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  1. #11
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    Il Comunismo, il bene e la demonizzazione degli avversari
    Nel contesto di quello che Max Weber chiamava il "disincantamento dell'uomo moderno", destinato a vivere "in un'epoca estranea a Dio e senza profeti", avviene quel processo di "secolarizzazione" della pulsione religiosa che si concretizza nelle ideologie politiche salvifiche. Nel comunismo moderno, che trova nel marxismo la sua sistematizzazione teorica ed ideale, vi è una fedele riproduzione del modello teologico giudaico-cristiano: una teleologia storica che si presenta... come escatologia "materialistica". Lo schema tuttavia è completamente importato dall'idealismo hegeliano e dalla sua "dialettica", per la quale la storia è "la realizzazione dell'idea della libertà".
    La triade dialettica affermazione/negazione/negazione della negazione, si riproduce nello storicismo marxista, nello schema che conduce dal "comunismo primitivo", attraverso la negazione della società divisa in classi, al comunismo moderno. Questo schema è, nella sua sostanza, tendenzialmente ineluttabile.
    La società che profetizzano Marx, Engels e poi Lenin, come "processo di storia naturale" e con "metodo scientifico", è il novello Eden, la società senza Stato, senza gerarchie sociali, politiche, senza denaro, senza tribunali, senza prigioni, senza divisione del lavoro, senza diseguaglianze. La "nuova età dell'oro", già immaginata da molti utopisti, alcuni dei quali eretici cristiani, che si presenta però non più come utopia, come sogno, ma appunto come "previsione scientifica". Un paradiso terreste senza Dio, creato direttamente dagli uomini come realizzazione del loro divenire finalmente integralmente tali. Non dimentichiamo che per Marx la storia è, infatti, "l'umanizzazione della scimmia".
    Dunque il comunismo ha come fine la felicità umana, una felicità generale ed universale (ed in ciò si differenzia senz'altro dal nazionalsocialismo che persegue la felicità della sola razza ariano-nordica, ovvero ritiene che il bene dell'umanità consista nella dominazione di questa e nell'eliminazione della "peste giudaica").
    Quindi, si dice, come ci si può contrapporre ragionevolmente all'IDEA del comunismo?
    Contrapporsi all'idea del bene significa logicamente e necessariamente essere malvagi, essere dalla parte del male.
    Se il comunismo persegue il bene, allora l'anticomunismo è l'anti-bene, ossia il male.
    Semplice no? Elementare direi...in apparenza.
    Il processo rivoluzionario che porterà al nuovo Eden, è ovviamente un processo complesso, che determinato dalle "contraddizioni insanabili della società borghese", porterà nel fuoco delle lotte di classe e nell'edificazione dei nuovi rapporti sociali di produzione, a forgiare "l'uomo nuovo socialista".
    Nei manoscritti economici-filosofici Marx attribuisce all'uomo una natura "al di fuori di sè". L'uomo è "un essere naturale", ed un essere che non ha la propria natura "fuori di sè", NON è per il giovane Marx un essere naturale. Il Marx più maturo completerà il ragionamento affermando che la "coscienza sociale dell'uomo" è DETERMINATA dal suo "essere sociale", per cui al mutare di questo ultimo muta necessariamente anche la coscienza. La liberazione non è pertano per il "materialismo storico" un processo ideale, ma materiale. Marx ed Engels ridicolizzeranno, a loro dire, Bauer, Stirner e la sinistra hegeliana e le sue prediche sul mutamento della coscienza degli uomini come base del mutamento della società, o della liberazione dell'individuo.
    Tuttavia la coscienza di classe, in quanto determinata da un lato dalla posizione che gli individui occupano nei rapporti di produzione, e dall'altro dalla "ideologia socialista portata agli operai dall'esterno"(Lenin), è un elemento fondamentale del processo.
    Quello che appare assurdo o impossibile all'interno della società borghese, non è tale nel contesto di rapporti di produzione comunistici ove è abolita l'appropriazione privata del prodotto del lavoro, ossia il lavoro alienato e, il che è lo stesso, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
    La società paradisiaca descritta dai comunisti vuole essere pertanto la realizzazione e realizzabilità dell'utopia. Non è vero, si dice, che essa contrasta con la natura umana e con le "leggi dell'economia e della storia", giacchè la natura dell'uomo è determinata dalla struttura sociale, e con il mutare di questa si trasforma a propria volta.
    Questa mondanizzazione scientista della speranza religiosa, della sua escatologia, ha necessariamente esiti totalitari. E' proprio in virtù del fatto che i fini del comunismo sono buoni e paradisiaci, chiunque li ostacoli è forzatamente ritenuto in malafade, e lo fa evidentemente in difesa di propri interessi meschini ed egoistici.
    La demonizzazione dell'avversario è connaturata a questa visione allucinata della storia, e non può non estendersi anche alle varianti della stessa ideologia comunista (le eresie), giacchè pare evidente che "qualunque allontanamento dall'ideologia comunista rappresenta un rafforzamento dell'ideologia borghese" (Lenin). Qualunque rottura del fronte unito per il comunismo, qualunque dissidenza che indebolisca l'unità del partito, rafforza oggettivamente l'avversario, e pertanto rappresenta una deviazione da combattere impietosamente, giacchè si frappone di fatto al perseguimento del bene, il comunismo. "L'inferno è lastricato di buone intenzioni" amava ripetere Lenin, soprattutto contro le altre correnti socialiste, quando gli si faceva rilevare che anch'esse perseguivano, in qualche modo, lo stesso scopo finale.
    Scrive Ignazio Silone: "Tra il 1921 e il 1927 ebbi varie occasioni di recarmi a Mosca per partecipare, quale membro delle delegazioni comuniste italiane, ad alcune riunioni e congressi dell'esecutivo. Ciò che più mi colpì nei comunisti russi, anche in personalità veramente eccezionali come Lenin e Trotzky, era l'assoluta incapacità di discutere lealmente le opinioni contrarie alle proprie. L'avversario,per il semplice fatto che osava contraddire, era senz'altro un opportunista, se non addirittura un traditore ed un venduto. Un avversario in buona fede sembra per i comunisti inconcepibile(...) E' stato giustamente già osservato che per trovare un'infatuazione analoga bisogna risalire agli antichi processi contro gli eretici"
    Mentre la religione teistica cristiana può distinguere la Chiesa come "Corpo Mistico del Cristo" e in quanto tale "indefettibilmente santa", dalla chiesa - comunità di uomini immersa nella storia, fatta da quindi da peccatori, difficilmente il comunismo moderno, avendo ucciso Dio nel proprio cuore, può separare la sua idea dalla sua prassi. Anche perchè proprio la certezza "scientifica" di conseguire il bene e della sua ineluttabile realizzabilità storica, fornisce la base logica e psicologica del suo potenziale totalitario. E ciò a prescindere addirittura dall'elementare constatazione, fatta già dai liberali e democratici radicali tedeschi a Marx ed Engels nel 1847, che l'abolizione della proprietà privata è incompatibile con la conservazione o con la realizzazione delle libertà individuali e politiche.
    "L'inferno è lastricato dalle buone intenzioni" amava dire il comunista Lenin. Appunto!

    Cordiali saluti.

  2. #12
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    Nel contesto di quello che Max Weber chiamava il "disincantamento dell'uomo moderno", destinato a vivere "in un'epoca estranea a Dio e senza profeti", avviene quel processo di "secolarizzazione" della pulsione religiosa che si concretizza nelle ideologie politiche salvifiche. Nel comunismo moderno, che trova nel marxismo la sua sistematizzazione teorica ed ideale, vi è una fedele riproduzione del modello teologico giudaico-cristiano: una teleologia storica che si presenta... come escatologia "materialistica". Lo schema tuttavia è completamente importato dall'idealismo hegeliano e dalla sua "dialettica", per la quale la storia è "la realizzazione dell'idea della libertà".
    La triade dialettica affermazione/negazione/negazione della negazione, si riproduce nello storicismo marxista, nello schema che conduce dal "comunismo primitivo", attraverso la negazione della società divisa in classi, al comunismo moderno. Questo schema è, nella sua sostanza, tendenzialmente ineluttabile.
    La società che profetizzano Marx, Engels e poi Lenin, come "processo di storia naturale" e con "metodo scientifico", è il novello Eden, la società senza Stato, senza gerarchie sociali, politiche, senza denaro, senza tribunali, senza prigioni, senza divisione del lavoro, senza diseguaglianze. La "nuova età dell'oro", già immaginata da molti utopisti, alcuni dei quali eretici cristiani, che si presenta però non più come utopia, come sogno, ma appunto come "previsione scientifica". Un paradiso terreste senza Dio, creato direttamente dagli uomini come realizzazione del loro divenire finalmente integralmente tali. Non dimentichiamo che per Marx la storia è, infatti, "l'umanizzazione della scimmia".
    Dunque il comunismo ha come fine la felicità umana, una felicità generale ed universale (ed in ciò si differenzia senz'altro dal nazionalsocialismo che persegue la felicità della sola razza ariano-nordica, ovvero ritiene che il bene dell'umanità consista nella dominazione di questa e nell'eliminazione della "peste giudaica").
    Quindi, si dice, come ci si può contrapporre ragionevolmente all'IDEA del comunismo?
    Contrapporsi all'idea del bene significa logicamente e necessariamente essere malvagi, essere dalla parte del male.
    Se il comunismo persegue il bene, allora l'anticomunismo è l'anti-bene, ossia il male.
    Semplice no? Elementare direi...in apparenza.
    Il processo rivoluzionario che porterà al nuovo Eden, è ovviamente un processo complesso, che determinato dalle "contraddizioni insanabili della società borghese", porterà nel fuoco delle lotte di classe e nell'edificazione dei nuovi rapporti sociali di produzione, a forgiare "l'uomo nuovo socialista".
    Nei manoscritti economici-filosofici Marx attribuisce all'uomo una natura "al di fuori di sè". L'uomo è "un essere naturale", ed un essere che non ha la propria natura "fuori di sè", NON è per il giovane Marx un essere naturale. Il Marx più maturo completerà il ragionamento affermando che la "coscienza sociale dell'uomo" è DETERMINATA dal suo "essere sociale", per cui al mutare di questo ultimo muta necessariamente anche la coscienza. La liberazione non è pertano per il "materialismo storico" un processo ideale, ma materiale. Marx ed Engels ridicolizzeranno, a loro dire, Bauer, Stirner e la sinistra hegeliana e le sue prediche sul mutamento della coscienza degli uomini come base del mutamento della società, o della liberazione dell'individuo.
    Tuttavia la coscienza di classe, in quanto determinata da un lato dalla posizione che gli individui occupano nei rapporti di produzione, e dall'altro dalla "ideologia socialista portata agli operai dall'esterno"(Lenin), è un elemento fondamentale del processo.
    Quello che appare assurdo o impossibile all'interno della società borghese, non è tale nel contesto di rapporti di produzione comunistici ove è abolita l'appropriazione privata del prodotto del lavoro, ossia il lavoro alienato e, il che è lo stesso, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
    La società paradisiaca descritta dai comunisti vuole essere pertanto la realizzazione e realizzabilità dell'utopia. Non è vero, si dice, che essa contrasta con la natura umana e con le "leggi dell'economia e della storia", giacchè la natura dell'uomo è determinata dalla struttura sociale, e con il mutare di questa si trasforma a propria volta.
    Questa mondanizzazione scientista della speranza religiosa, della sua escatologia, ha necessariamente esiti totalitari. E' proprio in virtù del fatto che i fini del comunismo sono buoni e paradisiaci, chiunque li ostacoli è forzatamente ritenuto in malafade, e lo fa evidentemente in difesa di propri interessi meschini ed egoistici.
    La demonizzazione dell'avversario è connaturata a questa visione allucinata della storia, e non può non estendersi anche alle varianti della stessa ideologia comunista (le eresie), giacchè pare evidente che "qualunque allontanamento dall'ideologia comunista rappresenta un rafforzamento dell'ideologia borghese" (Lenin). Qualunque rottura del fronte unito per il comunismo, qualunque dissidenza che indebolisca l'unità del partito, rafforza oggettivamente l'avversario, e pertanto rappresenta una deviazione da combattere impietosamente, giacchè si frappone di fatto al perseguimento del bene, il comunismo. "L'inferno è lastricato di buone intenzioni" amava ripetere Lenin, soprattutto contro le altre correnti socialiste, quando gli si faceva rilevare che anch'esse perseguivano, in qualche modo, lo stesso scopo finale.
    Scrive Ignazio Silone: "Tra il 1921 e il 1927 ebbi varie occasioni di recarmi a Mosca per partecipare, quale membro delle delegazioni comuniste italiane, ad alcune riunioni e congressi dell'esecutivo. Ciò che più mi colpì nei comunisti russi, anche in personalità veramente eccezionali come Lenin e Trotzky, era l'assoluta incapacità di discutere lealmente le opinioni contrarie alle proprie. L'avversario,per il semplice fatto che osava contraddire, era senz'altro un opportunista, se non addirittura un traditore ed un venduto. Un avversario in buona fede sembra per i comunisti inconcepibile(...) E' stato giustamente già osservato che per trovare un'infatuazione analoga bisogna risalire agli antichi processi contro gli eretici"
    Mentre la religione teistica cristiana può distinguere la Chiesa come "Corpo Mistico del Cristo" e in quanto tale "indefettibilmente santa", dalla chiesa - comunità di uomini immersa nella storia, fatta da quindi da peccatori, difficilmente il comunismo moderno, avendo ucciso Dio nel proprio cuore, può separare la sua idea dalla sua prassi. Anche perchè proprio la certezza "scientifica" di conseguire il bene e della sua ineluttabile realizzabilità storica, fornisce la base logica e psicologica del suo potenziale totalitario. E ciò a prescindere addirittura dall'elementare constatazione, fatta già dai liberali e democratici radicali tedeschi a Marx ed Engels nel 1847, che l'abolizione della proprietà privata è incompatibile con la conservazione o con la realizzazione delle libertà individuali e politiche.
    "L'inferno è lastricato dalle buone intenzioni" amava dire il comunista Lenin. Appunto!

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  3. #13
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    Card. Martini come "maestro spirituale" della teologia della Liberazione? caro PFB..che dire..apprezzo la sua preparazione ma stavolta ha preso una cantonata..
    legga, si informi...possibilmente su fonti piu credibili di "una storia italiana"..ma sopratutto non attribuisca al Card. Martini, personalita' di grande rilievo del mondo cattolico e non solo, sponsorizzazioni inesistenti.
    quanto al resto delle sue considerazioni.. io le sottoscrivo in pieno.
    La laicita' della poiltica e quindi la sua protezione da scorciatoie utopistiche rivelatisi tragiche, non possono che scaturire dalla consapevolezza del limite intrinseco dell'agire umano, che e' proprio della dottrina cristiana...
    Antonio

  4. #14
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    Card. Martini come "maestro spirituale" della teologia della Liberazione? caro PFB..che dire..apprezzo la sua preparazione ma stavolta ha preso una cantonata..
    legga, si informi...possibilmente su fonti piu credibili di "una storia italiana"..ma sopratutto non attribuisca al Card. Martini, personalita' di grande rilievo del mondo cattolico e non solo, sponsorizzazioni inesistenti.
    quanto al resto delle sue considerazioni.. io le sottoscrivo in pieno.
    La laicita' della poiltica e quindi la sua protezione da scorciatoie utopistiche rivelatisi tragiche, non possono che scaturire dalla consapevolezza del limite intrinseco dell'agire umano, che e' proprio della dottrina cristiana...
    Antonio

  5. #15
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    Originally posted by tony
    Card. Martini come "maestro spirituale" della teologia della Liberazione? caro PFB..che dire..apprezzo la sua preparazione ma stavolta ha preso una cantonata..
    legga, si informi...possibilmente su fonti piu credibili di "una storia italiana"..ma sopratutto non attribuisca al Card. Martini, personalita' di grande rilievo del mondo cattolico e non solo, sponsorizzazioni inesistenti.
    quanto al resto delle sue considerazioni.. io le sottoscrivo in pieno.
    La laicita' della poiltica e quindi la sua protezione da scorciatoie utopistiche rivelatisi tragiche, non possono che scaturire dalla consapevolezza del limite intrinseco dell'agire umano, che e' proprio della dottrina cristiana...
    Non mi riferivo affatto al Card. Martini (che è un progressista moderato ...e radicalchic....ai tempi di Pillitteri.) ma al Card. Tony.

    Shalom!

  6. #16
    SENATORE di POL
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    Originally posted by tony
    Card. Martini come "maestro spirituale" della teologia della Liberazione? caro PFB..che dire..apprezzo la sua preparazione ma stavolta ha preso una cantonata..
    legga, si informi...possibilmente su fonti piu credibili di "una storia italiana"..ma sopratutto non attribuisca al Card. Martini, personalita' di grande rilievo del mondo cattolico e non solo, sponsorizzazioni inesistenti.
    quanto al resto delle sue considerazioni.. io le sottoscrivo in pieno.
    La laicita' della poiltica e quindi la sua protezione da scorciatoie utopistiche rivelatisi tragiche, non possono che scaturire dalla consapevolezza del limite intrinseco dell'agire umano, che e' proprio della dottrina cristiana...
    Non mi riferivo affatto al Card. Martini (che è un progressista moderato ...e radicalchic....ai tempi di Pillitteri.) ma al Card. Tony.

    Shalom!

  7. #17
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    lei e' certamente liberissimo di affibiarmi etichette...ma non sono "progressista"..e' un termine che non mi si attaglia perche' non sono uno che crede nelle "magnifiche sorti e progressive"...e perche' sembra presupporre un valore intrinsecamente positivo al "progresso"...senza peraltro che se ne indichi la meta..ad esempio, per alcuni la legalizzazione dell'aborto e' un "progresso"..e l'aborto un "diritto"...quindi il buon progressita "radical-chic" non puo' essere che per l'aborto..come vede, non ci siamo neanche col secondo termine...
    quanto a Pillitteri...che c'entra il povero cognatino di craxi?
    ..un ultima cosa..non esiste il card. Tony..:-)

    cordialita'.
    Antonio

  8. #18
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    lei e' certamente liberissimo di affibiarmi etichette...ma non sono "progressista"..e' un termine che non mi si attaglia perche' non sono uno che crede nelle "magnifiche sorti e progressive"...e perche' sembra presupporre un valore intrinsecamente positivo al "progresso"...senza peraltro che se ne indichi la meta..ad esempio, per alcuni la legalizzazione dell'aborto e' un "progresso"..e l'aborto un "diritto"...quindi il buon progressita "radical-chic" non puo' essere che per l'aborto..come vede, non ci siamo neanche col secondo termine...
    quanto a Pillitteri...che c'entra il povero cognatino di craxi?
    ..un ultima cosa..non esiste il card. Tony..:-)

    cordialita'.
    Antonio

  9. #19
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    come diceva Totò in simili circostanze ("non sono cavaliere", "non sono commendatore", eccetera).....la faranno! la faranno!


    Shalom!

  10. #20
    SENATORE di POL
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    Shalom!

 

 
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