Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    l'Edera del Cugino è sempre...
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    Le praterie del dubbio - Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de' miei amici o conoscenti dimostrava d'aver perduto il senno
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    Predefinito interessante esempio di liberismo

    L´INTENZIONE di «bloccare le tariffe», espressa dal presidente del Consiglio nel suo discorso di Rimini, suscita due perplessità molto profonde. La prima deriva dalla sproporzione tra causa ed effetto. Il blocco delle tariffe sarebbe infatti determinato dall'accelerazione dell'inflazione ma questa, in realtà, sta procedendo a ritmi che si possono definire normali, dal momento che da quasi cinquanta mesi l'aumento dei prezzi al consumo viaggia tra il 2 e il 3 per cento, appena superiore al tasso considerato «fisiologico» in un sistema economico in crescita. Può darsi che i dati ufficiali sottostimino leggermente il fenomeno ma si può trattare, al massimo di pochi decimali e nessuno - e meno che mai il capo dell'esecutivo - dovrebbe dar credito a stime più o meno farneticanti di rilevatori improvvisati. In secondo luogo, il blocco delle tariffe provocherebbe profonde disfunzioni alla finanza pubblica. Poiché un analogo blocco non si applicherebbe ai loro costi, le aziende con tariffe bloccate, infatti, vedrebbero peggiorare nettamente i propri conti. Da questo peggioramento deriverebbero evidenti, e sensibili, ricadute negative sui conti dello Stato e degli enti locali (principalmente perché proprietari di imprese di trasporto pubblico). A parità di condizioni, il deficit pubblico che ci si sforza di ridurre, verrebbe così ad aumentare abbastanza sensibilmente. Il blocco delle tariffe porrebbe fine alla lunga e faticosa marcia verso la redditività e l'efficienza di imprese pubbliche come le Ferrovie e le Poste e significherebbe anche la fine dei progetti per la loro privatizzazione; così come sarebbe bloccata l'ulteriore vendita di quote di imprese pubbliche già presenti in Borsa, come l'Enel. Chi mai acquisterebbe azioni di una società i cui introiti, e, per conseguenza, i cui profitti dipendessero direttamente dalla volontà politica? Tale blocco sarebbe, infine, irrealizzabile allo stato attuale della normativa che stabilisce puntigliosamente i criteri per la fissazione e la revisione delle tariffe stesse. Richiederebbe quindi profonde modifiche legislative, che verosimilmente verrebbero inserite nella prossima legge finanziaria e che modificherebbero la situazione in senso dirigista, ossia contrario alla filosofia politica del centrodestra. Si arriverebbe all'assurdo che le liberalizzazioni e privatizzazioni avviate dal centrosinistra verrebbero affossate da un governo di centrodestra che non perde occasione per ribadire la sua volontà di ampliare l'area del mercato. L'insieme di queste incongruenze, le quali sicuramente non sfuggono al presidente del Consiglio, suggerisce una diversa lettura del discorso di Rimini: più che l'enunciazione di una politica, può trattarsi di una battuta tessa a spiazzare, in vista delle polemiche d'autunno, opposizione e mondo sindacale; un colpo di fucile nel caldo estivo, insomma, non il rumore di un esercito che si mette in marcia. Questo almeno si deve augurare chiunque abbia a cuore la stabilità di fondo dell'economia italiana.
    mario.deaglio@unito.it (La Stampa - 25/8/02 - economia - pag 4)

    ma il presidente della commissione finanze, che dice?

  2. #2
    Garibaldi
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    .

  3. #3
    l'Edera del Cugino è sempre...
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    (Del 31/8/2002 Sezione: Economia Pag. 2)

    IL PRESIDENTE DELL´AZIENDA DELLA CAPITALE CRITICA IL GOVERNO: SI TORNA ALLO STATALISMO

    «Sulle tariffe misure da Far West»

    Vento (Acea Roma): in questo modo non si ferma l´inflazione

    AUMENTI delle tariffe elettriche sospesi fino al 30 novembre e il presidente dell´Acea, l´azienda municipalizzata per i servizi di elettricità e acqua di Roma risponde accusando il governo di «logiche da Far West».

    Qualcuno doveva fermarsi in questa corsa al rialzo dei prezzi: il mese prossimo i consumatori avrebbero pagato l´1,7% in più sulle bollette.
    «Giusto, ma si tratta di una scelta del tutto errata, che non risolve niente dal punto di vista dell´inflazione. Il contributo in termini di risparmi è minimo e non è certo con il blocco per tre mesi delle nostre tariffe che si arresterà l´inflazione. Inoltre si tratta di un provvedimento molto dannoso per il mercato elettrico perchè crea una incertezza tra gli investitori».

    E´ anche vero però che le tariffe elettriche italiane sono le più alte d´Europa.
    «E´ necessario fare una distinzione tra causa ed effetto. Le nostre tariffe sono le più alte in Europa per le scelte operate in materia di politica energetica. Non abbiamo combustibili nè altre fonti di energia. Abbiamo il più elevato carico fiscale in Europa sulle tariffe. E avremmo bisogno di un effettivo mercato elettrico, con un maggior numero di aziende concorrente. La liberalizzazione è un processo ancora incompiuto e chiaramente sono necessari tempi lunghi prima che l´Italia possa avere un reale mercato dell´elettricità».

    Resta il fatto che con tariffe così alte un ulteriore aumento era inopportuno alla luce degli ultimi dati sui prezzi.
    «Io nutro piuttosto forti dubbi sulla validità di questo provvedimento da un punto di vista legislativo: vorrei ricordare che il governo aveva affidato la materia delle tariffe all´Authority. Ora altera le regole del gioco intervenendo con un´iniziativa non da economia di mercato. Così si torna allo statalismo, si insegue una logica da Far West. Non esistono più regole certe».

    Ma si tratta di un´emergenza, e per tre mesi.
    «E´ vero e non metterà in crisi le nostre aziende. Rischiamo però di avere problemi con gli investitori: in un momento in cui già vi è una grande incertezza in Borsa i pochi soldi che verranno investiti dubito che saranno puntati su situazioni incerte. Inoltre il nostro aumento programmato dell´1,7% è un aumento ex-post, ovvero si riferisce a quanto avvenuto nell´anno precedente, e mi sembra che sia sensibilmente più basso dell´aumento del 2,4% nei prezzi che è dovuto a altri motivi».

    Sarebbero?
    «Basta leggere quanto pubblica l´Istat e ascoltare le percezioni dei consumatori per capire che vi sono stati fenomeni speculativi da parte dei commercianti».

    Ma lei al posto del governo che cosa farebbe?
    «Avrei fatto quello che il presidente Berlusconi aveva promesso in campagna elettorale: una poderosa politica di infrastrutturazione. Al limite avrei anche bloccato le tariffe ma avrei garantito investimenti avviando un serio piano di modernizzazione del paese. Avrei abbassato le imposte sulle tariffe rendendo più leggere le tariffe e dunque dando un segnale anche a favore del calo dell´inflazione. Oppure avrei garantito imposte più basse per le imprese con seri piani di investimento dando un segnale a favore della qualità dei servizi».

  4. #4
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    Liberismo alla pummarola.

  5. #5
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    ENTRA NEL VIVO L´AZIONE DEL GOVERNO PER RIFORME E RIPRESA
    Il blocco di prezzi e tariffe
    (Del 2/9/2002 Sezione: Economia Pag. 17))

    QUEL frammento di riforma dell'art.18 usato dal governo per dividere il fronte sindacale rischia di costare molto in termini finanziari, di principi, di armonia istituzionale. I termini finanziari sono quelli già compresi nel Patto per l'Italia, ossia i finanziamenti delle tutele previste da quello stesso patto come contropartita alla abolizione dell'obbligo del reintegro per i licenziamenti senza giusta causa effettuati nei pochi casi previsti dall'accordo.

    >>>>>>>Ora a quei costi si aggiungono quelli in termini di principi e in termini di armonia istituzionale. I primi consistono nel sacrificio del liberismo che l'attuale governo, anzi l'intera coalizione, aveva posto come cardine della sua politica economica. <<<<<<
    >>>>>>Il blocco, o la sospensione, di un adeguamento di tariffe già esaminato e ritenuto congruo dalle preposte dell´Autority è un atto dirigistico che contraddice ogni logica liberista, comunque, in ogni caso e a maggior ragione se in assenza di una motivazione tecnica.<<<<<<<<
    Non c'è, infatti, motivazione nell'inflazione - il governo ha ripetutamente escluso che costituisca un problema - e non c'è neppure nella normativa che presiede all'attività delle Autority nell'esame e nell'approvazione dei motivi di adeguamento delle tariffe dal momento che nessuno mai ha sollevato questioni in questo senso e che, quand'anche ve ne fossero di fondate, in nessun caso giustificherebbero un decreto legge (che la Costituzione ammette solo per acclarati motivi di urgenza).

    >>>>>Il pretesto - Suscita apprensione il fatto che, per giustificare il provvedimento, il governo abbia parlato di necessità di armonizzare l'operato delle Autority con la politica economica governativa quando quelle istituzioni si giustificano solo se autonome e indipendenti. Si può concludere, pertanto, che l'esigenza di accrescere la sintonia tra l'attività delle Autority e la politica economica del governo è un pretesto. Un pretesto che ha un costo anche in termini di armonia istituzionale sia verso le Autority stesse e i principi che ne regolano l'attività i quali, seppure implicitamente, vengono messi in discussione, sia verso lo stesso Istat, che il governo ha difeso a parole, ma poi decidendo misure che si giustificherebbero solo se si fosse in presenza di un grave problema di inflazione e, dunque, se i dati dell'Istat non fossero veritieri.
    Non deve sfuggire il rischio di mettere in discussione, e senza oggettive e comprovate motivazioni, i principi informatori e l'attività di istituzioni la cui autonomia e credibilità sono requisiti indispensabili per la concretezza e la trasparenza di ogni discussione, di ogni confronto, di ogni decisione.
    >>>>>>>>A questi costi ne va poi aggiunto un altro, più generale, ma non per questo secondario. Con argomenti pretestuosi sono stati bloccati adeguamenti tariffari di società quotate in Borsa, una sorta di esproprio di ricavi che le Autority avevano evidentemente giudicato legittimi ed economicamente giustificati, dunque incidendo dirigisticamente sulle valutazioni e sugli interessi di milioni di investitori con un effetto sull'appeal degli investimenti in Italia che chiunque è in grado di comprendere.

    >>>>>>>>>>>>>>>>Analisi e polemiche - In un governo nel quale, tra l'altro, abbondano gli economisti queste valutazioni e obiezioni non possono certo sfuggire, tanto più quando quegli economisti erano puntualmente tra i primi a bollare, e giustamente, di miope statalismo gli interventi dirigistici su prezzi e tariffe quando a queste pratiche, in anni ormai molto lontani, si faceva frequente ricorso. Ma, ad evidenza, su tutto ha fatto premio la ragion politica, vale a dire l'esigenza ritenuta prioritaria di dare un segnale forte di sostegno alle posizioni di Cisl ed Uil, firmatarie del Patto per l'Italia, dopo il forte rumore mediatico fatto sull'inflazione, sulla conseguente perdita di potere d'acquisto di salari e stipendi, sulla rivendicazione di un recupero nelle prossime e imminenti tornate contrattuali, e prima di un autunno che si prospetta lacerato da scontri politici e da tensioni sociali. Le analisi e le polemiche sull'inflazione, sui panieri, sugli arrotondamenti e sui furbi che hanno approfittato del passaggio dalla lira all'euro possiamo anche farle per il puro gusto di approfondire la realtà nella quale tutti noi viviamo, ma non contano niente.
    >>>>>>>>>>>>>>> Conta la politica di un governo che si è posto l'obiettivo di dividere il fronte sindacale e che per perseguirlo si trova a dover affrontare costi molto più alti di quelli che probabilmente aveva messo in conto. Così è stato per la riforma dell'art. 18, minima ma costata lacerazioni e scioperi, e così è per questo blocco, >>>>>>>>>>>>costato la reputazione liberale che l'Italia si andava costruendo, per riguardare a detta degli esperti la sola energia elettrica. Il bilancio di queste iniziative chiunque è in grado di farlo da sé.

    Alfredo Recanatesi

  6. #6
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  8. #8
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