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    Predefinito Leon Degrelle sulla guerra nel golfo

    Da "appello ai giovani europei"


    Dal '45 in poi si ha visto incessantemente riprodursi la tattica devastante della guerra terroristica, dovunque l'imperialismo statunitense abbia voluto imporsi. Così era nel Vietnam, con delle orde di donne e bambini, i quali, tutti nudi e bruciati vivi col napalm, fuggivano lungo le autostrade! Oppure in Iraq, ove 100mila o ben 200mila (non si sa, in effetti, quanti con esattezza!) civili sono stati sistematicamente e senza rischio alcuno falciati dalle mostruose raffiche terroristiche dei missili USA comandati dai computer! Come mai?... Per conservare intatti tanto la macchineria medievale e razzista del paese barile fabbricato poco fa dagli inglesi - il Kuwait, quanto gli emiri leccapiedi, rapaci quanto grifoni, foderati di miliardi di dollari USA e detentori ufficiali dei pozzi petroliferi sì cari ai gangster dell'ipercapitalismo statunitense - carnefici e spillagrana eterni! Saddam Hussein, capo incontestabilmente popolare dell'Iraq, volendo recuperare quella provincia perduta dell'antica Mesopotamia e gestendo, anzitutto, uno stato solido in una regione straricca di petrolio, agli occhi dei capocci statunitensi era un seccatore da stanare, da sgozzare, da tirar giù dalla pertica! Le provocazioni iniziavano in primavera '89.

    Occorreva, poi, riuscire a raggirare Saddam Hussein, spingendolo ad un intervento che avrebbe fornito una parvenza di scusa per un'offensiva militare. Certo che la creazione artificiale e di freschissima data ('62) dello stato di Kuwait fu inventata del tutto appositamente per mantenere sotto il controllo angloamericano i pozzi petroliferi, da cui in quella regione il petrolio sgorga in sovrabbondanza. La formazione di quel Kuwait fu escogitata altrettanto per sbarrare l'accesso principale al petrolio iracheno dalla parte del golfo Persico, dato che l'isola di Bouliban - principale ostacolo per le esportazioni del petrolio iracheno - è posseduta appunto dal Kuwait. Nel '69 il Kuwait accordò la cessione di quest'isola all'Iraq per 99 anni, ma un anno dopo il Kuwait, ripreso dagli statunitensi e dagli inglesi ed in preda al timore, ne fece disdetta. Conversando di questi problemi con Saddam Hussein il 25 luglio '90 l'ambasciatore statunitense April Glaspie appariva comprensibilissimo, come se il ritorno iracheno nel Kuwait gli sembrasse assai normale, e Saddam Hussein allora credette che la tremenda campagna propagandistica mendace condotta in USA contro di lui nei mesi precedenti, fosse stata smontata, ed è così che cadde nel tranello diplomatico. Sicché il 2 agosto seguente egli recuperava quasi liscio liscio senz'intoppo il Kuwait, il cui Emiro s'era gloriosamente messo i piedi in capo alla prima rotolata dei carri armati iracheni! Il caso, cioè, era abbastanza banale e simile a decine di quelli altri, accaduti precedentemente in terre arabe: nel Libano, parzialmente occupato dalle truppe israeliane, senza che nessuno le ricacciasse nel loro covo; in Giordania, alla Mecca, nello Yemen e pure in Siria, di cui erano state invase le Alture di Golan; senza scordare le terre degli Hashimiti! Ma stavolta Washington, trovando l'occasione tanto sognata di affermare in Oriente la propria supremazia, sbalordiva l'universo mondo con le stridenti urla. I barili di petrolio furono tenuti ben celati in retroscena: si sarebbe trattato, invece, di salvare la Libertà! il Diritto! la Civilizzazione! E chi è che non vi ci si sarebbe precipitato, udendo risuonare gli appelli di tanta virtù?... Ognuno su questa terra fu invitato a quell'hallalì, a cui accorsero i ficcanasi benintenzionati da tutte le latitudini, essendone i più zelanti proprio i rivali arabi - nella speranza di poter subentrare a Saddam Hussein... in cambio dei dollari USA, beninteso! Nell'Egitto, affrettatosi d'accettare tal invito, Bush annunciava la promessa di passare la spugna sui 7 milioni di dollari, dovuti agli USA da quel paese, se esso li avesse seguiti nell'impresa! Si correva l'estremo pericolo - delucidava Washington, intanto che a firma di W.Safire l'"International Herald Tribune" arrivava persino ad affermare che da un momento all'altro su Nuova York, ci poteva cascare una bomba atomica di Saddam Hussein!... Portataci nientemeno che dal diavolo stesso, sicurissimamente! Ed il 15 gennaio '92, allorché tutti erano pronti, si scatenò la carneficina della guerra: in alcuni giorni le spaventose armi del Sig. Bush, mille volte superiori a quelle che avrebbe potuto mai procurarsi Saddam Hussein, sterminarono migliaia di civili dappertutto in Iraq; il Kuwait fu ripreso quasi subito e senza ricorrere ai grandi combattimenti. Eppure, solo a malapena il Re d'Arabia Saudita ottenne allora dal suo compare statunitense nella ventura, che si fermasse il massacro, giacché era raggiunto l'obiettivo ufficiale ipocritamente proclamato in precedenza da Bush sull'"International Herald Tribune", e cioè: "Il nostro scopo non è la conquista dell'Iraq, bensì la liberazione del Kuwait".

    Tale liberazione rimise il Kuwait sotto la dominazione petrolifera degli USA, lasciando quello stato fantasma impegolato nel Medioevo vero e proprio, come prima. Ed essa fu ottenuta con una caterva d'armi terroristiche fornite dagli USA in un'abbondanza inaudita, e solo per via di fare le folle bere le fregnacce da sballo. La notizia menzognera più nefanda e abominevole spacciata agli statunitensi era quella della balla dei bebè kuwaitiani. Su mille giornali fu lanciata la comunicazione, destinata a sconvolgere migliaia di persone: in Kuwait 300 bebè sarebbero stati tirati fuori dalle incubatrici ed assassinati! Il 17 gennaio '91 la rete TV statunitense CNN /Cable News Network/ ne fece la sua delizia; e tutta la stampa distillò la nuova in 7 milioni di copie: "La descrizione delle truppe irachene che tirano fuori i bebè prematuri dalle incubatrici ha disgustato la coscienza della comunità mondiale." Esatto, e per attribuirci un carattere ancora più mostruoso, Bush ripeteva la storia dei bambini belgi, a cui i tedeschi avrebbero troncato le mani durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la vittoria degli alleati nel 1918 non si poté mai dimostrare al pubblico pervaso dall'indignazione alcuna di tali presunte vittime. - Per l'eccellente ragione che non ne era esistita una sola! Nient'altro che lavaggio di cervello! Bush confermò la frottola, corredandola persino di fronzoli in una nuova versione, sicchè la grande rivista francese "Identité" - su cui abbondano i professori universitari ed i maestri della Sorbonne - dava spazio a questa truffa nel suo n.16/1992: "Lo stesso George Bush ha dovuto far eco al barbaro atto, dichiarando in Arabia Saudita: "I bebè venivano strappati dalle incubatrici e scagliati per terra come legna da ardere"!". Immagini terribili, destinate a preparare l'opinione pubblica occidentale alla grande crociata a venire. Questo fatto che indignò "l'opinione pubblica internazionale" servì pure di trama per un film e fu oggetto d'un rapporto dell'Amnesty international. Terminata la guerra, si ha appreso da una missione dell'Organizzazione Mondiale della Salute guidata dal Dott.David Chiu, che si trattasse d'una montatura orchestrata dalla ditta statunitense "Hill & Nowton" di relazioni pubbliche ed ordinata dall'Emirato del Kuwait - contro un ammontare di 60 milioni di franchi francesi! Come mai i bebè? - Siccome bisognava "ottenere un effetto emozionale tale, che la gente approvasse le risoluzioni dell'ONU". E furono fatti comparire anche i testimoni falsi e le biografie fasulle, in particolare - la testimonianza straziante di una ragazza, presentata come rifugiata e che in realtà era, invece, figlia dell'ambasciatore del Kuwait negli USA! Qui si raggiungono i colmi dell'ignominia! (ved. "Identité", N __ del '92).

    E furon fertili di risultati, tali prese per i fondelli, sicché Saddam Hussein fu battuto, ma solo parzialmente, al gran dispiacere del Sig. Bush, il quale nel novembre '92 senza avere scalpato il Sig. Saddam Hussein, come se si trattasse d'un Sioux dei tempi beati, in cui i gloriosi antenati procedevano alle purghe razziali in USA, non poteva mica presentarsi agli elettori statunitensi ancora frastornati dal ricordo dei "300 bebè strappati dalle incubatrici" e "scagliati per terra come legna da ardere". Facendo quaresima, il presidente statunitense Bush non si sognò sin dal '91, che di rifarsi del brutto affare. E nel '92 - di nuovo - moltiplicò, cinicamente, i pretesti mirati a provocare un altro conflitto. Dapprima innondò l'Iraq d'inquisitori delegati dell'ONU, i quali pretendevano di far emergere da ogni buco quelle armi d'una potenza fantastica, che venivano ascritte a Saddam Hussein (mentre ne straripano gli USA!). Bush esigeva addirittura di scovarle negli scantinati del Ministero di Agricoltura iracheno, e i reperti videro la luce del sole, ma erano solo cavoli e patate! Le centinaia di schizzinosi inquirenti dell'ONU conclusero, alla fine, le ben 14 ispezioni draconiane, affirmando ufficialmente nel rapporto finale da loro redatto, che le ricerche non avevano reso nulla e che non gli risultava esistente alcuna prova di installazioni militari. E neanche rintracciarono il famoso cannone lungo 2 chilometri e destinato, senz'ombra di dubbio, a far stornare al Sig. Bush le palle da golf o sbalestrare il suo monopattino fuoristrada. Rimasta la bichilometrica bombarda occulta agli occhi del mondo dopo un anno di inchieste accanite, al Sig. Bush, gli occorreva escogitare un'altra scusa, e lo divenne l'affare degli sciiti...

    Tali sciiti appartengono a un clan religioso, diverso dai sunniti, i quali sono musulmani ortodossi. Il tutto, d'altronde, è intricatissimo, scomponendosi gli sciiti in 6 sette differenti e i sunniti - in 4. A 10mila chilometri di distanza, gretto, meschino e ignaro completamente delle traversie politico-religiose degli iracheni, Bush ritenne scaltrissimo da parte sua inviare dai curdi nell'Iraq Settentrionale e dagli sciiti nell'Iraq Meridionale - alla vigilia della guerra del Kuwait - gli agenti CIA per sobillare queste minorità contro il sunnita Saddam Hussein, intendendo di rovesciare quest'ultimo in quattro e quattr'otto e spezzarne il paese in 3 semistaterelli. Sin dal lancio del suo primo missile nel '91 Bush aspettò, dunque, una rivolta simultanea. In realtà, invece, i curdi e gli sciiti s'agitarono pochissimo. In barba alla doppia trappola e alla distruzione del suo territorio, Saddam Hussein da una barca di guai così neri, se la cavò benone. I curdi del Nord rimasero con un palmo di naso di fronte ai turchi - i loro nemici mortali, ben decisi di stritolarli un bel giorno; e quanto agli sciiti del Sud scatenati dagli agenti provocatori yankee, erano di nuovo impantanati, sguazzando da soli nelle spugnose paludi di Bassorah.

    In piena guerra questo duplice tradimento doveva avere, evidentemente, delle conseguenze sul terreno: furono, infatti, arrestati alcuni capoccioni sciiti; uno di loro - si affermava - sarebbe stato impiccato. Triste, ma abbastanza comprensibile. Era ad ogni modo affare politico-religioso interno di uno stato, e riguardava solo il medesimo. Comunque, se sevizie ci furono, eran 100 volte meno severe del trattamento che i finti vincitori francesi e belgi - alleati degli statunitensi - fecero subire nel '44 e nel '45 a centinaia di migliaia di "collaboratori" trucidati in massa o interminabilmente incarcerati (a Bruxelles il mio Capo dello Stato Maggiore della Divisione Wallonie, ufficiale d'una correttezza esemplare, figlio e nipote dei Ministri della Guerra, languì in galera per 17 anni!). Nell'Iraq Meridionale durante la Guerra del Golfo l'ayatollah Abolkassem Khoei - per istigazione degli emissari statunitensi - ci costituì un Consiglio provvisorio che avrebbe dovuto sostituire l'Amministrazione centrale, e alla resa dei conti la propria collaborazione, la poté ripagare con la fune di canapa che gli orlò la barba arrossata all'henna. Ma aveva 92 anni, si ritrovò meramente dentro una "residenza sorvegliata" e non gli doverono mancare cure o premure speciali: gli si procurò addirittura uno stimolatore cardiaco! Saziatosi degli anni, il sant'uomo ha finito poco fa col rendere tranquillamente all'Iddio di Maometto la sua bell'anima particolarmente pugnace e battagliera. A paragonare ciò con l'ignominia che nel '45 in Francia conobbe il suo equivalente, glorioso Maresciallo d'Armata Pétain, diventato - sull'isola del Re - il più vecchio ergastolano del mondo all'età di 95 anni! Chi mai sentì parlare, all'epoca, d'una qualsiasi portaerei statunitense che minacciosamente venisse ad incrociare in prossimità di quell'ergastolo francese? E a bersagliare con raffiche dei suoi aerei il carcere del più illustre vincitore della Prima Guerra Mondiale? Ahimè, sciita non fu il Maresciallo d'Armata Pétain! Da mezzosecolo oramai il corpo suo è in attesa d'essere trasferito in terra di Verdun - fra i suoi soldati. Ma guarda caso, a Bassorah, non ci schizza mica fuori il petrolio dell'isola del Re!

    Piantati in asso nel '91, quegli sciiti, dunque, sarebbero dovuti risuscitare nel '92. Per mesi e mesi la stampa e la radiotelevisione ne avevano parlato pochissimo, e neanche si sapeva che fine mai avessero fatto, ma poi di botto furon fatti rispuntare a colpi di titoloni in bellissima vista. Dopo che nel '91 aveva fatto cilecca la conquista finale dell'Iraq, e nella primavera e nell'estate '92, poi, l'orco Saddam Hussein, presunto occultatore del bichilometrico cannone, fu messo al bando, tutto d'un tratto riemersero a galla i turbanti sciiti, agitati in un batter d'occhio sia in America che in Europa dai cacciabubbole che subissarono di sprecati fuochi d'artificio gli schermi blu mondiali. In effetti, al Sig. Bush, gli premeva, costi quel che costa, migliorare la propria misera graduatoria elettorale, riesumando il malfattore Hussein ora ridipinto per l'occasione da antisciita! Ed in pochi giorni il Sig. Bush si rivelò ardente alfiere e paladino dei suoi amiconi sciiti di vecchia data, tanto speditamente mandati nel dimenticatoio nel '91! Perché mai, gran Dio, lanciarsi in quella bolgia? Ed intanto che neppure uno statunitense su mille avrebbe potuto fare i nomi delle sette in opposizione ai sunniti e agli sciiti! Poc'importa! A fine agosto '92 in alcuni giorni la portaerei statunitense "Independance", fu fiondata in fretta e furia nel profondo del golfo Persico - coi suoi 70 aerei da bombardamento, i quali scorrazzarono per lungo e per traverso l'Iraq sciita e furono poco dopo sostituiti coi Mirage 2000 e Tornados inviati con urgenza dai francesi e inglesi, i vassalli più docili di tutti. Che pagliacciata! Ci s'immaginerebbe, forse, una flotta aerea statunitense sorvolare la Francia repubblicana ai tempi, in cui il Sig. Combes scacciava dal suo paese migliaia di religiosi e religiose cattolici indigesti al suo anticlericalismo? Ma nell'Iraq del '92 - in nome della sacrosanta protezione d'una setta quasi a tutti ignota - gli aerei statunitensi, inglesi e francesi sfrecciavano incessantemente nel cielo, andando in cerca d'un qualche incidente militare che avrebbe consentito di scatenare un nuovo eccidio terroristico! Volevano ad ogni prezzo stanare quell'eretico di Saddam Hussein dal suo covo e falciargli l'erba sotto i piedi! Ansiosi anche di strozzare definitivamente l'Iraq, tagliandogli ogni accesso petrolifero al golfo Persico, feudo oramai degli USA. E Saddam Hussein, ben conscio del fatto, che la lotta sarebbe stata impari e le sue truppe e il suo popolo sarebbero stati stritolati, si mordeva la lingua e dava il tempo al tempo. Ma che pensare, invece, d'un capo di stato, il quale, accorgendosi che l'elettorato sta abbandonandolo, si scaglia in un'insana smargiassata terroristica nell'Iraq Meridionale per poter barattare le consistenti cataste di cadaveri arabi contro qualche magro voto in più a Chicago o Arkansas? Ecco chi è colui che a tal fine risuscita le furiose guerre religiose del XVI secolo punteggiato dai Carli IX e Caterine de' Medici con un ammiraglio De Coligny che rispunta campeggiando sormontato dal turbante sciita! E ciò a rischio di scandalizzare fino all'esasperazione centinaia di milioni di sunniti in Asia e in Africa, o far insorgere - non si sa mai - un conflitto internazionale di un'ampiezza ancor più grande, spingendo gli arabi devoti alla propria fede di nuovo dalla parte dei loro fratelli spirituali dell'Iraq, da cui si distaccarono momentaneamente nel '91 sotto le pressioni di Bush e compagnia bella!

    Giusto al contrario, nel '92 in piena Europa, quando bisognava por fine alle liquidazioni razziste di parecchi milioni di bosniaci diseredati, per scalogna, di nafta: "Neanche un casco blu statunitense,- rifaceva il Sig. Bush con un'impassibilità da beccamorti! - sarebbe inviato in soccorso di Sarajevo" - come se i caschi blu ad altro non sarebbero serviti, che a proteggere i percorsi degli autocarri della Croce Rossa carichi di approvvigionamenti umanitari! Col materiale terroristico unico al mondo in possesso agli statunitensi, gli agressori serbi - tanto falsi leoni, quanto miseri di armi sofisticate - sarebbero stati probabilissimamente spazzati via in men che non si dica. Da non scordare che nel maggio '41 coi mezzi di gran lunga più scarsi Hitler mandò a fondo l'intera Jugoslavia in soli 10 giorni, dopo che il figlio di Churchill e la spia statunitense Donovan avevano ordito contro di lui a Belgrado un colpo di stato particolarmente perfido (a quell'epoca là gli USA non erano neanche in guerra!). Ma stavolta - davanti al dramma bosniaco - il Sig. Bush, con una sufficienza pressoché ostentata, diceva seccamente: No! La Bosnia non è interessante né dal punto di vista finanziario, né da quello elettorale. Risultato: la si ha condannata a morire. Ed essa non se la caverà. Al contrario, i cadaveri iracheni e, soprattutto, la liquidazione fisica di Saddam Hussein avrebbero aiutato di molto la propaganda elettorale - e la sciabola fu súbito sguainata! Facendo lo spaccone e gonfiando le piume, impugnato il ferro della vendetta, il Sig. Bush colmava l'aria delle strombettate! Da fine agosto '92 i bombardieri volavano attraverso tutto l'Iraq del Sud a getto continuo 24 ore su 24! "Magari - diceva Bush tra sé e sé - Saddam Hussein opponesse resistenza! E che si potesse colpire forte di nuovo! Un tantinello di sangue iracheno sulle schede elettorali non farebbe affatto male nelle malsicure elezioni novembrine!" Mai nella storia dell'universo si conobbe un'ipocrisia dalle smorfiacce simili. Nel '92 da Sarajevo a Bassorah, in spire terroristiche ci si sarebbe dispiegato tutt'un giuoco maligno di rinunce algidamente interessate e dei più marci compromessi spudoratamente religioso-petroliferi!

    Ci siamo: qui la putredine del mondo attuale. Prima legge: il volgare profitto materiale. Poi il disordine, l'impotenza e l'ipocrisia degli stati. - E se sia immorale! L'orizzonte dell'economia è ovunque invaso da ondate d'incubi neri. Sul piano internazionale le fregature s'accoppiano ai ragionacchiamenti sornioni. 20 "Trattati di pace" finti sono stati violati - ogni volta - la stessa identica sera del giorno della stipulazione! Centinaia di scrocconi diplomatici che dilapidano milioni in favolose spese di rappresentanza e ci si pavoneggiano davanti ai fiutoni della TV, con milioni di spettatori impotenti che - di fronte a questi rigiri striscianti - stralunano gli occhi grandi come saliere. Neppure l'ombra d'un programma per ripescare 300 milioni di russi in perdizione! Di fronte all'insolenza sicura degli aggressori serbi l'impantanarsi dell'Europa che va sguazzando nel fango è totale. I caschi blu si dánno da fare, convogliando i camion con le vettovaglie e, a volte, dandosela a gambe! Ognuno sa perfettamente che la Bosnia è spacciata e che i tre quarti ne sono già occupati dai serbi, i quali la svuoteranno dei suoi abitanti e non cederanno mai una spanna del terreno conquistato e "razzialmente purgato"! Perché mai ci s'arrabatterebbero? Lo sanno che, se le democrazie si turbano di tempo in tempo - è unicamente per salvare le apparenze e rassicurare i babbei! E si riuniranno solennemente 100 volte, dandosi appuntamenti per le trattative, di cui si sa benissimo che non ne uscirà fuori assolutamene nulla. E firmeranno dei papiri pesanti e pretenziosi, annullati prima ancora che siano levati i cappucci delle stilografiche. Questo è tutto, e nell'esecuzione di quel pietoso carnevale, non ci si andrà oltre. E' proprio così. Quello che vi si ha costruito nel '45, è codesto mondo odierno, ipocrita, impotente e buffonesco in mezzo alla vera tragedia; è proprio esso, trasudante l'inutilità e nocivo, che voi, giovani europei d'oggigiorno, siete in punto di dover abbattere.

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    Occorreva, poi, riuscire a raggirare Saddam Hussein, spingendolo ad un intervento che avrebbe fornito una parvenza di scusa per un'offensiva militare. Certo che la creazione artificiale e di freschissima data ('62) dello stato di Kuwait fu inventata del tutto appositamente per mantenere sotto il controllo angloamericano i pozzi petroliferi, da cui in quella regione il petrolio sgorga in sovrabbondanza. La formazione di quel Kuwait fu escogitata altrettanto per sbarrare l'accesso principale al petrolio iracheno dalla parte del golfo Persico, dato che l'isola di Bouliban - principale ostacolo per le esportazioni del petrolio iracheno - è posseduta appunto dal Kuwait. Nel '69 il Kuwait accordò la cessione di quest'isola all'Iraq per 99 anni, ma un anno dopo il Kuwait, ripreso dagli statunitensi e dagli inglesi ed in preda al timore, ne fece disdetta. Conversando di questi problemi con Saddam Hussein il 25 luglio '90 l'ambasciatore statunitense April Glaspie appariva comprensibilissimo, come se il ritorno iracheno nel Kuwait gli sembrasse assai normale, e Saddam Hussein allora credette che la tremenda campagna propagandistica mendace condotta in USA contro di lui nei mesi precedenti, fosse stata smontata, ed è così che cadde nel tranello diplomatico. Sicché il 2 agosto seguente egli recuperava quasi liscio liscio senz'intoppo il Kuwait, il cui Emiro s'era gloriosamente messo i piedi in capo alla prima rotolata dei carri armati iracheni! Il caso, cioè, era abbastanza banale e simile a decine di quelli altri, accaduti precedentemente in terre arabe: nel Libano, parzialmente occupato dalle truppe israeliane, senza che nessuno le ricacciasse nel loro covo; in Giordania, alla Mecca, nello Yemen e pure in Siria, di cui erano state invase le Alture di Golan; senza scordare le terre degli Hashimiti! Ma stavolta Washington, trovando l'occasione tanto sognata di affermare in Oriente la propria supremazia, sbalordiva l'universo mondo con le stridenti urla. I barili di petrolio furono tenuti ben celati in retroscena: si sarebbe trattato, invece, di salvare la Libertà! il Diritto! la Civilizzazione! E chi è che non vi ci si sarebbe precipitato, udendo risuonare gli appelli di tanta virtù?... Ognuno su questa terra fu invitato a quell'hallalì, a cui accorsero i ficcanasi benintenzionati da tutte le latitudini, essendone i più zelanti proprio i rivali arabi - nella speranza di poter subentrare a Saddam Hussein... in cambio dei dollari USA, beninteso! Nell'Egitto, affrettatosi d'accettare tal invito, Bush annunciava la promessa di passare la spugna sui 7 milioni di dollari, dovuti agli USA da quel paese, se esso li avesse seguiti nell'impresa! Si correva l'estremo pericolo - delucidava Washington, intanto che a firma di W.Safire l'"International Herald Tribune" arrivava persino ad affermare che da un momento all'altro su Nuova York, ci poteva cascare una bomba atomica di Saddam Hussein!... Portataci nientemeno che dal diavolo stesso, sicurissimamente! Ed il 15 gennaio '92, allorché tutti erano pronti, si scatenò la carneficina della guerra: in alcuni giorni le spaventose armi del Sig. Bush, mille volte superiori a quelle che avrebbe potuto mai procurarsi Saddam Hussein, sterminarono migliaia di civili dappertutto in Iraq; il Kuwait fu ripreso quasi subito e senza ricorrere ai grandi combattimenti. Eppure, solo a malapena il Re d'Arabia Saudita ottenne allora dal suo compare statunitense nella ventura, che si fermasse il massacro, giacché era raggiunto l'obiettivo ufficiale ipocritamente proclamato in precedenza da Bush sull'"International Herald Tribune", e cioè: "Il nostro scopo non è la conquista dell'Iraq, bensì la liberazione del Kuwait".

    Tale liberazione rimise il Kuwait sotto la dominazione petrolifera degli USA, lasciando quello stato fantasma impegolato nel Medioevo vero e proprio, come prima. Ed essa fu ottenuta con una caterva d'armi terroristiche fornite dagli USA in un'abbondanza inaudita, e solo per via di fare le folle bere le fregnacce da sballo. La notizia menzognera più nefanda e abominevole spacciata agli statunitensi era quella della balla dei bebè kuwaitiani. Su mille giornali fu lanciata la comunicazione, destinata a sconvolgere migliaia di persone: in Kuwait 300 bebè sarebbero stati tirati fuori dalle incubatrici ed assassinati! Il 17 gennaio '91 la rete TV statunitense CNN /Cable News Network/ ne fece la sua delizia; e tutta la stampa distillò la nuova in 7 milioni di copie: "La descrizione delle truppe irachene che tirano fuori i bebè prematuri dalle incubatrici ha disgustato la coscienza della comunità mondiale." Esatto, e per attribuirci un carattere ancora più mostruoso, Bush ripeteva la storia dei bambini belgi, a cui i tedeschi avrebbero troncato le mani durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la vittoria degli alleati nel 1918 non si poté mai dimostrare al pubblico pervaso dall'indignazione alcuna di tali presunte vittime. - Per l'eccellente ragione che non ne era esistita una sola! Nient'altro che lavaggio di cervello! Bush confermò la frottola, corredandola persino di fronzoli in una nuova versione, sicchè la grande rivista francese "Identité" - su cui abbondano i professori universitari ed i maestri della Sorbonne - dava spazio a questa truffa nel suo n.16/1992: "Lo stesso George Bush ha dovuto far eco al barbaro atto, dichiarando in Arabia Saudita: "I bebè venivano strappati dalle incubatrici e scagliati per terra come legna da ardere"!". Immagini terribili, destinate a preparare l'opinione pubblica occidentale alla grande crociata a venire. Questo fatto che indignò "l'opinione pubblica internazionale" servì pure di trama per un film e fu oggetto d'un rapporto dell'Amnesty international. Terminata la guerra, si ha appreso da una missione dell'Organizzazione Mondiale della Salute guidata dal Dott.David Chiu, che si trattasse d'una montatura orchestrata dalla ditta statunitense "Hill & Nowton" di relazioni pubbliche ed ordinata dall'Emirato del Kuwait - contro un ammontare di 60 milioni di franchi francesi! Come mai i bebè? - Siccome bisognava "ottenere un effetto emozionale tale, che la gente approvasse le risoluzioni dell'ONU". E furono fatti comparire anche i testimoni falsi e le biografie fasulle, in particolare - la testimonianza straziante di una ragazza, presentata come rifugiata e che in realtà era, invece, figlia dell'ambasciatore del Kuwait negli USA! Qui si raggiungono i colmi dell'ignominia! (ved. "Identité", N __ del '92).

    E furon fertili di risultati, tali prese per i fondelli, sicché Saddam Hussein fu battuto, ma solo parzialmente, al gran dispiacere del Sig. Bush, il quale nel novembre '92 senza avere scalpato il Sig. Saddam Hussein, come se si trattasse d'un Sioux dei tempi beati, in cui i gloriosi antenati procedevano alle purghe razziali in USA, non poteva mica presentarsi agli elettori statunitensi ancora frastornati dal ricordo dei "300 bebè strappati dalle incubatrici" e "scagliati per terra come legna da ardere". Facendo quaresima, il presidente statunitense Bush non si sognò sin dal '91, che di rifarsi del brutto affare. E nel '92 - di nuovo - moltiplicò, cinicamente, i pretesti mirati a provocare un altro conflitto. Dapprima innondò l'Iraq d'inquisitori delegati dell'ONU, i quali pretendevano di far emergere da ogni buco quelle armi d'una potenza fantastica, che venivano ascritte a Saddam Hussein (mentre ne straripano gli USA!). Bush esigeva addirittura di scovarle negli scantinati del Ministero di Agricoltura iracheno, e i reperti videro la luce del sole, ma erano solo cavoli e patate! Le centinaia di schizzinosi inquirenti dell'ONU conclusero, alla fine, le ben 14 ispezioni draconiane, affirmando ufficialmente nel rapporto finale da loro redatto, che le ricerche non avevano reso nulla e che non gli risultava esistente alcuna prova di installazioni militari. E neanche rintracciarono il famoso cannone lungo 2 chilometri e destinato, senz'ombra di dubbio, a far stornare al Sig. Bush le palle da golf o sbalestrare il suo monopattino fuoristrada. Rimasta la bichilometrica bombarda occulta agli occhi del mondo dopo un anno di inchieste accanite, al Sig. Bush, gli occorreva escogitare un'altra scusa, e lo divenne l'affare degli sciiti...

    Tali sciiti appartengono a un clan religioso, diverso dai sunniti, i quali sono musulmani ortodossi. Il tutto, d'altronde, è intricatissimo, scomponendosi gli sciiti in 6 sette differenti e i sunniti - in 4. A 10mila chilometri di distanza, gretto, meschino e ignaro completamente delle traversie politico-religiose degli iracheni, Bush ritenne scaltrissimo da parte sua inviare dai curdi nell'Iraq Settentrionale e dagli sciiti nell'Iraq Meridionale - alla vigilia della guerra del Kuwait - gli agenti CIA per sobillare queste minorità contro il sunnita Saddam Hussein, intendendo di rovesciare quest'ultimo in quattro e quattr'otto e spezzarne il paese in 3 semistaterelli. Sin dal lancio del suo primo missile nel '91 Bush aspettò, dunque, una rivolta simultanea. In realtà, invece, i curdi e gli sciiti s'agitarono pochissimo. In barba alla doppia trappola e alla distruzione del suo territorio, Saddam Hussein da una barca di guai così neri, se la cavò benone. I curdi del Nord rimasero con un palmo di naso di fronte ai turchi - i loro nemici mortali, ben decisi di stritolarli un bel giorno; e quanto agli sciiti del Sud scatenati dagli agenti provocatori yankee, erano di nuovo impantanati, sguazzando da soli nelle spugnose paludi di Bassorah.

    In piena guerra questo duplice tradimento doveva avere, evidentemente, delle conseguenze sul terreno: furono, infatti, arrestati alcuni capoccioni sciiti; uno di loro - si affermava - sarebbe stato impiccato. Triste, ma abbastanza comprensibile. Era ad ogni modo affare politico-religioso interno di uno stato, e riguardava solo il medesimo. Comunque, se sevizie ci furono, eran 100 volte meno severe del trattamento che i finti vincitori francesi e belgi - alleati degli statunitensi - fecero subire nel '44 e nel '45 a centinaia di migliaia di "collaboratori" trucidati in massa o interminabilmente incarcerati (a Bruxelles il mio Capo dello Stato Maggiore della Divisione Wallonie, ufficiale d'una correttezza esemplare, figlio e nipote dei Ministri della Guerra, languì in galera per 17 anni!). Nell'Iraq Meridionale durante la Guerra del Golfo l'ayatollah Abolkassem Khoei - per istigazione degli emissari statunitensi - ci costituì un Consiglio provvisorio che avrebbe dovuto sostituire l'Amministrazione centrale, e alla resa dei conti la propria collaborazione, la poté ripagare con la fune di canapa che gli orlò la barba arrossata all'henna. Ma aveva 92 anni, si ritrovò meramente dentro una "residenza sorvegliata" e non gli doverono mancare cure o premure speciali: gli si procurò addirittura uno stimolatore cardiaco! Saziatosi degli anni, il sant'uomo ha finito poco fa col rendere tranquillamente all'Iddio di Maometto la sua bell'anima particolarmente pugnace e battagliera. A paragonare ciò con l'ignominia che nel '45 in Francia conobbe il suo equivalente, glorioso Maresciallo d'Armata Pétain, diventato - sull'isola del Re - il più vecchio ergastolano del mondo all'età di 95 anni! Chi mai sentì parlare, all'epoca, d'una qualsiasi portaerei statunitense che minacciosamente venisse ad incrociare in prossimità di quell'ergastolo francese? E a bersagliare con raffiche dei suoi aerei il carcere del più illustre vincitore della Prima Guerra Mondiale? Ahimè, sciita non fu il Maresciallo d'Armata Pétain! Da mezzosecolo oramai il corpo suo è in attesa d'essere trasferito in terra di Verdun - fra i suoi soldati. Ma guarda caso, a Bassorah, non ci schizza mica fuori il petrolio dell'isola del Re!

    Piantati in asso nel '91, quegli sciiti, dunque, sarebbero dovuti risuscitare nel '92. Per mesi e mesi la stampa e la radiotelevisione ne avevano parlato pochissimo, e neanche si sapeva che fine mai avessero fatto, ma poi di botto furon fatti rispuntare a colpi di titoloni in bellissima vista. Dopo che nel '91 aveva fatto cilecca la conquista finale dell'Iraq, e nella primavera e nell'estate '92, poi, l'orco Saddam Hussein, presunto occultatore del bichilometrico cannone, fu messo al bando, tutto d'un tratto riemersero a galla i turbanti sciiti, agitati in un batter d'occhio sia in America che in Europa dai cacciabubbole che subissarono di sprecati fuochi d'artificio gli schermi blu mondiali. In effetti, al Sig. Bush, gli premeva, costi quel che costa, migliorare la propria misera graduatoria elettorale, riesumando il malfattore Hussein ora ridipinto per l'occasione da antisciita! Ed in pochi giorni il Sig. Bush si rivelò ardente alfiere e paladino dei suoi amiconi sciiti di vecchia data, tanto speditamente mandati nel dimenticatoio nel '91! Perché mai, gran Dio, lanciarsi in quella bolgia? Ed intanto che neppure uno statunitense su mille avrebbe potuto fare i nomi delle sette in opposizione ai sunniti e agli sciiti! Poc'importa! A fine agosto '92 in alcuni giorni la portaerei statunitense "Independance", fu fiondata in fretta e furia nel profondo del golfo Persico - coi suoi 70 aerei da bombardamento, i quali scorrazzarono per lungo e per traverso l'Iraq sciita e furono poco dopo sostituiti coi Mirage 2000 e Tornados inviati con urgenza dai francesi e inglesi, i vassalli più docili di tutti. Che pagliacciata! Ci s'immaginerebbe, forse, una flotta aerea statunitense sorvolare la Francia repubblicana ai tempi, in cui il Sig. Combes scacciava dal suo paese migliaia di religiosi e religiose cattolici indigesti al suo anticlericalismo? Ma nell'Iraq del '92 - in nome della sacrosanta protezione d'una setta quasi a tutti ignota - gli aerei statunitensi, inglesi e francesi sfrecciavano incessantemente nel cielo, andando in cerca d'un qualche incidente militare che avrebbe consentito di scatenare un nuovo eccidio terroristico! Volevano ad ogni prezzo stanare quell'eretico di Saddam Hussein dal suo covo e falciargli l'erba sotto i piedi! Ansiosi anche di strozzare definitivamente l'Iraq, tagliandogli ogni accesso petrolifero al golfo Persico, feudo oramai degli USA. E Saddam Hussein, ben conscio del fatto, che la lotta sarebbe stata impari e le sue truppe e il suo popolo sarebbero stati stritolati, si mordeva la lingua e dava il tempo al tempo. Ma che pensare, invece, d'un capo di stato, il quale, accorgendosi che l'elettorato sta abbandonandolo, si scaglia in un'insana smargiassata terroristica nell'Iraq Meridionale per poter barattare le consistenti cataste di cadaveri arabi contro qualche magro voto in più a Chicago o Arkansas? Ecco chi è colui che a tal fine risuscita le furiose guerre religiose del XVI secolo punteggiato dai Carli IX e Caterine de' Medici con un ammiraglio De Coligny che rispunta campeggiando sormontato dal turbante sciita! E ciò a rischio di scandalizzare fino all'esasperazione centinaia di milioni di sunniti in Asia e in Africa, o far insorgere - non si sa mai - un conflitto internazionale di un'ampiezza ancor più grande, spingendo gli arabi devoti alla propria fede di nuovo dalla parte dei loro fratelli spirituali dell'Iraq, da cui si distaccarono momentaneamente nel '91 sotto le pressioni di Bush e compagnia bella!

    Giusto al contrario, nel '92 in piena Europa, quando bisognava por fine alle liquidazioni razziste di parecchi milioni di bosniaci diseredati, per scalogna, di nafta: "Neanche un casco blu statunitense,- rifaceva il Sig. Bush con un'impassibilità da beccamorti! - sarebbe inviato in soccorso di Sarajevo" - come se i caschi blu ad altro non sarebbero serviti, che a proteggere i percorsi degli autocarri della Croce Rossa carichi di approvvigionamenti umanitari! Col materiale terroristico unico al mondo in possesso agli statunitensi, gli agressori serbi - tanto falsi leoni, quanto miseri di armi sofisticate - sarebbero stati probabilissimamente spazzati via in men che non si dica. Da non scordare che nel maggio '41 coi mezzi di gran lunga più scarsi Hitler mandò a fondo l'intera Jugoslavia in soli 10 giorni, dopo che il figlio di Churchill e la spia statunitense Donovan avevano ordito contro di lui a Belgrado un colpo di stato particolarmente perfido (a quell'epoca là gli USA non erano neanche in guerra!). Ma stavolta - davanti al dramma bosniaco - il Sig. Bush, con una sufficienza pressoché ostentata, diceva seccamente: No! La Bosnia non è interessante né dal punto di vista finanziario, né da quello elettorale. Risultato: la si ha condannata a morire. Ed essa non se la caverà. Al contrario, i cadaveri iracheni e, soprattutto, la liquidazione fisica di Saddam Hussein avrebbero aiutato di molto la propaganda elettorale - e la sciabola fu súbito sguainata! Facendo lo spaccone e gonfiando le piume, impugnato il ferro della vendetta, il Sig. Bush colmava l'aria delle strombettate! Da fine agosto '92 i bombardieri volavano attraverso tutto l'Iraq del Sud a getto continuo 24 ore su 24! "Magari - diceva Bush tra sé e sé - Saddam Hussein opponesse resistenza! E che si potesse colpire forte di nuovo! Un tantinello di sangue iracheno sulle schede elettorali non farebbe affatto male nelle malsicure elezioni novembrine!" Mai nella storia dell'universo si conobbe un'ipocrisia dalle smorfiacce simili. Nel '92 da Sarajevo a Bassorah, in spire terroristiche ci si sarebbe dispiegato tutt'un giuoco maligno di rinunce algidamente interessate e dei più marci compromessi spudoratamente religioso-petroliferi!

    Ci siamo: qui la putredine del mondo attuale. Prima legge: il volgare profitto materiale. Poi il disordine, l'impotenza e l'ipocrisia degli stati. - E se sia immorale! L'orizzonte dell'economia è ovunque invaso da ondate d'incubi neri. Sul piano internazionale le fregature s'accoppiano ai ragionacchiamenti sornioni. 20 "Trattati di pace" finti sono stati violati - ogni volta - la stessa identica sera del giorno della stipulazione! Centinaia di scrocconi diplomatici che dilapidano milioni in favolose spese di rappresentanza e ci si pavoneggiano davanti ai fiutoni della TV, con milioni di spettatori impotenti che - di fronte a questi rigiri striscianti - stralunano gli occhi grandi come saliere. Neppure l'ombra d'un programma per ripescare 300 milioni di russi in perdizione! Di fronte all'insolenza sicura degli aggressori serbi l'impantanarsi dell'Europa che va sguazzando nel fango è totale. I caschi blu si dánno da fare, convogliando i camion con le vettovaglie e, a volte, dandosela a gambe! Ognuno sa perfettamente che la Bosnia è spacciata e che i tre quarti ne sono già occupati dai serbi, i quali la svuoteranno dei suoi abitanti e non cederanno mai una spanna del terreno conquistato e "razzialmente purgato"! Perché mai ci s'arrabatterebbero? Lo sanno che, se le democrazie si turbano di tempo in tempo - è unicamente per salvare le apparenze e rassicurare i babbei! E si riuniranno solennemente 100 volte, dandosi appuntamenti per le trattative, di cui si sa benissimo che non ne uscirà fuori assolutamene nulla. E firmeranno dei papiri pesanti e pretenziosi, annullati prima ancora che siano levati i cappucci delle stilografiche. Questo è tutto, e nell'esecuzione di quel pietoso carnevale, non ci si andrà oltre. E' proprio così. Quello che vi si ha costruito nel '45, è codesto mondo odierno, ipocrita, impotente e buffonesco in mezzo alla vera tragedia; è proprio esso, trasudante l'inutilità e nocivo, che voi, giovani europei d'oggigiorno, siete in punto di dover abbattere.

  3. #3
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    Ma quando l'ha scritto questo articolo ?

    Soprattutto l'analisi sul conflitto serbo-bosniaco e' fantastica. Non mi sorprenderebbe poi che il tizio (se e' un camerata come voi)abbia capovolto il suo giudizio dopo l'interveno Nato anti-Milosevic.

    Prima si condannano gli States perche' intervengono, poi perche' non intervengono, poi di nuovo perche' intervengono, ecc. Insomma, niente di nuovo sotto il sole

  4. #4
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    Soprattutto l'analisi sul conflitto serbo-bosniaco e' fantastica. Non mi sorprenderebbe poi che il tizio (se e' un camerata come voi)abbia capovolto il suo giudizio dopo l'interveno Nato anti-Milosevic.

    Prima si condannano gli States perche' intervengono, poi perche' non intervengono, poi di nuovo perche' intervengono, ecc. Insomma, niente di nuovo sotto il sole

  5. #5
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    Personalmente non condivido in effetti l'analisi di Degrelle sulla questione serba. Mi sembra assai più notevole la tua propensione ad evitare il tema principale dell'argomento soffermandoti sui cavilli.

    Nessun compromesso con l'invasore americano!
    Lotta armata per l'Europa ora e sempre!!!

  6. #6
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    Personalmente non condivido in effetti l'analisi di Degrelle sulla questione serba. Mi sembra assai più notevole la tua propensione ad evitare il tema principale dell'argomento soffermandoti sui cavilli.

    Nessun compromesso con l'invasore americano!
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