L'occupazione del sagrato si avvia a soluzione. La Curia ospiterà bimbi e donne, per gli altri è questione di ore
Filo diretto della Tribuna, critiche ma anche sostegno a Gentilini
TREVISO. Decine di telefonate arrivate in poche ore al centralino del giornale a testimonianza che il dibattito appassiona e infiamma. Treviso si spacca davanti all'atteggiamento da tenere nei confronti degli immigrati che hanno occupato il sagrato del Duomo per protesta e diversi sono i giudizi sull'atteggiamento tenuto dal sindaco Gentilini. In molti lo criticano, altrettanti invece lo lodano. Intanto si avvia a soluzione il problema della casa: bambini e donne per ora dormiranno in appartamenti della Curia; per gli altri la soluzione è in arrivo.
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TREVISO. Quella appena trascorsa potrebbe anche essere l'ultima notte degli sfollati magrebini sul sagrato del Duomo. Le quattro case della Curia tra Treviso e Villorba da ieri sera accolgono i bambini e le donne del presidio degli immigrati; qualche altra situazione potrebbe smuoversi entro la giornata odierna. Un fittissimo lavoro da parte della Chiesa trevigiana, in particolare con le associazioni Caritas e Migrantes, ha contribuito a sbloccare lo stallo in cui si rischiava di precipitare. Allo stato attuale delle cose, quasi tutte le famiglie o i single hanno davanti una soluzione già definita o in fase di definizione. Ma la posizione dei no global è netta. «Il presidio terminerà quando tutti gli immigrati avranno un tetto sopra la testa».
Oltre ai quattro alloggi reperiti dalla Caritas, anche i singoli in principio destinati al dormitorio di via Monterumici hanno trovato una nuova sistemazione: verranno ospitati in alcune stanze arredate messe a disposizione dalla parrocchia di Varago, che ha dato un tetto anche ad una coppia di immigrati. Buone prospettive anche per un altro nucleo familiare che verrà sistemato in un'abitazione di Monastier, mentre un altra persona ha trovato una stanza a Preganziol tramite il proprio datore di lavoro. Si attendono novità per gli alloggi di Quinto e di Ponzano, così come si sta cercando di trovare una soluzione anche per gli immigrati che lavorano fuori provincia (Noale, Scorzé, Santa Maria di Sala) o fuori regione (Prata di Pordenone).
«Ho cercato di attivare tutti i canali possibili - racconta don Canuto Toso, uno dei principali artefici degli accordi di questi giorni - per risolvere tutti i problemi. Ho anche telefonato al sottosegretario al welfare Maurizio Sacconi, che conosco fin da quando ero parroco a Sant'Andrea: mi ha assicurato che insieme a Ivano Beggio, titolare dell'Aprilia, cercahcerà di sistemare i lavoratori immigrati assunti in quella zona».
Ma il presidio, comunque, resterà fisso sotto il colonnato del Duomo fino a quando non si sarà trovata una soluzione per tutti quanti gli sfollati di borgo Venezia: lo ribadisce a chiare lettere il comitato no-global M21. «I principi fondamentali della solidarietà - dice il portavoce Sergio Zulian - dicono che non si può abbandonare tutto quando si è trovata una soluzione personale. Questo gli immigrati lo sanno bene e anche coloro che hanno trovato una casa continueranno a restare qui, almeno di giorno. Mi sembra il minimo, anche se qualche altra associazione spinge perché gli immigrati "sistemati" lascino il presidio in maniera definitiva».
La stanchezza, comunque, sta ormai avendo il sopravvento un po' su tutti i protagonisti di questa lunga vicenda, considerando che gli immigrati e M21 stanno presidiando il sagrato del Duomo da quasi una settimana. «Siamo sfiniti - riprende don Canuto - anche dal punto di vista psicologico: la sensazione che ho è quella di dovermi muovere completamente da solo, senza alcun appoggio da parte delle istituzioni locali. D'altra parte il Comune ha solo messo a disposizione sei posti letto al dormitorio dell'ex caserma Piave: ma io conosco bene quella struttura, perché oltre ad essere fatiscente ha orari che non vanno bene per chi lavora a turni».
Risolto anche il problema degli affitti considerati onerosi per i redditi familiari degli immigrati: per gli alloggi trovati dalla Curia tra Treviso e Villorba si parla di canoni mensili che vanno dai 350 ai 500 euro. La Caritas si è impegnata ad intervenire fattivamente per abbattere i costi e così succederà anche per gli altri alloggi a disposizione. «Il problema - sottolinea ancora don Canuto Toso - è che alloggi se ne trovano anche tramite le agenzie, ma gli anticipi sono comunque molto onerosi e spesso un immigrato, pur regolare, fa fatica a mettere insieme subito la cifra mecessaria».
E anche ieri non sono mancati gli interventi sulla vicenda di borgo Venezia e su tutti gli sviluppi successivi. «Nelle dichiarazioni di Gentilini - dice il diessino Giampaolo Sbarra - non c'è l'ombra di un'idea per risolvere i problemi posti dall'immigrazione dei lavoratori stranieri. Si capisce, quindi, per quale motivo la situazione a Treviso sia degenerata con l'aumento delle occupazioni abusive e con l'imbarbarimento del linguaggio politico». E la Cgil replica al sindaco sulla questione della razza Piave. «La Cgil esalta piuttosto la razza umana - si legge in un comunicato - dicitura che si leggerà in un adesivo che sarà distribuito a tutti coloro che visiteranno il Tir del tour dei diritti». Secondo l'assessore regionale ai flussi migratori Raffaele Zanon non servono le strumentalizzazioni politiche. «Le istituzioni devono lavorare con il massimo impegno - dice - per sostenere chi si trova in stato di bisogno oggettivo. La Regione ha messo in piedi da tempo un programma di interventi nel settore della casa per gli immigrati regolari». Duro il commento di Piergiorgio Stiffoni, senatore trevigiano della Lega. «Se i fatti di Treviso devono essere prove di integrazione - dice - allora è meglio che chi ha provocato quei fatti, se ne torni subito a casa».
E i consiglieri regionali Igino Michieletto, Maria Luisa Campagner, Nadir Wellponer e Lucio Tiozzo hanno presentato la richiesta di una convocazione urgente della terza commissione consiliare, per discutere dell'emergenza casa a Treviso. L'esponente dei Verdi Gianfranco Bettin ha invece presentato un'interrogazione a risposta immediata alla giunta regionale perché venga attivato un tavolo operativo con Ater e Comuni».
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