Il leader della Lega ieri sera a Schio annuncia una stagione di lotta per sostenere il federalismo






di Mauro Carrer


Schio. «Federalismo, da adesso in poi parte la volata finale. E sulla via delle riforme occorre tornare in piazza. Finora siamo stati moderati, ma non è difficile immaginare che, di qui a qualche mese, faranno di tutto, magari nei passaggi della Corte Costituzionale, per bloccare il processo che porta al federalismo».
Così Umberto Bossi, ieri alla festa Padana di Schio, ha chiamato il popolo della Lega a raccolta. Da Schio parte quindi una nuova battaglia e la nuova sfida per il Carroccio: «Dobbiamo essere almeno un milione di persone al prossimo appuntamento, il 15 settembre a Venezia». Poi Bossi analizza la crisi economica, il caro-prezzi e conferma che il governo lavorerà per il «blocco delle tariffe pubbliche».
Sul palco, oltre a Bossi, ci sono - tra gli altri - il viceministro Stefano Stefani, la presidente lighista della Provincia, Manuela Dal Lago (anche da lei un forte invito ai militanti del Carroccio a non mancare il prossimo appuntamento di metà settembre a Venezia), i parlamentari Luigino Vascon e Giampaolo Gobbo. Alla festa Padana di Schio oltre 2000 persone per gli organizzatori, 7-800 secondo le forze dell’ordine. A ribadire che la Lega non ci sta ad interpretare un solo ruolo, quello di partito di maggioranza, lo sottolinea proprio Stefani: «Faremo il cane da guardia di questo governo, per portare avanti le riforme. Berlusconi al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini ha detto che sono stati creati 920 mila nuovi posti di lavoro? Non lo so. Questi sono numeri. Bisogna fare attenzione anche ai segni allarmanti sul piano dell’economia».
È il tasto sul quale pigia anche il ministro Bossi: «Il problema di oggi è l’inflazione - dice il leader della Lega - c’è tanta gente che non riesce ad arrivare alla fine del mese. Come uscire da questa crisi? Lo ha detto Berlusconi: una soluzione è il blocco delle tariffe pubbliche: l’energia elettrica, i telefoni. La seconda strada non la dico, spaventerebbe più di qualcuno. È chiaro che il governo non può intervenire sul listino dei prezzi, è dal tempo di Diocleziano che non si fa. Neppure in Russia ci sono riusciti».
Poi l’affondo. E l’indice puntato sulle authority «ancora in mano ai comunisti» che dovrebbero vigilare sul contenimento delle tariffe o sull’andamento di certi titoli di Borsa invece preferiscono vedere il governo in difficoltà. Alla radice di questa situazione - secondo Bossi - anche il gioco di alleanze tra grandi poteri economici, sinistra e sindacato.
«Ad opporsi ieri come oggi c’è solo la Lega - conclude Bossi - l’unico movimento che mantiene inalterato il suo obiettivo di riforme».