Tratto da Rinascita,quotidiano di liberazione nazionale:
Viaggiare anche solo con l'immaginazione verso il nord del 38° parallelo,negli attuali territori della Repubblica nord-coreana,risulta tuttora difficile almeno quanto le pratiche per ottenere un visto d'entrata nel paese;d'altro canto senza essersi liberati di certe costruzioni mentali razionaliste tipiche di molti occidentali,sarà ancor più arduo pervenire anche soltanto ad una vaga ed indistinta idea su questa terra tanto misteriosa quanto affascinante.
Sicuramente per chi come noi è di natura poco incline ad accettare una lettura a fumetti della storia,dei popoli,delle nazioni,in cui i buoni e progrediti occidentali,yankee in testa,fronteggiano per il bene dell'umanità gli ormai famosi cattivi abitanti degli stati canaglia,l'approccio dovrebbe risultare assai meno problematico,tuttavia non è ancora sufficiente.
E' necessario,infatti,sgomberare definitivamente il campo dal desiderio di giungere a condanne od assoluzioni,dal pervenire a verità assolute,dall'arroganza del voler capire subito e tutto;solo così sarà possibile addentrarsi nelle mille contraddizioni di questo popolo carpendone non un'improbabile visione d'insieme bensì le tante peculiarità,le piacevoli scoperte,le molte assurdità.
Dati,statistiche e rare testimonianze non ci aiuteranno di conseguenza a valutare meglio,ma confermeranno semplicemente quella latente forma d'incredulità che attanaglia inesorabilmente i viaggiatori reali o immaginari di queste lontane terre.
Come non inorridire,infatti,di fronte ai continui dati,snocciolati con cinica freddezza dai mezzi d'informazione e confermati dal P.A.M.,sui due milioni di morti,in larga parte bambini,vittime della fame e delle malattie più elementari!Di chi la colpa?Di un sistema economico inefficiente e ormai al tracollo,del solito infame embargo americano,o forse delle continue e violente catastrofi naturali degli ultimi anni?
Difficile dirlo,impossibile avere certezze anche perchè appena vent'anni fa questa era l'impressione,tratta dal volume "In Asia",di chi per la prima volta entrava da giornalista nella misteriosa Pyongyang,capitale nord-coreana:"Alla fine della guerra,nel 1953, il Paese era in rovina e Pyongyang non aveva che tre case ancora in piedi dopo essere stata per anni un campo di battaglia sul quale gli eserciti del sud e del nord,quello americano e quello dei volontari cinesi,si erano semplicemente massacrati.Oggi la città sembra più una metropoli scandinava che asiatica:gli uomini vestiti di scuro all'occidentale,i bambini in uniforme rossa e azzurra,le donne in gonne variopinte come se fossero sempre nel costume nazionale.
Non ci sono segni di povertà.E' dificile ottenere dati statistici in un Paese in cui tutto è espresso in percentuali e dove i funzionari si offendono se si chiedono dati specifici,ma il progresso è ovvio,lo si vede.Alte ciminiere vomitano colonne di fumo alla periferia della capitale e i villaggi che si riescono a scorgere dalla macchina che corre senza potersi fermare appaiono ordinati e prosperi.Dalla culla alla bara il nord-coreano è nelle mani e sotto gli occhi dello Stato provvido.L'assistenza medica è gratuita,la scuola obbligatoria fino a 17 anni.Nessuno paga le tasse.Gli appartamenti degli operai sono piccoli ma comodi e confortevoli,gli affitti sono bassi."
Una descrizione che ci allontana notevolmente dall'idea di un Paese sottosviluppato e in preda alla fame,proprio per questo le recenti gravi difficoltà economiche vanno inquadrate in un insieme di concause,non da ultimo la fine del mercato dei paesi socialisti,e non in una fuorviante e semplicistica lettura sul fallimento di un'economia socialista al cospetto dei trionfi dei paesi a libero mercato;proprio in questi giorni ,del resto,una prima parziale liberalizzazione del mercato alimentare,con l'abbandono della vecchia tessera,fiore all'occhiello delle politiche sociali del regime,ha causato un'improvvisa e repentina crescita dei generi di prima necessità,riso in testa ,con conseguente crollo del potere d'acquisto dei salari ed inevitabile diffusione del mercato nero,a conferma dei non minori disastri prodotti dal verbo liberista!
Non meno interessante risulta inoltre l'aspetto politico,strettamente connesso ad un gigantesco sistema di propaganda e di controllo sociale che ha portato molti a definire la Corea del Nord come l'incubo della società totalitaria di Orwell fatto realtà;se è vero,infatti,che non esistono all'interno del Paese segni tangibili di dissenso e che il regime gode di un forte e diffuso sotegno,va altresì sottolineato che i nord-coreani vivono da 50 anni nel più profondo autoisolamento e probabilmente in un sistema con le più assurde e rigide forme di controllo e di culto della personalità.Basterà ricordare che l'ex-presidente Kim Il Sung, alla guida del paese per più di 40 anni ,è stato nominato dopo il suo decesso nel 1994 presidente a vita.O ancora le decine di rondini che il giorno del suo funerale,probabilmente drogate,caddero in picchiata al passaggio del feretro!
Senza dimenticare la rigida separazione della giornata in tre turni di lavoro,studio e lezioni politiche,gli inevitabili permessi ufficiali per ogni movimento fuori dal tracciato casa-luogo di lavoro,la quasi totale assenza di biciclette quale precauzione contro i potenziali pericoli della troppa mobilità individuale, e molto altro ancora.
Davvero difficile,dunque,tentare di comprendere i meccanismi di un simile sistema di propaganda e di controllo,così come risulta altrettanto inutile e stolta una condanna in stile occidentale impugnando magari le bandiere del multipartitismo e della democrazia parlamentare,ossia in nome di valori e modelli assolutamente estranei al continente asiatico in generale e alla Corea del Nord in particolare,vista la sanguinosa lotta che il suo popolo e la sua avanguardia politica hanno dovuto sostenere per affermare la propria indipendenza ,in un contesto di aspra lotta rivoluzionaria e non certamente di pacato confronto elettorale.
Tuttavia le sorprese più interessanti giungono dall'analisi del sistema politico e dell'impianto ideologico dello Stato Nord-coreano;scopriamo,infatti, che quest'ultimo erede dell'ortodossia comunista usa,tuttavia,metodi ereditari da monarchia assolutista in cui il potere è tranquillamente passato dal padre-padrone Kim Il Sung al figlio Kim Jong Il,il quale,esclusa la carica di presidente attribuita a vita al "rispettato leader",somma attualmente le cariche di segretario del CC del Partito del lavoro di Corea e di Comandante Supremo dell'Esercito Popolare,ossia il controllo dei due più importanti organi del Paese:le forze armate e l'apparato del partito.
Altrettanto interessante risulta la scoperta delle linee fondamentali del Juchè,un insieme di precetti indicanti la via nord-coreana al socialismo,elaborato dallo stesso Kim Il Sung e che rappresenta il vero credo politiico di questo popolo;infatti,sotto il solito involucro materialista tipico di ogni marxismo e le ridondanti litanie sull'uomo padrone della natura e sulle masse popolari motore della storia,sottolineiamo con interesse i molti precetti che avvicinano molto più l'esperienza nord-coreana ad una forma di socialismo nazionale piuttosto che ad un vago ed indistinto credo internazionalista.
Scrive,infatti,l'attuale leader Kim Jong Il sul socialismo coreano e sul fondamentale significato del Juchè:"Ogni coreano è tenuto a conoscere bene la storia,la geografia,l'economia e la cultura del proprio Paese,così come gli usi,i costumi e le tradizioni del proprio popolo,solo così potrà diventare un patriota,un comunista coreano autentico,impregnato del Juchè".e ancora in merito al tema della sovranità nazionale:"Il servilismo è lo spirito di sottomissione proprio dello schiavo che consiste nel servire o nel venerare i grandi paesi o i paesi sviluppati;è una negazione della propria dignità nazionale che tende a sottovalutarsi e ad autodisprezzarsi.
Come ha affermato il nostro leader,una persona che è in preda al servilismo verso le grandi potenze diventa uno sciocco,una nazione che ne è vittima finisce per rovinarsi.Notiamo soprattutto che ciò che è più nefasto e più pericoloso al momento attuale è il servilismo verso l'imperialismo americano.
Questo servilismo,che trova la sua espressione nei sentimenti di timore e di ammirazione verso gli Stati Uniti,reca grave pregiudizio alla lotta rivoluzionaria dei popoli."
Altrettanto importanti i passi sull'indipendenza economica e la sicurezza nazionale:"solo l'autonomia economica permette ad ogni paese di rinsaldare la sua indipendnza e di godere di una vera sovranità...un popolo che lotta con ostinazione contando unicamente su se stesso può assolvere qualsiaisi compito,anche il più difficile,mentre un popolo che non ha fiducia in sé e che pensa solo a ricorrere alle forze esterne non è capace di fare nulla...difendersi con i propri mezzi è uno dei principi essenziali nell'edificazione di uno Stato indipendente e sovrano.Finché esiste l'imperialismo,un Paese che non disponga di forze armate,di autodifesa,suscettibili di respingere i suoi nemici,interni ed esterni,non può di fatto esser considerato un Paese completamente indipendente e sovrano.L'imperialismo è una causa di guerra permanente;al momento attuale,la principale forza d'aggressione e di guerra è l'imperialismo americano,dunque l'autodifesa è per ogni paese la garanzia militare della sua indipendenza politica ed economica."
Dopo aver analizzato questi fondamentali aspetti ideologici non ci resta che gettare uno sguardo sull'odierna situazione nord-coreana,alla luce della recente ripresa dei trattati di pace;perché,infatti,gli atlantici nutrono un interesse così morboso nei confronti di quest'ultimo reperto archeologico dell'ormai defunta famiglia del Socialismo reale?
Su questo piano le nebbie che ci hanno finora avvolti,iniziano improvvisamente a diradarsi ed i dubbi diventano via via certezze.
Senza dubbio non è il timore di fantomatiche armi di distruzione di massa o storielle simili,a stimolare una così ingiustificabile attenzione che ha portato addirittura il governo USA ad inserire questo martoriato Paese nella famigerata lista degli Stati canaglia;c'è di più,c'è che questa misteriosa nazione che abbiamo cercato solo appena di inquadrare,turba in realtà i sogni della più grande potenza economica del mondo,poiché potrebbe entrare in conflitto con i vitali interessi yankee nella regione.
Non è difficile ,infatti,immaginare la rabbiosa reazione americana se si trovasse improvvisamente circondata,in un'area così strategicamente importante come quella asiatica,da tre terribili giganti quali la Cina,il Giappone e una Corea riunificata.
Ecco perché la Corea del Nord continua a far paura,perché nell'eventualità,sempre più probabile,di un costante avanzamento del processo di riconciliazione e di unità nazionale tutti,USA in testa,dovranno fare i conti con questo nuovo protagonista internazionale,che non erediterà solamente il turbo-liberismo della colonia sud-coreana,ma anche la carica antiimperialista rivoluzionaria del misterioso Nord.




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