Federalismo: Bossi a bagnomaria. Terzo polo e Pd minacciano di fermare la riforma della Lega
Federalismo: Bossi a bagnomaria. Terzo polo e Pd minacciano di fermare la riforma della Lega
La partita del federalismo è in pieno svolgimento. E a definirne il risultato sarà molto probabilmente l’esito di una trattativa dal profondo impatto politico, che coinvolge il futuro dell’esecutivo e, in particolare, la permanenza del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a palazzo Chigi.
LA LEGA IN SCACCO. Ad averlo ammesso più esplicitamente è stato Enrico Letta, del Pd: la Lega scelga «tra Berlusconi e il federalismo». Ma i segnali sono confermati dall’atteggiamento del Terzo polo, che si è attestato su posizioni affini a quelle del Partito democratico sulla complicata vicenda riguardante il federalismo municipale, attualmente all’esame della «bicameralina». Nel merito e anche in termini di strategia. Che vede al vertice delle priorità tenere in scacco la Lega, farle capire che se vuole realizzare la ventennale promessa di una riforma federalista, tanto agognata dal suo elettorato, deve sfuggire all’abbraccio mortale con il Cavaliere.
AUMENTANO GLI SCETTICI. Dato che segnali in questo senso non sono arrivati, con il passare delle ore le opposizioni si sono mostrate sempre più scettiche circa la proposta del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. Come confermato dalle indicazioni emerse da un incontro tenutosi nella mattinata del 25 gennaio tra Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli. E dalle parole del leader del Pd, Pier Luigi Bersani, che ha definito quella del governo una «totale svendita dello spirito e del concetto stesso di federalismo».
«Con Berlusconi premier difficile il dialogo»
Che la partita si giocasse sul tentativo di ottenere le dimissioni del presidente del Consiglio lo conferma il senatore lombardo di Futuro e libertà, Giuseppe Valditara. Che a Lettera43.it, è vero, definisce «strumentale» l’ultimatum di Letta. Ma esprime forti dubbi sulla possibilità di ottenere «la rivoluzione federalista che ci si aspettava» con Berlusconi saldamente ancorato alla sua poltrona. Certo, «chiedere le dimissioni di Berlusconi è una cosa, votare il federalismo un’altra», precisa, ma sollecitato a rispondere se il Cavaliere avrà i voti di Fli sul federalismo i distinguo sembrano sfumare: «Con Berlusconi premier il dialogo è molto difficile», afferma Valditara, «per il carattere intrinseco del presidente del Consiglio».
«BICAMERALINA» IN BILICO. E così, mentre l’asse tra Calderoli e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, si rinsalda in vista di un possibile scenario post-berlusconiano, si intensificano le trattative con l’Associazione Nazionale dei Comuni (Anci). Le cui istanze sono state immediatamente raccolte dalle opposizioni, il cui voto è fondamentale per l’approvazione del fisco municipale. Nella commissione bicamerale, infatti, Pdl e Lega arrivano a quota 14 voti, 15 se si conta l’adesione, per nulla scontata, dell’altoatesina Helga Thaler. Ma anche così si arriva a un pareggio. Ed ecco che diventa decisivo l’appoggio del finiano Mario Baldassarri.
Le condizioni di opposizioni e Comuni
Un parere favorevole arriverà a precise condizioni, a partire dall’introduzione della cedolare secca al 20% (leggi articolo). E cioè di una norma che porti al 20% l’imposta sostitutiva sugli immobili locati a prezzo di mercato, abbassandola al 15% per quelli a canone calmierato. Richiesto anche un fondo perequativo che assicuri un volto equo e solidale al federalismo. Perché la logica, in casa dei finiani, è ottenere una riforma che non sia punitiva per il Mezzogiorno, rivelano fonti vicine al presidente della Camera.
DETRAZIONI ALLE FAMIGLIE. Tra i desiderata dell’asse Fli-Udc-Api-Pd anche detrazioni per i nuclei familiari con figli a carico, a partire da 500 euro e per arrivare a 2500 nel 2015, e modifiche sulla tassa di soggiorno prevista dal governo per i capoluoghi di provincia nei confronti dei turisti: la percentuale dovrebbe passare dal 5% allo 0,5% per notte in albergo e dovrebbe poter essere applicata da tutti i centri a vocazione turistica.
Intesa sullo sblocco dell’addizionale Irpef
Modifiche sostanziali, che hanno suggerito a Calderoli di ritirare il testo al vaglio della commissione per presentarne uno diverso (ma non radicalmente nuovo, come inizialmente ipotizzato), che accolga in parte le osservazioni delle opposizioni e dei Comuni. A partire dallo sblocco dell’addizionale Irpef già dal 2011.
Una scelta che l’Anci ha apprezzato, ma anche accolto con cautela. La posizione è non sbilanciarsi prima di aver valutato il testo emendato, perché un conto sono le promesse e un altro i dati che le trasformano, gradualmente, in realtà. Per questo mercoledì 26 gennaio si riunirà l’ufficio di presidenza, che dovrà formulare le sue osservazioni e sottoporle a Calderoli.
LA RELAZIONE TECNICA. Che dovrà valutarle insieme alle indicazioni provenienti dalla relazione tecnica della ragioneria dello Stato, che in mattinata ha diffuso le prime stime sugli effetti del federalismo municipale. E cioè un costo di 3 miliardi di euro, dovuto al venir meno dell’Irpef, e un gettito compreso tra i 3,4 e i 4,2 miliardi per la cedolare secca. Che consentirà, prosegue la ragioneria dello Stato, un recupero dell’evasione per affitti in nero di 600 milioni nel 2011, 1 miliardo nel 2012 e 1,4 miliardi nel 2013.
Belisario: «Violata la Costituzione»
Un fronte a sé è costituito dall’Italia dei Valori. Che si dice disposta al dialogo, ma a condizioni diverse: «con la cedolare secca viene violato il principio della progressività della tassazione», dice il senatore Ernesto Belisario a Lettera43.it, «mentre in Costituzione è scritto che si paga in ragione della propria capacità contributiva in modo progressivo». Inoltre, «la tassazione delle seconde case con l’imposta municipale unica (Imu)», che i comuni vorrebbero intorno al 7,5 per mille, «avviene senza il controllo di chi paga», prosegue Belisario. La volontà di pervenire a una riforma realmente federalista, dunque, non viene meno. Ma «non abbiamo certezze sui numeri», accusa Belisario, che conclude con un’ immagine a effetto: «Il coltello serve sicuramente per tagliare il pane, ma può servire per commettere un omicidio. Noi vogliamo usarlo per il bene e non per il male del Paese».
«PENALIZZATE PONTIDA E ADRO». Nel Pd, intanto, si moltiplicano le voci che definiscono la proposta di Calderoli un «pasticcio». E non manca chi fa notare che il sentire comune, nel partito, è di una riforma che comunque non si farà. Pippo Civati, il «rottamatore», aggiunge alle forti perplessità qualche rimpianto: «quando ci astenemmo eravamo convinti che la proposta di legge delega fosse simile a quella del governo Prodi. Invece poi la Lega ha dovuto far tornare i conti, a causa di una politica economica del governo che ha massacrato gli enti locali», afferma a Lettera43.it. E poi «noi pensiamo che l’Imu sia fortemente sperequativa e crei disparità anche all’interno del Nord, con grandi città e centri turistici favorite rispetto a Pontida e Adro, giusto per fare due esempi qualunque», conclude Civati.
La decisione il 3 febbraio
Poche certezze e molti dubbi, dunque. Tuttavia una decisione dovrà essere presa entro il 3 febbraio, termine ultimo della discussione perché il calendario della riforma sia rispettato. Il giorno prima si voteranno, ha rivelato il presidente della «bicamarlina» Enrico La Loggia, gli emendamenti dell’opposizione.
«SERVONO SEI MESI». Ma il finiano Mario Baldassarri è di tutt’altro parere: «Servono sei mesi», aveva detto nei giorni scorsi. E ora la richiesta di far slittare di un semestre l’intero pacchetto dei decreti attuativi è stata formalizzata in un emendamento a firma Fli, ma con l’appoggio del resto del Terzo polo e del Pd, contenuto nel decreto “milleproroghe” in discussione al Senato. Al di là delle possibilità di accoglimento, un segnale deciso per i leghisti e i loro sogni autonomisti. (di Fabio Chiusi)




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