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    Predefinito Ma questo non è nazismo rosso?

    Il giornale dei Ds censurò il direttore de la Padania
    di Gigi Moncalvo

    Pubblichiamo la lettera del direttore de la Padania Gigi Moncalvo uscita su l’Unità l’1 agosto in risposta ad un insultante articolo di Marcello Ciarnelli. Le parti in neretto sono state censurate dalla redazione del giornale diessino. E poi, il censore Furio Colombo ci accusa di nazismo...
    Egregio direttore, nel ringraziarLa di cuore per l’ampio e immeritato spazio e le continue e premurose attenzioni dedicate quasi ogni giorno dal Suo giornale alla mia persona, la pregherei di voler puntualizzare alcune macroscopiche inesattezze contenute nell’articolo di Marcello Ciarnelli a pagina 5 dell’Unità di oggi.
    1) Non sono arrivato alla direzione de la Padania in virtù di una “sostituzione lampo”, né tanto meno Umberto Bossi ha deciso di “far fuori” il mio predecessore. Semplicemente è accaduto che il contratto triennale di quest’ultimo scadeva l’11 luglio e da tempo l’Editore aveva comunicato al diretto interessato l’intenzione di non rinnovarlo. Non c’è dunque alcun blitz.
    2) Per quanto riguarda la mancata presentazione, per ora, del piano editoriale ai miei redattori per sottoporlo alla loro valutazione, le cose stanno così. In queste due prime settimane ho trovato tali e tanti problemi ereditati da un recente passato - che un certo fair play e una maggiore correttezza di qualcuno avrebbe potuto evitare di creare allo scopo evidente di boicottarmi e fare del male al giornale - che non c’è stato ancora il tempo di affrontare quel delicato e fondamentale passaggio. Anche perché io - rispetto a quello che fece il mio predecessore - preferisco consegnare un meditato testo scritto ai miei redattori piuttosto che fare, a voce, vuote enunciazioni sui massimi sistemi. Ritengo altresì poco serio e poco corretto formulare piani editoriali senza aver prima incontrato ad uno ad uno i miei giornalisti, aver valutato le loro aspirazioni, aver soppesato le loro caratteristiche, aver cercato di capire quali sono i problemi organizzativi del giornale. In sostanza preferisco formulare un piano con contenuti seri e approfonditi piuttosto che il solito documento d’intenti buono per tutte le stagioni, e quindi ipocrita e irriguardoso dei miei colleghi.
    Il Cdr e l’assemblea hanno condiviso questa mia impostazione.
    3) “Quel tal Oneti”, si chiama in effetti Gilberto Oneto. Non vedo come possa aver determinato la mia nomina, poiché - pur conoscendolo di fama - non avevo mai avuto modo di incontrarlo di persona se non qualche giorno fa quando è venuto a salutarmi.
    4) Per quanto riguarda la vostra definizione di “professionista che in questi anni ha dimostrato una straordinaria capacità di cercare il vento che gonfia la vela e ti porta lontano, lì dove c’è il potere”, avete certamente sbagliato persona. Avete forse trovato nel mio più recente curriculum professionale lauti contratti o programmi, ad esempio, con la Rai o con altre grandi imprese editoriali? Mi avete mai visto ospite al “Costanzo Show” o prono e appecoronato di fronte a qualche potente? Voi stessi entrate in palese contraddizione quando parlate di mie occupazioni presso Tv locali o mie trasmissioni interrotte “in cambio della candidatura con Forza Italia di uno dei padroni della rete”. Non pensate che se avessi “fatto il bravo” avrebbero offerto a me - faccio un esempio - la candidatura, mantenendo la mia trasmissione o magari promuovendola su reti maggiori? Ne avrei tante da raccontarvi... E se volete sono a vostra disposizione. La verità è che, nonostante il mio curriculum, ho passato lunghi periodi di disoccupazione o di precariato, ho sempre dovuto guadagnarmi il pane lavorando duro, scrivendo libri, cercando occupazioni anche con giornali e Tv all’estero, accettando di pagare prezzi elevatissimi pur di conservare la mia libertà e la mia indipendenza. Credo che tutto questo meriti un po’ di rispetto. Sono presuntuoso se dico che di fronte a tante “carriere senza talento”, il mio è un “talento senza carriera”?
    5) Mi definite “spregiudicato” come se fossi un poco di buono. Sul vocabolario ho trovato questa definizione: “Colui che ostenta un’assoluta indipendenza e libertà di modi e di atteggiamenti”. Se intendete questo per “spregiudicato” la definizione è perfetta, l’accetto e ringrazio.
    6) Per quanto riguarda i miei libri, ecco la mia produzione completa, per evitarvi di incorrere in qualche errore, facilitandovi eventuali ricerche: “Milano No, dizionario dei milanesi da buttare via”, “Silenzio Stampa”, “Pannella, il potere della parola”, “De Mita, il nuovo potere”, “Oltre la notte di piombo”, “Il coraggio di sfidare la mafia”, “Di Pietro, il giudice terremoto”, “Segni, un segno dell’Italia che vuole cambiare”, “Berlusconi in concert”, “Alessandra di Rudinì”, “Suor Paola, quella che il calcio”.
    7) Per quanto riguarda il libro “Berlusconi in concert” vi invito a notare due fatti emblematici: dovetti pubblicarlo a Londra, e non in Italia, e dopo l’uscita l’onorevole Berlusconi ne chiese il sequestro. Anche se so che gli piacque molto.
    8) Su Roberto Gervaso: non è vero che avrebbe voluto rivedere il manoscritto. Gli venne invece fatto leggere in anticipo. Credo sia stato preso da un furioso attacco di invidia: non poteva tollerare che qualcuno lo avesse “bruciato” e lo sostituisse, e precedesse, nelle vesti di biografo del Cavaliere. Per questo lavorò e fece in modo, lui e non altri, di bloccare subdolamente il tutto.
    9) Non ho mai lavorato a Telelombardia. E me ne dispiace.
    10) Non credo che Antennatre Nord-Est sia “una piccola Tv locale di quelle che trasmettono per pochi isolati”. Probabilmente lo è oggi, ma la mia trasmissione aveva ascolti altissimi non solo perché davo spazio alla Lega, ma anche a tutte le udienze del processo ai Serenissimi.
    11) Sì, è vero, io sogno molto. Poiché sono sereno, tranquillo e ho la coscienza a posto. Al risveglio parlo dei miei sogni con mia moglie che mi ha aiutato ad affrontare e superare momenti professionalmente amari e difficili. È lecito sognare o è da considerarsi una colpa? Grazie per l’ospitalità. E buon lavoro!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Il giornale dei Ds censurò il direttore de la Padania
    di Gigi Moncalvo

    Pubblichiamo la lettera del direttore de la Padania Gigi Moncalvo uscita su l’Unità l’1 agosto in risposta ad un insultante articolo di Marcello Ciarnelli. Le parti in neretto sono state censurate dalla redazione del giornale diessino. E poi, il censore Furio Colombo ci accusa di nazismo...
    Egregio direttore, nel ringraziarLa di cuore per l’ampio e immeritato spazio e le continue e premurose attenzioni dedicate quasi ogni giorno dal Suo giornale alla mia persona, la pregherei di voler puntualizzare alcune macroscopiche inesattezze contenute nell’articolo di Marcello Ciarnelli a pagina 5 dell’Unità di oggi.
    1) Non sono arrivato alla direzione de la Padania in virtù di una “sostituzione lampo”, né tanto meno Umberto Bossi ha deciso di “far fuori” il mio predecessore. Semplicemente è accaduto che il contratto triennale di quest’ultimo scadeva l’11 luglio e da tempo l’Editore aveva comunicato al diretto interessato l’intenzione di non rinnovarlo. Non c’è dunque alcun blitz.
    2) Per quanto riguarda la mancata presentazione, per ora, del piano editoriale ai miei redattori per sottoporlo alla loro valutazione, le cose stanno così. In queste due prime settimane ho trovato tali e tanti problemi ereditati da un recente passato - che un certo fair play e una maggiore correttezza di qualcuno avrebbe potuto evitare di creare allo scopo evidente di boicottarmi e fare del male al giornale - che non c’è stato ancora il tempo di affrontare quel delicato e fondamentale passaggio. Anche perché io - rispetto a quello che fece il mio predecessore - preferisco consegnare un meditato testo scritto ai miei redattori piuttosto che fare, a voce, vuote enunciazioni sui massimi sistemi. Ritengo altresì poco serio e poco corretto formulare piani editoriali senza aver prima incontrato ad uno ad uno i miei giornalisti, aver valutato le loro aspirazioni, aver soppesato le loro caratteristiche, aver cercato di capire quali sono i problemi organizzativi del giornale. In sostanza preferisco formulare un piano con contenuti seri e approfonditi piuttosto che il solito documento d’intenti buono per tutte le stagioni, e quindi ipocrita e irriguardoso dei miei colleghi.
    Il Cdr e l’assemblea hanno condiviso questa mia impostazione.
    3) “Quel tal Oneti”, si chiama in effetti Gilberto Oneto. Non vedo come possa aver determinato la mia nomina, poiché - pur conoscendolo di fama - non avevo mai avuto modo di incontrarlo di persona se non qualche giorno fa quando è venuto a salutarmi.
    4) Per quanto riguarda la vostra definizione di “professionista che in questi anni ha dimostrato una straordinaria capacità di cercare il vento che gonfia la vela e ti porta lontano, lì dove c’è il potere”, avete certamente sbagliato persona. Avete forse trovato nel mio più recente curriculum professionale lauti contratti o programmi, ad esempio, con la Rai o con altre grandi imprese editoriali? Mi avete mai visto ospite al “Costanzo Show” o prono e appecoronato di fronte a qualche potente? Voi stessi entrate in palese contraddizione quando parlate di mie occupazioni presso Tv locali o mie trasmissioni interrotte “in cambio della candidatura con Forza Italia di uno dei padroni della rete”. Non pensate che se avessi “fatto il bravo” avrebbero offerto a me - faccio un esempio - la candidatura, mantenendo la mia trasmissione o magari promuovendola su reti maggiori? Ne avrei tante da raccontarvi... E se volete sono a vostra disposizione. La verità è che, nonostante il mio curriculum, ho passato lunghi periodi di disoccupazione o di precariato, ho sempre dovuto guadagnarmi il pane lavorando duro, scrivendo libri, cercando occupazioni anche con giornali e Tv all’estero, accettando di pagare prezzi elevatissimi pur di conservare la mia libertà e la mia indipendenza. Credo che tutto questo meriti un po’ di rispetto. Sono presuntuoso se dico che di fronte a tante “carriere senza talento”, il mio è un “talento senza carriera”?
    5) Mi definite “spregiudicato” come se fossi un poco di buono. Sul vocabolario ho trovato questa definizione: “Colui che ostenta un’assoluta indipendenza e libertà di modi e di atteggiamenti”. Se intendete questo per “spregiudicato” la definizione è perfetta, l’accetto e ringrazio.
    6) Per quanto riguarda i miei libri, ecco la mia produzione completa, per evitarvi di incorrere in qualche errore, facilitandovi eventuali ricerche: “Milano No, dizionario dei milanesi da buttare via”, “Silenzio Stampa”, “Pannella, il potere della parola”, “De Mita, il nuovo potere”, “Oltre la notte di piombo”, “Il coraggio di sfidare la mafia”, “Di Pietro, il giudice terremoto”, “Segni, un segno dell’Italia che vuole cambiare”, “Berlusconi in concert”, “Alessandra di Rudinì”, “Suor Paola, quella che il calcio”.
    7) Per quanto riguarda il libro “Berlusconi in concert” vi invito a notare due fatti emblematici: dovetti pubblicarlo a Londra, e non in Italia, e dopo l’uscita l’onorevole Berlusconi ne chiese il sequestro. Anche se so che gli piacque molto.
    8) Su Roberto Gervaso: non è vero che avrebbe voluto rivedere il manoscritto. Gli venne invece fatto leggere in anticipo. Credo sia stato preso da un furioso attacco di invidia: non poteva tollerare che qualcuno lo avesse “bruciato” e lo sostituisse, e precedesse, nelle vesti di biografo del Cavaliere. Per questo lavorò e fece in modo, lui e non altri, di bloccare subdolamente il tutto.
    9) Non ho mai lavorato a Telelombardia. E me ne dispiace.
    10) Non credo che Antennatre Nord-Est sia “una piccola Tv locale di quelle che trasmettono per pochi isolati”. Probabilmente lo è oggi, ma la mia trasmissione aveva ascolti altissimi non solo perché davo spazio alla Lega, ma anche a tutte le udienze del processo ai Serenissimi.
    11) Sì, è vero, io sogno molto. Poiché sono sereno, tranquillo e ho la coscienza a posto. Al risveglio parlo dei miei sogni con mia moglie che mi ha aiutato ad affrontare e superare momenti professionalmente amari e difficili. È lecito sognare o è da considerarsi una colpa? Grazie per l’ospitalità. E buon lavoro!
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