Critico la sinistra, ma ero in piazza lo stesso
Su questo giornale, che non può essere sospettato di simpatie per i «girotondini», Gabriele Canè, ha riconosciuto che la manifestazione di domenica a piazza San Giovanni è stata «tranquilla, allegra, vogliosa di sentire e fare politica»
Su questo giornale, che non può essere sospettato di simpatie per i «girotondini», Gabriele Canè, ha riconosciuto che la manifestazione di domenica a piazza San Giovanni è stata «tranquilla, allegra, vogliosa di sentire e fare politica». Mi fa piacere perché a San Giovanni c'ero anch'io e vorrei quindi spiegare, nei termini più pacati possibili, perché gente come me, che scrive su giornali di centro destra, che non ha nulla a che fare con l'Ulivo e che addebita alle sinistre non pochi dei mali di cui soffre o ha sofferto il nostro Paese (per esempio il totalitarismo culturale e l'ipersindacalismo) è andata a quella manifestazione.
Ci siamo andati per ribadire il principio che tutti i cittadini italiani debbono rispettare le leggi, e massimamente lo deve fare il presidente del Consiglio che, quale seconda autorità dello Stato, di quelle leggi pretende l'ottemperanza e quindi non deve fornire neanche il sospetto di volerle aggirare a suo vantaggio.
Ci siamo andati perché riteniamo che tutti i cittadini debbano rispettare i Tribunali della Repubblica, anche quando emettono provvedimenti a loro poco graditi, perché nel nostro ordinamento, organizzato su tre gradi di giudizio e una serie di controlli intermedi, ci sono tutte le possibilità di rimediare a eventuali errori o ingiustizie.
E riteniamo che questo rispetto delle Istituzioni nel caso la Magistratura lo debbano avere innanzitutto coloro che le rappresentano al più alto livello. Ci siamo andati perché riteniamo devastante per la convivenza civile l'assordante campagna di delegittimazione della Magistratura in atto dal 1994, ad opera soprattutto del centro destra ma anche della sinistra (casi Sofri, Persichetti, Giuliani, per fare qualche esempio).
Se si va avanti di questo passo non ci sarà più un cittadino che accetterà serenamente la decisione dei tribunali, senza gridare, a seconda dei casi, alle «toghe rosse» o «azzurre» o «nere» o vattelapesca che invece di fare giustizia si presentano a manovre politiche.
Io ci sono andato poi, in particolare, perché avevo sentito definire, da più parti, i «girotondi» come «pericolosi», «antidemocratici», «disdicevoli» e quindi per ribadire il principio, garantito dalla Costituzione all'articolo 17, che tutti i cittadini hanno diritto di «riunirsi pacificamente e senz'armi per manifestare le loro opinionI politiche. Che possono essere, com'è ovvio, anche errate, sbagliate, per nulla condivisibili, ma il cui diritto a essere espresso non può essere in alcun modo negato senza far crollare uno dei pilastri di quella democrazia che ci tiene assieme.




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