 28 Luglio 1883

    [IMG]www.cronologia.it/storia/a1883c.jpg[/IMG]
    La Maestà di Umberto I Re d’Italia

    Terribile il sisma del 28 luglio 1883 e che raggiunse l'ottavo grado della scala Mercalli. L'epicentro fu Casamicciola, rasa completamente al suolo.
    In tutto 2.333 morti e 706 feriti. Solo a Casamicciola si ebbero 1.784 morti e 448 feriti.
    Tra i morti anche la famiglia di Benedetto Croce, della quale sopravvissero solamente il futuro filosofo e storico, rimasto sotto le macerie per circa 14 ore, e il fratello Alfonso che era partito poche ore prima.

    Il 1° agosto, informato della catastrofe, Umberto I partì da Monza per Ischia dove visitò i luoghi sinistrati portando il suo personale conforto alla popolazione.
    Il Re, senza prendersi riposo, partecipò in loco al coordinamento delle Forze Armate massicciamente impiegate nella rimozione delle macerie e nel recupero delle vittime. Visitò i superstiti recandosi anche a Lacco Ameno e a Forio.
    Quando partì prelevò dal suo portafoglio private 150.000 lire dell’epoca per aiutare i più bisognosi. (e non era la Lira della repubblica!)
    Il Re fu il motore degli aiuti materiali e il cuore pulsante della solidarietà. Fu per tutti lo stimolo che ispirò numerosissime azioni di coraggio e di eroismo nelle operazioni di soccorso.

    La popolazione tutta ne trasse incoraggiamento alla vita e alla ripresa. I genitori del primo bambino nato a Casamicciola, dopo il disastro, vollero che si chiamasse “Umberto Liberatore”. E chi sa le tradizioni del Sud nel dare il nome ai propri figli, comprende quanto grande fu l’aiuto dato dal Re e la gratitudine con cui il Sud corrispose.

  3. #3
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    Predefinito


    La Maestà di Umberto I Re d'Italia

  4. #4
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    Predefinito 1900 - 29 Luglio - 2005

    Quanto desolante silenzio, oggi, anche su questo forum.
    Nessuna eco al "pianto del cuore" che per le strade e nelle case, dice Benedetto Croce nella sua Storia d'Italia" accompagnò la scomparsa del Re Buono.

    Fu il pianto di tutti, il lamento degli Italiani:

    Antonio Fogazzaro, in Parlamento, rivolto alla Regina Madre Margherita d'Italia:
    "La poesia di Casa Savoia è spezzata, diceste Voi in quel giorno nefasto. No Augusta Donna. La poesia di Casa Savoia si è arricchita oggi dell'aureola del martirio, onde è fatta agli occhi di tutti più venerabile e sacra! "

    Il radicale Papafava:
    "Umberto era il simbolo, la bandiera. Gli volevamo bene più che non credessimo. Sotto il radicalesimo, sotto il republicanesimo vive il sentimento della continuità storica della Patria.
    Egli amava il Paese più che la Corona
    "

    Il repubblicano On. Colajanni fa loro eco e pretende lui, repubblicano, commemorare alla Camera il Re. Definì esecrabile l'assassinio e riconobbe che il Regno di Umberto I fu quello di "un Re veramente galantuomo"

    Ed è ancora un repubblicano a tacitare l'amico Durrutibus. E' Giovanni Bovio che sostenne con gli anarchici, con Malatesta in primis, la feroce memorabile polemica che pronosticò lunga vita alla Monarchia di Casa Savoia.
    Fu Bovio a tracciare, con stupenda onestà, il profilo del Re che dice: "A Monza si fa festa, a Napoli si muore: vado a Napoli!", un Re che tra i colerosi di Busca e di Napoli, tra i terremotati di Casamicciola, in ogni dove è presente nelle tribolazioni e nelle disgrazie pubbliche, generoso e clemente con gli stessi attentatori alla Sua Vita.

    Giuseppe Verdi si alzò dal suo letto di morte per esprimere in note il pianto suo e della Nazione.

    Oltre alle celebrità e ai politici vi è, permettetemelo, la mia umile ma ferrea testimonianza. Abitavo in Via Mentana a Pesaro negli anni della mia infanzia ed i primi della mia adolescenza. La Signora Olvide, che abitava in Via Mazzini, una strada vicina, essendo rimasta sola nella sua tarda età, amava accogliere i bambini del quartiere dispensando carezze sulla fronte e, sicuramente con sacrificio, cioccolatini e caramelle. Il tutto accompagnato da un sempre ripetuto: "sii bravo!". Lo ricordo ancora il gran quadro, unica cosa che mi parve di lusso in quella povera dimora, grandissimo ai miei occhi, dalla cornice spessa forse dieci centimetri, datosi che conteneva, dietro il vetro, fiori secchi o di seta posti tutti all'intorno dell'immagine ch'era sul fondo e ch'io vedevo per la prima volta. Due grandi occhi, una fronte spaziosa sovrastata da corti capelli bianchi, così com'erano bianchi i grandi baffi che, solo essi assieme agli occhi, sembravano riempire il quadro. Alla mia impertinente domanda: "Sora Olvide, l'è su Marit?" - "No" mi rispose in italiano "è il Re. Il nostro Re". Eravamo alla fine degli anni Cinquanta.
    Quasi sessant'anni dal Suo assassinio ed il grande quadro nella casa della Signora Olvide, dovrebbe dire a Durrutibus che Re Umberto I fu un sovrano amato dal Popolo. Dal Popolo più che dalla borghesia e dalla Nobiltà.

    E' infatti ancora un socialista, uno che soffrì persino il carcere, ma che con l'onestà di Bovio testimonia anch'Egli, alla Nazione e per la Storia, che Umberto I fu un ottimo Re. Pascoli Giovanni.

  5. #5
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    Predefinito 1900 - 29 Luglio - 2005

    Al Re Umberto

    I

    In piedi, sei morto, tra i suoni
    dell’inno a cui bene si muore:
    in piedi: con palpiti buoni
    nel cuore, colpito nel cuore:

    tra grida più fiere che squilli,
    di Viva! sei morto: ed al vento
    tra gli altri cognati vessilli
    batteva il vessillo di Trento:

    sul campo; nell’ultima sera
    guardando, tra i fremiti lieti,
    che cosa, o Re morto? Una schiera
    di giovani atleti.

    II

    Sul campo, sei morto, una mano
    levando alla fronte severa,
    vedendo da presso e lontano,
    vedendo, nell’ultima sera,

    nell’ultimo istante, con gli occhi
    guizzanti una luce corusca
    di lancie d’ulani, con gli occhi
    velati dall’ombra di Busca,

    vedendo – là tra la minaccia
    del nembo luceva una stella –
    sei morto vedendoti in faccia
    l’Italia novella...

    III

    Viveva l’Italia novella,
    viveva! E tu, Sire canuto,
    vedendo ch’ell’era assai bella,
    levavi la mano al saluto:

    levavi al saluto la mano,
    scoprendoti il cuore... Nel cuore
    te un uomo – non era un ulano –
    trafisse... oh! il Quadrato che muore

    per te!... Il gran mare ha il suo fondo:
    Re morto, tu eri mortale:
    chi grande nel mondo?... Nel mondo,
    di grande, c’è il Male!

    IV

    C’è il Male che piange, che prega,
    c’ha freddo, ch’ha fame; e quel Male
    che accusa il fratello e rinnega
    la madre, quel Male ch’è male.

    Il Male è sol quello che ride
    d’un lugubre riso di folle;
    il Male è sol quello che uccide,
    che tempra di sangue le zolle,

    le zolle che poi gli empiranno
    la bocca, al Caino... ed esangue
    poi sente in eterno che sanno
    l’amaro del sangue.

    V

    Il Male è più grande di Dio!
    Dio scende; ma l’uomo l’infrange;
    Dio passa, Dio dice: «Son io
    che piango in ogni uomo che piange!»;

    ma presso il banchetto di vita
    c’è un pianto che ancora non varia,
    ma sordo trapassa il levita
    vicino al Gesù di Samaria;

    ma niuno, nel mondo delle ire,
    di fronte al comune destino,
    niuno ama piuttosto morire
    Gesù, che Longino.

    VI

    Oh! il Male! bramito di belva
    che in fondo al suo essere cupo
    ravvisa l’antica sua selva,
    ravvisa il nativo dirupo;

    e fiuta, la belva; e già crede
    che sia l’avvenire che odora
    nell’ombra; e d’un lancio si vede
    postato all’agguato d’allora;

    e l’ali vuol mettere e tenta
    l’abisso dei cieli, la fiera;
    e mostro, con l’ali, diventa,
    Vampiro e Chimera...

    VII

    Tu Re, non vedesti. Con gli occhi
    guizzanti una luce corusca
    di lancie d’ulani, con gli occhi
    velati dall’ombra di Busca,

    con gli occhi sì fieri e sì mesti,
    davanti una giovane schiera
    d’atleti, tu non la vedesti
    la ingorda di sangue Chimera

    notturna, che sibila ed alia
    venendo e tornando dai morti...
    Tu, Re, salutavi l’Italia
    de’ LIBERI E FORTI:

    VIII

    l’Italia che vive nel sole,
    che vuole i suoi rischi e i suoi vanti,
    le marre e le trombe, le scuole
    pensose e i cantieri sonanti:

    l’Italia che spera, e s’adopra
    concorde al suo lucido fine,
    che foggia il suo fato, là, sopra
    le incudini delle officine:

    l’Italia che già si disserra
    nel grande avvenire il suo varco,
    e avanti, sia pace sia guerra,
    San Giorgio o San Marco!

    IX

    Lui, non lo vedesti: vedevi
    le vite d’Italia al lavoro:
    un grido, FA QUELLO CHE DEVI!
    correva sereno tra loro.

    Vedevi le inerti paludi
    domate da squallidi eroi,
    che, come gli eroi su gli scudi,
    sul fieno riportano i suoi...

    e lungi in un ultimo mare,
    sott’aspre costellazïoni,
    vedevi tre navi lottare
    coi gravi monsoni.

    X

    Va, giovane Italia: t’aspetta,
    ti chiama il tuo fato con voce
    d’angoscia. O salute o vendetta,
    s’hai l’Aquila antica e la Croce,

    va, portala! L’Aquila vede
    dall’alto la vasta pianura.
    La Croce... e tu fanne, alla fede
    degli avi, la spada più pura!

    Va, memore Italia, tra i primi
    tu giunta per ultima. Doma,
    costringi, e rialza e redimi!
    va, giovane Roma!

    XI

    Lui... non lo vedesti. O Re forte,
    nell’anima calma e serena
    nel cuore cui pure la morte
    lasciava due palpiti appena,

    lui, non lo vedesti; vedevi
    lontano lontano, in un mare
    di ghiacci, tra pallide nevi,
    tra il cenere crepuscolare,

    tra sibili sordi di vento,
    tra l’ombra e il silenzio, là, solo,
    vedevi un piroscafo lento
    dirigersi al Polo.

    XII

    Va!... all’Ideale la barra!
    Va!... all’Ideale ch’è un punto,
    ch’è un nulla; e la morte lo sbarra;
    ma quando sei giunto... sei giunto!

    Va, Principe giovane e giovane
    Italia! Nel pelago eterno,
    va, cerca il tuo Polo; va, trova
    nel mondo infinito il tuo perno!

    Va, in mezzo alla grigia bufera,
    va, dove s’incontra e s’indora
    con questa che sembra una sera,
    la subita aurora!

    L'inno ebbe questo preambolo, nel « Marzocco » del 22 agosto 1900:
    « Dedico quest'inno al partito dei giovani, cioè ai giovani senza partito, cioè ai giovani ancor liberi, che vogliono conservare la libertà che è così cara che la vita non è più cara: la libertà dei palpiti del cuore! ........ Siate degni di Dante, o figli di Dante! »

    Toty82: dove sei?

  6. #6
    Monarchico da sempre !
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    Predefinito

    Proprio in occasione del primo maggio, sulla stampa locale della mia provincia, scrissi un articolo, tratto dalla Lezione 15 del 3d "lezioni di pensiero Monarchico", in risposta ad una "sviolinata" di un tale giornalista Marcio Conti, affiancando i provvedimenti dell'internazionale socialista, con gli interventi Regi, in favore delle classi più numerose, ..senza particolarie sarcasmo da parte mia... sapevo che l'argomento era "limite".
    La risposta fu fulminea, ed ai piedi del mio articolo sotto un titolone da 25 mm di altezza "La bontà della Monarchia" (questo si ironico), mi si rispondeva, che tutto quando era stato fatto da Umberto I in favore delle classi operaie, si riduceva alle cannonate di Milano.

    Cortesemente, inviai, una stringata rispostina, dove oltre a spiegare il precedente articolo (che voleva affiancarsi, ma non criticare) chiedevo anche spiegazione di tanta rabbia nella risposta del sig mario conti, e del motivo dei soliti due pesi e due misure utilizzati.... nulla, nessuna pubblicazione ulteriore, ...il silenzio.
    Possiamoo registrare un altro Autogol, se vogliamo !

    Sul Forum di AM, e forse anche quì su Pol, chiesi aiuto per avere dettagliate informazioni circa quelle tragiche giornate di Milano, ma oltre ad una interessante introduzione di un Forumista "BOGIANEN" non si è ancora riusciti ad entrare in merito !

    Mi chiedo, ...conoscete un sito, un documento ecc. che dia una spiegazione obiettiva di come siano andati veramente i fatti ??

    Vi sarei grato davvero !

    Saluti

  7. #7
    Zarskoeselo
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    Ho documenti, ti invierò tutto. O forse posto la versione qui?

  8. #8
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    Zarskoe, perchè tenervela solo per Voi?
    Se la posti qui la Tua documentazione diviene ricchezza per tutti, no?

  9. #9
    Giuro di essere fedele al Re!
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    Predefinito

    Zarskoeselo, a giorni sarà trascorso un anno

  10. #10
    Zarskoeselo
    Ospite

    Predefinito

    Fante, quando usi i rolleyes in questo modo mi fai proprio incazzare. Se sono troppo lento cercatela da solo la documentazione. Al momento non ho proprio tempo. Sto lavorando ad altro.

 

 
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