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Discussione: Un'offerta inesistente

  1. #1
    IL CENTRODESTRA UNITO
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    Predefinito Un'offerta inesistente

    IL PROFILO POLITICO DEL PD
    Un'offerta inesistente

    Il Partito democratico si avvia verso il congresso. La lotta precongressuale è stata aspra ma ciò non è servito a guarire la malattia di quel partito: la scarsa credibilità della sua «offerta politica» complessiva, l'assenza di un insieme di idee e di proposte potenzialmente in grado di convincere una parte rilevante di quegli elettori che, fin qui, si sono tenuti alla larga dal Partito democratico. Di più: mi pare che ci sia, in settori significativi del Pd, la sfiducia nella possibilità stessa che una forte offerta politica possa essere confezionata. Come altro si può interpretare il fatto che il gruppo dirigente oggi non speri, per vincere di nuovo, nelle virtù e nelle capacità proprie ma unicamente negli incidenti di percorso altrui? Non è forse vero che, per tornare al governo, il Pd si affida solo alla speranza di una uscita di scena di Berlusconi e della disgregazione del centrodestra? Non è forse vero che esso ripone le proprie chances, anziché nella capacità di attrarre elettori, in quella di attrarre alleati? Puntare tutte le proprie carte, piuttosto che sulle possibilità di sfondamento nell'arena elettorale, sulle manovre nell'arena parlamentare, significa sostituire la tattica alla strategia, sperare che il tatticismo e le capacità manovriere possano sopperire ai ritardi culturali e alle inadeguatezze politiche.

    Quando Massimo D'Alema dice che un partito del 27-30 per cento può andare al governo solo costruendo alleanze, rivela la sua sfiducia nelle possibilità di crescita autonoma del partito. Una sfiducia della quale è peraltro facile identificare l'origine: va cercata in una pagina di storia ormai chiusa, quella del partito comunista. Non critico D'Alema per questo: tutti noi siamo condizionati dalle nostre esperienze passate. Ma è un fatto che pensare che un partito del 30 per cento sia condannato a rimanere tale è un portato di quella esperienza. All'epoca del bipolarismo Usa/Urss il Partito comunista non aveva possibilità di espansione al di là di una certa soglia elettorale. Poteva accrescere la propria influenza politica e, eventualmente, entrare nell'area di governo, solo grazie alla sua capacità di costruire alleanze. È quello schema che, consapevolmente o meno, D'Alema oggi ripropone. Ma nel mondo attuale, senza più conventio ad excludendum, guerra fredda e partiti comunisti, quello schema dovrebbe essere buttato via. Perché, nelle nuove condizioni, un partito del 27/30 per cento (alle precedenti elezioni) può benissimo, se azzecca la proposta politica, se intercetta la domanda del Paese, sfiorare la maggioranza dei consensi (e magari, se poi governa male, tornare al 27 per cento o anche meno alle elezioni successive). Capisco il fatto che, in politica, le proposte degli avversari siano sbagliate per principio. Ma la verità è che l'idea del «partito a vocazione maggioritaria» di Walter Veltroni non era affatto sbagliata. Nasceva dalla presa d'atto che, nel dopo guerra fredda, un partito di sinistra (non comunista), se centra la proposta politica, può benissimo giocarsela «alla pari» con la destra. L'idea era eccellente ma venne realizzata male. La proposta politica non fu abbastanza innovativa e ci fu l'errore dell’alleanza con Di Pietro.

    Certo, poi ci vogliono anche le alleanze. Ma le alleanze vengono dopo la proposta politica. È nella proposta politica la vera debolezza del Pd. Ne deriva un circolo vizioso: la debolezza dell'offerta politica genera problemi di identità che alimentano la sfiducia, la quale a sua volta impedisce di agire creativamente per modificare l'offerta politica. Faccio solo l’esempio di un problema nel quale la debolezza, di visione e di proposte, del Pd è evidente: la questione dell'immigrazione. Si tratta di una questione decisiva. Nel XXI secolo è uno dei due o tre temi su cui ci si gioca, in Europa, il destino politico. I punti di criticità sono due: il problema dell'immigrazione clandestina e quello dell'immigrazione islamica. Sull'immigrazione clandestina il Pd balbetta. Affiorano qui i cascami di ammuffiti terzomondismi di origine comunista e cattolica. La sola cosa che il Pd sa fare è accusare di razzismo il governo. Ma davvero la politica detta dei respingimenti (in presenza di una colpevole latitanza dell'Unione Europea nel contrasto all'immigrazione clandestina) può essere così liquidata? Zapatero, il premier spagnolo, non risulta iscritto alla Lega Nord. Ma tratta con la massima durezza l'immigrazione clandestina. Non è forse nell'interesse dei Paesi europei mandare messaggi chiari alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani? E, ancora, davvero il reato di clandestinità (che esiste in tante democrazie) è una infamia? Che lo descriva così qualche vescovo poco interessato al fatto che l'Italia possieda dei confini (il reato di clandestinità è proprio questo: la dichiarazione secondo cui i confini dello Stato non sono una finzione o una barzelletta) è comprensibile, ma se lo fa un partito di opposizione esso si condanna a non diventare forza di governo. C'è poi la questione dell'immigrazione islamica. Bisognerebbe smetterla di gridare all'islamofobia tutte le volte che qualcuno ricorda che l'immigrazione islamica è quella che comporta le maggiori difficoltà di integrazione e, in prospettiva, i rischi più seri. Come dovrebbero insegnarci le imprudenti politiche della Gran Bretagna e dell'Olanda, «dialogo» e «accoglienza» non risolvono il problema. Perché non ci siano penosi risvegli fra qualche anno, occorre dettare condizioni chiare. Ma quelli del Pd, quando discutono di immigrazione, sembrano disinteressati al tema. Era solo un esempio, anche se rilevante. Costruire una offerta politica adeguata ai tempi può essere, per il Pd, una impresa faticosa, destinata anche a suscitare forti conflitti interni. Ma, almeno, sarebbero conflitti da cui potrebbero nascere serie elaborazioni culturali e sforzi di immaginazione politica. Molto meglio che stare seduti sul greto del fiume, ripetendo fino alla noia vecchi slogan, e aspettando, inerti, di vedere passare sull'acqua il cadavere del nemico.

    Un'offerta inesistente - Corriere della Sera
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Un'offerta inesistente

    Il PD governo ombra, ricordate ?
    Ma non è rimasta neanche l' ombra.
    ------------------------------------------
    http://castapolitica.blogattivo.com/index.htm

  3. #3
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    Predefinito Rif: Un'offerta inesistente

    Ma l'offerta inesistente a cosa può essere dovuta?

    Secondo me al distacco abissale venutosi a creare tra la classe politica ed il popolo, questo unito al fatto che i parlamentari non sono più nemmeno eletti dal popolo ma dalle segreterie di partito e quindi non rappresentano le esigenze di nessuno oltre a quelle di loro stessi.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Un'offerta inesistente

    C'è poco da fare, se le idee non ci sono non si riesce ad inventarsele a tavolino.
    E non è solo D'Alema a pensare in piccolo, ma tutti a sinistra pensano ormai in piccolo e a tirare a campare. E l'esempio è il terrore dal quale sono stati pervasi con la proposta di modifica della legge elettorale che dava il premio di maggioranza ad un partito. manco per un secondo gli è venuto il dubbio che avrebbero potuto anche loro avere quel premio, no, come un sol uomo si sono opposti 'perchè così il PDL avrebbe vinto per sempre'.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Un'offerta inesistente

    Cari sinistri, volete un bel piatto di niente?

    Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile

  6. #6
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    Predefinito Rif: Un'offerta inesistente

    D'Alema vuole ritornare all'Unione prodiana, per fortuna l'elettorato è cambiato e un ritorno alla partitocrazia dell'1% sarebbe punita con un ulteriore perdita di elettori.

    Il PD è irrimedialmente spacciato, poiché è formato al 90% da politicanti che hanno fatto il loro tempo. Un giocattolo voluto da Prodi e Veltroni che ormai si è rotto.
    .

  7. #7
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    Predefinito Rif: Un'offerta inesistente

    Citazione Originariamente Scritto da Lucas86 Visualizza Messaggio
    D'Alema vuole ritornare all'Unione prodiana, per fortuna l'elettorato è cambiato e un ritorno alla partitocrazia dell'1% sarebbe punita con un ulteriore perdita di elettori.

    Il PD è irrimedialmente spacciato, poiché è formato al 90% da politicanti che hanno fatto il loro tempo. Un giocattolo voluto da Prodi e Veltroni che ormai si è rotto.
    Col risultato che continuiamo a non avere alternative al governo di destra.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  8. #8
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: Un'offerta inesistente

    Citazione Originariamente Scritto da il_pier Visualizza Messaggio
    Ma l'offerta inesistente a cosa può essere dovuta?

    Secondo me al distacco abissale venutosi a creare tra la classe politica ed il popolo, questo unito al fatto che i parlamentari non sono più nemmeno eletti dal popolo ma dalle segreterie di partito e quindi non rappresentano le esigenze di nessuno oltre a quelle di loro stessi.
    Il fatto di essere eletti dal popolo con la preferenza diretta non cambia di molto la situazione. È una questione di palle e volontà individuale, la politica si basa sugli stessi meccanismi dappertutto, se qua da noi rubano di più e perchè siamo fatti così noi italiani.

    Il PD non ha idee perchè obiettivamente non fa altro che difendere lo status quo. È il partito di riferimento di tutti quelli che campano a spese dei contribuenti, con poche eccezioni. È IL PARTITO CONSERVATORE.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Un'offerta inesistente

    C'è da dire che i pddini amano il confronto,hanno subissato il thread di post
    Alcuni offensivi, altri propositivi o di semplice testimonianza, però sono sempre presenti.... repapelle:

  10. #10
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    Un'offerta inesistente


    Il Partito democratico si avvia verso il congresso. La lotta precongressuale è stata aspra ma ciò non è servito a guarire la malattia di quel partito:
    la scarsa credibilità della sua «offerta politica» complessiva, l'assenza di un insieme di idee e di proposte potenzialmente in grado di convincere una parte rilevante di quegli elettori che, fin qui, si sono tenuti alla larga dal Partito democratico.

    Di più: mi pare che ci sia, in settori significativi del Pd, la sfiducia nella possibilità stessa che una forte offerta politica possa essere confezionata.

    Come altro si può interpretare il fatto che il gruppo dirigente oggi non speri, per vincere di nuovo, nelle virtù e nelle capacità proprie ma unicamente negli incidenti di percorso altrui?

    Non è forse vero che, per tornare al governo, il Pd si affida solo alla speranza di una uscita di scena di Berlusconi e della disgregazione del centrodestra?

    Non è forse vero che esso ripone le proprie chances, anziché nella capacità di attrarre elettori, in quella di attrarre alleati?

    Puntare tutte le proprie carte, piuttosto che sulle possibilità di sfondamento nell'arena elettorale, sulle manovre nell'arena parlamentare, significa sostituire la tattica alla strategia, sperare che il tatticismo e le capacità manovriere possano sopperire ai ritardi culturali e alle inadeguatezze politiche.

    Quando Massimo D'Alema dice che un partito del 27-30 per cento può andare al governo solo costruendo alleanze, rivela la sua sfiducia nelle possibilità di crescita autonoma del partito.

    Una sfiducia della quale è peraltro facile identificare l'origine: va cercata in una pagina di storia ormai chiusa, quella del partito comunista.

    Non critico D'Alema per questo: tutti noi siamo condizionati dalle nostre esperienze passate.

    Ma è un fatto che pensare che un partito del 30 per cento sia condannato a rimanere tale è un portato di quella esperienza. All'epoca del bipolarismo Usa/Urss il Partito comunista non aveva possibilità di espansione al di là di una certa soglia elettorale. Poteva accrescere la propria influenza politica e, eventualmente, entrare nell'area di governo, solo grazie alla sua capacità di costruire alleanze. È quello schema che, consapevolmente o meno, D'Alema oggi ripropone.

    Ma nel mondo attuale, senza più conventio ad excludendum, guerra fredda e partiti comunisti, quello schema dovrebbe essere buttato via.

    Perché, nelle nuove condizioni, un partito del 27/30 per cento (alle precedenti elezioni) può benissimo, se azzecca la proposta politica, se intercetta la domanda del Paese, sfiorare la maggioranza dei consensi (e magari, se poi governa male, tornare al 27 per cento o anche meno alle elezioni successive).


    Capisco il fatto che, in politica, le proposte degli avversari siano sbagliate per principio.

    Ma la verità è che l'idea del «partito a vocazione maggioritaria» di Walter Veltroni non era affatto sbagliata.

    Nasceva dalla presa d'atto che, nel dopo guerra fredda, un partito di sinistra (non comunista), se centra la proposta politica, può benissimo giocarsela «alla pari» con la destra. L'idea era eccellente ma venne realizzata male.


    La proposta politica non fu abbastanza innovativa e ci fu l'errore dell’alleanza con Di Pietro.

    Certo, poi ci vogliono anche le alleanze. Ma le alleanze vengono dopo la proposta politica. È nella proposta politica la vera debolezza del Pd.

    Ne deriva un circolo vizioso: la debolezza dell'offerta politica genera problemi di identità che alimentano la sfiducia, la quale a sua volta impedisce di agire creativamente per modificare l'offerta politica.

    Faccio solo l’esempio di un problema nel quale la debolezza, di visione e di proposte, del Pd è evidente: la questione dell'immigrazione.

    Si tratta di una questione decisiva. Nel XXI secolo è uno dei due o tre temi su cui ci si gioca, in Europa, il destino politico.

    I punti di criticità sono due: il problema dell'immigrazione clandestina e quello dell'immigrazione islamica.

    Sull'immigrazione clandestina il Pd balbetta. Affiorano qui i cascami di ammuffiti terzomondismi di origine comunista e cattolica. La sola cosa che il Pd sa fare è accusare di razzismo il governo.

    Ma davvero la politica detta dei respingimenti (in presenza di una colpevole latitanza dell'Unione Europea nel contrasto all'immigrazione clandestina) può essere così liquidata?

    Zapatero, il premier spagnolo, non risulta iscritto alla Lega Nord.
    Ma tratta con la massima durezza l'immigrazione clandestina.
    Non è forse nell'interesse dei Paesi europei mandare messaggi chiari alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani?

    E, ancora, davvero il reato di clandestinità (che esiste in tante democrazie) è una infamia?

    Che lo descriva così qualche vescovo poco interessato al fatto che l'Italia possieda dei confini (il reato di clandestinità è proprio questo: la dichiarazione secondo cui i confini dello Stato non sono una finzione o una barzelletta) è comprensibile, ma se lo fa un partito di opposizione esso si condanna a non diventare forza di governo.

    C'è poi la questione dell'immigrazione islamica.

    Bisognerebbe smetterla di gridare all'islamofobia tutte le volte che qualcuno ricorda che l'immigrazione islamica è quella che comporta le maggiori difficoltà di integrazione e, in prospettiva, i rischi più seri.

    Come dovrebbero insegnarci le imprudenti politiche della Gran Bretagna e dell'Olanda, «dialogo» e «accoglienza» non risolvono il problema.

    Perché non ci siano penosi risvegli fra qualche anno, occorre dettare condizioni chiare.


    Ma quelli del Pd, quando discutono di immigrazione, sembrano disinteressati al tema. Era solo un esempio, anche se rilevante.

    Costruire una offerta politica adeguata ai tempi può essere, per il Pd, una impresa faticosa, destinata anche a suscitare forti conflitti interni.

    Ma, almeno, sarebbero conflitti da cui potrebbero nascere serie elaborazioni culturali e sforzi di immaginazione politica.


    Molto meglio che stare seduti sul greto del fiume, ripetendo fino alla noia vecchi slogan, e aspettando, inerti, di vedere passare sull'acqua il cadavere del nemico.

    di ANGELO PANEBIANCO

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