Tra i meriti che vanno riconosciuti all'Imam Khomeyni, vi è quello di avere designato nella maniera più chiara e perentoria il nemico
principale: il nemico principale non solo dell'Islam, ma di tutte le
culture e di tutti i popoli della terra.

Il nemico dell'uomo, se vogliamo riprendere questa definizione
coranica del demonio che una celebre poesia palestinese ha scagliato contro Israele. D'altronde, a ben guardare, quale differenza sostanziale intercorre tra Israele e la superpotenza imperialista amministrata dai vari Cohen e Albright?

Ebbene, indicando gli Stati Uniti d'America come il "grande Satana", Khomeyni gettò le basi di una dottrina che attribuiva un ruolo primario e vitale alla lotta contro l'imperialismo statunitense e faceva passare in seconda linea le controversie esistenti tra l'Islam e tutti gli altri suoi avversari. Di conseguenza Saddam Hussein, contro il quale la repubblica Islamica dell'Iran dovette combattere una guerra lunga ed estenuante, rappresentò nella prospettiva khomeynista un "piccolo Satana", col quale l'Iran avrebbe anche potuto trovare un'intesa.

Chi scrive, infatti, ebbe occasione di assistere personalmente alle
manifestazioni di giubilo che ebbero luogo in Iran allorchè giunse la notizia che Saddam aveva occupato il Kuwait: prima che le
dichiarazioni governative imponessero una linea ufficiale di condanna dell'iniziativa di Saddam, potemmo udire pasdaran e bastji, reduci da lunghi anni di guerra anti-irachena, esprimere l'auspicio che le truppe di Bagdad proseguissero la loro marcia contro la stessa Arabia Saudita. D'altra parte, è noto che durante la guerra del Golfo i militanti iraniani del "partito di Dio" manifestarono più volte il loro dissenso nei confronti della linea di equidistanza e di disimpegno seguita da governo "pragmatico" di Teheran, e sollecitarono invano una più decisa solidarietà con l'Iraq aggredito dal "grande Satana" americano.

Accettato il principio che gli Stati Uniti costituiscono il nemico
principale, per i rivoluzionari iraniani era dunque indiscutibile che
bisognasse sostenere chiunque si trovasse a combattere contro
il "grande Satana".

Nell'ex Jugoslavia, il cosiddetto Islam radicale, che per lo più si è
identificato con il fondamentalismo dei Fratelli Musulmani e di
correnti simili, più o meno ispirate, controllate e appoggiate da
ambienti sauditi, non ha certamente applicato la lezione di Khomeyni.
In Bosnia, era chiaro fin dall'inizio che il disegno del "grande
Satana" consisteva nell'utilizzare Croati e Mulsumani contro i Serbi al fine di creare un protettorato statunitense nel cuore dei Balcani.

Nè gli Americani potevano trarre motivi di preoccupazione dal puerile progetto di "Stato islamico" formulato da Alija Izetbegovic: al di la delle sue enunciazioni teoriche, quest'ultimo rivelò subito il
proprio effettivo orientamento, allorchè a Washington rese
devotamente omaggio al tempio dell'Olocausto. Un gesto, questo, che da un punto di vista islamico equivale a un atto di vera e propria idolatria. La prova del nove, è che tra i più entusiasti sostenitori di Izetbegovic vi furono Glucksmann, B. H. Lèvy e, in Italia, Marco Pannella, mentre tra i finanziatori del governo bosniaco spicca nientemeno che George Soros. La graffiante etichetta dell' "Islam made in USA", che l'Imam Khomeyni aveva coniata a proposito dei reucci e degli sceicchi beduini, poteva cosi adattarsi benissimo anche all'"Islam" del gruppo di Izetbegovic.

D'altra parte, a prescindere dai tentativi iraniani di inserirsi nel
contesto bosniaco, i governi del mondo musulmano che meglio di altri collaborarono con gli USA nell'appoggiare il gruppo di Izetbegovic furono quello di Ankara e quello di Riyad: il primo, perchè il progetto americano riservava alla Turchia il ruolo di cane da guardia degli interessi americani nei Balcani, il secondo, per estendere alla Bosnia l'influenza wahhabita e contrastare e distruggere quel poco che vi rimaneva di Islam tradizionale. Non dovrebbe nemmeno essere necessario ricordare che la classe politica turca si è formata alla scuola del feroce secolarismo occidentalista e anti-islamico di Kemal Ataturk e dei suoi successori, mentre la setta wahhabita al potere in Arabia viene considerata eterodossa dalle più autorevoli guide spirituali della comunità islamica mondiale.

Tramite paesi governati da gruppi secolarizzati o islamicamente
eterodossi (Turchia, Arabia Saudita e staterelli petroliferi,
Pakistan, Afghanistan) e cercando addirittura di recuperare alla
propria strategia l'Iran post-rivoluzionario, gli Stati Uniti mirano
a costituire una "cintura musulmana" che imprigioni la Russia e tutta quanta l'area ortodossa. Il disegno, ovviamente, non prevede che l'Islam debba prevalere sull'Ortodossia; esso presume - e in questo è veramente "diabolico" - di utilizzare si l'Islam contro l'Ortodossia, ma in maniera tale che tra le due aree permanga un certo equilibrio.
E alla luce di questo disegno che va visto l'appoggio americano ai
secessionisti del Kosovo ed eventualmente alla costituzione di quella che viene definita, senza il minimo senso del ridicolo, "Grande Albania". Il mondo islamico sarebbe veramente cieco e suicida, se cadesse nella trappola che è stata approntata contro di esso e, spinto dalla solidarietà per gli Albanesi del Kosovo, prendesse posizione contro la Serbia: in tal modo l'Islam verrebbe automaticamente a trovarsi a fianco del "grande Satana".

Significativo, a tale proposito, che nel mondo musulmano, a parte le dichiarazioni irriflesse di qualche gruppetto di sprovveduti
intemperanti, si sia finora pronunciato contro la Serbia soltanto
l'emiro fantoccio del Kuwait, mentre l'Iraq, che da dieci anni a
questa parte è bersaglio delle ripetute aggressioni americane, non ha nascosto la propria solidarietà con la Serbia quando i due paesi erano colpiti entrambi dall'embargo americano.

L'assalto dell'Occidente secolarizzato contro le società tradizionali
indusse nel secolo scorso Kostantin Leont'ev ad auspicare il sorgere di una duplice barriera, che l'Islam e l'Ortodossia avrebbero potuto concordemente costituire.

Vent'anni fa l'intelligencia mondialista (ad es. Alexander Yanov)
manifestò una certa preoccupazione per l'interesse che tali vedute riscuotevano in alcuni circoli sovietici non ufficiali.

Dieci anni dopo, il cuneo americano è venuto a piantarsi nel cuore
dei Balcani, là dove convergono e vengono a contatto tre componenti dell'Europa: quella cattolica e mitteleuropea, quella bizantina e slava, quella musulmana. Nel microcosmo balcanico, infatti, i Musulmani costituiscono l'avamposto storico di un Islam europeo autoctono che arriva fino al Caucaso, i Serbi sono la propaggine più occidentale dell'Ortodossia, i Croati rappresentano la cultura cattolica. » chiaro, al punto in cui siamo, che la guerra in Bosnia ha avuto anche l'obiettivo di sabotare quell'intesa tra Germania e Russia che, secondo Kissinger, rappresenterebbe l'eventualità più pericolosa per l'egemonia mondiale statunitense. Ed è altrettanto chiaro che, secondo i piani del grande Satana, il conflitto tra Musulmani e Ortodossi dovrebbe dalla Bosnia e dal Cosovo estendersi altrove, cosicché anche in altre regioni dell'Eurasia i seguaci dell'Islam e dell'Ortodossia verrebbero trascinati in guerre civili utili soltanto ai detentori del potere mondiale. Divide et impera.
Carl Schmitt, che aveva sposato una donna serba, racconta da qualche parte una favola diffusa tra gli Slavi del Sud. "Due topolini
vivevano in uno stato di violenta ostilità reciproca e cercavano di
farsi a vicenda tutto il male possibile. Un giorno il gatto divoro
uno dei due topolini. L'altro, a quel punto, considerò il gatto come
amico ed alleato e volle quindi andare a trovarlo per ringraziarlo. E cosi fu divorato anche lui".