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Discussione: La Romagna

  1. #1
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    Predefinito La Romagna

    Sant’Eusebio vi racconta, suo malgrado , la Romagna



    Provincia di Rimini

    Arco d’Augusto
    Eretto nel 27 a.C. in onore di Cesare Ottaviano Augusto, è il più antico degli archi romani sopravvissuti e sorge nel punto d'incontro tra la via Flaminia e la Via Emilia. E’ costruito in pietra d'Istria ed era una porta cittadina unita ai lati con le mura della città. Tra la ghiera dell'arco ed i capitelli, di assetto corinzio, si possono ammirare quattro divinità: Giove, Nettuno, Apollo e Minerva. Su entrambe le facce dell'Arco sono collocate due teste di bue che simboleggiava l’importanza della colonia romana di Rimini. Nel periodo Medievale l'arco fu privato della parte superiore. La merlatura che vediamo oggi fu costruita nel sec. X. L'arco d'Augusto è stato recentemente restaurato ed è tornato al suo antico splendore.
    L'iscrizione sull'attico dell'arco dichiara:
    "Il Senato e il Popolo Romano, all'imperatore Cesare Augusto, figlio del divo Giulio comandante supremo dell'esercito per la settima volta, designato per la settima volta, console per la settima volta, designato per l'ottava, in occasione del restauro della via Flaminia e delle altre più frequentate via d'Italia, da lui stabilito e ordinato".




    Ponte di Tiberio
    L’imponente ponte fu edificato per decreto dell'Imperatore Augusto sul fiume Marecchia ed il suo compimento si deve al successore Tiberio (14 - 21 d.C.).
    E' costruito interamente in pietra d'Istria, a cinque arcate, in stile dorico e rappresenta uno dei più notevoli ponti romani superstiti; documento importante della sapienza tecnica dei Romani è testimoniato dalle fondamenta dei singoli piloni che non sono disgiunti gli uni dagli altri ma formano un'unica fondazione al fine da assicurare una completa stabilità.
    Il ponte denota l'inizio della via Emilia e si trova all'estremità della maggiore via storica della città (corso d'Augusto).






    [color=royal blue]Provincia di Ravenna

    Basilica di S.Apollinare in Classe
    Fu edificata da Giuliano Argentario su ordine dell'arcivescovo Ursicino durante la prima metà del VI sec.. E' una delle basiliche più perfette di Ravenna; oltre alla sua struttura architettonica è famosa per i mosaici e i sarcofagi marmorei degli antichi arcivescovi disposti lungo le navate laterali.
    La Basilica in riva al mare
    Quando 1500 anni fa la Basilica di Sant'Apollinare in Classe fu costruita, si trovava in riva al mare. L'imponente architettura della pianta basilicale, che oggi si erge nella campagna alle porte di Ravenna, fu a suo tempo pensata e realizzata sulle rive dell'Adriatico, che oggi si trova a qualche chilometro di distanza. E infatti accanto alla basilica troviamo oggi la grande area archeologica dell'antica città di Classe, sede della flotta romana




    Mausoleo di Teodorico
    Fu fatto costruire dallo stesso Teodorico nel 520 d.C., come tomba. La struttura,che si articola in 2 ordini sovrapposti entrambi decagonali, è interamente costituita di pietra istriana. E' ricoperto da un monolite anch'esso di pietra d'Istria, del diametro di 10 m. e pesa 300 tonnellate. Da una nicchia si accede all'ordine inferiore la cui destinazione, si presume, fosse quella di una cappella per lo svolgimento delle liturgie funebri. Si accede al vano superiore attraverso una scaletta, all'interno del quale è collocata una vasca di porfido dove si presume abbia trovato sepoltura lo stesso Teodorico; le sue spoglie vennero rimosse durante il dominio bizantino.
    Leggenda di Teodorico
    La cupola del Mausoleo di Teodorico è offesa da una crepa che partendo quasi dal centro arriva quasi alla circonferenza. Secondo alcuni la causa di questa crepa sarebbe un fulmine, intorno al quale corre una leggenda; secondo altri, il cedimento delle fondamenta. La leggenda è questa: a Teodorico era stato predetto che sarebbe morto a causa di un fulmine. Egli allora fece costruire il mausoleo con la grande cupola per nascondersi dentro di esso ogni volta che il cielo minacciava temporale. Ma la profezia doveva avverarsi, e il fulmine cadde sull'edificio penetrandovi e uccidendo così Teodirico.
    [/color]


  2. #2
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    Predefinito

    Provincia di Forlì-Cesena

    Comune di Forlì

    Basilica di San Mercuriale
    Nell’antico Campo dell’Abate, sull’area che tra il IV° e il V° secolo era occupata dalla Pieve di S. Stefano, sorge l’abbazia di San Mercuriale (piazza Saffi). Riedificata con impianto a tre navate tra il 1176 e il 1181 in seguito ad un incendio, fu ampliata nel corso dei secc. XV° e XVI°. In origine la facciata era dotata di un protiro che nel Trecento fu sostituito da un nartece gotico, successivamente ridotto a due cappelle laterali estroflesse, demolite nel 1646. Il portale gotico in pietra rosa ospita la lunetta con il rilievo dell’Adorazione dei Magi, attribuito al Maestro dei Mesi di Ferrara, un grande testimone dell’ultima stagione di Benedetto Antelami aggiornato sulla cultura gotica delle corti nord-europee. La lombardesca torre campanaria, coeva alla chiesa, sigla inconfondibilmente il profilo della città con una spinta verticale accentuata dalle lesene e dal puntale conico. L’interno ha le proporzioni ampie e austere dell’impianto basilicale a tre navate, in laterizio e soffitto a capriate. Testimonianza delle imprese nell’età degli Ordelaffi è il rinascimentale Monumento Funebre a Barbara Manfredi (1466 c.a.), commissionato per la sposa di Pino III° Ordelaffi a Francesco di Simone Ferrucci da Fiesole. Nella cappella di destra, la “Madonna col Bambino” e i “SS: Giovanni e Caterina” di Marco Palmezzano; nella cappella di San Mercuriale, sull’altare, “Madonna col Bambino e i Santi Mercuriale e Girolamo” del Passignano; a destra “S. Mercuriale torna da Gerusalemme”, di Santi di Tito; a sinistra “San Mercuriale uccide il drago” del Cigoli; nel presbiterio a destra “La Visitazione” di Baldassarre Carrari, a sinistra “La Madonna e Santi” di Michele Bertucci. Nella navata sinistra, l’Arcata Ferri (1536) in sasso d’Istria, elegante opera di ornati e grottesche lombardesche; sopra l’altare “L’Immacolata Concezione con i SS. Agostino, Anselmo e Stefano” (1509) di Marco Palmezzano.

    Palazzo del Podestà
    Nel 1460 fu affidata la direzione dei lavori di costruzione del Palazzo del Podestà (piazza Saffi) al capomastro Matteo di Riceputo, zio del Melozzo. Il portico con gli archi a sesto acuto caratteristici dell’edilizia pubblica in età comunale, è ornato da capitelli a foglia angolare su cui sono presenti l’antica croce del popolo e lo stemma degli Ordelaffi. I caratteri dell’architettura gotica sono evidenti nei due ordini di finestre, a monofora e a bifora. Durante il restauro degli anni Venti è stato introdotto un balconcino al piano nobile, sulla base delle tracce che l’accesso ad una gabbia in ferro collocata nel 1426, aveva lasciato sulla parete.

    Palazzo Albertini
    Adiacente al Palazzo del Podestà si sviluppa Palazzo Albertini. Edificato tra la fine del XV° e l’inizio del XVI° secolo, è costruito su un portico con arco a tutto sesto profilato da una ghiera in cotto. Le finestre, di inconfondibile gusto veneziano, sono disegnate da bifore in sasso d’Istria, mentre il piano nobile si conclude con una loggia di eleganti proporzioni, impreziosita da una transenna fittile ornata da intrecci di protomi umane e animali.

    Palazzo Comunale
    Si affaccia su Piazza Saffi il Palazzo Comunale, residenza del Municipio. Nel 1412 gli Ordelaffi lasciarono le vecchie case nei pressi di Santa Croce per trasferirsi in questo palazzo, documentato già nel Trecento. Nel 1459 fu ampliato il corpo meridionale e fu avanzata la facciata oltre l’antistante canale di Ravaldino con un portico che dall’ingresso si spingeva verso il Ponte del Pane. Confermato come residenza signorile da Girolamo Riario e Caterina Sforza, conobbe un periodo di decadenza quando un’ala fu utilizzata per il prelievo di materiale di recupero destinato al rinforzo della cittadella e della rocca. Nel 1504, con il dominio dello Stato Pontificio, il Palazzo divenne sede della Magistratura, mantenendo la vocazione all’amministrazione delle funzioni pubbliche. Successivi cantieri si avvicendarono nel corso dei secc. XVII° e XVIII° ma fu con l’intervento ottocentesco (1818 - 1826) che il Palazzo acquistò l’attuale veste neoclassica.

    Torre Comunale
    Alle spalle del Palazzo Comunale si erge l’unica rimasta delle Torri forlivesi. Edificata in data imprecisata su di un moncone di epoca romana, subì nel 1822 un vistoso intervento, poiché fu necessario consolidarla a causa di un violento terremoto. La Torre, fatta crollare nel 1944 dai tedeschi in ritirata, travolse anche il Teatro Comunale, distruggendolo completamente. La Torre è stata ricostruita negli anni 1975-76.




    Comune di Cesena

    La Rocca Malatestiana
    Fra le molte rocche che abbelliscono la Romagna è questa di Cesena una delle più belle ed imponenti. Situata in posizione strategica in cima al monte Sterlino, offrì valida difesa contro gli assalti degli agguerriti eserciti nemici, dominando l'imboccatura della vallata e tutto il territorio circostante. L'origine della prima rocca si fa risalire al periodo della dominazione bizantina. In essa soggiornò Federico Barbarossa che la forticò, costruendovi anche una grande torre, nella quale sembra abbia trovato rifugio, dopo la battaglia di Legnano, la moglie Beatrice.
    Di questa rocca più antica, spostata rispetto all'attuale verso sud-est, oggi è ancora possibile osservare alcuni resti. Alla rocca cesenate legò il proprio nome Cia degli Ordelaffi, moglie di Francesco, signore di Forlì e di Cesena, che con leggendario coraggio seppe opporsi alle truppe del cardinale Albornoz inviato in Italia per recuperare alla chiesa le terre dello stato pontificio. La Rocca che oggi possiamo ammirare nella sua interezza, innalzata più a ponente rispetto all'antica, fu iniziata da Galeotto Malatesta intorno al 1377 e poi continuata da Carlo e da Malatesta Novello.
    Essa è costituita da un'ampia cinta muraria a forma di pentagono all'interno della quale si innalzano i due torrioni del maschio e della femmina. All'interno di quest'ultimo è ospitato il "Museo della Civiltà contadina", uno dei maggiori musei di archeologia rurale in ambito regioale. Raccoglie oltre 2.000 pezzi, per lo più di epoca ottocensca e dell'inizio del '900, relativi alla vita e al lavoro dei campi.




    Fontana Masini
    La prima notizia relativa a una fontana in piazza risale al 1452 quando Novello Malatesta ne ordinò la costruzione, da finanziare con una parte dei fondi destinati alle mura.
    Nella seconda metà del Cinquecento il palermitano Tomaso Laureti, chiamato da Bologna, avviò i lavori di ampliamento dell'acquedotto al termine dei quali (1589) Francesco Masini progettò e diresse l'adornamento della nuova fontana, già attivata nel 1591. Realizzato in pietra d'Istria, il monumento si eleva con tre gradini sul livello della piazza. La vasca polilobata è ornata da mascheroni, cartigli, figure in rilevo e tarsie di marmi policromi. Al centro, un tozzo pilastro regge due catini sovrapposti. Ciascun prospetto è decorato da una coppia di lesene scanalate che reggono un timpano curvilineo fratto all'interno dei quale è inserito uno stemma araldico. Quello del lato nord appartiene a papa Sisto V ed è sovrapposto all'insegna della città. All'interno della composizione architettonica, un mascherone getta acqua in un catino semicircolare sul quale poggia una coppia di attorti delfini. Agli angoli, quattro erme a voluta sormontate da tritoni che gettano acqua soffiando in una tromba marina. Una pigna alla sommità corona la complessa macchina decorativa. Più vicina a certa produzione cinquecentesca nel campo dell'ornatistica, anche editoriale, la fontana si distacca notevolmente da esempi coevi.
    Si pensi al Nettuno bolognese e tradisce, col suo ingrovigliarsi di minuti motivi ornamentali, la maggior propensione del Masini al disegno piuttosto che all'architettura.
    Il monumento, protetto fino al 1925 da una cancellata, fu soggetto nei secoli a numerosi interventi di sostituzione e integrazione delle parti deteriorate. Un recente e discusso restauro (1985) ha rimosso ogni aggiunta, riportando in luce i valori cromatici originali.



  3. #3
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    Al cento per cento ,d'accordo per fare della Romagna una REGIONE autonoma . E' bellissima ! Auguri !
    Pero vi chiedo di tenervi LSU

  4. #4
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    " ò " . Da mettere al posto giusto . grazie.

  5. #5
    fui lsu
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    Originally posted by parmigiano
    Al cento per cento ,d'accordo per fare della Romagna una REGIONE autonoma . E' bellissima ! Auguri !
    Pero vi chiedo di tenervi LSU
    A me sta simpatico lsu.
    Gli offro asilo politico

  6. #6
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    Originally posted by parmigiano
    Al cento per cento ,d'accordo per fare della Romagna una REGIONE autonoma . E' bellissima ! Auguri !
    Pero vi chiedo di tenervi LSU
    Fammi capire: ti piace la Romagna, però vorresti che si separasse dall'Emilia? E se non ti piaceva?

  7. #7
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    Originally posted by Sant'Eusebio
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    Comune di Forlì

    Basilica di San Mercuriale
    Nell’antico Campo dell’Abate, sull’area che tra il IV° e il V° secolo era occupata dalla Pieve di S. Stefano, sorge l’abbazia di San Mercuriale (piazza Saffi). Riedificata con impianto a tre navate tra il 1176 e il 1181 in seguito ad un incendio, fu ampliata nel corso dei secc. XV° e XVI°. In origine la facciata era dotata di un protiro che nel Trecento fu sostituito da un nartece gotico, successivamente ridotto a due cappelle laterali estroflesse, demolite nel 1646. Il portale gotico in pietra rosa ospita la lunetta con il rilievo dell’Adorazione dei Magi, attribuito al Maestro dei Mesi di Ferrara, un grande testimone dell’ultima stagione di Benedetto Antelami aggiornato sulla cultura gotica delle corti nord-europee. La lombardesca torre campanaria, coeva alla chiesa, sigla inconfondibilmente il profilo della città con una spinta verticale accentuata dalle lesene e dal puntale conico. L’interno ha le proporzioni ampie e austere dell’impianto basilicale a tre navate, in laterizio e soffitto a capriate. Testimonianza delle imprese nell’età degli Ordelaffi è il rinascimentale Monumento Funebre a Barbara Manfredi (1466 c.a.), commissionato per la sposa di Pino III° Ordelaffi a Francesco di Simone Ferrucci da Fiesole. Nella cappella di destra, la “Madonna col Bambino” e i “SS: Giovanni e Caterina” di Marco Palmezzano; nella cappella di San Mercuriale, sull’altare, “Madonna col Bambino e i Santi Mercuriale e Girolamo” del Passignano; a destra “S. Mercuriale torna da Gerusalemme”, di Santi di Tito; a sinistra “San Mercuriale uccide il drago” del Cigoli; nel presbiterio a destra “La Visitazione” di Baldassarre Carrari, a sinistra “La Madonna e Santi” di Michele Bertucci. Nella navata sinistra, l’Arcata Ferri (1536) in sasso d’Istria, elegante opera di ornati e grottesche lombardesche; sopra l’altare “L’Immacolata Concezione con i SS. Agostino, Anselmo e Stefano” (1509) di Marco Palmezzano.

    Palazzo del Podestà
    Nel 1460 fu affidata la direzione dei lavori di costruzione del Palazzo del Podestà (piazza Saffi) al capomastro Matteo di Riceputo, zio del Melozzo. Il portico con gli archi a sesto acuto caratteristici dell’edilizia pubblica in età comunale, è ornato da capitelli a foglia angolare su cui sono presenti l’antica croce del popolo e lo stemma degli Ordelaffi. I caratteri dell’architettura gotica sono evidenti nei due ordini di finestre, a monofora e a bifora. Durante il restauro degli anni Venti è stato introdotto un balconcino al piano nobile, sulla base delle tracce che l’accesso ad una gabbia in ferro collocata nel 1426, aveva lasciato sulla parete.

    Palazzo Albertini
    Adiacente al Palazzo del Podestà si sviluppa Palazzo Albertini. Edificato tra la fine del XV° e l’inizio del XVI° secolo, è costruito su un portico con arco a tutto sesto profilato da una ghiera in cotto. Le finestre, di inconfondibile gusto veneziano, sono disegnate da bifore in sasso d’Istria, mentre il piano nobile si conclude con una loggia di eleganti proporzioni, impreziosita da una transenna fittile ornata da intrecci di protomi umane e animali.

    Palazzo Comunale
    Si affaccia su Piazza Saffi il Palazzo Comunale, residenza del Municipio. Nel 1412 gli Ordelaffi lasciarono le vecchie case nei pressi di Santa Croce per trasferirsi in questo palazzo, documentato già nel Trecento. Nel 1459 fu ampliato il corpo meridionale e fu avanzata la facciata oltre l’antistante canale di Ravaldino con un portico che dall’ingresso si spingeva verso il Ponte del Pane. Confermato come residenza signorile da Girolamo Riario e Caterina Sforza, conobbe un periodo di decadenza quando un’ala fu utilizzata per il prelievo di materiale di recupero destinato al rinforzo della cittadella e della rocca. Nel 1504, con il dominio dello Stato Pontificio, il Palazzo divenne sede della Magistratura, mantenendo la vocazione all’amministrazione delle funzioni pubbliche. Successivi cantieri si avvicendarono nel corso dei secc. XVII° e XVIII° ma fu con l’intervento ottocentesco (1818 - 1826) che il Palazzo acquistò l’attuale veste neoclassica.

    Torre Comunale
    Alle spalle del Palazzo Comunale si erge l’unica rimasta delle Torri forlivesi. Edificata in data imprecisata su di un moncone di epoca romana, subì nel 1822 un vistoso intervento, poiché fu necessario consolidarla a causa di un violento terremoto. La Torre, fatta crollare nel 1944 dai tedeschi in ritirata, travolse anche il Teatro Comunale, distruggendolo completamente. La Torre è stata ricostruita negli anni 1975-76.




    Comune di Cesena

    La Rocca Malatestiana
    Fra le molte rocche che abbelliscono la Romagna è questa di Cesena una delle più belle ed imponenti. Situata in posizione strategica in cima al monte Sterlino, offrì valida difesa contro gli assalti degli agguerriti eserciti nemici, dominando l'imboccatura della vallata e tutto il territorio circostante. L'origine della prima rocca si fa risalire al periodo della dominazione bizantina. In essa soggiornò Federico Barbarossa che la forticò, costruendovi anche una grande torre, nella quale sembra abbia trovato rifugio, dopo la battaglia di Legnano, la moglie Beatrice.
    Di questa rocca più antica, spostata rispetto all'attuale verso sud-est, oggi è ancora possibile osservare alcuni resti. Alla rocca cesenate legò il proprio nome Cia degli Ordelaffi, moglie di Francesco, signore di Forlì e di Cesena, che con leggendario coraggio seppe opporsi alle truppe del cardinale Albornoz inviato in Italia per recuperare alla chiesa le terre dello stato pontificio. La Rocca che oggi possiamo ammirare nella sua interezza, innalzata più a ponente rispetto all'antica, fu iniziata da Galeotto Malatesta intorno al 1377 e poi continuata da Carlo e da Malatesta Novello.
    Essa è costituita da un'ampia cinta muraria a forma di pentagono all'interno della quale si innalzano i due torrioni del maschio e della femmina. All'interno di quest'ultimo è ospitato il "Museo della Civiltà contadina", uno dei maggiori musei di archeologia rurale in ambito regioale. Raccoglie oltre 2.000 pezzi, per lo più di epoca ottocensca e dell'inizio del '900, relativi alla vita e al lavoro dei campi.




    Fontana Masini
    La prima notizia relativa a una fontana in piazza risale al 1452 quando Novello Malatesta ne ordinò la costruzione, da finanziare con una parte dei fondi destinati alle mura.
    Nella seconda metà del Cinquecento il palermitano Tomaso Laureti, chiamato da Bologna, avviò i lavori di ampliamento dell'acquedotto al termine dei quali (1589) Francesco Masini progettò e diresse l'adornamento della nuova fontana, già attivata nel 1591. Realizzato in pietra d'Istria, il monumento si eleva con tre gradini sul livello della piazza. La vasca polilobata è ornata da mascheroni, cartigli, figure in rilevo e tarsie di marmi policromi. Al centro, un tozzo pilastro regge due catini sovrapposti. Ciascun prospetto è decorato da una coppia di lesene scanalate che reggono un timpano curvilineo fratto all'interno dei quale è inserito uno stemma araldico. Quello del lato nord appartiene a papa Sisto V ed è sovrapposto all'insegna della città. All'interno della composizione architettonica, un mascherone getta acqua in un catino semicircolare sul quale poggia una coppia di attorti delfini. Agli angoli, quattro erme a voluta sormontate da tritoni che gettano acqua soffiando in una tromba marina. Una pigna alla sommità corona la complessa macchina decorativa. Più vicina a certa produzione cinquecentesca nel campo dell'ornatistica, anche editoriale, la fontana si distacca notevolmente da esempi coevi.
    Si pensi al Nettuno bolognese e tradisce, col suo ingrovigliarsi di minuti motivi ornamentali, la maggior propensione del Masini al disegno piuttosto che all'architettura.
    Il monumento, protetto fino al 1925 da una cancellata, fu soggetto nei secoli a numerosi interventi di sostituzione e integrazione delle parti deteriorate. Un recente e discusso restauro (1985) ha rimosso ogni aggiunta, riportando in luce i valori cromatici originali.



    grazie x le informazioni! dev'essere molto bella la Romagna...mi sa che ci farò un bel viaggetto e mi strafogherò di piadine!
    c'è qualcos'altro di interessante da vedere lì intorno?

  8. #8
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    Originally posted by fede2377



    grazie x le informazioni! dev'essere molto bella la Romagna...mi sa che ci farò un bel viaggetto e mi strafogherò di piadine!
    c'è qualcos'altro di interessante da vedere lì intorno?
    Anzitutto, benvenuta nel forum Emilia-Romagna Per quanto riguarda la tua domanda, la Romagna è molto bella e, dal mio punto di vista, meno caotica dell'Emilia, quindi non rimmarrai delusa da una visita della zona.
    La piadina, appunto romagnola, è solo uno dei tanti cibi particolari, ma la nostra cucina non si limita a questo, posso garantirtelo.
    Ciao

  9. #9
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    Originally posted by Sant'Eusebio


    Anzitutto, benvenuta nel forum Emilia-Romagna Per quanto riguarda la tua domanda, la Romagna è molto bella e, dal mio punto di vista, meno caotica dell'Emilia, quindi non rimmarrai delusa da una visita della zona.
    La piadina, appunto romagnola, è solo uno dei tanti cibi particolari, ma la nostra cucina non si limita a questo, posso garantirtelo.
    Ciao

    grazie x il benvenuto!
    a dispetto delle altre città, Cesena è poco conosciuta...(almeno dalle mie parti! ) xchè non mi/ci racconti qualcosa di più?
    e che si mangia di buono oltre alla piadina?
    ciao!

  10. #10
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    Originally posted by fede2377



    grazie x le informazioni! dev'essere molto bella la Romagna...mi sa che ci farò un bel viaggetto e mi strafogherò di piadine!
    c'è qualcos'altro di interessante da vedere lì intorno?
    E' molto bella la Romagna, ma pure l'Emilia non è male e poi ci sono io.
    Modestamente.


 

 
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