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Discussione: Il Labirinto

  1. #11
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    Simbolo antichissimo e universale, il labirinto ha accompagnato la storia dell'uomo trasversalmente, in diverse culture, epoche e luoghi della Terra. E continua ad affascinarci, forse perché abbiamo ancora voglia di perderci... per poi ritrovare la strada…



    *^*^*^*^*^*


    Il primo labirinto fu costruito a Cnosso dall'architetto greco Dedalo: l'incarico gli fu affidato dal re Minosse che voleva chiudere in un intrico complicatissimo un essere mostruoso, il Minotauro. A sconfiggerlo sarà poi Teseo, che saprà districarsi dal labirinto seguendo il filo che Arianna gli aveva consegnato all'ingresso.
    Il pavimento della "Casa del Labirinto" di Pompei è stato decorato con un mosaico poi chiamato "Teseo e il Minotauro", proprio in ricordo di questo mitico evento. Composto intorno al 80-60 a.C., è ancora al suo posto.


    *^*^*^*^*^*



    Questo graffito, ritrovato in Val Camonica, risale al primo millennio a.C.. Forse legato a riti e incantesimi propiziatori della caccia, una sorta di rappresentazione escogitata per attirare la selvaggina.


    *^*^*^*^*^*



    Chi per primo li aveva individuati, credeva fossero semplici segni tracciati per gioco da bambini. Si tratta in realtà dei cosiddetti labirinti di pietre, o Troiaburg (cioè città di Troia), diffusi soprattutto il Svezia (come quello della foto), Finlandia e Norvegia. Attorno a questi labirinti, composti da piccoli ciottoli, c'è ancora molto mistero. Furono chiamati anche Jungfrudans, ossia "danza della vergine": pare servissero infatti a indirizzare la danza di una fanciulla che poteva percorrere il labirinto volteggiando o che, posta al centro, attendeva un giovane che la raggiungesse attraverso le spire del tracciato.


    *^*^*^*^*^*



    I Troy Town (ovvero città di Troia) non sono fatti di pietra, bensì tracciati grazie alle diverse altezze dell'erba. In Europa, il simbolo del labirinto, composto all'origine da sette avvolgimenti, oltre a essere associato a Creta, è legato alla città di Troia, protetta da sette mura. Nella foto, il labirinto di Suffron Walden (Inghilterra).


    *^*^*^*^*^*



    È una luce radente sparata da potenti fari a illuminare il labirinto di Alkborough (Gran Bretagna), facendone risaltare il percorso. Si tratta di un labirinto erboso disegnato sul terreno e risalente probabilmente al 1967. L'origine di questi percorsi magici scolpiti nell'erba si mischia anche col mito: sarebbero stati infatti importati in Italia da Ascanio, figlio di Enea, dopo la guerra di Troia, e diffusi solo successivamente in Nord Europa.


    *^*^*^*^*^*



    Dopo il significato mistico che lo caratterizzò nel periodo classico e l'interpretazione religiosa, quasi magica, che acquistò nel Medioevo, dalla metà del Cinquecento il labirinto diventò un gioco che ben si sposava con l'atmosfera festaiola delle corti, fino a diventare il leit motiv dei giardini sei-settecenteschi.
    Nella foto, il labirinto di Villa Pisani a Stra (Venezia), col suo percorso disegnato da siepi di bosso, che ispirò anche Gabriele D'Annunzio.


    *^*^*^*^*^*



    Si trova in Gran Bretagna, nel Wiltshire, ed è considerato il più lungo labirinto di siepi del mondo. Diversamente da quelli più tradizionali, il labirinto del parco di Longleat House è tridimensionale, grazie ai ponti di legno che consentono di guardare dall'alto il centro del labirinto per capire la posizione.
    Progettato nel 1975 da Greg Bright, è composto da 16.000 tassi inglesi e copre un'area di 6.000 metri quadrati. Tempo per uscirne? In media 90 minuti.

    Materiale liberamente tratto da www.focus.it

  2. #12
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    IL LABIRINTO SECONDO KUBRICK

    Il labirinto dell'Overlook Hotel - dove si svolge la scena finale di Shining - visto dall'alto.



    e il labirinto interno dell'hotel, visto dalla steadycam dietro Danny.


  3. #13
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    Difficile dire quale dei due sia più angosciante e claustrofobico... se il labirinto innevato del giardino o l’Overlook Hotel, il labirinto della mente...


    Mi sa che stasera mi rivedo il film...

  4. #14
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    In Origine Postato da Silvia
    IL LABIRINTO DELLA CATTEDRALE DI CHARTRES
    di Andrea Maugeri
    Nonostante questo, il labirinto di Chartres è sopravvissuto ed è uno dei meglio conservati e il più grande giunto dall’epoca medievale ai nostri giorni. Risalente all’incirca al 1200, inserito nel pavimento della navata raggiunge una circonferenza di 12,85 metri mentre il percorso interno misura complessivamente 261,5 metri.


    Dal sito www.medievale.it

    Se si ha voglia di vedere il labirinto nella sua interezza ( di solito sopra di esso ci sono sedie e panche ) occorre visitare la cattedrale di Chartres di venerdì, come mi è fortunosamente capitato un mesetto fa : è l'unico giorno della settimana nel quale le sedie che vi stanno sopra vengono rimosse e si può liberamente osservare o percorrere tale labirinto.
    Non manca la presenza inevitabile di personaggi bizzarri che lo percorrono molto lentamente e a piedi nudi...

    Cordialmente

    eliodoro

  5. #15
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    In Origine Postato da eliodoro
    Se si ha voglia di vedere il labirinto nella sua interezza ( di solito sopra di esso ci sono sedie e panche ) occorre visitare la cattedrale di Chartres di venerdì, come mi è fortunosamente capitato un mesetto fa : è l'unico giorno della settimana nel quale le sedie che vi stanno sopra vengono rimosse e si può liberamente osservare o percorrere tale labirinto.
    Non manca la presenza inevitabile di personaggi bizzarri che lo percorrono molto lentamente e a piedi nudi...
    Grazie, ne terrò conto semmai dovessi capitare da quelle parti.

    Non lo sapevo, ma avrei dovuto immaginarlo, visto che il labirinto occupa buona parte della navata centrale. Mi risultava invece che rimanesse coperto da un tappeto per buona parte dell’anno e venisse scoperto solo in occasioni speciali.

  6. #16
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    Il labirinto di Creta (Parigi, Biblioteca nazionale, Ea 29 rés. Cl. 63 B 30706)



    Beato chi, come Teseo, potrà uscire dal suo labirinto personale una volta per sempre. Ma la vicenda dell'uomo a cui non arride tanto favore degli dèi è più grave, quindi il suo errare sarà lungo quanto la vita. Eppure, l'aver raggiunto la camera segreta anche una sola volta - per illuminazione spirituale o per una meditazione perfetta - modificherà la sua coscienza per sempre: «Chi è stato felice una volta, non potrà mai essere distrutto».

    Entrare nel labirinto è collocarsi in na solitudine volontaria: è accettare i rigiri e i rigori ignoti della sorte e tentare la soluzione rifiutando ogni aiuto che non sia quello della propria mente: infatti, anche se ci troveremo nella felice condizione di stringere tra le dita un filo di guida, lo dovremo ancora, in ultima analisi, a noi stessi. L'Arianna favolosa che avrà abbastanza pietà o amore per noi verrà a premiare il nostro valore.
    Tuttavia, quella solitudine sarà una Einsamkeit e non un Alleinsein, secondo la distinzione di Hölderlin: un essere soli ma non abbandonati. Sarà uno stato cercato, voluto, scelto come via per spiegare a se stessi il proprio mistero, nel corso di una peregrinazione impedita, compiuta in uno stato di veglia, anzi in uno stato di massima attenzione, per arrivare a una situazione di salvezza. Lontani dal mondo, noi ci troveremo presi in un avanzare che è attività del cercatore di sé, del perché di Dio, molto simile a quella volontà di separare se stesso dal mondo che anima l'eremita o l'anacoreta. È un modo di sfuggire alla sorte «per acquistare conoscenza»; una discesa agli Inferi, una nekyia: una decisione di entrare nella caverna e nei suoi inganni sotterranei con la volontà di sottrarre se stessi, sia pure precariamente, agli inganni del mondo di sopra. La stessa angoscia, la vertigine di non avere nessuno né davanti né dietro né a fianco di sé, ma solo un cammino malsicuro e tortuoso che si apre davanti ai propri passi esitanti e pareti di caverna tutt'intorno, si trasforma in una più piena coscienza di sé nella consapevolezza che, con la perseveranza, con la fiducia, con il filo che avremo avuto da quell'Arianna dal serto luminoso che dimora nel nostro cuore, noi sapremo arrivare fino alla camera del mistero. Vi troveremo un tesoro? Lo prenderemo. Vi troveremo un mostro? Lo uccideremo.

    Nel labirinto - lo abbiamo già detto -si abolisce anche il tempo: è «tenebra sanza tempo tinta»; e lo sapeva il Poeta, quando entrò nelle viscere della Terra per compiere il grande viaggio. L'importante è che, al termine del cammino, si torni «a riveder le stelle». La conquista umana del sapere - il rinvenimento del Centro, del locus absconditus - è il solo approdo possibile e sensibile; è un uscire dalle tenebre; è la conquista della chiarezza dopo avere oltrepassato le acque infernali.
    Ovviamente, questo tipo di rappresentazione dell'iter mistico della conoscenza è particolarmente presente nell'animo dell'uomo religioso; era quanto sperimentavano in modo plastico ed evidente coloro che percorrevano l’hieros odòs dei santuari; è quanto sperimenta ancora chi percorre, per esempio, la via lunga che era prescritta agli adepti nell'Asclepion di Pergamo. Il peregrinare è tortuoso e accidentato; ma, al termine di una lunga galleria - di cui anche oggi si ritrova il percorso tra le rovine del santuario - s'incontra la fonte della Gioventù eterna, proprio al limitare di quella che era stata la camera segreta: solo rumori, il leggero strisciare del vento sull'erba alta, sulla gramigna, e il verso schioccante delle rare cicogne bianche e nere, là in alto, sui mozziconi delle mura.

    Da Il libro dei labirinti – Paolo Santarcangeli (Frassinelli editore, 2005 - pag. 299 e seguenti)

 

 
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