L'esorcismo del Cavaliere
di CURZIO MALTESE
SAREBBE improduttivo e ormai estenuante voler opporre ragioni alla scoppiettante gragnuola di slogan e vanterie, cifre a casaccio e insulti, che ha segnalato ieri al mondo il prematuro rientro dalle vacanze di Silvio Berlusconi. Alla fine, il comizio via telefono ai convenuti di Gubbio è la copia conforme del celebre discorso da bar sui destini del mondo con il quale Berlusconi ha ammaliato una volta e per sempre gli italiani nel '93 e che da allora replica fin nei dettagli, in ogni circostanza, con la capacità davvero straordinaria di non annoiarsi mai di se stesso. In quasi un decennio molto è accaduto.
Berlusconi ha vinto le elezioni, le ha perse e poi rivinte. Ha governato una prima volta, male, e una seconda malissimo. Sono cambiati gli scenari internazionali e perfino Saddam non dice più le stesse cose. Solo l'oroscopo berlusconiano rimane fisso sulle solite quattro fiabe. In primis, la guerra eroica al (defunto) comunismo. Il milione di posti di lavoro. L'attesa dell'inevitabile miracolo o boom economico. L'opposizione accusata di remare contro. La cieca fiducia nelle virtù provvidenziali del capo, ovvero di se medesimo.
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Identica è anche la lingua berlusconiana, manichea, sprezzante, eversiva. Ed è davvero un mistero la ragione per cui diversi esponenti di questo governo, da Taormina a Sgarbi a Scajola, siano stati costretti alle dimissioni per aver usato una sola volta lo stesso tono che il loro capo adopera da dieci anni.
La novità del discorso di ieri, novità si fa per dire, consiste nella funambolica e forse cabalistica abilità nell'inventarsi cifre e dati a sostegno delle fantasie d'onnipotenza. Il premier cita solo una volta la fonte, parlando del "milione di nuovi posti di lavoro certificati dall'Inail".
In realtà si tratta di 900mila nuove polizze d'assicurazione sul lavoro che possono non corrispondere a un aumento di occupati, tanto che una recente stima di Bankitalia colloca la disoccupazione reale ben sopra il 10 per cento.
Gli altri dati di Berlusconi appartengono a buon diritto alla "contabilità creativa" inaugurata da Tremonti. Nessuno straccio di documento ufficiale attesta la "diminuzione del 12 per cento dei reati", non c'è traccia dei "cantieri per 27 miliardi di euro già al lavoro" e naturalmente la promessa di abbassare le tasse è "per l'anno prossimo", come un anno fa. Di questo passo c'è da chiedersi quando Berlusconi si vanterà anche d'aver migliorato il clima. Forse aspetta che s'interrompa la tremenda serie di nubifragi.
Segue il capitolo meno sognante dei rapporti con l'opposizione, la "sinistra non ancora democratica". Ma anche qui nessuna novità. Berlusconi, tesserato P2, si diverte da anni a dare e ritirare patenti di legittimità democratica ad avversari e alleati, secondo la convenienza del momento e l'eterna legge della carota e del bastone. Sono bastati due rilievi critici a D'Alema, vecchio e rispettabile interlocutore nella Bicamerale, per vedersi scatenare la stampa di casa Berlusconi a caccia della "barca miliardaria".
L'uomo, dice il poeta, è un pozzo d'ingratitudine. Berlusconi ha avuto soltanto vantaggi dai cinque anni di governi ulivisti. È passato dall'essere uno dei più ricchi d'Italia a uno dei nababbi del pianeta, le sue aziende si sono rafforzate, i processi sono finiti in prescrizione e la terribile sinistra si è dimenticata di fare quelle leggi sul conflitto d'interessi e sulla riforma televisiva che le destre liberali hanno promosso da tempo nel resto d'Europa.
Ma la vera battaglia d'autunno non si gioca fra governo e opposizione, semmai all'interno della maggioranza e dentro l'elettorato di Forza Italia.
Nelle coscienze dei milioni d'italiani che il 13 maggio hanno votato un sogno e ora cominciano a fare i conti con la realtà, scuola e la sanità bloccate, conti pubblici sballati, il boom sperato che si ribalta in probabile recessione, tariffe e inflazione in marcia, le mille ragioni concrete di un crescente disincanto che si traduce in tensione fra i partiti di governo. Alla vigilia di un vertice di maggioranza difficile, con centristi, leghisti e An divisi su tutto, a cominciare dai temi cruciali dell'economia e dell'Europa, il demiurgo rilancia alla virgola il manifesto della "discesa in campo", nella speranza di ritrovare la perduta spinta propulsiva. Un rito magico, un esorcismo, una cabala all'insegna di un disperato ottimismo.




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