Bossi: "Federalismo entro due anni"
MELZO (Milano) - Un corpo di polizia contro i clandestini, l’autotassazione volontaria dell’1 per cento sulla spesa quotidiana per sostenere i paesi più poveri e un taglio netto alla pornografia in tv. Ma soprattutto, il federalismo scolastico e sanitario, la regionalizzazione dei membri della corte costituzionale e un senato federale. Sono le idee che frullano nella testa del ministro per le riforme istituzionali Umberto Bossi, intervenuto lunedì sera alla serata conclusiva della festa della Lega Nord a Melzo, a due passi da Milano.
Tema caldo – e applauditissimo dagli oltre mille leghisti presenti sotto al palco – è quello dell’immigrazione. Mancano pochi giorni, infatti, all’entrata in vigore della legge Bossi-Fini (il 9 settembre) e il segretario federale fa la voce grossa: “Il nostro Paese non è in vendita, non è un regalo per nessuno: abbiamo lavorato migliaia di anni per metterlo assieme, ci mancherebbe altro che apriamo le frontiere in maniera indiscriminata”. Dunque, permessi di soggiorno di 2 anni, ma solo per chi ha un contratto di lavoro e, soprattutto, la costituzione di un corpo di polizia anti-clandestini: “Non penso che Tremonti, che è un genio nel suo campo, farà mancare i soldi per fare un corpo che faccia le cose che devono essere fatte con i clandestini che devono essere mandati a casa. I soldi ci saranno”.
Secondo Bossi contro i clandestini occorrono, oltre che le cattive maniere (e cioè le armi), anche le buone: “Adesso vengono dalle coste del nord Africa. Bisognerà trattare con i padroni di casa. Dietro l’immigrazione c’è infatti spesso un governo che non controlla, anzi favorisce”. Nessuno, però, lanci falsi allarmi, perché la situazione – giura il ministro – è sotto controllo: “Non è come nel passato. L’anno scorso, in un anno, sono arrivati solo 15mila clandestini, di cui 4 o 5mila sono stati rispediti indietro, in tutto fanno 10mila. Non è la fine del mondo”.
Chiarito il suo no alla “società del meticciato sostenuta dalla sinistra”, per non rischiare l’accusa di campanilismo (se non addirittura quella di razzismo, specie in concomitanza della conferenza sudafricana sullo sviluppo sostenibile) il ministro svela la sua ricetta su come aiutare i paesi meno fortunati, quelli sottosviluppati: “Altro che Tobin tax, funzionerebbe come le associazioni caritatevoli non profit che si mangiano tutti i soldi”. Basterebbe che “ciascuno di noi potesse devolvere l’1 per cento della spesa a un progetto scelto liberamente per sostenere i paesi poveri. Con i piccoli numeri si fanno i grandi numeri: niente giacobini, niente macchine non profit mangiasoldi. Occorrerebbe però che il ministero preposto al controllo degli aiuti non fosse più quello degli esteri ma quello del tesoro”. Il motivo? “Dal ministero del tesoro dipende la finanza: attenzione, le grandi associazioni caritatevoli spendono l’80 per cento dei soldi che gli diamo per mantenere in piedi le loro organizzazioni”.
Altre proposta di Bossi – oltre al no alla prostituzione in luogo pubblico e al “certificato medico fresco, non a lunga scadenza, per le prostitute” – è il giro di vite alla pornografia in televisione e la corsa al federalismo: devoluzione in campo sanitario e scolastico (“compresi i programmi scolastici”) e, soprattutto entro la prossima estate, la regionalizzazione e la territorializzazione dei membri della corte costituzionale, “il grande nemico storico dei popoli perché dà ragione al centralismo dello Stato”. Il territorio è grande e i membri – specifica a gran voce il ministro – “non devono venire o da Milano o da Torino o da Napoli o da Roma”.
Da ultimo, ma questo per il 2004, Bossi pensa al senato federale, e cioè “alla fine del bicameralismo perfetto: le competenze esclusive dello Stato le faccia la Camera, le competenze esclusive delle Regione le facciano le Regioni stesse, le competenze concorrente le faccia il senato federale. Le leggi, infine, le facciano le Regioni riunite, al Nord come al Sud”.
Il piano del ministro è dunque svelato: “Adesso – dice lui dopo quasi due ore di comizio – iniziano i due anni di volata finale, due anni di grande energia”. E, vista la mole degli impegni, lancia in anticipo l’Sos all’esercito leghista: “Vi chiamerò molte volte”. In calendario c’è già l’adunata di Venezia in riva degli Schiavoni, programmata domenica 15 settembre, per sostenere – così dice il volantino – “la libertà della Padania”.


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