SIMEONE, BANDIERA LAZIALE
Gia' dall'anno scorso i tifosi della Lazio l'hanno eletto leader. Dopo il pessimo derby di Alessandro Nesta, quello dell'1-5 per intendersi, la gente stabili' che l'unico idolo in cui credere era lui, Diego Pablo Simeone.
Il centrocampista argentino doveva andarsene, doveva tornare all'Atletico Madrid, ma poi e' rimasto. Perche'? ''Perche' credo in questa societa' e nel suo progetto - spiega - E' la prima volta che resto piu' di quattro anni nella stessa societa', evidentemente era destino. E poi perche' ho uno splendido rapporto con i tifosi. A loro chiedo di sostenerci, abbiamo bisogno di sentire la loro fiducia. Chi non ci crede se ne resti a casa''.
Non e' un ruffiano, per questo piace forse. Piu' chiaro di cosi' non poteva essere, il guerriero. Ma come si fa a spiegarlo alla gente che rimpiange Crespo e lo stesso Nesta? ''Ai miei ex compagni faccio tanti auguri, spero che vadano bene a Milano. Ma non voglio piu' parlare di loro. Gia' l'anno scorso abbiamo perso tempo pensando a chi se ne era andato. Non possiamo permettercelo, e' l'anno della rivincita per tutti e io sono carico al massimo: devo cancellare anche la delusione del Mondiale''.
Ma Simeone condivide le strategie societarie? Adesso la Lazio sta cercando di ridurre il monte stipendi dei giocatori: ''La societa' ha fatto le sue scelte, per il suo stesso bene. Non so e non capiro' mai cos'e' una plusvalenza... ma ora saranno tutti piu' tranquilli. Io posso dire di essere contrario al tetto salariale: non era tutto sistemato con le cessioni eccellenti?''.
La squadra dove puo' arrivare? ''Non lo sappiamo neanche noi. Pensiamo a vincere una partita per volta e poi vedremo. Non mi piace parlare prima. Non siamo considerati come Juve, Inter, Milan e Roma, ma questo non vuol dire che non sappiamo cosa fare. Il gruppo e' unito e cosi' deve restare per rendere al meglio. E poi c'e' Mancini, uno che ha giocato fino a poco tempo fa e che sta dando lo spirito giusto a questa squadra''.
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