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Lapidario commento degli esponenti di Alleanza nazionale Alessia Rosolen e Claudio Giacomelli
«Riconciliazione? Giù la maschera...»
«Al primo esame d’Europa vengono bocciati e rimandati a casa loro»
«Si tolga la maschera chi ha troppo frettolosamente parlato di riconciliazione e si riguardi la partita. Imparerà sicuramente qualcosa». È il lapidario commento di Alessia Rosolen e Claudio Giacomelli, i due consiglieri comunali di An che dedicano una nota alla «gazzarra ampiamente annunciata». In primo luogo, scrivono, «l’organizzazione da parte di Lega e Questura sembra essere stata fatta apposta per allontanare il pubblico italiano dalla visione dell’incontro, a partire dall’umiliante schedatura cui i triestini avrebbero dovuto sottoporsi per acquistare il biglietto». È stato così anche oltreconfine?, si chiedono i due. Stessa domanda a proposito degli «striscioni offensivi», come «l’ignobile ”IX Corpus is back” dei civilissimi tifosi sloveni, esposto in diretta nazionale» per l’intera durata della partita senza che nessuno intervenisse: «Due anni fa lo striscione ”Bilinguismo vergogna nazionale” esposto da Azione giovani nella partita con la Lituania veniva strappato e fatto a pezzi dalla polizia», additano i due. Ultimo inevitabile appunto, il cammino della Slovenia verso l’Ue: «Al primo esame d’Europa con un Paese occidentale», scrivono Rosolen e Giacomelli, i tifosi d’oltreconfine «vengono bocciati e rimandati a casa loro. Forse ci vorrà ancora qualche generazione...» Ma intanto - concludono - lo «spettacolo che gli sloveni hanno dato» ha fatto capire «chi sono e soprattutto che cosa è stato per la Venezia Giulia e l’Istria questo lungo dopoguerra».
(da IL PICCOLO DI TRIESTE – 23 agosto 2002)
Dopo aver cercato con ogni mezzo (non dimentichiamo le foibe!) di eliminare "l'italianità" di queste terre di confine, le popolazioni di lingua slovena sono finalmente riuscite a far approvare la Legge che le tutela. Ora negli uffici pubblici e in molte attività private gli sloveni, pur conoscendo perfettamente l’italiano, esigono che si parli la loro lingua! Nei concorsi per l’assunzione dei dipendenti pubblici, i privilegiati sono i cittadini che parlano correntemente lo sloveno.
Agli altri, quelli che hanno il torto di amare il loro Paese e di parlare solo l’italiano, rimane sempre la strada dell’emigrazione!




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