Il partito meridionale
Giorgio Bocca
IL PARTITO meridionale ci ha fatto sapere che noi italiani, noi Stato, siamo in debito con il Mezzogiorno, gli diamo pochi soldi, pochi aiuti. Ce lo ha fatto sapere attraverso la Corte dei Conti, questa mirabile istituzione che nessuno sa cosa ci stia a far visto che la dissipazione del denaro pubblico e il pubblico indebitamento sono arrivati a profondità abissali.
Intendo per partito meridionale non solo e non tanto il partito di quelli che vivono e lavorano nel meridione, ma di quanti, in tutte le regioni italiane, in tutte le città, massime nella capitale, non vogliono perdere questa immensa mangiatoia di voti, clientele, truffe nei lavori pubblici e nei sussidi della Comunità europea, economia malavitosa, complicità con l'economia malavitosa formatasi nelle tre più grandi regioni del profondo sud. Ne fanno parte ad honorem le grandi e piccole imprese del Nord e del Centro che hanno derubato lo Stato mandando nel Sud macchinari obsoleti, industrie già decotte; i funzionari in gran parte non meridionali delle varie Casse per il Mezzogiorno; i partiti che hanno usato il voto del Sud per allargare la loro appropriazione dello Stato; i grandi finanzieri milanesi che hanno accolto nel salotto buono i parvenus mafiosi dell'edilizia e delle assicurazioni e tutti gli altri che riciclano il denaro sporco.
Da noi manca solo uno Shevardnadze che dia le dimissioni, ma il resto c'è tutto come nell'Urss della bancarotta, c'è l'alleanza fra i carrozzoni pubblici, la nomenclatura vorace, le organizzazioni mafiose, l'informazione servile per impedire che la perestrojka e la glasnost, il buon governo e la chiarezza abbiano il sopravvento. In primis c'è la paura fottuta che i partiti e la loro stampa hanno della reazione degli italiani onesti di ogni regione, dei montanti fenomeni localistici. "La Corte dei Conti smentisce Bossi" ha titolato con grande rilievo il magno organo lombardo che è il Corriere della Sera. Per me la Corte dei conti assomiglia al sindaco di Avellino che mi ha inviato l'altro giorno una cortese lettera per dirmi che manco di obiettività e di correttezza in ciò che scrivo della sua città e dell'Irpinia e mi ha invitato a passare nell'Irpinia, segno di solidarietà, le feste natalizie. Ringrazio per l'invito ma questa mi sembra la tecnica collaudatissima di ricominciare a piagnucolare e a voltar le carte in tavola sempre dal principio finché un italiano normale non ne può più e dice: ma andate a farvi benedire.
C'E' UNA commissione parlamentare di inchiesta che ha fatto quaranta sedute, centinaia di audizioni, migliaia di ricognizioni per arrivare alla certezza - e non ci voleva molto - che i sessantamila miliardi spesi per la ricostruzione sono stati lì spesi malissimo. Prova ne sia che a dieci anni dal terremoto la ricostruzione non è ancora compiuta. Io ho usato quei dati, ho scritto ciò che tutti vedono e sanno, ma il sindaco di Avellino mi rimprovera di pregiudizi e false informazioni.
C'è una commissione parlamentare antimafia che in anni di lavoro ha messo assieme una pila di relazioni, che chiunque può leggere e in cui si descrive dettagliatamente la situazione catastrofica delle tre grandi regioni e i pericoli che incombono sul resto d'Italia. Ci sono studi precisi e dettagliati dell'episcopato, della Banca d'Italia, dello Svimez, del Censis, del ministero della Giustizia. Perfino l'Antonio Gava ministro dell'Interno ha ammesso che in quelle regioni la mafia regna sovrana ma ci sono sempre le anime belle del meridionalismo piagnone e scroccone che fingono sdegno e commozione sulle cifre truccate, politicamente, economicamente truccate dalla Corte dei Conti, dal ministero per il Mezzogiorno, dalle varie confraternite parassitarie del turismo, della salute, delle superstrade, delle pensioni false, dei poli di sviluppo.
Non basta la realtà economica, sociale, e quella che ognuno può andarsi a vedere prendendo un treno o un aereo? Non bastano le cifre dell'esportazione e dell'importazione? Perché la Corte dei Conti che si intende di cifre non ci racconta che cosa viene prodotto ed esportato in quelle tre regioni e che cosa è importato e consumato a spese dello Stato? Non bastano le cronache quotidiane dei morti ammazzati (due terzi del totale italiano), dei minorenni assassini (novanta su cento), delle spese assistenziali (quaranta per cento) eccetera eccetera. No, non bastano, il partito meridionale, fatto da italiani di tutte le regioni e di tutte le città, trova che così va bene come il partito del sovietismo eterno trova in Russia che vanno bene un'amministrazione, un'agricoltura, un'industria che hanno ridotto il paese alla disperazione e alla fame.
IL PARTITO meridionale ci lascia inveire, accusare, protestare e poi burocraticamente procede, il suo superministro Cirino Pomicino se ne infischia della commissione parlamentare d'inchiesta, dell'opinione pubblica, della stampa e favorisce l'invio di altre centinaia di miliardi per le superstrade inutili della valle del Sele. C'è sempre un terremoto o un'alluvione in arrivo per continuare l'economia dell'emergenza continua. Se poi finirà in fame, sangue e secessioni, non importa, il partito meridionale ci ha provato fino alla fine. C'è un'Italia che crede di essere una democrazia mentre è una propaggine mediterranea del sovietismo. La parvenza democratica dei partiti non ha impedito a questa Italia di uscire in pratica dalla legalità e dal mercato europei. Abbiamo un'idea minima di quello che ci costerà recuperare quelle regioni alla media europea? E come è possibile che in questa tragedia la Corte dei Conti, il ministero del Mezzogiorno e tutti gli altri menatorrone continuino nei loro giochi irresponsabili?
© La Repubblica 27 dicembre 1990




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