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Risultati da 161 a 170 di 308
  1. #161
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    Infatti. Questa "moda" delle scuse ha sorpassato ormai ogni limite logico. La colpa è anche un po' del Papa, che da qualche anno chiede scusa a tutti per la storia della Chiesa e del Cristianesimo.
    Riguardo a Fini:
    1-Non è a capo di un partito "neofascista". Il MSI lo era, AN no.
    2-È vicepresidente. Quindi parla a nome di tutti gli italiani, non del suo partito.
    3-Le "scuse" le chiedano anche chi in Italia ha commesso crimini orrendi, ben più gravi della deportazione di qualche migliaio di ebrei. Cominciando dai Francesi (stupri dei marocchini), gli angloamericani (bombardamenti terroristici), gli ex-jugoslavi (foibe, massacri e deportazione di 300.000 italiani dalla Dalmazia-Venezia Giulia), e i partigiani (100.000 morti ammazzati in vendette, assassinii ed eccidi nel 1945-47). Altro che ebrei!
    4-Vediamo se Israele chiede scusa per quanto ha fatto e STA FACENDO ORA contro i palestinesi (migliaia di morti, deportazioni, campi di concentramento, ecc...).

  2. #162
    SENATORE di POL
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    Confondere ebrei con israeliani è piuttosto singolare, da "antisionista di sinistra" (categoria che in periodo non sospetto DeFelice dimostrò come uno dei battistrada dell'antisemitismo) come è piuttosto singolare parlare sprezzantemente, con la stessa logica usata dagli stalinisti sugli infoibati dai titini e dai loro complici togliattiani, di "poche migliaia di vittime" riguardo al crimine delle deportazioni degli ebrei italiani.
    Per il resto.....le forze nazionali del centro e della destra democratica [le scorie sono in via di smaltimento e con i dovuti tempi....lo saranno] stanno inevitabilmente con i vincitori della seconda guerra mondiale e delle guerra fredda, contro i regimi totalitari di estrema destra e di estrema sinistra, che per fortuna di tutti sono stati annientati. La rottura con le scemenze della storiografia della "vulgata antifascista" è invece senz'altro doverosa.

    Shalom!

  3. #163
    SENATORE di POL
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    Saltiamo ora a pag. 441 de "La storia degli ebrei italiani sotto il Fascismo". Scrive De Felice:
    " La caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, fu accolta - se possibile . dagli ebrei con il giubilo anche maggiore di quello degli altri italiani: per essi infatti significava una doppia liberazione, dalla tirannide fascista e dall persecuzione. Così almeno essi la intesero, con un ottimismo forse un po' esagerato. Il 27 luglio il direttore della Demografia e Razza Antonio La Pera fu arrestato e tradotto al carcere romano di Regina Coeli (da cui fu liberato il 13 settembre). Dopo questo primo atto riparatore tutto rimase però immutato. Seppur Acefala, La Demografia e Razza continuò ad esistere e , fatto ben più grave, con lei la legislazione razziale.
    Badoglio - che, per la verità, quando era iniziata la campagna razziale non era stato neppure lui capace di resistere all'andazzo dei tempi, e aveva inviato la sua *adesione* a *il diritto razzista* - nelle sue memorie di quegli enni ha avuto occasione di scrivere:
    * Non era possibile, in quel momento, addivenire ad una palese abrogazione delle leggi razziali, senza porsi in violento urto coi tedeschi, o per meglio dire con Hitler, che di quelle leggi era stato non solo il propugnatore, ma anche le aveva imposte a Mussolini, il quale pochi mesi prima aveva dichiarato al Senato che il problema ebraico non esisteva in Italia.
    Feci chiamare diversi esponenti ebrei e comunicai loro che pur non potendo per il momento procedere radicalmente all'abolizione delle leggi, queste sarebbero rimaste come inoperanti. *

    La difficoltà rappresentata dai tedeschi, minacciosamente presenti in armi in Italia e sul chi vive rispetto ad ogni atto del nuovo *alleato* italiano, è un fatto incontrovertibile. In verità però, l'affermazione di Badoglio (a parte il giudizio sull'*imposizione* hitleriana della persecuzione chye, come si è visto, è errato) non risponde completamente alla verità. Tra l'Unione e il governo vi furono nel luglio-settembre 1943 vari contatti, non pare però proprio che ne' Badoglio ne' i suoi ministri si impegnassero nel modo esplicito che il maresciallo afferma nelle sue memorie (...). Oltre a ciò erano in corso all'8 settembre trattative con il ministero delle Finanze per evitare nuovi espropri dei beni ebraici e la vendita di quelli già trasferiti alla EGELI e, dopo un pirmo sondaggio delprofessor Castelnuovo tramite Giudo de Ruggiero, con il ministero dell'Educazione Nazionale per trovare una formula che permettesse ai giovani ebrei di riprendere con l'anno scolastico 1943-44 la frequenza scolastico. Oltre a ciò nulla risulta e, anzi, nel promemoria al ministero delle Finanze vi è il seguente accenno:
    * L'Unione ha fondate speranze che, nel nuovo clima creato dal ritorno alle libertà statutarie, il Governo presieduto da S.E. il maresciallo Badoglio, vorrà, al momento opportuno, provvedere all'abrogazione delle leggi razziali emanate dal cessato Governo Fascista *
    Tale accenno non ci pare autorizzi a credere che a quella data l'Unione avesse ricevuto assicurazioni come asserisce Badoglio. In questo convincimento ci conferma l'assenza di qualsiasi circolare del ministero dell'Interno alla prefetture e questure riguardante gli ebrei che, seppur con le dovute cautele, possa far pensare ad un mitigamento reale delle disposizioni fasciste. Al contrario, ci sono - se mai - alcuni sintomatici telegrammi di prefetti (specie del Mezzogiorno) che mostrano come alcune autorità locali si ponessero esse il problema degli ebrei e sollecitassero istruzioni da Roma.
    "

    Siamo arrivati a pag. 442.

    Alla prossima....

  4. #164
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    Pieffebi, De Felice è morto e sepolto!!!!

    Riguardo all'antisemitismo "di sinistra", ma sarebbe meglio dire sovietico... è scritto nei libri di storia, fu terribile come tutte le persecuzioni che la dittatura sovietica portò a tutte le minoranze.

    Ma nulla a che vedere con la teorizzazione di razze superiori e di purezza, che invece infarcivano lo stupido odio nazista tedesco e fascista italiano.

    L'URSS perseguiva le minoranze in quanto portatrici di diversità intellettuale, anche le più incolte e rozze, e la dittatura del proletariato non se le poteva permettere. Era un calcolo ben preciso di un regime criminale.
    Fascisti e nazisti invece nelle loro persecuzioni avevano semplificando la terribile aggravante dei "futili motivi". Ma stare a discutere di queste cose mi sembra davvero inutile, basta farsi un giro per qualche campo per capire, sia in Germania che nell'est che in Russia. Se non si capisce si è o Storace o De Felice, ma lui era di un'altra generazione, senza voli giornalieri e internet, lo scusiamo...

    Riguardo alla confusioni ebrei-israeliani, mi spiace, ma è Fini che la fa, io mi sono limitato a commentare le sue parole. Ma lo capisco, in fondo per prendere quei voti dei signorotti che passano le domeniche a guardare le partite della Lazio, un minimo di confusione, diciamo, è fisiologica.

    Ciao!

  5. #165
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    Lenin è morto, Mussolini è morto, Togliatti è morto, Almirante è morto, De Felice è morto....e io stesso mi sento poco bene. E' un errore grave considerare solo l'antisemitismo fondato sul "razzismo biologico", che è sicuramente la varietà più pericolosa e ignobile, ma non l'unica....tutt'altro.

    Shalom!

  6. #166
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    Tiriamo diritto riprendendo da pag. 443 dell'opera di De Felice sulla vicenda degli ebrei italiani in epoca fascista:
    (...) l'immediata reazione nazista alla notizia, l'8 settembre della conclusione dell'armistizio dell'Italia con gli alleati non permise all'Unione [delle Comunità Ebraiche] ne' a coloro che nel paese reclamavano così esplicitamente l'abrogazione della legislazione razziale di condurre a buon fine la loro azione presso il governo. Anzi, proprio con l'8 settembre, aveva inizio l'ultimo atto della immane tragedia degli ebrei italiani.
    La rapida ritirata e la scarsezza di truppe nell'Italia meridionale impedì ai tedeschi di porre in atto i loro propositi sterminatori. Non potevano però sfuggire loro le decine di migliaia di ebrei dell'Egeo e delle zone sino ad allora occupate dalle truppe italiane.
    A Rodi le leggi antisemite erano state sino al 25 luglio applicate con una certa blandezza. Dei quasi diecimila ebrei locali, dopo il 1938, ne erano rimasti circa 3000, gli altri, infatti, emigrarono a gruppi successivi, in buona parte in Palestina. I tedeschi sbarcarono a Rodi nel febbraio del 1944, tra il 20 e 21 luglio tutti gli ebrei furono concentrati nella sede del comando aeronautico, mentre greci e tedeschi saccheggiavano le loro case. Vana fu la protesta del Vescovo, solo il console turco ottenne il rilascio di quelli di cittadinanza turca, degli stranieri e di quelli che erano sposati con cittadini turchi. Gli altri (2780) furono a fine luglio imbarcati per la Grecia e da qui trasportati nei campi di sterminio di Auschwitz e di Burchenwald. A fine guerra ne tornarono solo 140.
    L'unico tentativo del governo Badoglio per salvare tante migliaia di disgraziati dalla ferocia tedesca fu fatto per quelli rifugiati nella zona di occupazione italiana in Francia. Per gli ebrei in Jugoslavia il governo Badoglio si limitò il 19 agosto a telegrafare al comandante della II armata:
    * Dobbiamo evitare di abbandonare gli ebrei croati o di affidarli alla mercé di stranieri, privati di ogni protezione o esposti al pericolo di rappresaglie, a meno che essi stessi non esprimano il desiderio di riavere la libertà al di fuori della nostra zona di occupazione *
    Badoglio autorizzava a *esaminare benevolmente * i singoli casi per dare a ogni ebreo la possibilità di * regolare la sua posizione a seconda della sua situazione personale, nei limiti concessi dall'attuale momento * e invitava le autorità militari IN LOCO a studiare il più rapidamente possibile la maniera di trasferire individualmente in territorio italiano gli ebrei internati ad Arbe. In pratica, tale ordine significò che l'8 settembre gli ebrei internati furono messi in libertà e messi in condizione di cercare di salvarsi tentando di raggiungere, come parecchi riuscirono a fare, le truppe partigiane di Tito.
    Più concreti furono invece gli sforzi per salvare gli ebrei rifugiati nella zona Italiana in Francia. I provvedimenti adottati per la loro protezione dalla fine del 1942 erano stati in buona parte provocati da Angelo Donati. Modenese di origine, durante la prima guerra mondiale era stato ufficiale di collegamento presso l'esercito francese; concluso il conflitto si era stabilito in Francia dove era stato, tra l'altro, fra i fondatori della banca franco-italiana. Sin dal 1933 si era attivamente occupato dell'assistenza ai profughi dalla Germania. Con il 1940 si dedicò completamente a tale attività prodigandovi tutte le sue energie e risorse. Quando il governo di Vichy volle, come si è visto, eseguire gli ordini tedeschi anche nella zona di occupazione italiana, fu il Donati che – insieme al cappuccino Benoit-Marie (padre Benedetto) – ottenne che le autorità civili e militari italiani sollecitassero il pronto intervento di Roma. Nei mesi successivi Donati collaborò strettamente con il commissario LoSpinoso nel trasferimento di parte dei rifugiati dalla zona costiera a quella alpina. Dopo il 25 luglio Donati si recò più volte a Roma per trattare con il governo italiano, il Vaticano e i rappresentati inglese e americano presso la Santa Sede la maniera per mettere definitivamente in salvo le varie decine di migliaia di suoi correligionari che affollavano la zona italiana. Il ministero degli Affari esteri esaminò tre possibilità di aiuto: trasferire gli ebrei rifugiati in Corsica, trasferirli in Italia, non opporsi al loro ingresso alla spicciolata in Italia. Delle tre possibilità l la prima fu scartata dato che certamente avrebbe urtato le resistenze di Vichy, la seconda per non *provocare * i tedeschi; fu alfine scelta la terza. Tale decisione, presa il 28 agosto, fu comunicata il 7 settembre alle autorità civili e militari in Francia, informandole che avrebbero potuto * avviare in Italia quelle persone a cui presumibilmente può essere accordata la cittadinanza italiana, anche se non se ne ha la certezza *.
    (..) Contemporaneamente a questi passi su palazzo Chigi, che – ancora una volta - non avrebbero in ogni caso risolto una volta per tutte la sorte dei rifugiati, Angelo Donati tentò a Roma un accordo a tre, con gli alleati, l'Italia e il Vaticano, per metterli definitivamente in salvo.
    In una serie di incontri che ebbero luogo in Vaticano(..) egli ottenne che quattro navi italiane potessero trasferire nella seconda metà di settembre (...) quegli ebrei della zona italiana che non avevano potuto rifugiarsi in Italia, nell'Africa settentrionale.
    Concluso l'accordo l'8 settembre mattina il Donati prese gli ultimi accordi con il governo italiano e ripartì per Nizza, ove – intanto – era cominciato l'afflusso degli ebrei verso la costa. Purtroppo nel tardo pomeriggio dello stesso giorno il quartier generale del generale Eisenhower annunciava improvvisamente la conclusione dell'armistizio con l'Italia ..Per gli ebrei della zona di occupazione italiana iniziava la tragedia. Alcuni seguirono le nostre truppe in ritirata; un gruppo di alcune centinaia riuscì a rifugiarsi in Italia (parecchi di essi sarebbero stati però catturati dai tedeschi a Firenze): la massa rimase però in balia della ferocia nazista (..).

    La politica antisemita della RSI fu determinata di fatto (...) dai tedeschi , direttamente o tramite il loro uomo di fiducia, Giovanni Preziosi.
    Il Manifesto programmatico approvato dall'assise costitutiva di Verona del fascismo repubblicano, redatto – come è noto – da Mussolini con la collaborazione di Bombacci e di Pavolini, affrontò il problema ebraico quasi di scorcio. Il punto sette stabiliva : * Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica *.
    Affermazione gravissima e aberrante moralmente e storicamente, ma che – a ben vedere – non aggiungeva nulla di nuovo alla posizione che, come abbiamo dimostrato, Mussolini e Buffarini-Guidi erano andati prendendo negli anni precedenti e ai loro progetti di espulsione di tutti gli ebrei * puri * e non assimilati. E' sintomatico che l'assemblea veronese, estremamente viva e spietatamente autocritica, non la discutesse quasi per niente, prova questa di quanto la questione ebraica apparisse poco essenziale anche alla maggioranza dei fascisti repubblicani, ne' in essa emerse nulla che autorizzi a credere che Mussolini avesse sposato la tesi nazista dello sterminio.
    L'intenzione di Mussolini e dei * moderati * era senza dubbio di concentrare fino alla fine della guerra tutti gli ebrei – come appunto fu ordinato da Buffarini – Guidi, allora ministro dell'Interno, il 30 novembre 1943 – e di rinviare la soluzione della questione a guerra finita.
    Giustamente Pini e Susmel nella loro biografia di Mussolini scrivono che i principi relativi alla razza approvati a Verona * risentono ancora della congiuntura di guerra * e che * un processo ulteriore di revisione si sarebbe verificato in seguito *. L'assurdità della soluzione adottata è evidente: per qualsiasi persona di buon senso non poteva infatti esservi dubbio che, nelle precarissime condizioni di effettivo potere della RSI e con i tedeschi in armi in casa e assolutamente padroni della situazione, concentrare gli ebrei volesse in pratica dire permettere ai nazisti di impadronirsene quando volevano e, quindi, di sterminarli .
    Anche in questo aspetto particolare si rileva dunque la insostenibilità della RSI o meglio della posizione di coloro che dandole vita e aderendovi ritennero non solo di salvare l' * onore * italiano, ma di poter così operare per la tutela di alcuni interessi italiani che, altrimenti, sarebbero rimasti abbandonati alla discrezione dell'occupante e al suo rancore per il * tradimento * dell'8 settembre. Ciò che in questo senso essi poterono ottenere non giustifica certo, anche nei più onesti, l'essersi messo in pratica al servizio dei nazisti e l'aver in tal modo avallato il loro regime di terrore. Detto questo, va altresì notato che i provvedimenti contro gli ebrei adottati dai fascisti alla fine del 1943 e nei primi mesi del 1944 furono certo determinati non solo dalla necessità di accontentare anche su questo punto i tedeschi e i loro più accesi sostenitori antisemiti, ma altresì dalle precarissime condizioni economico-finanziarie della RSI. La confisca dei beni ebraici – a parte il gesto demagogico di proclamare che sarebbero stati utilizzati per indennizzare gli indigenti sinistrati dalle incursioni alleate (....) - era infatti un espediente per procurare alle casse esauste della RSI un po' di ossigeno. Non a caso l'ordine di polizia n: 5 del 30 novembre 1943 fu tosto seguito dal D.L. 4 gennaio 1944, n° 2 che stabiliva le nuove norme sul possesso dei beni mobili e immobili da parte degli ebrei, sancendo – in pratica – il completo spoglio di questi.
    (..) Se si eccettua l'aspetto economico, nei primi mesi immediatamente successivi all'emanazione dell'ordine di polizia n. 5 la politica antisemita della RSI fu in un certo senso ancora abbastanza moderata. Gli atti di violenza contro singoli o gruppi di ebrei perpetrati dalle forze armate regolari repubblicani furono relativamente pochi (..) violenze e massacri, individuali o collettivi, furono nella maggioranza dei casi operai dei tedeschi e delle varie formazioni autonome e più o meno irregolari fasciste (spesso organizzate addirittura nell'esercito tedesco, come le SS italiane), molto numerose e sulle quali il governo fascista aveva un'autorità spesso del tutto nominale.
    Lo stesso concentramento degli ebrei fu condotto da parte delle prefetture – relativamente ai tempi – ben s'intende – con metodi e discriminazioni abbastanza umani, ne' esso fu totale come lascerebbe credere l'ordine del 30 novembre 1943
    . Dal concentramento (....) furono esclusi i vecchi di oltre settant'anni e i malti gravi, gli arianizzati e i * misti * (...). Oltre a ciò, il 20 gennaio 1944 Buffarini Guidi, venuto a conoscenza che in molte località i tedeschi prendevano in consegna gli ebrei via, via concentrati, diede istruzioni perchè fossero fatti presso * le autorità centrali germaniche * i passi necessari ad ottenere che * in conformità al criterio enunciato, siano date disposizioni adatte perchè gli ebrei permangano in campi italiani * . Disposizioni di non consegnare gli ebrei concentrati ai tedeschi dovettero poi essere date anche alle autorità periferiche: il comandante del campo di Fossoli (Modena) , il più importante campo di concentramento organizzato dai fascisti, ebbe infatti più volte occasione di ripetere agli ebrei del campo che se i tedeschi si fossero presentati a Fossoli per chiedere la loro consegna, avrebbe smobilitato il campo stesso ( il che ovviamente NON fece quando i tedeschi alla fine si presentarono ).
    In pratica (...) i passi presso il governo tedesco e le istruzioni di Buffarini- Guidi ai capi delle province (così la RSI chiamò i Prefetti) di concentrare gli ebrei, ma di non consegnarli ai tedeschi, rimasero lettera morta.
    (...) Il 6 ottobre 1944 il capo della polizia della RSI , Cerruti, in una sua lettera al Ministero dell'Interno osservava a questo proposito :
    * Sta di fatto, però, che, salvo poche eccezioni, da parte delle autorità tedesche viene proceduto al fermo e all'invio in campi di concentramento in Germania o in campi siti in Italia ma esclusivamente sotto il controllo delle autorità militari germaniche di tutti gli ebrei compresi gli ammalati gravi ed i vecchi oltre i settanta anni, nonché gli appartenenti a famiglie miste *
    In qualche caso il ministero degli Affari esteri della RSI cercò di avere dal corrispondente ministero tedesco notizie sulla sorte di qualcuno dei deportati. L'esito di questi passi fu però sempre negativo e suscitò anzi le ire dell'ufficio di Eichmann che presiedeva allo sterminio degli ebrei in tutta Europa.
    Al processo celebrato contro Eichmann in Israele è stato anzi esibito un documento molto sintomatico a questo proposito. L'ambasciata italiana a Berlino si era rivolta alla Wilhelmstrasse per conoscere la sorte di un ebreo italiano deportato in Polonia: venuta a conoscenza della cosa la famigerata IV B4, l'Ufficio di Eichmann, insorse subito sdegnata : * Ci asteniamo dal dar corso alla domanda presentata dall'Ambasciata d'Italia per sollecitare ricerche in merito alla località in cui risiede attualmente l'ebreo Taubert. Sarà opportuno consigliare alla diplomazia italiana di non avanzare mai più richieste del genere. Abbiamo bisogno di tempo e di lavoro per dedicarsi a cose vitali nell'interesse generale. A cinque anni dall'inizio della guerra l'organizzazione tedesca ha effettuato missioni ben più importanti che quella di condurre inchieste sulla sorte toccata ad un giudeo. Ci rammarichiamo vivamente ne constatare che l'ambasciata di una repubblica fascista continui a interporre i suoi uffici a favore degli ebrei .
    Concludendo si può dire che nei primi mesi dell'effimera esistenza della RSI le autorità fasciste diedero alla persecuzione antisemita un carattere soprattutto di operazione economico-finanziaria, mantenendo, per il resto, almeno nelle intenzioni, un atteggiamento abbastanza umano verso gli ebrei, e cercando di evitare la loro deportazione fuori d'Italia. Le cose cambiarono però radicalmente dopo che il 15 marzo 1944 fu creato alle dipendenze della presidenza del Consiglio un ufficio per la razza a capo del quale fu posto Giovanni Preziosi.
    Preziosi, pur avendo visto in un certo senso trionfare la sua politica e pur essendo divenuto l'ispiratore di Farinacci in materia di antisemitismo, fino al 25 luglio 1943 non era mai riuscito a superare le fortissime diffidenze e l'antipatia di Mussolini nei suoi confronti e nella campagna razziale aveva avuto più un ruolo di stimolo e di intransigente denuncia che non di effettiva direzione.
    Subito dopo il 25 luglio egli si era recato in Germania e già nella notte fra l'8 e il 9 settembre, con Farinacci e Pavolini, aveva dato inizio da Radio Monaco alle trasmissioni fasciste che da tale stazione furono irradiata a lungo anche dopo la liberazione di Mussolini e la nascita della RSI e che invano il * duce * per molti mesi chiese che fossero interrotte.
    * Ogni sera – ha scritto Filippo Anfuso questa radio insegnava a lui [Mussolini] quello che avrebbe dovuto fare un Mussolini che avesse avuto l'intenzione di non farsi tradire un'altra volta (..) *
    In Germania Preziosi rese ancora più stretti i suoi legami con i nazisti ed in particolare con gli elementi più estremisti, tanto che – fino alla liberazione di Mussolini – fu il candidato di Rosenberg (che accusava Mussolini di aver protetto gli ebrei ) alla presidenza del nuovo governo fascista.
    Con costoro e con lo stesso Hitler, da cui fu ricevuto e che lo invitò a rimanere ospite nei pressi del suo quartier generale, sostenne che sin dal dicembre 1942 erano stati fatti sondaggi in Svizzera per una pace separata e che Mussolini era stato informato invano da lui in tempo del * crimine * che si stava ordendo contro la sua persona e per fare uscire l'Italia dal conflitto. Accusava altresì Buffarini-Guidi e Pavolini di connivenze massoniche e ebraiche. Liberto Mussolini e ricostituito il governo fascista al Nord, Preziosi non era subito rientrato in Italia. Dalla Germania continuò a parlare da radio Monaco e a denunciare Mussolini presso i nazisti di * incolsulta tolleranza * verso gli ebrei e i massoni. Solo il 5 dicembre 1943, saputo che Mussolini era molto scontento del suo atteggiamento, rientrato in Italia si incontrò con il Duce. Quattro giorno dopo gli mandò tre articoli in sei puntati che aveva pubblicato in ottobre sul * Volkischer Beobachter * con lo scopo di * spiegare ai tedeschi come e perché l'incredibile crollo si poté avverare * e per adossarne la responsabilità agli ebrei e ai massoni. * A questo proposito – egli osservava nella lettera di accompagnamento – io penso che se non ci mettiamo sulla via della profonda epurazione dalla massoneria e della integrale soluzione della questione ebraica, avremo nuove delusioni * . L'esito dell'incontro e delle due lettere non dovette però essere quello che Preziosi aveva sperato. Pochi giorni dopo, infatti, egli ritornava in Germania, riprendendovi i suoi maneggi e riuscendo a convincere il generale Wolff, comandante supremo della polizia tedesca in Italia, e l'ambasciatore Rahn della necessità di ottenere l'eliminazione dal governo di Salò di Buffarin-Guidi, secondo lui massone, troppo indulgente con gli ebrei e troppo corrotto, e se possibile, anche di Pavolini da segretario del partito, avendo egli una cognata ebrea.
    Per il momento però l'azione di Preziosi non ottenne però alcun risultato concreto, dato che Rahn aveva segretamente avvisato Buffarini Guidi del maneggio. Preziosi allora decise di agire direttamente sulla fonte assoluta del potere. Da Monaco il 31 gennaio 1944 inviò a Mussolini un lunghissimo memoriale sul ruolo dell'ebreomassoneria nella vita italiana degli ultimi trenta anni e sull'assoluta necessità di una lotta a fondo e definitiva contro ebrei e massoni.
    (...) Preziosi (..) inviò una copia del memoriale ad Hitler, sicchè Mussolini (Dolfin ci dice che quando lo seppe si indignò fino al furore), dopo aver tergiversato un po', si vide costretto – non volendo rompere con il Fuehrer – a capitolare: il 15 marzo 1944, come si è detto, Preziosi fu nominato alla direzione dell'Ispettorato per la razza, alle dipendenze della presidenza del consiglio (ultimo, disperato espendiente di Mussolini per non farsi sfuggire completamente dalle mani il controllo della politica antisemita ). Preziosi stabilì la sede del suo ispettorato a Desenzano. Nominato a metà marzo, due mesi dopo già proponeva a Mussolini le prime disposizioni. (...) Preziosi propose vari progetti di Decreti legge: uno sulla definizione e differenziazione razziale, un altro sulle limitazioni civili e prematrimoniali alle quali sottoporre i cittadini italiani di sangue straniero e i meticci, un altro sulla composizione di una commissione della razza e un quarto sulle limitazioni civili alle quali sottoporre tutti i massoni e gli ex massoni.
    (...) Nelle carte di Mussolini sono tra l'altro conservate * alcune osservazioni sulla nuova legge razziale *, redatte personalmente da Buffarini-Guidi nella notte fra il 16 e il 17 maggio in visita dell'udienza del 18 in cui Preziosi avrebbe chiesto a Mussolini l'approvazione dei decreti sulla razza e sugli ebrei.
    Tali * osservazioni * sono veramente tipiche e bene illuminano sui contrasti che debbono essersi subito accesi tra Preziosi e gli altri intervenuti. La nota generale che apre le osservazioni è di per se stessa la migliore riprova di questo contrasto e quanto fossero lontane le posizioni di Preziosi e di Mussolini: * Più che la necessità si deve ammettere l'opportunità politica di emanare nuove disposizioni in materia razziale. Resta il dubbio se tali disposizioni devono essere contenute in una nuova e vera 'Carta della Razza' o se non convenga emanare norme atte ad annullare alcune disposizioni della Legge esistente ed integrarle con altre, raggiungendosi praticamente le stesse e forse più concrete e conclusive finalità *
    A questo preambolo segue un esame dei vari articoli del progetto che è una vera e propria demolizione di esso e dei suoi stessi criteri informatori; alcuni suoi passi sono definiti esplicitamente * aberranti *.
    In sostanza (...) le riunioni presso il quartier generale di Mussolini di metà maggio dovettero concludersi in pratica con un grave scacco di Preziosi.
    .

    Siamo arrivati a pag. 457 del libro.

    Alla prossima .....

    Shalom!

  7. #167
    memoria storica di PoL
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    Predefinito e così anche i Savoia si autoflagellano al muro del pianto...

    Unendosi alla numerosa schiera dei più spudorati 'opportunisti', anche Casa Savoia porge alla comunità ebraica le proprie 'scuse' per le 'leggi razziali', firmate nell'autunno del '38 dall'allora re [di plurinfausta memoria] Vittorio Emanuele III.
    Gran coro di adesioni entusiatiche, a cominciare da quella di Antonio Spinosa, uno degli 'storici di Pulcinella' che tanto piacciono al nostro esimio rag. PierFrancesco, il quale si è lasciato andare ad una affermazione che da sola meriterebbe l'oscar all'imbecillità... se solo qualcuno si decidesse a metterlo in palio... affermazione che qui val la pena di riportare:

    ... senza l’astuzia del re Vittorio Emanuele, l’istituzione monarchica sarebbe stata spazzata via...

    Il lettore che ha solo un minimo di conoscenze storiche [chi non ce le ha può sempre andare a leggere qui
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=24342
    conosce certamente bene che fine ha fatto in Italia la 'istituzione monarchica', quanto questa 'astuzia ' abbia reso e quanto meritato sia l'oscar in oggetto attribuito ad Antonio Spinosa.

    Nell'articolo di Fabrizio di Feo pubblicato su Il Giornale di oggi il lettore potrà anche leggere il commento, scontatamente negativo, all'iniziativa dei Savoia da parte del presidente delle comunità israelitiche Amos Luzzatto:

    ... sentire questa ammissione a 64 anni di distanza dalle leggi razziali mi sembra tardivo...

    Certamente condivisibile la sua osservazione riguardo alla 'tardività' delle scuse dei Savoia, egregio prof. Luzzatto... riguardo però alla materia del contendere, ovvero le rsponsabilità dei Savoia per il tragico destino di migliaia di suoi correligionari italiani durante l'occupazione tedesca dell'Italia nel biennio 1943-45, mi permetta una semplice domanda caro professore:

    ... in quale occasione re Vittorio Emanuele III ha causato la peggiore sciagura agli ebrei italiani?... quando ha firmato nell'autunno del '38 le 'famigerate' leggi razziali oppure quando ha 'silurato' nell'estate del '43 quello che a tutti gli effetti era stato fino a quel momento il più tenace ostacolo alla politica di sterminio nazista, ovvero Mussolini ed il fascismo?...




    da Il Giornale 11 novembre 2002

    Fredda la comunità ebraica, ‘… bel gesto ma ormai è tardi…’.

    di Fabrizio de Feo

    Roma- La politica per una volta si tiene ai margini del dibattito ed esterna con il contagocce. C’è la Finanziaria a cui pensare, con la raffica di votazioni domenicali che tiene che tiene i parlamentari lontani da taccuini e telefoni. Così la nuova condanna emessa da Vittorio Emanuele [IV] di Savoia contro una delle pagine più buie della storia della famiglia, la firma nel 1938 delle leggi razziali , attira soprattutto l’attenzione di storici ed intellettuali, ma anche di tanti aristocratici.
    I riconoscimenti sono diffusi. Ma come sempre accade con i Savoia, l’unanimità dei consensi è una prospettiva lontana e le notazioni critiche sono sempre dietro l’angolo. La prima dimostrazione arriva da Amedeo d’Aosta, che al cugino concede un plauso decisamente freddino. ‘… beh, è stata una cosa giusta…’, dice il principe, ‘… anche se, lo dico senza polemica, poteva essere fatto prima. Con gli ebrei il nostro ramo ha avuto sempre un ottimo rapporto. Con alcuni di loro abbiamo persino condiviso la prigionia quando io e mia madre, dopo l’8 settembre, fummo tenuti come ostaggi in Austria…’.
    Un riconoscimento più convinto arriva dal principe Nicola Romanov: ‘… era importante che Vittorio Emanuele prendesse la distanza dalle leggi razziali…’, dice il capo della dinastia reale russa, ‘… esse sono una macchia indelebile nella storia della famiglia, perché le leggi razziali sono state una cosa terribile, vergognosa, da riprovare con tutta la forza…’.
    Di diverso registro il commento di Sergio Boschiero. Il segretario della più grande organizzazione monarchica italiana bolla quelle norme come ‘terribili e odiose’, ma ricorda che le leggi razziali furono condivise ‘… da una società che nel ’38 sull’argomento si dimostrò piuttosto vile. Basta ricordare come addirittura il senato del regno espresse vergognosamente solo pochi voti contrari e che grandi liberali come Einaudi, Croce e Bergamini prima di votare non presero neppure la parola…’.
    Se l’attenzione generale si appunta sulla condanna delle leggi razziali , la nobiltà guarda piuttosto al prossimo rientro di Vittorio Emanuele e del figlio Emanuele Filiberto. Nei palazzi patrizi della capitale c’è chi si prepara a riaprire i saloni per festeggiarli e chi ostenta aristocratico distacco. E’ questo il caso del principe Marco Antonio Borghese, decisamente tiepido sull’imminente evento: ‘… penso che sia giusto che rientrino, è passato molto tempo. Il loro esilio è stato un poco ingiusto. Si trattava ormai di una questione di civiltà. Io comunque non li conosco e da me, come si sa, vengono solo gli amici. Ricevimenti all’inizio ce ne saranno, ma poi la situazione tornerà alla normalità. Roma è una carta assorbente…’.
    ‘… non conosco i Savoia e non invito a casa mia chi non conosco…’, sostiene la principessa Erika Del Drago, che scherza: ‘… certo li conosco di nome, ma non credo siano simpatici…’. La stessa linea viene adottata anche da Dado Ruspoli: ‘… non faccio vita sociale, preferisco stare con i miei figli, e comunque non inviterei i Savoia a casa mia. Io invito solo gli amici intimi…’.
    Nella schiera degli entusiasti per il ritorno Vittorio Emanuele c’è la principessa Luciana Hassan Pallavicini: ‘… sono molto amica dei principi, li accoglierò a braccia aperte. Quando saranno a Roma festeggeremo alla grande…’. L’attesa per i Savoia non è però soltanto romana. C’è il visconte Giliano Floridi, che da Anagni fa sapere che ’… Vittorio Emanuele, se venisse, lo inviterei ma lo farei per suo padre…’. E dalla Puglia il barone Gianfelice d’Alfonso del Sordo, storico produttore di vini, dirama subito il suo invito: ‘… siamo pronti a riceverli in qualsiasi momento. Saremmo felici di avere qui ospiti nel nostro palazzo o nella nostra casa di campagna i principi…’. Una grande festa invece andrà in scena a Milano. La contessa Laura Gancia infatti è già al lavoro per preparare ai principi una splendida accoglienza.

    Se l’aristocrazia si prepara al gran ritorno, gli storici e gli intellettuali si concentrano invece sulla condanna delle leggi razziali. Le investiture sono molte. C’è chi, come Denis Mack Smith, definisce il pentimento ‘un gesto nobile da apprezzare, e chi, come Lucio Villari, vede ‘un riscatto da tante gaffes del passato’. C’è anche chi rema controcorrente come Antonio Spinosa. ‘… è un colpo di pugnale nei confronti del nonno, il re Vittorio Emanuele III, il quale non meritava certamente questo gesto. La presenza del sovrano al Quirinale impose a Mussolini una diarchia che frenò la strada verso una piena dittatura. Senza l’astuzia del re l’istituzione monarchica sarebbe stata spazzata via [il corsivo è aggiunto da me…- n.d.r.]. Vittorio Emanuele non poteva non sottoscrivere le leggi che Mussolini presentava e per quanto riguarda le norme razziali il re intervenne perché la legislazione fosse più tenue…’, dice il giornalista e storico, autore di popolari libri su Casa Savoia.
    Infine la voce della comunità ebraica che si attesta su timbri e tonalità del tutto prive di coloriture entusiastiche: ‘… ne prendo atto anche se mi sembrano dichiarazioni tardive [il corsivo è originale…- n.d.r.]…’, dice Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, ‘… sentire questa ammissione a 64 anni di distanza dalle leggi razziali mi sembra tardivo, in quanto le occasioni per dirlo in precedenza non mancavano, mentre in compenso mi pare di aver sentito dire che le leggi razziali in Italia sono state applicate con mano leggera, cosa facile a dirsi per chi non la sentita addosso…’.



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    Nobis ardua

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    Predefinito

    Ripartiamo da pag. 458 della capitale opera defeliciana sugli ebrei italiani in epoca fascista:

    Accantonata per il momento l'idea di promuovere nuovi provvedimenti legislativi, l'azione di Preziosi (che d'ora in poi ostenterà un atteggiamento da vero e proprio perseguitato, che, però non gli impedirà di riprendere in settembre la pubblicazione di * LA VITA ITALIANA * e di scrivere sempre più violenti contro gli * uomini incolonnati dalla massoneria per conto del giudaismo * che, a suo dire, avevano in mano molte leve del potere della RSI ) si indirizzò nei mesi successivi soprattutto in due direzioni. Egli si adoperò, da un lato, per ottenere, intanto, un aggravamento nella loro applicazione delle disposizioni già vigenti, da un altro lato, per tentare di trasformare il suo ispettorato in una superpolizia sul genere della Gestapo. Nella prima direttrice rientrano le disposizioni, impartite dal Ministero dell'interno nell'ottobre 1944, che si dovessero inviare in campo di concentramento non solo gli ebrei puri – come sino ad allora era stato fatto – manche * coloro che pur essendo di origine mista sono stati però considerati appartenenti alla razza ebraica * e, in luglio, alcuni passi presso Mussolini per indurlo (adducendo che così facendo l'erario repubblicano sarebbe potuto entrare in possesso di tre o addirittura di cinque miliardi di beni ) ad autorizzare la confisca delle proprietà degli ebrei arianizzati; nonché le sue continue richieste a Mussolini per potere mettere le meni su tutte le carte e i documenti della vecchia Direzione generale per la Demografia e la Razza, dell'EGELI, delle Comunità Israelitiche e delle sinagoghe. Testimonianza veramente impressionante dei maneggi nella seconda direttrice è invece un grosso memoriale di quindici pagine inoltrato a fine giugno a Mussolini da un certo Luigi Renoldi, dell'entourage di (..) Preziosi, sui compiti e sull'organizzazione dell'ispettorato generale per la razza. In tale memoriale era teorizzata l'immediata e implacabile repressione di tutte le * inqualificabili ingiustizie che si commettono impunemente nel territorio della Repubblica * e, per realizzare questa repressione, la concessione di pieni poteri all'ispettorato di Preziosi in modo da poter essere in grado di esplicare * un'attività di polizia profondissima in qualunque settore della vita nazionale * e di * colpire qualunque suddito ella Repubblica Sociale Italiana, insindacabilmente *. Per fare ciò il memoriali del Renoldi caldeggiava la costituzione di sezioni regionali dell'ispettorato stesso fornito dei più eccezionali poteri e alle quali ogni autorità e formazione militare e di polizia avrebbe dovuto accordare, senza discutere, ogni possibile collaborazione.
    Di una nuova legislazione antisemita la RSI si occupò solo in articulo mortis . Nell'ultima seduta del suo Consiglio dei ministri, il 16 aprile 1945, dieci giorni prima cioè dell'insurrezione liberatrice, fu infatti approvato un D.L. Che stabiliva un nuovo inasprimento della legislazione antisemita. Ancora una volta, però, non si tratto' che di disposizioni a scopo economico-finanziario: lo scioglimento dell'Unione delle Comunità, delle Comunità e la soppressione di tutte le istituzioni pubbliche ebraiche di assistenza e beneficenza (art. 1) non erano infatti che il pretesto per ordinare la confisca di tutti i suoi beni (art. 2). Con un ennesimo atto di rapina, calava così la tela sulla RSI e con essa sulla persecuzione fascista. Nei giorni successivi la maggioranza degli artefici primi della persecuzione stessa trovarono la morte per mano della giustizia popolare. Solo Preziosi in un certo senso ci si sottrasse, suicidandosi insieme alla moglie.
    (...) A parte la posizione dei singoli maggiori protagonisti di questo quadro dell'ultimo atto del dramma fascista, a parte le posizioni specie di un Mussolini o di un Preziosi, se è un fatto che ufficialmente la RSI ebbe rispetto agli ebrei un atteggiamento diverso da quello dei tedeschi, e indubbiamente più umano e lontano da ogni idea di sterminio di massa, è altresì un fatto che all'atto pratico la RSI si vide costretta non solo a tollerare e ad assistere che agli arresti indiscriminati, ai massacri, alle deportazioni praticati dai tedeschi in spregio alle sue leggi, ma in innumerevoli casi, a collaborare ad essi.
    [..] Alla caccia all'ebreo tosto scatenata in tutta la penisola sotto l'occupazione tedesca le autorità centrali fasciste contrapposero a parole la * loro * legislazione, in pratica dovettero però rassegnarsi a subirle passivamente, [b] macchiandosi così di una complicità di fatto alla quale non potranno certo mai essere assolte. Quanto alle autorità periferiche, civili e militari, regolari e soprattutto autonome, esse parteciparono su vasta scala alla caccia all'ebreo, ben sapendo che essa andava ben oltre le leggi e le istruzioni del governo repubblicano e che per gli ebrei catturati i tedeschi riservavano una sola sorte: la morte. Alcune prefetture e alcuni comandi misero nell'adempimento degli ordini loro impartiti dai tedeschi uno zelo veramente incredibile, fatto al tempo stesso di fanatismo, di sete di violenza, di rapacità ( i tedeschi pagavano un * premio * per ogni ebreo catturato e, nel trambusto degli arresti e delle perquisizioni, spessissimo parte dei valori rinvenuti diveniva preda di coloro che procedevano agli arresti ) e di desiderio di mettersi in * buona luce *..Ne' mancarono analoghi casi da parte di civili: se la stragrande maggioranza degli italiani del Nord diede agli ebrei braccati ogni sorta di aiuto possibile, a rischio della propria vita (...) vi furono purtroppo anche vari casi della più abietta delazione e partecipazione di civili alla caccia all'ebreo scatenata dei tedeschi. Al processo di Gerusalemme contro A. Eichmann è stato affermato che * ogni ebreo italiano che è sopravvissuto deve la sua vita agli italiani *. E' questa un'affermazione che non può non riempirci di gioia e di confronto e farci meglio misurare l'abisso in cui nazisti e fascisti avrebbero voluto precipitare l'Italia. Essa non può però farci dimenticare che a Verona funzionò nel 1944 un centro studi sul problema ebraico che agiva nella Linea di Preziosi, che a Firenze si pubblicò una rivista, come * ITALIA E CIVILTA' * nella quale – nonostante una intonazione pseudo-cristiana – l'antisemitismo era tutt'altro che assente, che – a parte questi casi più clamorosi, l'antisemitismo ebbe nella RSI innumeri sostenitori e che, più in genere, i tedeschi trovarono tra noi tutta una serie di collaboratori, volenti o nolenti, per la realizzazione dei loro piani di sterminio. Anche laddove non si arrivò alla volontaria ed entusiastica collaborazione, è un dato di fatto che polizia, carabinieri e militari, tranne casi sporadici, eseguirono passivamente gli ordini impartiti loro dai comandi tedeschi, eseguendo arresti, rastrellamenti, traduzioni di ebrei. Le tracce di questa collaborazione sono innumeri e indelebili non solo nel ricordo dei sopravvissuti e di coloro che vi assistettero, ma in centinaia di documenti che attestano senza possibilità di equivoco e di giustificazione come i funzionari e i militari della RSI collaborarono su vasta scala alla caccia all'ebreo e, quindi, allo sterminio di migliaia di ebrei. Particolarmente impressionanti sono le decine e decine di fogli di traduzione che attestano come i tedeschi si servissero regolarmente della polizia e dei carabinieri italiani per tradurre gli ebrei nei vari campi di concentramento, specie in quello di Fossoli, che – dopo che i tedeschi ne assunsero la direzione ai primi del 1944 – divenne il principale centro di raccolta prima dell'inoltro dei campi di sterminio in Germania e in Polonia (..).
    Imboccata la via dell'alleanza con la Germania nazista e della guerra, il fascismo la percorse così tutta, di degradazione in degradazione, di crimine in crimine; ne' – date le premesse – per assurdo e mostruoso che apparisse persino ad alcuni grossi esponenti del fascismo, l'epilogo tragico, lo sbocco sanguinoso di questa via poteva essere diverso da quello che fu. La persecuzione antisemita non fu che uno – anche se il più mostruosamente evidente – degli aspetti della tragedia. Dire che fino al 25 luglio 1943 essa fu una persecuzione all' * acqua di rose *, almeno in confronto a ciò che avveniva in altri paesi, dire che lo stesso governo della RSI cercò di impedire che essa degenerasse, dire che le violenze e gli stermini furono fatti o almeno ordinati dai tedeschi, dire che la stragrande maggioranza degli italiani deprecò sempre queste violenze e questi stermini è vero. Queste verità non rendono però la persecuzione meno mostruosa, in un certo senso, anzi, ne aggravano il significato morale oltre che e materiale e dimostrano come il fascismo abbia precipitato l'Italia in un baratro morale e materiale da cui era impossibile risalire e in cui si poteva solo sprofondare ulteriormente. Un baratro in cui il fascismo precipitò l'Italia non per incoscienza o leggerezza dei suoi capi, come alcuni vogliono, ne' perchè, come vogliono altri, tutte le altre strade gli erano state precluse dell'egoismo e dalla miopia degli stati democratici, A questi sei debbono fare risalire infinite responsabilità per ciò che in Europa e nel mondo è avvenuto tra le due guerre mondiali, così come si devono fare risalire fino a loro precise responsabilità per lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei da parte dei nazisti.
    La tragica conclusione del fascismo era però nelle sue stesse premesse e nella sua logica, nella sua sostanza antidemocratica e liberticida, nella sua mancanza di rispetto per i valori più elementari della personalità umana, nel suo ritenersi depositario solo e unico dei destini e della volontà vera del popolo italiano. Partendo da tali premesse, lo sbocco del fascismo non poteva essere che uno e il fascismo non poteva non sentire il richiamo del nazismo che, come lui, si fondava sulle stesse premesse antidemocratiche e liberticide e sulla stessa presunzione di rappresentare l'unica verità.
    In un certo senso, si può dire che partendo da simili premesse, anche la tragedia degli ebrei italiani ere in nuce nel fascismo. E ciò non perchè nel fascismo delle origini vi era un certo antisemitismo elementare e tra i suoi esponenti vi erano degli antisemiti, ma perché al fascismo mancava il rispetto di tutto ciò che anche solo moralmente non si identificasse con lui. Sull'altare dell'alleanza con Hitler Mussolini sacrificò senza pensarci un momento gli ebrei italiani, pur non credendo veramente alla loro * colpa * e commettendo così un crimine moralmente forse anche più mostruoso di quello commesso dai nazisti che – almeno – alla * colpa * degli ebrei ci credevano; come sacrificò spontaneamente gli ebrei a Hitler, così, se si fosse alleato con Stalin, gli avrebbe sacrificato qualche cosa d'altro. Alleato di Hitler fece l'antisemita.
    “.

    Terminiamo a pag. 462 del libro, omettendo la “cronaca” documentata della “caccia all'ebreo” nella RSI. Passeremo la prossima volta ad altro libro sul tema in argomento.

    Alla prossima.......

  9. #169
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    Predefinito assai delusi!...

    originally posted by rag. PierFrancesco:

    ... terminiamo a pag. 462 del libro, omettendo la 'cronaca' documentata della 'caccia all'ebreo' nella RSI...

    Peccato davvero!... dopo averci propinato una valanga immane di 'defeliciate', culminanti con frasi da 'Apocalisse' del tipo di quelle qua sotto riportate [e debitamente evidenziate]...

    ... se è un fatto che ufficialmente la RSI ebbe rispetto agli ebrei un atteggiamento diverso da quello dei tedeschi, e indubbiamente più umano e lontano da ogni idea di sterminio di massa, è altresì un fatto che all'atto pratico la RSI si vide costretta non solo a tollerare e ad assistere che agli arresti indiscriminati, ai massacri, alle deportazioni praticati dai tedeschi in spregio alle sue leggi, ma in innumerevoli casi a collaborare ad essi...

    ... quanto alle autorità periferiche, civili e militari, regolari e soprattutto autonome, esse parteciparono su vasta scala alla caccia all'ebreo...

    ... alcune prefetture e alcuni comandi misero nell'adempimento degli ordini loro impartiti dai tedeschi uno zelo veramente incredibile, fatto al tempo stesso di fanatismo, di sete di violenza, di rapacità... e di desiderio di mettersi in 'buona luce'...


    ... 'defeliciate' che non lasciano alcun dubbio nel lettore [di scarso cervello] circa la totale, entusiastica ed incondizionata collaborazione con i nazisti di comandi, prefetture, nonchè 'autorità civili e militari' fasciste nella feroce 'caccia all'ebreo' perpetrata nel centro-nord dell'Italia durante il triste periodo di occupazione tedesca, 'sua insindacabilità' ci lascia poi tutti a bocca asciutta.

    Il fatto è che già in precedenza ci siamo dovuti sorbire un'altra valanga di 'defeliciate', targate stavolta Giuseppe Mayda, il quale, anch’egli dopo una estesa 'premessa’ in cui preannuncia ogni sorta di infamia compiuta dai ‘fascisti’ a danni degli ebrei, quando in concreto passa ad esaminare i fatti in cui questo è effettivamente avvenuto, deve ammettere che in verità essi si riducono a quelli qui descritti…

    ... la deportazione a Torino ebbe inizio quando i fascisti, all'indomani della razzia di Roma, irruppero di notte nella Comunità israelitica di via Sant'Anselmo, si impadronirono dei libri della bibilioteca e li bruciarono in piazza Carlina. Le prime due vittime furono le sorelle Lattes, Itala Rachele di 57 anni, ricamatrice, ed Edvige, 62enne, sarta, arrestate in casa il 17 ottobre 1943. Loro fratello, Leone Davide Lattese, 59 anni, preso già il 21 settembre nel vercellese e deportato il 20 gennaio 1944 ad Auschwitz [...] da quel momento gi arresti a Torino e provincia si susseguirono alla media di 17 al mese, con punte di 30 catture nel dicembre 1943, in concomitanza con l'ordine di internare gli ebrei e di 35, cioè più di una al giorno, nel marzo 1944, quando Fossoli passò sotto la diretta gestione tedesca e la Gestapo aprì a Verona un ufficio antiebraico stabile per l'Italia. Gli ebrei di Torino e provincia rastrellati in quei mesi [su 165 arresti, 91 vennero compiuti dai tedeschi, 68 dagli italiani e 6 congiuntamente] furono concentrati alla Nuove nell'attesa di raggiungere il numero sufficiente per organizzare un trasporto in Germania…

    … uno degli effetti perversi dell'ordine di polizia n.5, che in un appunto Tamburini chiamava, ironicamente, 'appello in classe’ e che venne applicato con notevole zelo a tutti i livelli burocratici e polizieschi, di Salò, fu quello di rendere quasi quotidiane le razzie e di estenderle ai piccoli centri della provincia, talvolta precedute contro le istituzioni religiose e amministrative ebraiche. Accadde ad Alessandria, a metà del dicembre 1943, quando le squadracce Muti e Silenziosa assaltarono la Sinagoga di via Milano, rubarono l'argenteria, bruciarono in piazza Rattazzi i seferim [...] e distrussero sia l'archivio sia le due bibilioteche della Comunità. Al termine della devastazione il fascista Cabella, direttore del settimanale Il Popolo di Alessandria scrisse sul registro della Comunità israelitica: ‘a ricordo di un bubbone estirpato da squadristi e ufficiali di Alessandria…’. La sinagoga venne trasformata in carcere e vi furono rinchiusi 11 ebrei rastrellati in città, avanguardia dei 101 che saranno catturati durante Salò: 36 arrestati nelle razzie contro la Comunità di Alessandria, Acqui e Casale Monferrato e 65 in altre località d'Italia, nel complesso il 38 per cento dei 267 deportati politici e razziali dell'alessandrino. A Casale Monferrato i deportati furono almeno 18 [...]

    ... nel corso del 1944 venne deportato in media, dall'Italia, dal 15 al 20 per cento della popolazione ebraica dell'anteguerra ...

    … in pratica le deportazioni, durante quello che venne chiamato ‘anno nero’ non ebbero mai soste. Molti ebrei vennero catturati per caso, quando al controllo dei documenti [falsi] veniva scoperta qualche imprecisione. Altri furono presi con le razzie che le SS scatenavano, specie nelle maggiori città, per identificare partigiani o renitenti alla leva, o assicurarsi uomini da mandare al lavoro obbligatorio, in Italia o in Germania. Numerosi furono gli ebrei arrestati tramite azioni autonome delle ‘compagnie di ventura e di tortura’, formazioni paramilitari, come quelle di Roma, che fiancheggiavano gli organi di polizia di Salò. A Firenze agiva la Banda Carità che si distinse nella caccia agli ebrei. Il rabbino capo di Modena, Rodolfo Levi, 62 anni, si era rifugiato a Firenze assieme alla moglie Rina alloggiando presso la famiglia di Angella Delfino in Chieppa, abitante in piazza della Madonna e che già ospitava un'altra famiglia di ebrei provenienti da Gorizia, quella del livornese Adolfo Arturo Orvieto, sessantanovenne, con la moglie Amelia Orvieto e il figlio Aldo di 33 anni. Il 4 febbraio 1944 due agenti della banda Carità, Cardini e Menichetti, scoprirono dove abitavano gli Orvieto e gli arrestarono; poi, sulle scale della casa, fermarono Rodolfo Levi che rientrava da una passeggiata. Il rabbino ammise la sua vera identità e fu preso con la moglie e la figlia. Noemi, 32enne: nessuno dei Levi si salvò, e così nessuno degli Orvieto.
    Intere famiglie fiorentine [...] furono trascinate vie senza che venisse dato loro il tempo di raccogliere la propria roba, di preparare una valigia [...]. Anche i vecchi ebrei dell'ospizio israelitico fiorentino pensavano di essere al sicuro [...] la mattina del 6 aprile 1944 SS e fascisti circondarono l'Ospizio [...] i vecchi dell'Ospizio israelitico rimasero nel carcere di Firenze per quasi due mesi, finchè il 26 maggio vennero deportati, prima a Foscoli, poi ad Auschwitz…


    Ora è vero che i paragoni sono un poco odiosi ma non mi pare che tutto questo sia, tanto per fare un esempio tra i tanti possibili, paragonabile né in quantità né in gravità a quanto fatto dalle autorità di polizia francesi, senza alcuna partecipazione tedesca, a Parigi nell’estate del ’42, quando ben dodicimila ebrei, tra cui molte donne e bambini, furono arrestati e dopo qualche giorno caricati su di un treno diretto ad Auschwitz, episodio che il sottoscritto ha riportato su questo 3d la settimana scorsa.

    Con infinita modestia sarei del parere che ‘sua insindacabilità’ si degnasse di rimanere ancora sulla ‘opera capitale’ [così l’ha definita] di De Felice e si degnasse altresì di ‘copia-incollare’ anche qualche riscontro ‘documentato’ [sempre che vi sia …] riportato da questo autore a sostegno delle sue ‘tesi’… nell’interesse, si capisce, di una visione in più possibile ‘esatta’ da parte del [paziente] lettore…

    cordiali saluti!…


    --------------

    Nobis ardua

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    Predefinito

    Notoriamente, lo ribadisco, fra tutti gli storici seri e "non dogmatici", Renzo De Felice è largamente il più generoso nei suoi giudizi sul fascismo italiano e il Mussolini. Ovviamente coloro che non hanno la minima idea dello stato della ricerca storiografica europea e internazionale sul fascismo e l'antisemitismo radicale, possono ignorarlo.....come possono ignorare la metodologia di lavoro della storiografia scientifica defeliciana e scadere in battute staraciane che altro non fanno che confernare quello che da parte mia non occorre ulteriormente sottolineare. Le opere di De Felice (come le altre.....di Mayda, Del Boca, eccetera, sono regolarmente in tutte le librerie, chiunque ne voglia consultare le parti da me ....saltate e omesse può farlo, come può consultare le note, le fonti richiamate e via discorrendo. E può anche consultare le critiche al De Felice da parte della storiografia "anti-revisionista" eccetera, tutte molto velenose.....ma di segno diametralmente opposto a quelle proposte da chi vorrebbe far nascere una storiografia alla Camera - Fabietti ....rovesciata.
    Sull'anedottica...del coinvolgimento dei fascisti repubblicani nelle razzie antisemite, basti ricordare quando già citato sui fatti accaduti, ad esempio, a Torino, in cui i delitti furono rivendicati con orgoglio dalla locale stampa repubblichina, che si permise ulteriori e inequivocabili minacce nei confronti degli ebrei, facendo anche nomi e cognomi di persone ancora in libertà, che per "Pura coincidenza" sarebbero state arrestate il giorno medesimo dell'uscita del locale fogliaccio fascista.
    Riguardo ai delitti fascisti antisemiti nel piacentino e nell'alessandrino, per limitarci alle zone geografiche delle persone che più assiduamente pubblicano post in questo 3d.... consiglio:
    - G. Zucchini - "La via al lager degli ebrei del Piacentino. Storie di Vita e di Deportazione" in " Studi Piacentini", n° 15 del 1994, che l'amico del prof. Del Boca potrà facilmente.....rintracciare e ottenere.
    Interessante la descrizione dei provvedimenti assunti dal signor Questore fascista di Piacenza il 8 novembre 1943.....
    Riguardo ad Alessandria....è sufficiente citare (visto che la storia della razzia fascista è già stata narrata) le insulse affermazioni della locale stampa repubblichina. Ove, ad esempio il 4 ottobre 1943 si invocavano su "Il Fascio" , nei confronti degli ebrei "provvedimenti molto gravi", affermando cinicamente che "forse sarà necessario qualche eccesso", per non dire del numero de "Il Popolo di Alessandria " (foglio celebre per aver vantato la collaborazione del grande poeta fascista americano Pound) del successivo 7 ottobre in cui verso gli ebrei si scriveva con livore: " Si sequestrino tutti i loro averi, si brucino le loro tane, si cacciano dal paese, subito!", fino a invocare la loro "decimazione".
    Il fascismo repubblicano non solo ha compiuto delitti antisemiti in molte circostanze, ma li ha spesso pubblicamente rivendicati, ovvero ha altre volte, sempre a mezzo dei suoi più prestigiosi organi di informazione, ad inziare dal farinacciano IL REGIME FASCISTA, osannato e approvato, plaudendoli, i comportamenti dei fratelli e camerati nazionalsocialisti germanici.
    Per il resto è chiaro che il fronte del fascismo repubblicano, come da me affermato sin dai primissimi post di questo 3d, era molto ampio ed eterogeneo, per cui non sempre e non dappertutto si sono avuti gli stessi comportamenti, anzi, si possono segnalare, e De Felice lo afferma chiaramente, comportamenti diametralmente opposti
    Del resto l'antisemitismo fanatico di una buona parte dei repubblichini fu vantato dalla stampa coeva in molte altre occasioni rispetto a quelle che ho potuto qui e in altro post di questo 3d, citare.
    Il Sarfartti cita il compiaciuto testo di una conferenza antisemita, trasmessa dalla radio il 25 e 26 novembre 1943 da Lino Cappuccio, e compendiata dalla " Gazzetta dell'Emilia" del 30 novembre 1943 con il significativo titolo de " La Repubblica contro gli Ebrei". Il tema della conferenza era inequivocabilmente....terrorizzante per qualsiasi ebreo avesse avuto la sventura di ascoltare la radiotrasmissione. Dunque non solo il delitto...ma anche la compiaciuta rivendicazione, nel perfetto stile del fascismo più radicale ed estremo. Forse questo non piaceva a Mussolini e a Buffarini Guidi, ma accadeva nella loro Repubblica, ad opera di loro camerati italiani, ed accadde fino alla fine.....e quando non erano gli italiani erano i camerati germanici....i fraterni camerati germanici, per usare le parole di un celebre discorso del Maresciallo Graziani, comandante delle forze armate della RSI.

    Circa i paragoni con il regime di Vichy e altri....regimi collaborazionisti fascistoidi.....cosa ci viene proposto? Assolvete il fascismo repubblichino perchè altri fascismi o pseudo-fascismi hanno commesso crimini più gravi e sistematici?
    Sarebbe come se un camorrista chiedesse l'assoluzione perchè i delitti della camorra, paragonati a quelli della mafia siciliana, sono complessivamente meno gravi o violenti o socialmente deleteri.
    De Felice dice a favore del fascismo (repubblicano e no) tutto quello che c'è da dire E OLTRE. Si rilegga con attenzione, ad esempio il penultimo post.... di più.....sarebbe fare un Camera Fabietti al contrario, ossia non fare storiografia....ma propaganda.

    Torno quindi, dal prossimo post, alle cose serie, promettendo di non deviare più dal ...programma.

    Shalom!

 

 
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