Su questo punto Cgil, Cisl e Uil sono determinate a non cedere. "L'1,4% di inflazione programmata - ha detto il leader della Cisl Savino Pezzotta - non consente di fare rinnovi contrattuali che garantiscano il mantenimento del potere d'acquisto dei salari". Subito è arrivata la dura replica di Maroni: "Se la Cisl ha cambiato idea sugli accordi del '93 lo dica".
Ma per il segretario della Uil quella del governo è una posizione strumentale e, soprattutto, non tiene conto del fatto che il tasso di inflazione programmata contenuto nel documento di programmazione economica e finanziaria non è stato concordato. Ergo, i sindacati non si sentono vincolati a quella cifra. "Il sindacato - ha detto Angeletti - non intende cambiare le regole sulla politica dei redditi. Ma l'inflazione programmata si concorda. In questo caso non è stata concordata e quindi non ci sentiamo vincolati."
Sulla stessa lunghezza d'onda Pezzotta: "Non a caso, quando il Dpef fu presentato dicemmo che l'1,4% era troppo poco". E secondo i sindacati l'aumento dei prezzi fotografato dall'Istat in agosto (2,3% su base annua) ne è la dimostrazione più evidente.
da www.repubblica.it
E a ottobre lo sciopero generale della Cgil........![]()




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