…della magistratura italiana. (per la nostra sinistra)
Lo scrittore Erri De Luca ha scritto sul Manifesto, un editoriale che, secondo Mario Pirani, “è tutta una indignata filippica contro la recente estradizione dalla Francia del brigatista Paolo Persichetti, condannato a 17 anni di carcere per aver partecipato all’omicidio del generale Giorgieri il 20 marzo 1987.
Tutto regolare se il De Luca si fosse speso a sostenere eventuali ragioni di innocenza, o difeso i diritti dell’imputato e di condannato, o che avesse chiesto una condanna più mite per chiudere i conti con la stagione del terrorismo, tempi ormai lontani (ma non tanto per la vedova del generale).
Lo chiama Paolo, con confidenza quasi pietosa, che descrive come “la selvaggina indifesa che nella stagione della caccia viene impallinata nelle riserve”. Nessuna parola di pietà per il generale Giorgieri, trucidato bestialmente come vera selvaggina; il suo assassinio viene liquidato con la generica formula “atti remoti”. Al pari degli assassinii di Biagi e D’Antona, descritti come “un paio di tristi omicidi d funzionari ministeriali isolati e disarmati”. Funzionari che nemmeno meritano di essere chiamati con il loro nome e cognome.
Persichetti, per De Luca, sarebbe la vittima, e infatti lo definisce “la preda” di una “gratificante lotta al terrorismo che da noi alimenta successi personali. Come in Israele fanno carriera i generali, così da noi l’hanno fatta la fanno i magistrati addetti alla specialità”.
Ecco: su un giornale di sinistra sempre pronto a denunciare chi critica i magistrati, in una pagina dedicata proprio alla manifestazione girotondista “in difesa” della magistratura, criticare pesantemente la magistratura diventa legittimo; par di capire che i magistrati che si sono occupati di Persichetti si possono criticare. E duramente. Infatti:
“Senza soffiate non sono buoni a chiudere neanche l’indagine di Cogne, dopo trecento perquisizioni”, si legge sul Manifesto, parlando della capacità di indagine e dell’uso dei pentiti
Per De Luca l’estradizione di Persichetti sarebbe solo frutto di rancore.”Da noi il rancore dopo decenni è ancora intatto, fresco di giornata”.
Ma guarda caso sullo stesso giornale si chiede di trovare e condannare i colpevoli di stragi molto più vecchie, piazza Fontana e stazione di Bologna.
“Sei la primizia di nuove carriere fondate sulla deportazione di altri uccelli in gabbia. Che importa se non siete canarini, che non cantate perché non sapete niente di motivetti nuovi?”. “I poteri…ora hanno urgente bisogno di carne fresca da mettere a frollare nelle celle dei nemici”.
De Luca e il sottotitolo redazionale definiscono Persichetti e gli sconfitti antichi della lotta al terrorismo “detenuti politici”.
I responsabili dell’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta, secondo De Luca, avrebbero subito, poveretti, “un diluvio di anni di prigione e tutto questo nonostante di loro e di tutti gli atti di lotta armata si sa tutto, ma si finge di non saperli bene fino in fondo”.
E in Francia succede lo stesso, mobilitazioni e proteste contro l’estradizione di Persichetti, raccolta di firme a go-gò alla quale ha aderito Bertinotti e Manisco.
Sono note le alte grida sollevate da Paolo Cento e Russo Spena.
Mesi fa la sinistra francese, ancora al governo, e quella italiana insorsero contro il governo italiano che obbiettava in sede comunitaria al “mandato di cattura europeo”, chiedendo la sovranità di ogni magistratura. Oggi, invece, nessuno si chiede se e come i precedenti governi di centrosinistra si siano attivati per dare attuazione alle sentenze della magistratura, da loro tanto amata e esaltata, nel rispetto della sua indipendenza..
Questa sinistra, questa opposizione, non si scandalizza perché un governo straniero giudica e condanna il sistema giuridico italiano, ma –quando il governo francese cambia avviso e dà esecuzione alle condanne della magistratura italiana – protesta chiedendo di ripristinare il precedente avviso.
Il tutto mentre questa stessa sinistra si prepara in gran pompa e “pompaggi mediatici” al girogirotondo “in difesa” della giustizia italiana che sarebbe minacciata dal governo Berlusconi.
Capito adesso perché Giuliano Amato….di questo Ulivo non ne può più?
liberamente da un articolo di Antonio Socci su Il Giornale di martedì 10 settembre
saluti




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