Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Leon Degrelle

  1. #1
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito Leon Degrelle



    Non ricordo ci siano mai state, in questo forum, discussioni sulla figura di Leon Degrelle. Sarei curioso di conoscere le vostre opinioni al riguardo.

    Ave.



    Leon Degrelle, l'ultimo cavaliere
    http://www.carpe-diem.it/storia/degrelle/degrelle.htm

    Leon Degrelle 1941-1945
    http://www.geocities.com/narwa44/

  2. #2
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    Tratto da Militia:

    Immobilizzato nel mio esilio, io sono stato perseguitato con odio selvaggio dai vincitori, braccato di rifugio in rifugio, obbligato a ricostituirmi ogni volta i mezzi per vivere. Sei volte sono stato fatto oggetto a tentativi di rapimento. La morte mi ha sfiorato sovente. Condannato per motivi esclusivamente politici-giacché dopo lungo tempo è risultato definitivamente accertato che tutte le accuse di "crimini di guerra" sollevate contro di me erano soltanto menzogne-attendo ancora il minimo accenno a una pur vaga amnistia.
    Del mio paese conservo solo il ricordo di un fratello assassinato, dei vecchi genitori morti di dolore in atroci prigioni, degli altri membri della famiglia stroncati dalle peggiori persecuzioni. In nome della democrazia-è chiaro!
    E dei Diritti dell'uomo!
    Le avversità, comunque, non importano.
    Almeno, sarò vissuto nobilmente: per raddrizzare la mia patria prima del 1940, per la sua sopravvivenza dopo l'invasione, per la resurrezione, poi, e il ritorno alle sue frontiere storiche- che avrebbe costituito il premio delle nostre sofferenze sul fronte dell'Est.Sarei vissuto per l'Europa tanto che, generata dalla nostra epopea, essa avrebbe superato tutto ciò che i grandi edificatori del passato avevano sognato per lei.
    La sfortuna di un uomo rimane un episodio. Del resto, io non sono sfortunato. Io sono fiero e felice della mia vita. Domani, se il destino mi venisse di nuovo incontro, io ricomincerei: impegnando gli stessi duri combattimenti, andando più lontano ancora....
    Quel che conta è il fatto d'aver posseduto dentro la propria anima l'essenziale: la passione del grande, del puro, del bello, del giusto-e d'aver proiettato in profondità e diffuso con generosità questa tensione tra gli uomini.
    Nelle ombre di un esilio senza fine la mia anima conserva tutte quelle luci vibranti che hanno illuminato la mia infanzia, la mia giovinezza, le mie conquiste politiche, i miei combattimenti di soldato. Al momento di morire io non avrò bisogno di invocare come Goethe: "Mehr Licht! Mehr Licht!"(più luce!più luce!). La luce, quella di ogni giorno della mia vita, sarà là: dinanzi a me.

  3. #3
    disadattato
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    "Noi (…) eravamo soldati che proiettavano nella lotta le loro idee, e che si preparavano alla costruzione dell’Europa. Ma questa concezione dell’Europa non è arrivata subito (…). È stata la guerra che, spingendo i Tedeschi fuori dal proprio Paese ha fatto capire loro cosa succedeva negli altri Paesi. Ha fatto anche sì che negli altri Paesi vedessero i Tedeschi e potessero rendersi conto di cosa fossero, e che eravamo tutti degli europei, nonostante tutte le lotte e gli odi eravamo tutti la stessa gente (…). C’era il grande motore germanico, la Germania è nel centro dell’Europa, è un Paese che ha il senso dell’organizzazione, del lavoro, della perfezione, vi stava benissimo come elemento trainante. Ma accanto esisteva tutto questo meraviglioso mondo occidentale e la sua civiltà bimillenaria. Che cos’era Berlino con i maiali che camminavano nella sabbia della strada, mentre Parigi era uno dei centri maggiori dell’universo, 1500 anni dopo che Roma era stata la capitale del Mondo? Era evidente che questo progetto germanico da solo non avrebbe mai potuto fare l’Europa, aveva bisogno del grande sostegno occidentale, ed è lì che ho concentrato i miei sforzi, per far risorgere una grande unità occidentale da unire al centro Europa ma anche all’universo mondo slavo (…). Questo è sempre stato il mio progetto (…). L’Europa dal Mare del Nord fino a Vladivostok. Un’Europa che avrebbe dato ai giovani di oggi qualsiasi possibilità, un’Europa di 10000 Km di estensione per le attività di tutta la gioventù, invece di avere, come oggi, 16 milioni di disoccupati nel mercato comune. Tutti questi giovani avrebbero potuto realizzare qualsiasi cosa passasse loro per la testa (…)
    Chiaramente, noi abbiamo perso la guerra non perché ci mancasse coraggio; per quattro anni l’epopea dell’Europa sul fronte russo è stata la più grande avventura militare della storia. Anche questo è incredibile, che la gente non dia importanza ad un fatto del genere (…), che per quattro anni ci sia stato un fronte favoloso, di 3000 Km di lunghezza, una lotta che ha messo di fronte decine di milioni di uomini; il caso delle Waffen SS, un esercito di un milione di volontari, non si era mai vista una cosa simile. Di questo non se ne parla, né dell’eroismo inaudito che è stato dimostrato. Si pensi solo al percorso da Stalingrado a Berlino; abbiamo resistito 1000 giorni, 1000 giorni resistendo palmo a palmo, sacrificio dopo sacrificio, centinaia di migliaia di uomini che morivano per impedire che i sovietici avanzassero troppo in fretta. Con Stalin che diceva: "Lo zar è andato a Parigi. Ci andrò anch’io". Era evidente che se avessimo fatto come i francesi nel 1940, squagliarcela quando la lotta diventava troppo pericolosa, i russi avrebbero conquistato tutta l’Europa in un batter d’occhio, molto prima che gli americani sbarcassero in Normandia, 1000 giorni! E se avessimo resistito soltanto 100 giorni, sarebbero arrivati a Parigi o sarebbero andati a dormire nel letto del maresciallo Petain a Vichy. Noi abbiamo salvato l’Europa o quanto ne rimane ancora adesso. Se i francesi non sono come i cecoslovacchi è unicamente perché siamo morti a migliaia per loro. E allora invece di insultarci dalla mattina alla sera ci dovrebbero dire: "Siete stati veramente bravi, grazie!" (…). Si dice sempre: "Ma perché Hitler si è lanciato in questa avventura?". Si è lanciato perché, se avesse aspettato un anno o due, Stalin sarebbe arrivato di corsa. Ora ci sono tutti i documenti che stabiliscono che aveva creato più di 120 nuove divisioni, 60 nuovi campi di aviazione. Che già allora era arrivato ad avere 32000 carri armati contro i 3000 dei tedeschi; è in quel momento che hanno preteso i Balcani e abbiamo capito che era finita. (…) La vittoria degli altri è stata un disastro. Tutto quello che hanno portato è una falsa civiltà, la civiltà americana, purtroppo, la civiltà dei consumi, del piacere, si pensa solo ad andare a divertirsi, gioie passeggere; la vita di famiglia è stata annientata, la vita religiosa distrutta: tutto questo è molto demoralizzante. Un giovane si chiede: "Ma cosa si può fare? (…) Ma si può ancora sperare?". Rispondo loro: in tutte le epoche nel mondo ci sono state grandi crisi e a volte quando non è stato fatto uno sforzo tutto è crollato, come ad esempio la caduta dell’Impero Romano; prima c’era stata quella della Grecia, prima quella dell’Egitto. Ma ci sono state anche grandi rinascite, come ad esempio l’Italia che ha vissuto la decomposizione e ora è più importante dell’Inghilterra; la Germania, che 50 anni fa non era altro che rovine, ora è un Paese fiorente. Significa che si può sempre ricreare. Diranno: "Ma non siamo numerosi", ma non è un numero a fare la forza dei popoli e dei grandi movimenti rivoluzionari, è la potenza dell’anima, è la gente con una grande volontà, un grande ideale che si vuole vedere trionfare (…). Ebbene è a questo che bisogna credere, credere che tutte le possibilità sono nell’uomo, che se i giovani le vogliono e lo vogliono, un giorno troveranno l’opportunità e un giorno nascerà l’uomo, perché tutto è una questione di uomini. È il grande uomo a raccogliere le aspirazioni di tutti e a farle vincere. E la sfortuna dell’Europa di oggi è che non c’è nessuno. Ai nostri tempi ce n’erano finché si voleva: c’era Hitler, c’era Mussolini, c’ero io in Belgio, c’era Franco, c’erano i polacchi, c’erano i turchi, tutti avevano un capo, era sorprendente; ora non ci sono più che larve politiche (…). Per 50 anni l’Europa sono stati incapaci di farla, dopo 50 anni sono ancora lì che dissertano di miserabili questioni finanziarie, questioni di salami e maiali, di polli; sono ancora lì. Così si vede che questa soluzione è falsa; la sola vera è quella che abbiamo avuto noi (…). Sul caminetto del mio esilio ho fatto incidere queste parole: "Un po’ di fuoco in un angolino del mondo e tutti i miracoli di grandezza restano possibili." Tutto è possibile, ragazzo ragazza che mi ascolti, fede nella vita!".
    leon degrelle

  4. #4
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    Uno dei miei miti,purtroppo a causa dell'infame tradimento giudo-badogliano ebbe per un periodo a pensare male degli italiani,ma come ci assicurano nella prefazione di "Hitler per 1000 anni",il Degrelle voleva correggere in una nuova edizione il suo pensiero sugli italiani,purtoppo non ne ebbe il tempo.
    ONORE A DEGRELLE!
    8 8!

  5. #5
    Orazio Coclite
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    Originally posted by I'm Hate
    purtroppo a causa dell'infame tradimento giudo-badogliano ebbe per un periodo a pensare male degli italiani,ma come ci assicurano nella prefazione di "Hitler per 1000 anni",il Degrelle voleva correggere in una nuova edizione il suo pensiero sugli italiani,purtoppo non ne ebbe il tempo.
    E faceva solo che bene! A parte quei pochi che impugnarono le armi per l'onore della Patria, il resto degli italiani si comportarono da vigliacchi e vermi. Non ci sono scusanti che tengono.

    Qualche tempo fa mi ero trascritto questo discorso di Léon Degrelle che mi colpì molto, estratto dal discorso al Palazzo di Chaillot tenuto il 5 marzo 1944. (Da «In memoriam. Léon Degrelle et le Rexisme», Ed. De la Toison d’Or, Parigi 1995)


    «Non è per salvare il capitalismo che noi ci battiamo in Russia. È per questo che i soldati al fronte hanno una tale fiducia. L’esercito d’Europa, che si trova tra il fango e la neve, è il più bell’esercito che ci sia al mondo, il più fiero, il più unito che mai l’Europa abbia conosciuto. Quest’esercito possiede la Fede, cosa che non si era mai vista in Europa dopo le crociate. Le centinaia di migliaia di europei che seguivano Napoleone, seguivano la gloria di un uomo. Tutta la gioventù che lotta in Russia, combatte per salvare l’Europa, per fermare il bolscevismo, ma soprattutto perché ha una fede rivoluzionaria.
    La lotta contro i sovietici non è una lotta come la sognavano i borghesi prima della guerra. Essi volevano la lotta contro il comunismo perché avevano paura. Noi altri di cosa dovremmo aver paura? Non abbiamo niente da difendere, non abbiamo delle casseforti. La morte? La sfidiamo. È una vecchia donnaccia che domiamo ogni giorno. Coloro che hanno questa leggerezza nel portare le loro armi non tremano. I borghesi, loro tremano sempre e tremeranno ancora. Venti anni fa, avevano già bisogno di giovani per battersi contro i sovietici. Noi abbiamo dovuto corre là, perché i grossi banchieri potessero continuare ad avere le loro banche, affinché i grossi borghesi potessero continuare a fare indigestioni, perché le puttane potessero continuare ad andare tranquillamente a casa del signor Daladier o di Paul Reynaud. Era questa l’Europa, non è vero, era questa l’Europa d’anteguerra, che bisognava difendere e proteggere contro il bolscevismo?
    Se l’Europa deve essere ancora questa, se deve ritornare ad essere l’Europa dei banchieri, di questa grande borghesia corrotta, della facilità e dell’infiacchimento, ebbene, noi altri, lo diciamo senza giri di parole, preferiamo ancora che il comunismo avanzi e faccia saltare tutto per aria. Auspichiamo che tutto salti piuttosto di vedere ancora rifiorire questo marciume. L’Europa lotta in Russia perché essa è socialista. La gioventù d’Europa che ha imbracciato le mitragliette non farà come quella del 1918. Non le scambierà in cambio di pantofole.
    Noi altri guarderemo i caricatori, e dopo aver sbaragliato la barbarie bolscevica, affronteremo i plutocrati, per i quali abbiamo riservato le nostre ultime munizioni. Potremmo chiedere a milioni di giovani tali sofferenze, potremmo veder cadere i nostri migliori camerati, affinché questo mondo mostruoso della plutocrazia continui?
    Mi ricordo ancora la notte del nuovo anno. Alle undici partimmo all’assalto. Comandavo la Compagnia de la Jeunesse. Abbiamo nella nostra Brigata una Compagnia formata solo da giovani, ragazzi di sedici, diciassette anni. Vi sono anche i tre più giovani soldati delle SS: non hanno che 15 anni (Hanno manipolato la loro età sulla carta d’identità prima di arruolarsi).
    Alle quattro del mattino, conducevo questi ragazzi tra le nostre linee, portando sulle spalle uno di questi monelli di diciotto anni che aveva avuto le due ginocchia spappolate da una raffica di mitraglia. Vedendo il suo sangue che colava sulla mia uniforme bianca d’inverno, pensavo al cenone del nuovo anno. Alle quattro del mattino! Dovevano esserci ovunque nell’universo questi fasti mostruosi, ove vi erano quelli che avevano potuto mangiare, con grida stridenti di donne facili; c’era tutto questo vecchio mondo che se la godeva, mentre noi altri, la gioventù d’Europa, eravamo là con i nostri morti, i nostri feriti, le nostre sofferenze. Credete che a quell’ora noi non avessimo fatto il giuramento di costruire un giorno un mondo pulito e giusto?
    I soldati che hanno fatto la Campagna di Russia hanno sofferto ciò che mai nessun altro soldato prima di loro ha conosciuto. Tutti i vecchi combattenti della Grande Guerra che sono al fronte russo, sono unanimi nel dirlo. Questi uomini vanno fino in fondo al vuoto dell’anima. Durante settimane e settimane, vivono nelle buche di fango e neve. Dopo anni, vengono a conoscere paesaggi desolanti, vicino a queste isbe di argilla impastata. Dopo anni, centinaia di migliaia di giovani uomini compiono quest’immenso sacrificio della loro giovinezza, dei loro agi, di tutte le loro speranze. Quale più grande sacrificio è possibile concedere alla propria fede, che vivere in questi paesaggi umidi, o davanti queste nevi che fischiano, che niente vedono di bello, né una cattedrale che canta al cielo, né un viso sorridente; né mai occhi che esprimano tenerezza; né respirare mai sotto la dolcezza dei nostri cieli, e sapere che la morte ci aspetta al varco senza sosta? Credete che avremmo sofferto tutto ciò perché decine di magnati sfruttino milioni di lavoratori, perché la gioventù non possa respirare né vivere? Ricordatevi dunque di ciò che era la Germania prima di Hitler, questa Germania marcia dei democratici cristiani e dei marxisti, ciò che era la Francia decadente, in cui il popolo era l’oggetto delle più ignobili truffe, in cui milioni di lavoratori non conoscevano né rispetto, né gioia di vivere e ricevevano le ferie come un elemosina, affinché divertissero i piccoli borghesi.»



  6. #6
    qui Giorgino, a te Vomito
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    Un esaltato!

  7. #7
    suum cuique
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    Onore al camerata Degrelle!

    Le sue parole mettono sempre i brividi.

  8. #8
    Orazio Coclite
    Ospite

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    Per leggere una biografia di Degrelle che sia del tutto al di sopra delle parti, senza opinioni personali o strumentalizzazioni dei fatti ( mi vien da ridere...), andate qui: http://www.olokaustos.org/bionazi/leaders/degrelle.htm e leggete come si fa presto ad infangare chi, a differenza di molti suoi accusatori, non si è mai arreso E questo è un comportamento che in un uomo va ammirato, qualunque idea quest'uomo difenda.

    Ma oggigiorno onore, fedeltà, dedizione, sono tutti vocaboli che fanno gridare allo scandalo. Molto meglio il realismo politico e gli intrallazzi di piccoli mestatori della mediocre politica mondiale.

 

 

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