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Discussione: La spada dell'islam

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    Predefinito La spada dell'islam

    Islam:
    una spada contro l'Europa cristiana

    di Nicola Cavedini

    Il massiccio fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria, clandestina e non, sostenuto dalla sinistra cattocomunista, che vede nelle masse diseredate che si affacciano alle porte dell'Europa un nuovo proletariato e un inesauribile serbatoio di voti, strumento dell'ultima e più pericolosa utopia rivoluzionaria, la società multietnica, multiculturale e multireligiosa, comporta tra gli altri mali una sempre maggiore infiltrazione nella penisola di immigrati di fede musulmana. I maomettani sono la comunità più numerosa del variegato mondo dell'immigrazione, quella più coesa, finanziariamente ricca e dotata di un preciso piano d'espansione in terra europea.


    Una guerra senza quartiere

    La storia dell'Europa cristiana è anche quella dello scontro quasi ininterrotto con il mondo islamico. Fin dalla sua nascita la religione di Maometto intraprese la conquista a mano armata di amplissimi territori. Le antiche comunità cristiane d'oriente scomparvero così quasi del tutto in Siria, Africa settentrionale, Iran, Turchia ecc. La Spagna rimase a lungo sotto il giogo islamico (sec. VIII-XV). Questo processo di espansione, dopo la breve parentesi dei secoli XI-XIII, caratterizzati dalla reazione cristiana delle Crociate, continuò anche in seguito e la mezzaluna gettò la sua ombra sinistra sul cuore dell'Europa. Nel 1453 infatti cadeva in mano turca Costantinopoli, estremo avamposto cristiano in Oriente. Pur sconfitto sul mare dalla flotta cattolica nelle acque di Lepanto (1571) l'Islam dilagò allora nella penisola balcanica, assoggettando e in parte islamizzandone le popolazioni. Il Regno d'Ungheria era conquistato, e nel 1683 la stessa Vienna, capitale del Sacro Romano Impero, veniva stretta d'assedio dalle orde maomettane. Solo la reazione della Cattolicità guidata da Papa Innocenzo XI e dall'Imperatore Leopoldo I d'Asburgo, riuscirono a scongiurare in extremis la conquista musulmana dell'Europa centrale.



    I guasti della decolonizzazione e la rinascita islamica

    Dopo la conclusione della II guerra mondiale, le élites massonico-liberali al potere in Occidente, avviarono il processo di decolonizzazione, abiurando la missione civilizzatrice dell'Europa. Abbandonarono così i popoli extraeuropei ai loro atavici mali, favorendo indirettamente la rinascita islamica. Questa prese corpo soprattutto alla fine degli anni '70, quando, con l'appoggio della sinistra mondiale, l'Iran di Komeini si pose sulla strada del risveglio maomettano. Le classi dirigenti arabe filo-occidentali, imbevute di laicismo e di nazionalismo, si trovarono subito in grave difficoltà. L'utilizzo dei giacimenti petroliferi intanto metteva a disposizione del mondo islamico un torrente di denaro, che sull'onda della rinascita religiosa venne impiegato sempre più massicciamente per una capillare opera di propaganda e nel finanziamento del terrorismo antioccidentale. Le masse d'immigrati d'origine mussulmana, poi, che a partire dal secondo dopoguerra, cominciarono ad affluire in un'Europa moralmente distrutta dal conflitto mondiale e sempre più dimentica della propria tradizione cristiana, crearono la base indispensabile su cui innestare anche in Occidente il movimento di rinascita e di riscoperta dell'Islam.


    La religione di Maometto

    Maometto (570 ca.-632) il fondatore dell'Islam, iniziò la carriera religiosa attorno ai trent'anni. Nato in ambiente politeista, entrò in contatto con ebrei e cristiani nestoriani (eretici negatori della divinità di Gesù Cristo) che lo influenzarono profondamente, inducendolo ad adottare il monoteismo, ossia la credenza in un unico Dio, ma a rifiutare radicalmente la natura divina del Redentore. Il 622 è un anno determinante nella vita di Maometto e nella storia dell'Islam: è l'anno primo dell'ègira, che dà inizio al calendario islamico. Maometto in quell'anno abbandonò con i compagni La Mecca, sua città natale, e si trasferì a Medina. Qui iniziò a diffondere la nuova religione. Trovò però vari oppositori, tra i quali gli ebrei della città. Maometto allora lottò apertamente contro di essi, li espulse da Medina e sterminò sistematicamente alcuni clan più deboli, come quello di Banù Quràyza, che vide i suoi 800 uomini validi, massacrati fino all'ultimo, e donne e bambini venduti schiavi. [1]
    Successivamente Maometto si rivolse a La Mecca e lanciò contro di essa lo jihàd, la guerra santa. All'inizio erano semplici scorrerie contro i meccani e le loro carovane, che si trasformarono poi in vere e proprie battaglie, come quella di Badr del gennaio 624. Nel mese di Ramadàn del 629 Maometto entrava trionfalmente alla Mecca. Tre anni dopo però moriva in seguito ad una malattia. I suoi fedeli aspettarono invano, che, come aveva promesso, il suo corpo fosse assunto in cielo. Dopo tre giorni di vana attesa, lo seppellirono di mercoledì. [2]
    Maometto non annullò la tradizione poligamica delle popolazioni arabe preislamiche. Egli stesso praticò la poligamia e la giustificò nel Corano. La tradizione musulmana infatti attribuì al fondatore dell'Islam 17 spose legittime (di cui 15 libere e 2 schiave) ed un numero imprecisato di concubine. Una delle mogli, la bella Zàynab, era già sposata al figlio adottivo del profeta, Zàyd. Quando Maometto se n'invaghì, Zàyd si affrettò a divorziare e la ripudiò! [3]


    Il Corano

    "Maometto fu nutrito di spirito ebraico" [4], afferma risolutamente lo storico israelita Bernard Lazare. In effetti, il Corano, il libro sacro dell'Islam, appare profondamente impregnato di giudaismo. Secondo la tradizione islamica, Maometto avrebbe ricevuto la rivelazione del contenuto del Corano dall'angelo Gabriele, mentre era in meditazione in una grotta del Monte Hira. Sceso dal monte egli iniziò a manifestare ai suoi discepoli quello che l'angelo gli aveva rivelato. È evidente l'ispirazione di questo episodio a quello analogo di Mosè sul Monte Sinai, narrato nell'Antico Testamento. In effetti il debito del Corano verso la Bibbia e il Talmud (la raccolta delle tradizioni rabbiniche del giudaismo post-cristiano) è impressionante. [5] I precetti minuziosamente descritti nel Corano relativi alle donne, per esempio, occupano una parte altrettanto importante che nel Talmud giudaico. [6]
    Il Corano è diviso in 114 capitoli detti Sure, a loro volta suddivise in versetti, per un totale di 6200. Le sure sono classificate in ordine decrescente in base alla lunghezza. Manca quindi completamente un ordine logico e cronologico, che ingenera nel lettore un senso di caos e disordine. [7]
    Il Corano è il libro per eccellenza e la Parola di Allàh. Esso è increato, essendo la copia conforme del prototipo originale eterno, che contiene tutta la rivelazione. La copia terrena del Corano è assolutamente identica, anche dal punto di vista linguistico, grafico e fonetico, all'originale celeste. Per questo il Corano può essere vergato solo in arabo. Infatti l'originale increato custodito in Cielo è scritto in quella lingua. La traduzione in altri idiomi non è ammessa ed è in qualche modo una pratica peccaminosa. [8]
    Il Corano non riguarda solo la vita religiosa del credente. Esso è anche il codice, la legge del musulmano, la fonte di legittimazione di ogni potere. Anzi nel Corano, secondo la tradizione islamica, è contenuto ogni scibile e ogni forma lecita di conoscenza, giuridica e scientifica. Ciò che non è contenuto nel Corano è quindi peccaminoso.
    Il Corano riflette quella confusione fra ordine naturale e soprannaturale che è tipica della concezione islamica. La scienza, quindi, che è una conoscenza di ordine naturale, cioè alla portata della ragione umana, viene vista con sospetto dall'Islam. Di qui la mentalità musulmana, che, non trovando interesse in ciò che non è contenuto nel Corano, porta alla negazione di ogni sforzo scientifico, al disinteresse per la tecnologia, ossia per l'applicazione della scoperta scientifica alla pratica.
    Il Corano inoltre, anche in ciò seguace dell'ebraismo veterotestamentario, proscrive le arti figurative ed in particolare la liceità di raffigurare uomini ed animali [9]. Il meraviglioso sviluppo dell'arte classico-cristiana, i cui soggetti principali erano religiosi, non sarebbe stato quindi possibile in un Europa assoggettata all'Islam!


    Islam e Cristianesimo: il dialogo impossibile

    Ogni tentativo di dialogo tra i due credi è destinato al fallimento. Troppo grande è infatti la divergenza su fondamentali questioni di fede e morale. I progressisti cattolici, che oggi, dopo il nefasto Concilio Vaticano II, hanno inaugurato il nuovo corso 'conciliare' nell'utopica ed erronea prospettiva di una possibile conciliazione tra le differenti religioni, sottolineano la credenza comune in un unico Dio come punto fondamentale di identità e di incontro tra le due fedi. Tuttavia, nonostante tutti i cedimenti dei cattocomunisti nostrani, il risultato è deludente. Anzi gli islamici giudicano questi tentativi come segni di debolezza e di poca convinzione nella propria religione. Così i progressisti ottengono l'effetto contrario, e incoraggiano gli islamici nel loro slancio di conquista.
    Il Corano nega risolutamente alcuni dogmi fondamentali del Cristianesimo. Innanzitutto, simile in questo al giudaismo rabbinico, l'Islam è profondamente antitrinitario. La Sura V, 77 ad esempio insegna: "Infedele è colui che dice: Allàh è il terzo della Trinità, non vi è che un solo Allàh e questo Allàh è unico: se essi non ritrarranno ciò che affermano, un doloroso castigo attenderà gli infedeli." E si potrebbero fare tante altre citazioni. L'Islam nega di conseguenza la divinità di Gesù Cristo ed il dogma dell'Incarnazione: "Allàh non ha figli. Egli non divide il suo impero con un altro Dio. […] Lontano da lui queste bestemmie" (Sura XXIII, 92). Gesù Cristo è quindi abbassato al rango di semplice profeta annunciatore dell'ultimo e più grande, Maometto: "Sono l'apostolo di Allàh, ripeteva ai giudei Gesù, il figliolo di Maria. Vengo […] ad annunciarvi la felice comparsa del profeta che verrà dopo di me. Ahmed [Maometto] è il suo nome." (Sura LXI, 6).
    Mentre il Cristianesimo ha un concezione spirituale del Paradiso, ove il fedele gode della visione beatifica di Dio, l'Islam propone al credente una ricompensa eterna grossolanamente materiale, un luogo di refrigerio, di delizie, di pace, amicizia… e piaceri carnali. Il luogo dell'eterna felicità è infatti popolato dalle hùri (bianche) le vergini pronte a saziare ogni appetito sessuale dei beati! [10]
    Infine i musulmani paragonano i seguaci di Cristo all'impurità: tra le cose giudicate impure dalle leggi islamiche, oltre all'urina, l'escremento, lo sperma, le ossa, il sangue, il cane ed il maiale, appaiono, infatti, anche l'uomo e la donna non-musulmani e la Trinità. Chi crede nella Trinità è impuro come l'urina e lo sterco! [11]


    Il culto islamico

    L'Islam è una religione puramente esteriore, che si risolve in un vuoto ritualismo. Poiché infatti il fedele è predestinato alla salvezza, l'Islam non richiede nessuna forma di ascesi o perfezionamento interiore, e non conosce alcuna lotta spirituale per superare e vincere le proprie sregolate passioni, conseguenza del peccato originale. Quella che S. Paolo chiamava la lotta tra l'uomo 'vecchio' e quello 'nuovo' rigenerato dalla grazia del Battesimo, è sconosciuta al fedele musulmano. L'Islam infatti nega il libero arbitrio, ossia la capacità dell'uomo di scegliere il bene o il male, poiché chi vi appartiene, per il solo fatto d'essere servo di Allàh, è già salvo.
    Cinque sono i doveri principali del buon musulmano: la professione di fede; la preghiera rituale; l'elemosina; il digiuno del Ramadàn e il pellegrinaggio alla Mecca. La professione di fede è assai semplice: "Allàh è Allàh e Maometto è il suo profeta (=inviato)". La preghiera rituale è sia quotidiana che settimanale. Quella giornaliera si recitata all'alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e a notte fonda. Dovendo eseguirsi in stato di purezza legale, le preghiere sono precedute da numerose abluzioni rituali la cui vuota minuzia è imparentata con le pratiche cavillose e puramente esteriori del giudaismo farisaico. Il fedele, quando prega, è rivolto in direzione della Mecca, s'inginocchia e prosterna sopra un tappeto, che ne rappresenta il sacro suolo, spesso ornato da versetti del Corano. La preghiera settimanale è quella del venerdì in moschea, obbligatoria per ogni maschio adulto. Il digiuno del Ramadàn si protrae per un mese. Il credente deve astenersi totalmente da cibo, tabacco, bevande e dai rapporti coniugali. Ma è solo diurno. Al calar della notte, tutto ridiventa permesso. [12]


    Condizione e concezione della donna nell'Islam

    Il diritto matrimoniale maomettano mostra lo stesso grado di arretratezza. La sinistra filo-islamica, femministe in testa, innamorate di tutto ciò che suoni anti-occidentale, poco conosce o si cura di conoscere quanto sia involuta la concezione maomettana della donna e del matrimonio.
    La religione di Maometto conservò e legittimò la poligamia praticata dalle popolazioni arabe pre-islamiche. La Sura IV, 3 insegna: "…Non sposatene che due, tre o quattro", mentre il numero delle concubine è potenzialmente illimitato: "…Se non potete mantenerle degnamente, non pigliatene che una o limitatevi alle vostre schiave." (Sura IV, 4). A Maometto, invece, il Corano non solo concede un numero indeterminato di spose legittime e di concubine, ma anche di poter congiungersi alle proprie parenti, conculcando ogni legame di sangue: "O Profeta! Ti è concesso di sposare […] le figlie dei tuoi zii e delle tue zie, che fuggirono con te, ed ogni donna fedele che ti aprirà il suo cuore. È un privilegio che noi ti concediamo" (Sura XXXIII, 47). Quale abisso separa il fondatore dell'Islam da Gesù Cristo, che praticò e insegnò la castità assoluta come modello di vita, almeno per i consacrati al servizio di Dio!
    Il matrimonio islamico (Nikah) è un contratto a tempo indeterminato che il diritto islamico iscrive nella categoria delle 'vendite' (bay). Questo aspetto è molto interessante. Il matrimonio musulmano non è "null'altro che una compera della donna" [13]. Anzi più precisamente: "In un mercato si acquista la merce, nel matrimonio si acquista la zona genitale della donna." [14] In effetti i due attori del contratto non sono gli sposi, quanto piuttosto lo sposo e il wali (tutore) della sposa. Infatti "una donna musulmana non può sposarsi senza interpellare il consenso del suo wali (generalmente il padre o un fratello) …" [15] L'islamista Bianca Maria Scarcia, in un intervista rilasciata al "Corriere della Sera" del 10/2/1991, afferma a sua volta che, a differenza del matrimonio cristiano, quello maomettano "non è finalizzato alla procreazione. Sposarsi è innanzitutto la legalizzazione dell'atto sessuale. Il Corano insiste sull'importanza del piacere e il paradiso che prevede si fonda su gioie simili."
    La giurisprudenza islamica ammette anche un secondo tipo di matrimonio detto "Mut'a, ovvero un contratto a tempo determinato (rinnovabile) che rientra nella categoria degli affitti e locazioni (ijara)" [16]. Se nel primo tipo di matrimonio il wali (tutore) della sposa vende allo sposo l'organo genitale femminile a tempo indeterminato, in questa seconda categoria esso è soltanto ceduto in affitto per un periodo limitato! Come si vede è la medesima concezione grossolanamente materialista che rispunta! Questa pratica è ritornata in auge recentemente in Algeria. I terroristi maomettani infatti usano contrarre questo tipo di matrimonio-lampo con le donne catturate, per poterne approfittare 'legalmente' prima di assassinarle. Dopo aver consumato infatti il matrimonio, le ripudiano (anche il ripudio è ammesso dal Corano) e poi le ammazzano. Tutto con la benedizione di Allàh! L'ultima perla della concezione maomettana della donna è data dalla tolleranza islamica verso la pratica barbara dell'infibulazione. Questa mutilazione, che consiste nel taglio della clitoride, preesisteva all'Islam, ma la religione del profeta l'ha sempre tollerata, non contrastando con la concezione del matrimonio sopra esposta. Questa mutilazione, infatti, comportando la perdita del piacere sessuale, ben si attaglia alla visione islamica della donna come oggetto passivo da comprare o affittare per tempi più o meno lunghi.


    La guerra santa o Jihàd

    Si è visto sopra come Maometto, fondatore dell'Islam, abbia impiegato la guerra nella diffusione del suo credo. La forza infatti è per l'Islam il mezzo principale di proselitismo. Per questo lo Jihàd, la guerra santa, si può definire il sesto pilastro dell'Islam. Nessuna religione, Cristianesimo incluso, ha mai considerato l'impiego della forza come strumento principale di propagazione. Questa particolarità è solo dell'Islam e in questo senso la Guerra santa è propria unicamente dei maomettani. Neppure le Crociate, che spesso vengono apparentate con lo Jihàd musulmano, furono propriamente delle guerre sante, intese cioè a diffondere la religione cristiana. Il loro scopo infatti era solamente la liberazione della Terrasanta dal giogo musulmano, giudicato illegittimo. Nessun crociato pensava che gli infedeli dovessero essere convertiti con la forza, e se questo qualche volta avvenne, non fu conforme alla dottrina cattolica. Il cattolicesimo infatti insegna, con S. Tommaso, che l'adesione alla Fede deve essere un atto della volontà, ma laddove vi è coercizione manca il libero consenso, e quella conversione non può essere sincera. Quello allora che per il cattolicesimo è solo un abuso, nell'Islam è pratica corrente.
    Per meglio comprendere la concezione maomettana dello Jihàd, occorre ricordare che l'Islam divide il mondo in due parti: Dar el-islàm (il paese dell'Islam) ossia i luoghi ove regnano il diritto e lo stato musulmani, e Dar el-harp = il paese della guerra: sono le altre regioni, non ancora musulmane, che gli islamici considerano territorio di guerra. Tali zone appartengono di diritto, così come i beni dei loro abitanti, all'Islam. Si dovrà tentare tutto il possibile, non appena le circostanze lo permetteranno, per far entrare anche quei territori sotto l'egida del Corano. [17] I maomettani del mondo intero si riconoscono nella Ummàh (=madre) la comunità che li riunisce tutti. Pur essendo tra loro divisi etnicamente e dottrinalmente (Sunniti e Sciiti) i seguaci di Maometto si ritrovano uniti per combattere lo Jihàd contro i non-musulmani.
    Il Corano infatti attesta a più riprese la sua ostilità verso i cristiani. La Sura III, 106 insegna: "[Voi musulmani] siete il popolo migliore dell'universo intero. […] Se i giudei e i cristiani sposassero la vostra fede avrebbero un destino migliore." La Sura V, 56: "O credenti! Non stringete legami con i giudei e i cristiani. […] Chi li accetterà come amici diverrà simile ad essi, e Allàh non è la guida dei malvagi." La Sura V, 62: "O credenti! Non collegatevi con i cristiani, con i giudei e con gli empi che fanno del vostro culto l'oggetto delle loro beffe…" Si vede agevolmente da queste poche citazioni, quanto fondamento abbia il dialogo interreligioso cristiano-islamico! Anche la guerra santa, lo Jihàd, è espressamente comandata dal Corano. Sura IX, 29: "Fate la guerra a coloro che non credono in Allàh […] e a coloro tra gli uomini della Scrittura [ebrei e cristiani] che non professano la fede nella verità. Fate la guerra sino a che essi paghino il tributo, tutti senza eccezione, e che siano umiliati." Il versetto 30 invece recita: "I giudei dicono che Ozai [Esdra, profeta dell'Antico Testamento] è figlio di Allàh. I cristiani dicono lo stesso del Messia. Parlano come gli infedeli che li precedettero; che Allàh faccia loro guerra! Essi sono mentitori!" La guerra quindi non deve mai essere interrotta, finché tutto il mondo non sia sottomesso all'Islam. Così l'unico martirio conosciuto dalla religione musulmana è quello che si ottiene morendo in combattimento contro gli infedeli. Sura IX, 112: "…Combatteranno e uccideranno i loro nemici e cadranno sotto i loro colpi."


    Ancora sullo Jihàd.
    Liceità dell'assassinio dei prigionieri, del terrorismo ed altre piacevolezze

    Per trovare una facile conferma a quanto detto e confutare la falsa immagine dell'Islam religione della pace, invitiamo il cortese lettore ad aprire il sito internet www.islamitalia.it, che porta l'assai poco rassicurante sottotitolo Islam Jihad Italia. L'impegno musulmano in Italia ('impegno' è la traduzione esatta di Jihàd). Nel link Jihàd in Cecenia (la regione caucasica dell'ex Unione Sovietica dove si combatte una guerra senza quartiere tra russi ed islamici) troviamo alcuni documenti assai interessanti. Uno s'intitola: Come posso allenarmi per Jihad. Appoggiandosi al seguente versetto del Corano, che incita alla guerra santa: "Preparate contro di loro tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allàh conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati." (VIII, 60) l'estensore dello scritto attesta che "secondo questi versi […] l'allenamento militare è un obbligo nell'Islam su ogni sano, maschio, maturo musulmano, che sia ricco o povero, che stia studiando o lavorando e sia che viva in un paese musulmano o non musulmano" (p. 2). E ancora: "…i musulmani devono usare ogni mezzo a loro disposizione per intraprendere allenamento militare e fisico per il Jihad." (p. 3). Il testo consiglia innanzitutto di svolgere un normale allenamento fisico, per sviluppare "resistenza, forza, velocità e agilità" (p. 4). Occorre apprendere poi le arti marziali che "sviluppano una disciplina propria e [una] controllata aggressione" (p. 5) e scegliere preferibilmente quelle che "enfatizzano il combattimento di strada" (p. 6) ossia la guerriglia urbana. Il buon musulmano deve inoltre imparare le tecniche di sopravvivenza per saper affrontare un ambiente climaticamente ostile. Da ultimo un lungo paragrafo è dedicato all'Addestramento armi da fuoco (pp. 6-9)! Qui si consiglia di iscriversi ad un poligono per imparare a sparare, e, laddove la legislazione lo consenta, di procurarsi legalmente le armi. In particolare si dia la preferenza a quei corsi che insegnano il "cecchinaggio, tiro al bersaglio generale e altri corsi sui fucili" (p. 7). Le pistole vanno bene, "ma solamente quando avete imparato l'uso del fucile". L'AK-47, il famoso Kalashnikov, è il preferito! Bisogna inoltre erudirsi il più possibile su manuali militari (quelli statunitensi sono particolarmente adatti) per imparare a conoscere, almeno teoricamente, argomenti bellici, "dalle armi leggere, ai carri armati, dall'artiglieria sino alle mine" (p. 8). "È utile ottenere un completo set di CD [dedicati a tali argomenti] che tutti possono usare, per la vostra moschea o Società islamica." (p. 9). Insomma in ogni moschea, dovrebbe trovarsi una nutrita biblioteca, consacrata alla guerra santa! L'inquietante documento, infine, inculca a più riprese ai seguaci del Profeta prudenza e segretezza: "Non fate annunci pubblici quando andate a questi corsi. Trovatene uno, prenotate il vostro posto, andateci, imparate, tornate a casa e tenetevelo per voi. Mentre siete al corso, tenetevi le vostre opinioni per voi stessi, non discutete o dibattete con nessuno, non predicate sull'Islam e fate le vostre preghiere in segreto. Voi andate lì per allenarvi per il Jihàd, non per chiamare la gente all'Islam." (p. 7). [18]
    Nel medesimo sito troviamo altri agghiaccianti documenti, sempre sul tema dello Jihad, che testimoniano a dovere la barbarie islamica. Uno s'intitola: Giudizio islamico sulla permissibilità di giustiziare prigionieri di guerra.[19] Contravvenendo infatti alle più elementari norme della morale naturale, che prescrivono l'incolumità del prigioniero di guerra, il documento vuole "mostrare i princìpi stabiliti della Sharìa che giustificano l'esecuzione dei prigionieri" (p. 1). Il testo accampa le cinque opinioni delle più importanti scuole coraniche, le quali tutte, sebbene con qualche sfumatura, argomentano la liceità di giustiziare i prigionieri miscredenti. Considerando inoltre la prassi tenuta da Maometto, che talvolta uccideva, tal'altra lasciava liberi i prigionieri, l'estensore del documento riporta un brano del maestro coranico Imam Ibn Qudama, che insegna: "Ogni prigioniero ha le sue proprie qualità che determinano il suo fato. Se il prigioniero può nuocere eccezionalmente ai credenti, allora ucciderlo è il corso [sic] di azione migliore. Se il prigioniero è debole e ricco, riscattarlo è la cosa migliore. Se il prigioniero è saggio e tiene in stima i musulmani, allora cercare la sua conversione rilasciandolo senza condizioni, o scambiarlo per prigionieri musulmani, è la cosa migliore. Se i prigionieri possono essere di servizio ai musulmani, inclusi prigionieri giovani e prigioniere donne, allora tenerle in schiavitù è la cosa migliore." (p. 4). Come si vede la sorte del prigioniero non musulmano (sia esso donna o bambino, combattente o non) è abbandonata all'arbitrio più rivoltante.
    Il giudizio islamico circa la permissibilità di operazioni di martirio, così s'intitola un altro documento, reperibile nel medesimo sito internet. Il testo intende dimostrare la liceità dell'autoimmolazione compiuta dal combattente per Allàh a scopo di infliggere gravi perdite al nemico, pur sapendo che la morte è certa, come quando il 'martire' si fascia di tritolo e si fa esplodere in mezzo ai nemici! In esso è ribadito come il martirio sia per l'Islam solo la morte in combattimento. Anzi il buon islamico deve cercare il martirio. Anche chi sia morto nel sonno, inavvertitamente, o si sia ucciso per sbaglio durante lo Jihad, secondo le scuole coraniche va ritenuto un martire! (p. 10) Trattando del caso poi se sia lecito o meno sparare su scudi umani composti da musulmani, si risponde che in caso di necessità, è permesso! (pp. 8-9) La lista dei martiri così si allungherebbe ancora! Meno per il sottile si va nel caso di donne e bambini non islamici, in tal caso "è possibile sparargli addosso per accelerare la guerra, anche se non [c'è] stretta necessità" (p. 9).


    L'Islam e i non musulmani

    All'infedele quindi si presentano due alternative: o si converte all'Islam, divenendo cittadino a pieno titolo, oppure, come recita la Sura IX sopra citata, il miscredente infedele è tenuto a pagare un'imposta speciale (dîme) e vivere nella condizione di dhimmi. [20] Il non musulmano, sia che viva nella condizione di dhimmi in un territorio ove vige la legge islamica (sharìa) sia che ancora dimori in regioni non musulmane, non gode di nessun diritto né d'ordine naturale né religioso. La concezione maomettana infatti non riconosce alcun valore al diritto di natura, ossia a quel complesso di diritti-doveri, che ineriscono a ciascun essere umano, in quanto uomo, a prescindere dalla religione che professa, come ad esempio il diritto di possedere o di sposarsi. Per questo tutti i beni (tra cui vanno incluse le donne!) dei non islamici, anche se tenuti legittimamente, possono in ogni momento cadere nelle mani del musulmano. L'unico titolo valido di proprietà è infatti l'essere servo di Allàh. A maggior ragione l'Islam nega qualsiasi diritto non solo al culto pubblico esterno di un'altra religione, ma anche privato. Quindi non è permesso edificare chiese in territori islamici, ed anche chi soltanto possieda un crocifisso o una Bibbia nascosti in casa, e ne faccia un uso personale e privato, è passibile secondo la Sharìa di sanzioni. Al non mussulmano il Corano non concede quindi alcun diritto. Per questo la dottrina islamica ammette e giustifica la schiavitù.


    Terrorismo islamico: alcuni dati recenti

    1) Nel giugno del 1995 su ordine del G.I.P. di Napoli, i Carabinieri arrestano a Roma, Napoli, Milano e Pavia 12 persone, tra cui il presunto coordinatore delle reti terroristiche musulmane in Europa e due membri del F.I.S. algerino (Fronte islamico di salvezza). Secondo l'accusa vi è fondato motivo di ritenere che gli arrestati appartengano ad un'organizzazione collegata a gruppi armati operanti in Algeria e con analoghe strutture eversive presenti e radicate in altri paesi europei ("Avvenire", 18/10/2000).
    2) Nel novembre 1996, con l'operazione Shabka, la Polizia sgomina un'organizzazione del G.I.A., arrestando 22 maghrebini ad Asti, Alba, Torino, Roma, Perugia e Milano, accusati di predisporre carichi di armi da trasportare in Algeria, fornire documenti falsi e favorire l'ingresso di extracomunitari clandestini in Italia (ivi).
    3) Il 26 settembre 1997 a Bologna, nell'imminenza dell'arrivo di Giovanni Paolo II al Congresso Eucaristico, si scopre un covo del G.I.A. algerino e vengono arrestate 14 persone, nordafricani e slavi. Capo d'imputazione: terrorismo internazionale (ivi).
    4) Cremona, 11 febbraio 1998: operazione di Polizia si conclude con il fermo di 3 marocchini e la denuncia a piede libero di altri 5 extracomunitari, presunti appartenenti ad un'organizzazione legata al terrorismo islamico (ivi).
    5) Tre mesi dopo, nel maggio 1998, indagini condotte dalle forze dell'ordine e coordinate dalla Procura di Milano, d'intesa con la magistratura francese e Polizie di Belgio, Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Olanda, conducono all'arresto tra Milano e Bergamo di 9 algerini (ivi).
    6) Napoli, 18 ottobre 2000: inchiesta della Procura porta all'arresto di 11 islamici algerini. Le indagini riguardano anche due omicidi eseguiti in attuazione di una fatwa (condanna religiosa islamica). Secondo il Procuratore Agostino Cordova l'attività delle organizzazioni terroristiche islamiche ha come obbiettivo la realizzazione di uno Stato musulmano in Europa. Accertati collegamenti con componenti del medesimo gruppo insediati in Francia, implicati in attività di traffico d'armi e falsificazione di documenti di identità destinati ad assicurare impunità e copertura a terroristi operanti al di fuori della Comunità Europea (ivi).
    7) I servizi segreti americani ed israeliani confermano le ipotesi avanzate all'inizio del 2000 dai colleghi italiani. Dietro allo sventato attentato ai danni dell'ambasciata statunitense di Roma ci sarebbero Osama Bin Laden e i suoi shahid, pronti ad immolarsi per la causa dell'Islam. Soltanto poche ore prima dell'evacuazione dell'ambasciata, il Sisde aveva inviato ai vertici di Polizia e Carabinieri un rapporto riservatissimo nel quale, tra l'altro, s'indicava in Farid Ishak il referente dei terroristi islamici in Italia, oltre che il responsabile di un commando legato a Osama Bin Laden, lo sceicco saudita che fu alleato della CIA nella guerra contro le truppe russe che nel 1979 invasero l'Afghanistan e poi, dopo la ritirata dei russi nell'89, organizzatore e finanziatore della "guerra santa" su vari fronti, dalla Bosnia alla Cecenia, dalle Filippine al Sudan, dall'Algeria alle Repubbliche dell'Asia centrale. Lo stesso personaggio gli Stati Uniti ritengono essere l'ispiratore del tentativo criminoso ai danni della loro ambasciata romana ("Famiglia Cristiana" n. 3/2001).
    8) Patto di sangue tra terroristi islamici e Brigate Rosse. Il Giudice Imposimato ha dichiarato senza mezzi termini: "Hanno stessi obbiettivi e parlano identico linguaggio. Bin Laden paga, le Br eseguono. Ci sarà un'escalation di attentati terroristici. I terroristi islamici ci sono ed hanno collegamenti con le Brigate Rosse". L'ex magistrato anti-terrorismo Ferdinando Imposimato, già parlamentare dei socialisti democratici di Boselli, è il primo a preoccuparsi della comunione di intenti che il terrorismo nazionale delle Brigate Rosse e quello internazionale di "Al Quaida", l'organizzazione di Osama Bin Laden, sembrano avere da qualche tempo ("Libero", 7 gennaio 2001).


    Autorevoli interventi

    1) Dall'intervento di Mons. Bernardini, Arcivescovo di Smirne, in Turchia, al Sinodo dei Vescovi, tenutosi a Roma l'ottobre scorso: "Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse ad un certo punto con calma e sicurezza: Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo. C'è da crederci perché il dominio è già cominciato con i petrodollari, usati non per creare lavoro nei paesi poveri del Nord Africa o del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei paesi cristiani dell'immigrazione islamica, compresa Roma, centro della Cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e riconquista? In occasione di un altro incontro islamo-cristiano, organizzato come sempre dai cristiani, un partecipante cristiano chiese pubblicamente ai musulmani presenti perché non organizzassero almeno una volta anche loro incontri del genere. L'immancabile autorevole musulmano presente rispose testualmente: Perché dovremmo farlo? Voi non avete nulla da insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare! Un dialogo tra sordi? E' un fatto che termini come 'dialogo', 'giustizia', 'reciprocità' […] hanno per i musulmani un significato completamente diverso dal nostro" ("Avvenire", 14 ottobre 1999).
    2) Il Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna, nella sua nota pastorale La città di San Petronio nel terzo millennio ha indicato la questione dell'immigrazione come una delle difficili sfide del nostro tempo. E aggiunge :"Non esiste il diritto all'invasione. Nulla vieta allo Stato italiano di gestire l'immigrazione in modo che sia salvaguardata la sua identità nazionale […] Deve essere ben chiaro che non è compito della Chiesa come tale risolvere ogni problema sociale. Compito nostro è l'annuncio del Vangelo e l'esercizio della carità fraterni […] Criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solo economici e previdenziali. Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l'identità della nazione. L'Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente". Riguardo ai musulmani: "Essi hanno una forma di alimentazione diversa, un diverso giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile con il nostro, una concezione della donna lontanissima dalla nostra, fino ad ammettere e praticare la poligamia" ("Avvenire", 14 settembre 2000).
    3) Invasione islamica, una regia occulta. Queste le parole dell'Arcivescovo di Lecce, Mons. Cosmo Francesco Ruppi: "Ma sorge il sospetto che vi siano regie occulte di ben diversa grandezza che, se non direttamente, certo indirettamente guidano e dirigono questo enorme movimento di popoli, la cui gran parte proviene da paesi a maggioranza islamica" ("La Padania", 13 dicembre 2000).
    Ciò è confermato dai dati recentemente forniti dall'Osservatorio Permanente per lo Studio sull'immigrazione orientale in Italia, istituito presso la cattedra di Diritto dell'Oriente Mediterraneo dell'Università del Molise. Al 31 dicembre del 1999, infatti, sono stati autorizzati a risiedere in Italia ben 2.991.084 immigrati provenienti da paesi africani, asiatici e dell'Europa centro-orientale. Di questi 2.001.454 sono di religione musulmana ("Lepanto", marzo 2000, supplemento al n. 660 di "Corrispondenza Romana"). Se a questi s'aggiungono coloro che sono stati nel frattempo regolarizzati, e il numero imprecisato, ma imponente dei clandestini, la cifra diventa impressionante.


    Conclusione

    Immigrazione selvaggia e pericolo islamico sono due nodi drammatici del presente. Se la consapevolezza del problema è un primo passo per avviarne la risoluzione, se una seria azione di sensibilizzazione e d'intervento politico e legislativo è anch'esso doveroso in tale drammatico frangente, non si può misconoscere che la battaglia decisiva si gioca soprattutto su di un piano soprannaturale e religioso. La perdita progressiva dell'identità religiosa infatti è la causa principale dell'attuale situazione. Un recupero invece della nostra tradizione spirituale bimillenaria, consapevoli certo che la Chiesa 'conciliare' scaturita dal Concilio Vaticano II non rappresenta affatto, anche riguardo a questa scottante questione, le istanze del Cattolicesimo di sempre, deve spingere ognuno, che ancora voglia combattere nel miglior modo e con le armi più efficaci, ad un ritorno anche personale ed individuale ai quei valori eterni, che rappresentano l'alternativa più seria. Qualsiasi altra via è fallace ed illusoria. La determinazione degli avversari dovrebbe da sola bastare per comprendere la gravità del momento. L'ora presente è decisiva infatti per le sorti dell'Europa cristiana. Anche noi, come i nostri avi che numerosi parteciparono alle Crociate o combatterono sui navigli veneziani nelle acque di Lepanto, siamo tenuti a dare il nostro contributo. L'ignavia o la cura dei propri interessi non fa che favorire il fronte avverso che al contrario non lesina denaro e sacrifici nel sostenere una falsa causa. Dio infine chiederà conto a coloro che, pur potendo combattere la buona battaglia, preferirono rifugiarsi nel proprio piccolo mondo credendo illusoriamente di salvare se stessi.

    1 H. Lammens, L'islam. Croyances et institutions, Librairie Orientale, Beirut, 1943, p. 42.
    2 G. Tartar, Dialogue islamo-chrètien, Ed. N.E.L., Paris, 1985, p. 166.
    3 Cfr. Il Corano, Sura XXXIII, 37.
    4 B. Lazare, Documents et tèmoignages, 1969, p. 51.
    5 Cfr. J. Bertuel, L'islam. Ses véritables origines, Ed. Nouvelles Editions Latines, Paris, 1981.
    6 E. Pertus, Conoscere l'Islam, Ferrara, Quaderni di San Giorgio, tr. it., edizione extra
    commerciale, 1993, p. 26.
    7 E. Pertus, Conoscere l'Islam, op. cit., p. 29.
    8 E.F. Gautier, Moeurs et coutumes des musulmans, Ed. Club du meilleur livre, 3 Rue de Grenelle,
    Paris, 1959, p. 7.
    9 E. Pertus, Conoscere l'Islam…, op. cit., p. 31.
    10 J. Bertuel, L'islam. Ses véritables origines…, op. cit., Vol. I, p. 187.
    Ibidem
    11 E. Pertus, Conoscere l'Islam…, op. cit., pp. 62-64.
    12 E. Bussi, Princìpi di diritto musulmano, p. 93.
    13 O. Bucci, La donna comprata nel matrimonio islamico, citato in "Il Tempo", del 10 febbraio
    1992.
    14 Il Matrimonio islamico - nikah - La teologia islamica del matrimonio, a cura di Rachida
    Razzouk, documento tratto dal sito internet Islam Jihad Italia (http://www.islamitalia.it) p. 2
    15 Il Matrimonio islamico - nikah …, cit., pp. 2-3.
    16 H. Lammens, L'islam. Croyances…, op. cit., p. 83.
    17 Abbiamo mantenuto l'italiano, non molto corretto, del testo originale.
    18 Riportato in "Corrispondenza Romana", n. 697, 6 gennaio 2001.
    19 E. Pertus, Conoscere l'Islam…, op. cit., pp. 64-66.

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    Predefinito Re: La spada dell'islam

    Originally posted by Affus
    Islam:
    una spada contro l'Europa cristiana

    di Nicola Cavedini

    Il massiccio fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria, clandestina e non, sostenuto dalla sinistra cattocomunista, che vede nelle masse diseredate che si affacciano alle porte dell'Europa un nuovo proletariato e un inesauribile serbatoio di voti, strumento dell'ultima e più pericolosa utopia rivoluzionaria, la società multietnica, multiculturale e multireligiosa, comporta tra gli altri mali una sempre maggiore infiltrazione nella penisola di immigrati di fede musulmana. I maomettani sono la comunità più numerosa del variegato mondo dell'immigrazione, quella più coesa, finanziariamente ricca e dotata di un preciso piano d'espansione in terra europea.


    Una guerra senza quartiere

    La storia dell'Europa cristiana è anche quella dello scontro quasi ininterrotto con il mondo islamico. Fin dalla sua nascita la religione di Maometto intraprese la conquista a mano armata di amplissimi territori. Le antiche comunità cristiane d'oriente scomparvero così quasi del tutto in Siria, Africa settentrionale, Iran, Turchia ecc. La Spagna rimase a lungo sotto il giogo islamico (sec. VIII-XV). Questo processo di espansione, dopo la breve parentesi dei secoli XI-XIII, caratterizzati dalla reazione cristiana delle Crociate, continuò anche in seguito e la mezzaluna gettò la sua ombra sinistra sul cuore dell'Europa. Nel 1453 infatti cadeva in mano turca Costantinopoli, estremo avamposto cristiano in Oriente. Pur sconfitto sul mare dalla flotta cattolica nelle acque di Lepanto (1571) l'Islam dilagò allora nella penisola balcanica, assoggettando e in parte islamizzandone le popolazioni. Il Regno d'Ungheria era conquistato, e nel 1683 la stessa Vienna, capitale del Sacro Romano Impero, veniva stretta d'assedio dalle orde maomettane. Solo la reazione della Cattolicità guidata da Papa Innocenzo XI e dall'Imperatore Leopoldo I d'Asburgo, riuscirono a scongiurare in extremis la conquista musulmana dell'Europa centrale.



    I guasti della decolonizzazione e la rinascita islamica

    Dopo la conclusione della II guerra mondiale, le élites massonico-liberali al potere in Occidente, avviarono il processo di decolonizzazione, abiurando la missione civilizzatrice dell'Europa. Abbandonarono così i popoli extraeuropei ai loro atavici mali, favorendo indirettamente la rinascita islamica. Questa prese corpo soprattutto alla fine degli anni '70, quando, con l'appoggio della sinistra mondiale, l'Iran di Komeini si pose sulla strada del risveglio maomettano. Le classi dirigenti arabe filo-occidentali, imbevute di laicismo e di nazionalismo, si trovarono subito in grave difficoltà. L'utilizzo dei giacimenti petroliferi intanto metteva a disposizione del mondo islamico un torrente di denaro, che sull'onda della rinascita religiosa venne impiegato sempre più massicciamente per una capillare opera di propaganda e nel finanziamento del terrorismo antioccidentale. Le masse d'immigrati d'origine mussulmana, poi, che a partire dal secondo dopoguerra, cominciarono ad affluire in un'Europa moralmente distrutta dal conflitto mondiale e sempre più dimentica della propria tradizione cristiana, crearono la base indispensabile su cui innestare anche in Occidente il movimento di rinascita e di riscoperta dell'Islam.


    La religione di Maometto

    Maometto (570 ca.-632) il fondatore dell'Islam, iniziò la carriera religiosa attorno ai trent'anni. Nato in ambiente politeista, entrò in contatto con ebrei e cristiani nestoriani (eretici negatori della divinità di Gesù Cristo) che lo influenzarono profondamente, inducendolo ad adottare il monoteismo, ossia la credenza in un unico Dio, ma a rifiutare radicalmente la natura divina del Redentore. Il 622 è un anno determinante nella vita di Maometto e nella storia dell'Islam: è l'anno primo dell'ègira, che dà inizio al calendario islamico. Maometto in quell'anno abbandonò con i compagni La Mecca, sua città natale, e si trasferì a Medina. Qui iniziò a diffondere la nuova religione. Trovò però vari oppositori, tra i quali gli ebrei della città. Maometto allora lottò apertamente contro di essi, li espulse da Medina e sterminò sistematicamente alcuni clan più deboli, come quello di Banù Quràyza, che vide i suoi 800 uomini validi, massacrati fino all'ultimo, e donne e bambini venduti schiavi. [1]
    Successivamente Maometto si rivolse a La Mecca e lanciò contro di essa lo jihàd, la guerra santa. All'inizio erano semplici scorrerie contro i meccani e le loro carovane, che si trasformarono poi in vere e proprie battaglie, come quella di Badr del gennaio 624. Nel mese di Ramadàn del 629 Maometto entrava trionfalmente alla Mecca. Tre anni dopo però moriva in seguito ad una malattia. I suoi fedeli aspettarono invano, che, come aveva promesso, il suo corpo fosse assunto in cielo. Dopo tre giorni di vana attesa, lo seppellirono di mercoledì. [2]
    Maometto non annullò la tradizione poligamica delle popolazioni arabe preislamiche. Egli stesso praticò la poligamia e la giustificò nel Corano. La tradizione musulmana infatti attribuì al fondatore dell'Islam 17 spose legittime (di cui 15 libere e 2 schiave) ed un numero imprecisato di concubine. Una delle mogli, la bella Zàynab, era già sposata al figlio adottivo del profeta, Zàyd. Quando Maometto se n'invaghì, Zàyd si affrettò a divorziare e la ripudiò! [3]


    Il Corano

    "Maometto fu nutrito di spirito ebraico" [4], afferma risolutamente lo storico israelita Bernard Lazare. In effetti, il Corano, il libro sacro dell'Islam, appare profondamente impregnato di giudaismo. Secondo la tradizione islamica, Maometto avrebbe ricevuto la rivelazione del contenuto del Corano dall'angelo Gabriele, mentre era in meditazione in una grotta del Monte Hira. Sceso dal monte egli iniziò a manifestare ai suoi discepoli quello che l'angelo gli aveva rivelato. È evidente l'ispirazione di questo episodio a quello analogo di Mosè sul Monte Sinai, narrato nell'Antico Testamento. In effetti il debito del Corano verso la Bibbia e il Talmud (la raccolta delle tradizioni rabbiniche del giudaismo post-cristiano) è impressionante. [5] I precetti minuziosamente descritti nel Corano relativi alle donne, per esempio, occupano una parte altrettanto importante che nel Talmud giudaico. [6]
    Il Corano è diviso in 114 capitoli detti Sure, a loro volta suddivise in versetti, per un totale di 6200. Le sure sono classificate in ordine decrescente in base alla lunghezza. Manca quindi completamente un ordine logico e cronologico, che ingenera nel lettore un senso di caos e disordine. [7]
    Il Corano è il libro per eccellenza e la Parola di Allàh. Esso è increato, essendo la copia conforme del prototipo originale eterno, che contiene tutta la rivelazione. La copia terrena del Corano è assolutamente identica, anche dal punto di vista linguistico, grafico e fonetico, all'originale celeste. Per questo il Corano può essere vergato solo in arabo. Infatti l'originale increato custodito in Cielo è scritto in quella lingua. La traduzione in altri idiomi non è ammessa ed è in qualche modo una pratica peccaminosa. [8]
    Il Corano non riguarda solo la vita religiosa del credente. Esso è anche il codice, la legge del musulmano, la fonte di legittimazione di ogni potere. Anzi nel Corano, secondo la tradizione islamica, è contenuto ogni scibile e ogni forma lecita di conoscenza, giuridica e scientifica. Ciò che non è contenuto nel Corano è quindi peccaminoso.
    Il Corano riflette quella confusione fra ordine naturale e soprannaturale che è tipica della concezione islamica. La scienza, quindi, che è una conoscenza di ordine naturale, cioè alla portata della ragione umana, viene vista con sospetto dall'Islam. Di qui la mentalità musulmana, che, non trovando interesse in ciò che non è contenuto nel Corano, porta alla negazione di ogni sforzo scientifico, al disinteresse per la tecnologia, ossia per l'applicazione della scoperta scientifica alla pratica.
    Il Corano inoltre, anche in ciò seguace dell'ebraismo veterotestamentario, proscrive le arti figurative ed in particolare la liceità di raffigurare uomini ed animali [9]. Il meraviglioso sviluppo dell'arte classico-cristiana, i cui soggetti principali erano religiosi, non sarebbe stato quindi possibile in un Europa assoggettata all'Islam!


    Islam e Cristianesimo: il dialogo impossibile

    Ogni tentativo di dialogo tra i due credi è destinato al fallimento. Troppo grande è infatti la divergenza su fondamentali questioni di fede e morale. I progressisti cattolici, che oggi, dopo il nefasto Concilio Vaticano II, hanno inaugurato il nuovo corso 'conciliare' nell'utopica ed erronea prospettiva di una possibile conciliazione tra le differenti religioni, sottolineano la credenza comune in un unico Dio come punto fondamentale di identità e di incontro tra le due fedi. Tuttavia, nonostante tutti i cedimenti dei cattocomunisti nostrani, il risultato è deludente. Anzi gli islamici giudicano questi tentativi come segni di debolezza e di poca convinzione nella propria religione. Così i progressisti ottengono l'effetto contrario, e incoraggiano gli islamici nel loro slancio di conquista.
    Il Corano nega risolutamente alcuni dogmi fondamentali del Cristianesimo. Innanzitutto, simile in questo al giudaismo rabbinico, l'Islam è profondamente antitrinitario. La Sura V, 77 ad esempio insegna: "Infedele è colui che dice: Allàh è il terzo della Trinità, non vi è che un solo Allàh e questo Allàh è unico: se essi non ritrarranno ciò che affermano, un doloroso castigo attenderà gli infedeli." E si potrebbero fare tante altre citazioni. L'Islam nega di conseguenza la divinità di Gesù Cristo ed il dogma dell'Incarnazione: "Allàh non ha figli. Egli non divide il suo impero con un altro Dio. […] Lontano da lui queste bestemmie" (Sura XXIII, 92). Gesù Cristo è quindi abbassato al rango di semplice profeta annunciatore dell'ultimo e più grande, Maometto: "Sono l'apostolo di Allàh, ripeteva ai giudei Gesù, il figliolo di Maria. Vengo […] ad annunciarvi la felice comparsa del profeta che verrà dopo di me. Ahmed [Maometto] è il suo nome." (Sura LXI, 6).
    Mentre il Cristianesimo ha un concezione spirituale del Paradiso, ove il fedele gode della visione beatifica di Dio, l'Islam propone al credente una ricompensa eterna grossolanamente materiale, un luogo di refrigerio, di delizie, di pace, amicizia… e piaceri carnali. Il luogo dell'eterna felicità è infatti popolato dalle hùri (bianche) le vergini pronte a saziare ogni appetito sessuale dei beati! [10]
    Infine i musulmani paragonano i seguaci di Cristo all'impurità: tra le cose giudicate impure dalle leggi islamiche, oltre all'urina, l'escremento, lo sperma, le ossa, il sangue, il cane ed il maiale, appaiono, infatti, anche l'uomo e la donna non-musulmani e la Trinità. Chi crede nella Trinità è impuro come l'urina e lo sterco! [11]


    Il culto islamico

    L'Islam è una religione puramente esteriore, che si risolve in un vuoto ritualismo. Poiché infatti il fedele è predestinato alla salvezza, l'Islam non richiede nessuna forma di ascesi o perfezionamento interiore, e non conosce alcuna lotta spirituale per superare e vincere le proprie sregolate passioni, conseguenza del peccato originale. Quella che S. Paolo chiamava la lotta tra l'uomo 'vecchio' e quello 'nuovo' rigenerato dalla grazia del Battesimo, è sconosciuta al fedele musulmano. L'Islam infatti nega il libero arbitrio, ossia la capacità dell'uomo di scegliere il bene o il male, poiché chi vi appartiene, per il solo fatto d'essere servo di Allàh, è già salvo.
    Cinque sono i doveri principali del buon musulmano: la professione di fede; la preghiera rituale; l'elemosina; il digiuno del Ramadàn e il pellegrinaggio alla Mecca. La professione di fede è assai semplice: "Allàh è Allàh e Maometto è il suo profeta (=inviato)". La preghiera rituale è sia quotidiana che settimanale. Quella giornaliera si recitata all'alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e a notte fonda. Dovendo eseguirsi in stato di purezza legale, le preghiere sono precedute da numerose abluzioni rituali la cui vuota minuzia è imparentata con le pratiche cavillose e puramente esteriori del giudaismo farisaico. Il fedele, quando prega, è rivolto in direzione della Mecca, s'inginocchia e prosterna sopra un tappeto, che ne rappresenta il sacro suolo, spesso ornato da versetti del Corano. La preghiera settimanale è quella del venerdì in moschea, obbligatoria per ogni maschio adulto. Il digiuno del Ramadàn si protrae per un mese. Il credente deve astenersi totalmente da cibo, tabacco, bevande e dai rapporti coniugali. Ma è solo diurno. Al calar della notte, tutto ridiventa permesso. [12]


    Condizione e concezione della donna nell'Islam

    Il diritto matrimoniale maomettano mostra lo stesso grado di arretratezza. La sinistra filo-islamica, femministe in testa, innamorate di tutto ciò che suoni anti-occidentale, poco conosce o si cura di conoscere quanto sia involuta la concezione maomettana della donna e del matrimonio.
    La religione di Maometto conservò e legittimò la poligamia praticata dalle popolazioni arabe pre-islamiche. La Sura IV, 3 insegna: "…Non sposatene che due, tre o quattro", mentre il numero delle concubine è potenzialmente illimitato: "…Se non potete mantenerle degnamente, non pigliatene che una o limitatevi alle vostre schiave." (Sura IV, 4). A Maometto, invece, il Corano non solo concede un numero indeterminato di spose legittime e di concubine, ma anche di poter congiungersi alle proprie parenti, conculcando ogni legame di sangue: "O Profeta! Ti è concesso di sposare […] le figlie dei tuoi zii e delle tue zie, che fuggirono con te, ed ogni donna fedele che ti aprirà il suo cuore. È un privilegio che noi ti concediamo" (Sura XXXIII, 47). Quale abisso separa il fondatore dell'Islam da Gesù Cristo, che praticò e insegnò la castità assoluta come modello di vita, almeno per i consacrati al servizio di Dio!
    Il matrimonio islamico (Nikah) è un contratto a tempo indeterminato che il diritto islamico iscrive nella categoria delle 'vendite' (bay). Questo aspetto è molto interessante. Il matrimonio musulmano non è "null'altro che una compera della donna" [13]. Anzi più precisamente: "In un mercato si acquista la merce, nel matrimonio si acquista la zona genitale della donna." [14] In effetti i due attori del contratto non sono gli sposi, quanto piuttosto lo sposo e il wali (tutore) della sposa. Infatti "una donna musulmana non può sposarsi senza interpellare il consenso del suo wali (generalmente il padre o un fratello) …" [15] L'islamista Bianca Maria Scarcia, in un intervista rilasciata al "Corriere della Sera" del 10/2/1991, afferma a sua volta che, a differenza del matrimonio cristiano, quello maomettano "non è finalizzato alla procreazione. Sposarsi è innanzitutto la legalizzazione dell'atto sessuale. Il Corano insiste sull'importanza del piacere e il paradiso che prevede si fonda su gioie simili."
    La giurisprudenza islamica ammette anche un secondo tipo di matrimonio detto "Mut'a, ovvero un contratto a tempo determinato (rinnovabile) che rientra nella categoria degli affitti e locazioni (ijara)" [16]. Se nel primo tipo di matrimonio il wali (tutore) della sposa vende allo sposo l'organo genitale femminile a tempo indeterminato, in questa seconda categoria esso è soltanto ceduto in affitto per un periodo limitato! Come si vede è la medesima concezione grossolanamente materialista che rispunta! Questa pratica è ritornata in auge recentemente in Algeria. I terroristi maomettani infatti usano contrarre questo tipo di matrimonio-lampo con le donne catturate, per poterne approfittare 'legalmente' prima di assassinarle. Dopo aver consumato infatti il matrimonio, le ripudiano (anche il ripudio è ammesso dal Corano) e poi le ammazzano. Tutto con la benedizione di Allàh! L'ultima perla della concezione maomettana della donna è data dalla tolleranza islamica verso la pratica barbara dell'infibulazione. Questa mutilazione, che consiste nel taglio della clitoride, preesisteva all'Islam, ma la religione del profeta l'ha sempre tollerata, non contrastando con la concezione del matrimonio sopra esposta. Questa mutilazione, infatti, comportando la perdita del piacere sessuale, ben si attaglia alla visione islamica della donna come oggetto passivo da comprare o affittare per tempi più o meno lunghi.


    La guerra santa o Jihàd

    Si è visto sopra come Maometto, fondatore dell'Islam, abbia impiegato la guerra nella diffusione del suo credo. La forza infatti è per l'Islam il mezzo principale di proselitismo. Per questo lo Jihàd, la guerra santa, si può definire il sesto pilastro dell'Islam. Nessuna religione, Cristianesimo incluso, ha mai considerato l'impiego della forza come strumento principale di propagazione. Questa particolarità è solo dell'Islam e in questo senso la Guerra santa è propria unicamente dei maomettani. Neppure le Crociate, che spesso vengono apparentate con lo Jihàd musulmano, furono propriamente delle guerre sante, intese cioè a diffondere la religione cristiana. Il loro scopo infatti era solamente la liberazione della Terrasanta dal giogo musulmano, giudicato illegittimo. Nessun crociato pensava che gli infedeli dovessero essere convertiti con la forza, e se questo qualche volta avvenne, non fu conforme alla dottrina cattolica. Il cattolicesimo infatti insegna, con S. Tommaso, che l'adesione alla Fede deve essere un atto della volontà, ma laddove vi è coercizione manca il libero consenso, e quella conversione non può essere sincera. Quello allora che per il cattolicesimo è solo un abuso, nell'Islam è pratica corrente.
    Per meglio comprendere la concezione maomettana dello Jihàd, occorre ricordare che l'Islam divide il mondo in due parti: Dar el-islàm (il paese dell'Islam) ossia i luoghi ove regnano il diritto e lo stato musulmani, e Dar el-harp = il paese della guerra: sono le altre regioni, non ancora musulmane, che gli islamici considerano territorio di guerra. Tali zone appartengono di diritto, così come i beni dei loro abitanti, all'Islam. Si dovrà tentare tutto il possibile, non appena le circostanze lo permetteranno, per far entrare anche quei territori sotto l'egida del Corano. [17] I maomettani del mondo intero si riconoscono nella Ummàh (=madre) la comunità che li riunisce tutti. Pur essendo tra loro divisi etnicamente e dottrinalmente (Sunniti e Sciiti) i seguaci di Maometto si ritrovano uniti per combattere lo Jihàd contro i non-musulmani.
    Il Corano infatti attesta a più riprese la sua ostilità verso i cristiani. La Sura III, 106 insegna: "[Voi musulmani] siete il popolo migliore dell'universo intero. […] Se i giudei e i cristiani sposassero la vostra fede avrebbero un destino migliore." La Sura V, 56: "O credenti! Non stringete legami con i giudei e i cristiani. […] Chi li accetterà come amici diverrà simile ad essi, e Allàh non è la guida dei malvagi." La Sura V, 62: "O credenti! Non collegatevi con i cristiani, con i giudei e con gli empi che fanno del vostro culto l'oggetto delle loro beffe…" Si vede agevolmente da queste poche citazioni, quanto fondamento abbia il dialogo interreligioso cristiano-islamico! Anche la guerra santa, lo Jihàd, è espressamente comandata dal Corano. Sura IX, 29: "Fate la guerra a coloro che non credono in Allàh […] e a coloro tra gli uomini della Scrittura [ebrei e cristiani] che non professano la fede nella verità. Fate la guerra sino a che essi paghino il tributo, tutti senza eccezione, e che siano umiliati." Il versetto 30 invece recita: "I giudei dicono che Ozai [Esdra, profeta dell'Antico Testamento] è figlio di Allàh. I cristiani dicono lo stesso del Messia. Parlano come gli infedeli che li precedettero; che Allàh faccia loro guerra! Essi sono mentitori!" La guerra quindi non deve mai essere interrotta, finché tutto il mondo non sia sottomesso all'Islam. Così l'unico martirio conosciuto dalla religione musulmana è quello che si ottiene morendo in combattimento contro gli infedeli. Sura IX, 112: "…Combatteranno e uccideranno i loro nemici e cadranno sotto i loro colpi."


    Ancora sullo Jihàd.
    Liceità dell'assassinio dei prigionieri, del terrorismo ed altre piacevolezze

    Per trovare una facile conferma a quanto detto e confutare la falsa immagine dell'Islam religione della pace, invitiamo il cortese lettore ad aprire il sito internet www.islamitalia.it, che porta l'assai poco rassicurante sottotitolo Islam Jihad Italia. L'impegno musulmano in Italia ('impegno' è la traduzione esatta di Jihàd). Nel link Jihàd in Cecenia (la regione caucasica dell'ex Unione Sovietica dove si combatte una guerra senza quartiere tra russi ed islamici) troviamo alcuni documenti assai interessanti. Uno s'intitola: Come posso allenarmi per Jihad. Appoggiandosi al seguente versetto del Corano, che incita alla guerra santa: "Preparate contro di loro tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allàh conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati." (VIII, 60) l'estensore dello scritto attesta che "secondo questi versi […] l'allenamento militare è un obbligo nell'Islam su ogni sano, maschio, maturo musulmano, che sia ricco o povero, che stia studiando o lavorando e sia che viva in un paese musulmano o non musulmano" (p. 2). E ancora: "…i musulmani devono usare ogni mezzo a loro disposizione per intraprendere allenamento militare e fisico per il Jihad." (p. 3). Il testo consiglia innanzitutto di svolgere un normale allenamento fisico, per sviluppare "resistenza, forza, velocità e agilità" (p. 4). Occorre apprendere poi le arti marziali che "sviluppano una disciplina propria e [una] controllata aggressione" (p. 5) e scegliere preferibilmente quelle che "enfatizzano il combattimento di strada" (p. 6) ossia la guerriglia urbana. Il buon musulmano deve inoltre imparare le tecniche di sopravvivenza per saper affrontare un ambiente climaticamente ostile. Da ultimo un lungo paragrafo è dedicato all'Addestramento armi da fuoco (pp. 6-9)! Qui si consiglia di iscriversi ad un poligono per imparare a sparare, e, laddove la legislazione lo consenta, di procurarsi legalmente le armi. In particolare si dia la preferenza a quei corsi che insegnano il "cecchinaggio, tiro al bersaglio generale e altri corsi sui fucili" (p. 7). Le pistole vanno bene, "ma solamente quando avete imparato l'uso del fucile". L'AK-47, il famoso Kalashnikov, è il preferito! Bisogna inoltre erudirsi il più possibile su manuali militari (quelli statunitensi sono particolarmente adatti) per imparare a conoscere, almeno teoricamente, argomenti bellici, "dalle armi leggere, ai carri armati, dall'artiglieria sino alle mine" (p. 8). "È utile ottenere un completo set di CD [dedicati a tali argomenti] che tutti possono usare, per la vostra moschea o Società islamica." (p. 9). Insomma in ogni moschea, dovrebbe trovarsi una nutrita biblioteca, consacrata alla guerra santa! L'inquietante documento, infine, inculca a più riprese ai seguaci del Profeta prudenza e segretezza: "Non fate annunci pubblici quando andate a questi corsi. Trovatene uno, prenotate il vostro posto, andateci, imparate, tornate a casa e tenetevelo per voi. Mentre siete al corso, tenetevi le vostre opinioni per voi stessi, non discutete o dibattete con nessuno, non predicate sull'Islam e fate le vostre preghiere in segreto. Voi andate lì per allenarvi per il Jihàd, non per chiamare la gente all'Islam." (p. 7). [18]
    Nel medesimo sito troviamo altri agghiaccianti documenti, sempre sul tema dello Jihad, che testimoniano a dovere la barbarie islamica. Uno s'intitola: Giudizio islamico sulla permissibilità di giustiziare prigionieri di guerra.[19] Contravvenendo infatti alle più elementari norme della morale naturale, che prescrivono l'incolumità del prigioniero di guerra, il documento vuole "mostrare i princìpi stabiliti della Sharìa che giustificano l'esecuzione dei prigionieri" (p. 1). Il testo accampa le cinque opinioni delle più importanti scuole coraniche, le quali tutte, sebbene con qualche sfumatura, argomentano la liceità di giustiziare i prigionieri miscredenti. Considerando inoltre la prassi tenuta da Maometto, che talvolta uccideva, tal'altra lasciava liberi i prigionieri, l'estensore del documento riporta un brano del maestro coranico Imam Ibn Qudama, che insegna: "Ogni prigioniero ha le sue proprie qualità che determinano il suo fato. Se il prigioniero può nuocere eccezionalmente ai credenti, allora ucciderlo è il corso [sic] di azione migliore. Se il prigioniero è debole e ricco, riscattarlo è la cosa migliore. Se il prigioniero è saggio e tiene in stima i musulmani, allora cercare la sua conversione rilasciandolo senza condizioni, o scambiarlo per prigionieri musulmani, è la cosa migliore. Se i prigionieri possono essere di servizio ai musulmani, inclusi prigionieri giovani e prigioniere donne, allora tenerle in schiavitù è la cosa migliore." (p. 4). Come si vede la sorte del prigioniero non musulmano (sia esso donna o bambino, combattente o non) è abbandonata all'arbitrio più rivoltante.
    Il giudizio islamico circa la permissibilità di operazioni di martirio, così s'intitola un altro documento, reperibile nel medesimo sito internet. Il testo intende dimostrare la liceità dell'autoimmolazione compiuta dal combattente per Allàh a scopo di infliggere gravi perdite al nemico, pur sapendo che la morte è certa, come quando il 'martire' si fascia di tritolo e si fa esplodere in mezzo ai nemici! In esso è ribadito come il martirio sia per l'Islam solo la morte in combattimento. Anzi il buon islamico deve cercare il martirio. Anche chi sia morto nel sonno, inavvertitamente, o si sia ucciso per sbaglio durante lo Jihad, secondo le scuole coraniche va ritenuto un martire! (p. 10) Trattando del caso poi se sia lecito o meno sparare su scudi umani composti da musulmani, si risponde che in caso di necessità, è permesso! (pp. 8-9) La lista dei martiri così si allungherebbe ancora! Meno per il sottile si va nel caso di donne e bambini non islamici, in tal caso "è possibile sparargli addosso per accelerare la guerra, anche se non [c'è] stretta necessità" (p. 9).


    L'Islam e i non musulmani

    All'infedele quindi si presentano due alternative: o si converte all'Islam, divenendo cittadino a pieno titolo, oppure, come recita la Sura IX sopra citata, il miscredente infedele è tenuto a pagare un'imposta speciale (dîme) e vivere nella condizione di dhimmi. [20] Il non musulmano, sia che viva nella condizione di dhimmi in un territorio ove vige la legge islamica (sharìa) sia che ancora dimori in regioni non musulmane, non gode di nessun diritto né d'ordine naturale né religioso. La concezione maomettana infatti non riconosce alcun valore al diritto di natura, ossia a quel complesso di diritti-doveri, che ineriscono a ciascun essere umano, in quanto uomo, a prescindere dalla religione che professa, come ad esempio il diritto di possedere o di sposarsi. Per questo tutti i beni (tra cui vanno incluse le donne!) dei non islamici, anche se tenuti legittimamente, possono in ogni momento cadere nelle mani del musulmano. L'unico titolo valido di proprietà è infatti l'essere servo di Allàh. A maggior ragione l'Islam nega qualsiasi diritto non solo al culto pubblico esterno di un'altra religione, ma anche privato. Quindi non è permesso edificare chiese in territori islamici, ed anche chi soltanto possieda un crocifisso o una Bibbia nascosti in casa, e ne faccia un uso personale e privato, è passibile secondo la Sharìa di sanzioni. Al non mussulmano il Corano non concede quindi alcun diritto. Per questo la dottrina islamica ammette e giustifica la schiavitù.


    Terrorismo islamico: alcuni dati recenti

    1) Nel giugno del 1995 su ordine del G.I.P. di Napoli, i Carabinieri arrestano a Roma, Napoli, Milano e Pavia 12 persone, tra cui il presunto coordinatore delle reti terroristiche musulmane in Europa e due membri del F.I.S. algerino (Fronte islamico di salvezza). Secondo l'accusa vi è fondato motivo di ritenere che gli arrestati appartengano ad un'organizzazione collegata a gruppi armati operanti in Algeria e con analoghe strutture eversive presenti e radicate in altri paesi europei ("Avvenire", 18/10/2000).
    2) Nel novembre 1996, con l'operazione Shabka, la Polizia sgomina un'organizzazione del G.I.A., arrestando 22 maghrebini ad Asti, Alba, Torino, Roma, Perugia e Milano, accusati di predisporre carichi di armi da trasportare in Algeria, fornire documenti falsi e favorire l'ingresso di extracomunitari clandestini in Italia (ivi).
    3) Il 26 settembre 1997 a Bologna, nell'imminenza dell'arrivo di Giovanni Paolo II al Congresso Eucaristico, si scopre un covo del G.I.A. algerino e vengono arrestate 14 persone, nordafricani e slavi. Capo d'imputazione: terrorismo internazionale (ivi).
    4) Cremona, 11 febbraio 1998: operazione di Polizia si conclude con il fermo di 3 marocchini e la denuncia a piede libero di altri 5 extracomunitari, presunti appartenenti ad un'organizzazione legata al terrorismo islamico (ivi).
    5) Tre mesi dopo, nel maggio 1998, indagini condotte dalle forze dell'ordine e coordinate dalla Procura di Milano, d'intesa con la magistratura francese e Polizie di Belgio, Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Olanda, conducono all'arresto tra Milano e Bergamo di 9 algerini (ivi).
    6) Napoli, 18 ottobre 2000: inchiesta della Procura porta all'arresto di 11 islamici algerini. Le indagini riguardano anche due omicidi eseguiti in attuazione di una fatwa (condanna religiosa islamica). Secondo il Procuratore Agostino Cordova l'attività delle organizzazioni terroristiche islamiche ha come obbiettivo la realizzazione di uno Stato musulmano in Europa. Accertati collegamenti con componenti del medesimo gruppo insediati in Francia, implicati in attività di traffico d'armi e falsificazione di documenti di identità destinati ad assicurare impunità e copertura a terroristi operanti al di fuori della Comunità Europea (ivi).
    7) I servizi segreti americani ed israeliani confermano le ipotesi avanzate all'inizio del 2000 dai colleghi italiani. Dietro allo sventato attentato ai danni dell'ambasciata statunitense di Roma ci sarebbero Osama Bin Laden e i suoi shahid, pronti ad immolarsi per la causa dell'Islam. Soltanto poche ore prima dell'evacuazione dell'ambasciata, il Sisde aveva inviato ai vertici di Polizia e Carabinieri un rapporto riservatissimo nel quale, tra l'altro, s'indicava in Farid Ishak il referente dei terroristi islamici in Italia, oltre che il responsabile di un commando legato a Osama Bin Laden, lo sceicco saudita che fu alleato della CIA nella guerra contro le truppe russe che nel 1979 invasero l'Afghanistan e poi, dopo la ritirata dei russi nell'89, organizzatore e finanziatore della "guerra santa" su vari fronti, dalla Bosnia alla Cecenia, dalle Filippine al Sudan, dall'Algeria alle Repubbliche dell'Asia centrale. Lo stesso personaggio gli Stati Uniti ritengono essere l'ispiratore del tentativo criminoso ai danni della loro ambasciata romana ("Famiglia Cristiana" n. 3/2001).
    8) Patto di sangue tra terroristi islamici e Brigate Rosse. Il Giudice Imposimato ha dichiarato senza mezzi termini: "Hanno stessi obbiettivi e parlano identico linguaggio. Bin Laden paga, le Br eseguono. Ci sarà un'escalation di attentati terroristici. I terroristi islamici ci sono ed hanno collegamenti con le Brigate Rosse". L'ex magistrato anti-terrorismo Ferdinando Imposimato, già parlamentare dei socialisti democratici di Boselli, è il primo a preoccuparsi della comunione di intenti che il terrorismo nazionale delle Brigate Rosse e quello internazionale di "Al Quaida", l'organizzazione di Osama Bin Laden, sembrano avere da qualche tempo ("Libero", 7 gennaio 2001).


    Autorevoli interventi

    1) Dall'intervento di Mons. Bernardini, Arcivescovo di Smirne, in Turchia, al Sinodo dei Vescovi, tenutosi a Roma l'ottobre scorso: "Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse ad un certo punto con calma e sicurezza: Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo. C'è da crederci perché il dominio è già cominciato con i petrodollari, usati non per creare lavoro nei paesi poveri del Nord Africa o del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei paesi cristiani dell'immigrazione islamica, compresa Roma, centro della Cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e riconquista? In occasione di un altro incontro islamo-cristiano, organizzato come sempre dai cristiani, un partecipante cristiano chiese pubblicamente ai musulmani presenti perché non organizzassero almeno una volta anche loro incontri del genere. L'immancabile autorevole musulmano presente rispose testualmente: Perché dovremmo farlo? Voi non avete nulla da insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare! Un dialogo tra sordi? E' un fatto che termini come 'dialogo', 'giustizia', 'reciprocità' […] hanno per i musulmani un significato completamente diverso dal nostro" ("Avvenire", 14 ottobre 1999).
    2) Il Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna, nella sua nota pastorale La città di San Petronio nel terzo millennio ha indicato la questione dell'immigrazione come una delle difficili sfide del nostro tempo. E aggiunge :"Non esiste il diritto all'invasione. Nulla vieta allo Stato italiano di gestire l'immigrazione in modo che sia salvaguardata la sua identità nazionale […] Deve essere ben chiaro che non è compito della Chiesa come tale risolvere ogni problema sociale. Compito nostro è l'annuncio del Vangelo e l'esercizio della carità fraterni […] Criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solo economici e previdenziali. Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l'identità della nazione. L'Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente". Riguardo ai musulmani: "Essi hanno una forma di alimentazione diversa, un diverso giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile con il nostro, una concezione della donna lontanissima dalla nostra, fino ad ammettere e praticare la poligamia" ("Avvenire", 14 settembre 2000).
    3) Invasione islamica, una regia occulta. Queste le parole dell'Arcivescovo di Lecce, Mons. Cosmo Francesco Ruppi: "Ma sorge il sospetto che vi siano regie occulte di ben diversa grandezza che, se non direttamente, certo indirettamente guidano e dirigono questo enorme movimento di popoli, la cui gran parte proviene da paesi a maggioranza islamica" ("La Padania", 13 dicembre 2000).
    Ciò è confermato dai dati recentemente forniti dall'Osservatorio Permanente per lo Studio sull'immigrazione orientale in Italia, istituito presso la cattedra di Diritto dell'Oriente Mediterraneo dell'Università del Molise. Al 31 dicembre del 1999, infatti, sono stati autorizzati a risiedere in Italia ben 2.991.084 immigrati provenienti da paesi africani, asiatici e dell'Europa centro-orientale. Di questi 2.001.454 sono di religione musulmana ("Lepanto", marzo 2000, supplemento al n. 660 di "Corrispondenza Romana"). Se a questi s'aggiungono coloro che sono stati nel frattempo regolarizzati, e il numero imprecisato, ma imponente dei clandestini, la cifra diventa impressionante.


    Conclusione

    Immigrazione selvaggia e pericolo islamico sono due nodi drammatici del presente. Se la consapevolezza del problema è un primo passo per avviarne la risoluzione, se una seria azione di sensibilizzazione e d'intervento politico e legislativo è anch'esso doveroso in tale drammatico frangente, non si può misconoscere che la battaglia decisiva si gioca soprattutto su di un piano soprannaturale e religioso. La perdita progressiva dell'identità religiosa infatti è la causa principale dell'attuale situazione. Un recupero invece della nostra tradizione spirituale bimillenaria, consapevoli certo che la Chiesa 'conciliare' scaturita dal Concilio Vaticano II non rappresenta affatto, anche riguardo a questa scottante questione, le istanze del Cattolicesimo di sempre, deve spingere ognuno, che ancora voglia combattere nel miglior modo e con le armi più efficaci, ad un ritorno anche personale ed individuale ai quei valori eterni, che rappresentano l'alternativa più seria. Qualsiasi altra via è fallace ed illusoria. La determinazione degli avversari dovrebbe da sola bastare per comprendere la gravità del momento. L'ora presente è decisiva infatti per le sorti dell'Europa cristiana. Anche noi, come i nostri avi che numerosi parteciparono alle Crociate o combatterono sui navigli veneziani nelle acque di Lepanto, siamo tenuti a dare il nostro contributo. L'ignavia o la cura dei propri interessi non fa che favorire il fronte avverso che al contrario non lesina denaro e sacrifici nel sostenere una falsa causa. Dio infine chiederà conto a coloro che, pur potendo combattere la buona battaglia, preferirono rifugiarsi nel proprio piccolo mondo credendo illusoriamente di salvare se stessi.

    1 H. Lammens, L'islam. Croyances et institutions, Librairie Orientale, Beirut, 1943, p. 42.
    2 G. Tartar, Dialogue islamo-chrètien, Ed. N.E.L., Paris, 1985, p. 166.
    3 Cfr. Il Corano, Sura XXXIII, 37.
    4 B. Lazare, Documents et tèmoignages, 1969, p. 51.
    5 Cfr. J. Bertuel, L'islam. Ses véritables origines, Ed. Nouvelles Editions Latines, Paris, 1981.
    6 E. Pertus, Conoscere l'Islam, Ferrara, Quaderni di San Giorgio, tr. it., edizione extra
    commerciale, 1993, p. 26.
    7 E. Pertus, Conoscere l'Islam, op. cit., p. 29.
    8 E.F. Gautier, Moeurs et coutumes des musulmans, Ed. Club du meilleur livre, 3 Rue de Grenelle,
    Paris, 1959, p. 7.
    9 E. Pertus, Conoscere l'Islam…, op. cit., p. 31.
    10 J. Bertuel, L'islam. Ses véritables origines…, op. cit., Vol. I, p. 187.
    Ibidem
    11 E. Pertus, Conoscere l'Islam…, op. cit., pp. 62-64.
    12 E. Bussi, Princìpi di diritto musulmano, p. 93.
    13 O. Bucci, La donna comprata nel matrimonio islamico, citato in "Il Tempo", del 10 febbraio
    1992.
    14 Il Matrimonio islamico - nikah - La teologia islamica del matrimonio, a cura di Rachida
    Razzouk, documento tratto dal sito internet Islam Jihad Italia (http://www.islamitalia.it) p. 2
    15 Il Matrimonio islamico - nikah …, cit., pp. 2-3.
    16 H. Lammens, L'islam. Croyances…, op. cit., p. 83.
    17 Abbiamo mantenuto l'italiano, non molto corretto, del testo originale.
    18 Riportato in "Corrispondenza Romana", n. 697, 6 gennaio 2001.
    19 E. Pertus, Conoscere l'Islam…, op. cit., pp. 64-66.
    Dato che Affus,come al solito,si dimentica di fornire ai forumnisti le
    referenze di quei"dotti personaggi"di cui prende gli interventi in
    Rete compiendo una pregiata opera di copia-incolla,voglio darvi un
    paio di dritte su Nicola Cavedini:questo egregio personaggio è
    un degno rappresentante dell'integralismo cattolico nostrano,che
    oltre a postare interventi su un sito(estremamente obiettivo e non
    fanatico,non c'è che dire )chiamato"Civitas Christiana",è uno dei fondatori dell'integralista"Famiglie Cattoliche",affezionato
    colaboratore del romano"Circolo Lepanto"e di altre simpatiche organizzazioni come Militia Christi.Da notare questo articolo che
    comparve su un quotidiano veronese riguardo il Gay Pride che era
    stato celebrato a Verona,e le contromanifestazioni organizzate da
    FN e dagli integralisti cattolici:

    "Non poteva mancare un presidio di Forza Nuova (150 persone) e una messa riparatrice degli integralisti cattolici (50 persone), che hanno per l'ennesima volta messo in evidenza ciò che la manifestazione voleva denunciare, ovvero il legame esistente a Verona fra destra istituzionale ed extraistituzionale: da Forza Nuova sono intervenuti gli integralisti cattolici mentre alla messa si potevano trovare assieme i forzanovisti, il colonnello Amos Spiazzi, un neodeputato leghista, un rappresentante di An in Consiglio comunale. Da segnalare le dichiarazioni di Nicola Cavedini, esponente dell'integralismo cattolico locale, il quale ha affermato, riferendosi ai partecipanti al Pride, che un "simile comportamento" fa da "parafulmine" sulla città per attirare le punizioni divine, aggiungendo: "Con questa messa cerchiamo di salvaguardare la città dagli effetti della manifestazione, non solo per gli abitanti ma anche per coloro che vi hanno preso parte".

    Una bella combriccola,non c'è che dire,oltre ai militanti di quel simpatico ex latitante(nonchè ladro della cassa finanziamenti dei
    suoi ex camerati di TP),collaboratore dei servizi inglesi di Roberto
    Fiore,troviamo anche una vecchia conoscenza delle trame dei servizi il colonnello Spiazzi,qualche deputato leghista,i"traditori del
    fascismo"(Roberto Fiore dixit)di An ed un gruppetto di integralisti
    cattolici capitanati dal"messia"Cavedini in vena di apocalittiche previsioni.Per non dire della marea di travisazioni e stronzate di ogni genere che si trovano nella"lucida analisi"di Cavedini(il reale
    significato di Jihad,il motivo per cui Rasul Muhammad,la pace su di
    lui,e i Compagni lasciarono Mecca e via dicendo).L'unica cosa che mi sfugge della"logica"(se cosi'si può chiamare)di Affus è che cosa
    c'entra la questione dell'immigrazione clandestina e l'aumento della presenza islamica in Italia con il Medioriente,e le questioni numerose che lo riguardano.Magari,qualcuno mi può dare qualche
    delucidazione al merito,prima che chiuda qs articolo e lo sposti su
    un'altro forum?
    Saluti
    Flydogg

  3. #3
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: La spada dell'islam

    Originally posted by Flydogg
    Dato che Affus,come al solito,si dimentica di fornire ai forumnisti le
    referenze di quei"dotti personaggi"di cui prende gli interventi in
    Rete compiendo una pregiata opera di copia-incolla,voglio darvi un
    paio di dritte su Nicola Cavedini:questo egregio personaggio è
    un degno rappresentante dell'integralismo cattolico nostrano,che
    oltre a postare interventi su un sito(estremamente obiettivo e non
    fanatico,non c'è che dire )chiamato"Civitas Christiana",è uno dei fondatori dell'integralista"Famiglie Cattoliche",affezionato
    colaboratore del romano"Circolo Lepanto"e di altre simpatiche organizzazioni come Militia Christi.Da notare questo articolo che
    comparve su un quotidiano veronese riguardo il Gay Pride che era
    stato celebrato a Verona,e le contromanifestazioni organizzate da
    FN e dagli integralisti cattolici:

    "Non poteva mancare un presidio di Forza Nuova (150 persone) e una messa riparatrice degli integralisti cattolici (50 persone), che hanno per l'ennesima volta messo in evidenza ciò che la manifestazione voleva denunciare, ovvero il legame esistente a Verona fra destra istituzionale ed extraistituzionale: da Forza Nuova sono intervenuti gli integralisti cattolici mentre alla messa si potevano trovare assieme i forzanovisti, il colonnello Amos Spiazzi, un neodeputato leghista, un rappresentante di An in Consiglio comunale. Da segnalare le dichiarazioni di Nicola Cavedini, esponente dell'integralismo cattolico locale, il quale ha affermato, riferendosi ai partecipanti al Pride, che un "simile comportamento" fa da "parafulmine" sulla città per attirare le punizioni divine, aggiungendo: "Con questa messa cerchiamo di salvaguardare la città dagli effetti della manifestazione, non solo per gli abitanti ma anche per coloro che vi hanno preso parte".

    Una bella combriccola,non c'è che dire,oltre ai militanti di quel simpatico ex latitante(nonchè ladro della cassa finanziamenti dei
    suoi ex camerati di TP),collaboratore dei servizi inglesi di Roberto
    Fiore,troviamo anche una vecchia conoscenza delle trame dei servizi il colonnello Spiazzi,qualche deputato leghista,i"traditori del
    fascismo"(Roberto Fiore dixit)di An ed un gruppetto di integralisti
    cattolici capitanati dal"messia"Cavedini in vena di apocalittiche previsioni.Per non dire della marea di travisazioni e stronzate di ogni genere che si trovano nella"lucida analisi"di Cavedini(il reale
    significato di Jihad,il motivo per cui Rasul Muhammad,la pace su di
    lui,e i Compagni lasciarono Mecca e via dicendo).L'unica cosa che mi sfugge della"logica"(se cosi'si può chiamare)di Affus è che cosa
    c'entra la questione dell'immigrazione clandestina e l'aumento della presenza islamica in Italia con il Medioriente,e le questioni numerose che lo riguardano.Magari,qualcuno mi può dare qualche
    delucidazione al merito,prima che chiuda qs articolo e lo sposti su
    un'altro forum?
    Saluti

    io mi chiedo una cosa , come puo un filopalestinese essere obiettivo in questi forum ? Come si fa ad affidare la moderazione di un forum come questo a tizi simili ?

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Re: La spada dell'islam

    Originally posted by Affus
    io mi chiedo una cosa , come puo un filopalestinese essere obiettivo in questi forum ? Come si fa ad affidare la moderazione di un forum come questo a tizi simili ?
    Certo,ha parlato chi di obiettività ne ha da vendere,che arriva a postare gli articoli di un noto integralista cattolico come Cavedini per argomentare le proprie frustrazioni anti-islamiche,e che è di una coerenza enorme usando articoli presi con spregiudicatezza sia da siti ebraici che da siti cattolici tradizionalisti al solo scopo di
    gettare discredito sull'Islam e i suoi credenti.E dopo hai anche il coraggio di rispondere ad interventi,quelli si realmente obiettivi,
    come quello di Boris dicendo"parole sante"per far intendere la sua
    affinità di pensiero con l'intervento postato.
    Flydogg

  5. #5
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: La spada dell'islam

    Originally posted by Flydogg
    Certo,ha parlato chi di obiettività ne ha da vendere,che arriva a postare gli articoli di un noto integralista cattolico come Cavedini per argomentare le proprie frustrazioni anti-islamiche,e che è di una coerenza enorme usando articoli presi con spregiudicatezza sia da siti ebraici che da siti cattolici tradizionalisti al solo scopo di
    gettare discredito sull'Islam e i suoi credenti.E dopo hai anche il coraggio di rispondere ad interventi,quelli si realmente obiettivi,
    come quello di Boris dicendo"parole sante"per far intendere la sua
    affinità di pensiero con l'intervento postato.

    scusa ,perchè su un forum come questo bisogna postare solo articoli dei discepoli di arafat ? tu non vuoi sentire nemmeno le due capamane suonare ma solo la tua , questo è il problema .
    Non sai essere terzo .
    Non vuoi che si parla male del profeta e del corano perchè non vui ammettere che puo essere una mezogna in cui credi .

  6. #6
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    Predefinito

    F-dogg ,non farci caso..

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: La spada dell'islam

    Originally posted by Affus
    scusa ,perchè su un forum come questo bisogna postare solo articoli dei discepoli di arafat ? tu non vuoi sentire nemmeno le due capamane suonare ma solo la tua , questo è il problema .
    Non sai essere terzo .
    Non vuoi che si parla male del profeta e del corano perchè non vui ammettere che puo essere una mezogna in cui credi .
    Ed infatti il mio comportamento è cosi'estremisticamente filo-palestinese che altri forumnisti hanno espresso chiaramente la loro disapprovazione riguardo alcune mie prese di posizione per interventi,a mio parere,quelli si realmente di parte.Ma proviamo a
    scendere al tuo livello,tu non sai proprio cosa è l'obiettività,sei talmente contraddittorio che sei andato ad esprimere il tuo"pieno
    appoggio"all'intervento di Boris che è diametricalmente opposto alle tue elucubrazioni islamofobe e piene di odio discriminatorio.
    Un'articolo che parlava delle ns responsabilità nel non spargere odio nei forum,di ricerca di una via giusta per arrivare al confronto
    mentre tu sei talmente pieno di livore anti-islamico che non sei certo adatto ad esprimere il tuo assenso ad interventi obiettivi come quello della forumnista in questione.Quali campane?Quelle di un noto cialtrone integralista come Cavedini,un personaggio che partecipa a funzioni religiose omofobe insieme a personaggi infidi e criminali come Amos Spiazzi,e che fa parte di un consesso di integralisti ben conosciuti per la loro retorica violenta e la visione medievale della società?Gli articoli di Cavedini solo solo spazzatura,talmente piene di travisazioni riguardo l'Islam che non
    basterebbe una settimana per confutarle tutte(solamente sul reale significato di Jihad se ne potrebbe parlare per giorni,e non con qualche riga come fa l'esimio Cavedini),ed la tua obiettività si
    dimostra con i tuoi articoli che spargono solo odio islamofobo ed
    anti-arabo a piene mani.Salvo poi pulirti la coscienza,andando con
    una ipocrisia che ha dell'incredibile,ad esprimere il tuo pieno sostegno alle teorie di forumniste conosciute(loro si)per la loro obiettività,come Boris.
    Le tue ultime stronzate poi si commentano da sole,a differenza tua io conosco profondamente l'Islam e la figura del suo Profeta
    (s.a.w),ne conosco le peculiarità,le contraddizioni,le vicende ed il
    grande ed importante ruolo che ha rivestito secoli addietro,ed
    ancora oggi.La mia obiettività si esprime con il rifiuto della totale
    accettazione a priori delle ricostruzioni storiche di parte,sia da parte musulmana che di altre correnti religiose,ma vivo la mia fede
    con gioia e apprendimento continuo.Fino ad oggi tu invece hai dimostrato a tutti di che razza di propaganda ti nutri ogni giorno,e
    questo è proprio un'esempio di"imparzialità".....
    Flydogg

  8. #8
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: La spada dell'islam

    Originally posted by Flydogg
    Ed infatti il mio comportamento è cosi'estremisticamente filo-palestinese che altri forumnisti hanno espresso chiaramente la loro disapprovazione riguardo alcune mie prese di posizione per interventi,a mio parere,quelli si realmente di parte.Ma proviamo a
    scendere al tuo livello,tu non sai proprio cosa è l'obiettività,sei talmente contraddittorio che sei andato ad esprimere il tuo"pieno
    appoggio"all'intervento di Boris che è diametricalmente opposto alle tue elucubrazioni islamofobe e piene di odio discriminatorio.
    Un'articolo che parlava delle ns responsabilità nel non spargere odio nei forum,di ricerca di una via giusta per arrivare al confronto
    mentre tu sei talmente pieno di livore anti-islamico che non sei certo adatto ad esprimere il tuo assenso ad interventi obiettivi come quello della forumnista in questione.Quali campane?Quelle di un noto cialtrone integralista come Cavedini,un personaggio che partecipa a funzioni religiose omofobe insieme a personaggi infidi e criminali come Amos Spiazzi,e che fa parte di un consesso di integralisti ben conosciuti per la loro retorica violenta e la visione medievale della società?Gli articoli di Cavedini solo solo spazzatura,talmente piene di travisazioni riguardo l'Islam che non
    basterebbe una settimana per confutarle tutte(solamente sul reale significato di Jihad se ne potrebbe parlare per giorni,e non con qualche riga come fa l'esimio Cavedini),ed la tua obiettività si
    dimostra con i tuoi articoli che spargono solo odio islamofobo ed
    anti-arabo a piene mani.Salvo poi pulirti la coscienza,andando con
    una ipocrisia che ha dell'incredibile,ad esprimere il tuo pieno sostegno alle teorie di forumniste conosciute(loro si)per la loro obiettività,come Boris.
    Le tue ultime stronzate poi si commentano da sole,a differenza tua io conosco profondamente l'Islam e la figura del suo Profeta
    (s.a.w),ne conosco le peculiarità,le contraddizioni,le vicende ed il
    grande ed importante ruolo che ha rivestito secoli addietro,ed
    ancora oggi.La mia obiettività si esprime con il rifiuto della totale
    accettazione a priori delle ricostruzioni storiche di parte,sia da parte musulmana che di altre correnti religiose,ma vivo la mia fede
    con gioia e apprendimento continuo.Fino ad oggi tu invece hai dimostrato a tutti di che razza di propaganda ti nutri ogni giorno,e
    questo è proprio un'esempio di"imparzialità".....



    Hai ragione , io sono di parte e te ne sei accorto .
    Pero' io non sono un moderatore.
    io quando ho chiesto di fare i moderatore ad un forum mio , mi hanno subito mandato alle ortiche giustamente .

  9. #9
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    Predefinito

    io avrei scelto 4 moderatori: affus e il condor (deborah in alternativa) e Klassen e Bellarmino ( dorgali in alternativa).
    senza censure.

  10. #10
    Affus
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by shambler
    io avrei scelto 4 moderatori: affus e il condor (deborah in alternativa) e Klassen e Bellarmino ( dorgali in alternativa).
    senza censure.

    ma deborh e affus non sono poi tanto di parte .....essi cercano di essere sempre piu obbietivi possibile

 

 
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